Opinioni

Sostengo (non da sempre) che prendere posizione sulle scelte nevralgiche per una società, qualora si sia appena appena in grado di farlo, sia cosa dovuta; e che astenersi (non nel senso di attuare un’astensione attiva che è anch’essa una partecipazione, ma di fregarsene) se non immorale è certamente deprecabile. Lo sostengo nonostante io stessa spesso faccia ben poco per ovviare ad una mia ignoranza o carenza politica e civile.
Tuttavia, è fondamentale distinguere il prendere posizione su questioni rilevanti, quando non di capitale importanza, ed il farsi un’opinione di ogni singolo fatto, teoria, dettaglio del vivere; cercando per altro poi di smerciarla e propagandarla attorno all’intero globo terracqueo. Una simile disposizione, oggigiorno estremamente diffusa (e nella quale, per ragioni psicologiche del tutto personali che non sto a spiegare, cado talvolta anch’io), calpesta ed inquina la realtà, rovina le capacità mentali sia mnemoniche sia logiche, in una parola: distrugge.
Il mio non è tanto un’elogio della semplicità e parsimonia nell’esprimersi, che pure tengo in qualche conto; ma piuttosto un avvertimento a lasciare in pace i semplici di spirito, molti dei quali vengono definiti stupidi dalle masse. Ma gli stupidi sono, al contrario, coloro che pretendono troppo dal proprio intelletto e non gli danno alcuna tregua (leggasi: sono pieni di hybris).

Non è necessario avere un’opinione su tutto.
Al contrario, averla sarebbe stupido e deleterio.

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18 thoughts on “Opinioni

  1. “Non c’è peccato se non la stupidità”, diceva Oscar Wilde. E secondo me ha pienamente ragione. L’insipienza non è forse la base della hybris?

  2. Temo che Wilde non sia un buon esempio di persona umile o semplice; e tanto mi piace letterariamente ed intellettualmente, tanto poco mi piace ciò che il suo pregiato intelletto ha prodotto in termini di moralità.
    Nè credo che a base della hybris vi sia l’insipienza: al contrario, come scrivo, penso vi sia l’eccessiva sicurezza nella propria superiore capacità. Tutto il contrario della mediocrità, certo, che neppure io amo; ma anche il naturale prodromo della presunzione.

    Temo che la stupidità che tanto spiace a Wilde non sia l’arroganza feroce incurante dei propri errori (non è forse anche ogni esteta un arrogante feroce?), ma la grettezza incolpevole dei poveracci. Pregherei anzi qualcuno di smontare e smentire questa mia triste impressione; se possibile.

  3. non saprei dirti che cosa intendesse Wilde. certo è che non vanno confuse stupidità e semplicità, e mi viene il dubbio che molti “intellettuali” commettano proprio questo errore. no, non si può avere un’opinione su tutto, ma soprattutto è insensato esprimere le proprie opinioni senza far nulla per dimostrarle. a questo punto della mia vita, apprezzo moltissimo le persone che, tacendo, agiscono in modo produttivo e coerente con le loro opinioni.

  4. L’estetismo è stato solo una parte della vita di Wilde, che non assorbe completamente il personaggio. Con la sua famiglia non era né arrogante né feroce, anzi era molto dolce con i figli, tanto che spesso si commuoveva leggendo loro della fiabe. Inoltre, lui scelse di abitare nell’east end perché riteneva che in quella zona la gente fosse sincera, non portasse cioè una maschera. A mio avviso questa frase fa capire a cosa ammontasse la stupidità per lui.

  5. Agire in modo produttivo: un’aspirazione che al momento mi risulta frustrata (in parte, e solo in parte, per mea culpa) ma che anch’io sento fortemente.
    E d’altra parte proprio l’esperienza che nasce dall’agire fornisce spesso solide ragioni a ciò che l’opinione può soltanto avanzare come ipotesi.

  6. Questo è molto bello.
    (Suono mediocre con questa frasetta? 😉

    (E’ sottinteso che l’intenzione autoriale di Wilde non corrisponde ad una lettura superficiale e ad un uso modernamente spregiudicato che della sua opera, in particolare aforistica, si fa.
    Tuttavia l’opera ed il pensiero restano, ed incidono anche quando poi vengono superati).

  7. Riflettevo che forse sono stata impietosa con Wilde, e ne ho preso le distanze in modo tanto secco perché quel suo estetismo e ciò che ne consegue io lo temo.
    Anzi, non v’è dubbio. D’altra parte va così anche con l’altro autore che l’ha sostituito nel mio cuore: Mishima. Ho amato molto entrambi. E infatti non me lo perdono.
    Ma a questo punto il discorso si fa forse troppo personale, e poco utile a ribadire come anche la semplice raffinatezza spesso sia un lasciapassare per il disprezzo verso chi non la conosce e non la coltiva.
    Povero Oscar, povera me.

  8. Coraggio, capita a tutti di sbagliare. Wilde ha avuto una vita tormentata, ma alla fine è giunto in un porto sicuro, proprio poco prima di morire. Inoltre, ciò che più ha lasciato il segno di lui su altre persone non è stato l’estetismo, ma ben altro. Un segno che ha impresso su molte persone, figli compresi.

    NOTA: ti ho mandato una mail.

  9. Coraggio, capita a tutti di sbagliare.
    Mi fai sgranare gli occhi e sorridere allo stesso tempo O.o 🙂

    Però, non so per ignoranza o candore, non ho capito a che segno alludi.

    [Ho letto la mail. Sono out of home & out of order, ma ti risponderò a breve].

  10. Quando dici “sono stata impietosa con Wilde” e “non me lo perdono”, pensavo dicessi sul serio, e ti volevo solo dire che degli errori del genere capitano a tutti.

    Il segno che mi riferisco è la conversione. E’ un discorso lungo, che cerco di riassumere in breve. Wilde ha sempre avuto un debole per il cattolicesimo, ma da giovane gli venne impedito di convertirsi, pena essere diseredato. Nel corso corso della sua vita si è avvicinato molto ad esso, ma non riuscì a fare il passo decisivo per molto tempo, anche se disse “il cattolicesimo è l’unica religione nella quale morirei”. Possiamo definire il suo un “eterno fidanzamento” con questa religione. Si fece battezzare sul letto di morte, di questo sono certo. Pensa che molti, nella sua cerchia, riuscirono a capire questa sua tensione verso la religione cattolica, e convertì svariate persone, tra cui i suoi due figli, alcuni suoi ex amanti (tra questi il primo suo amante divenne sacerdote, e fu lui a battezzarlo, oltre ad Alfred Douglas), oltre alla persona che lo mandò al processo. Sembra una cosa incredibile, ma la mia fonte è più che attendibile, è una biografia di Wilde scritta da Paolo Gulisano, “Il ritratto di Oscar Wilde”. Interessa? 😉

  11. Che io sia stata impietosa nei riguardi di Wilde, nella mia prima replica, è vero.
    Il “non me lo perdono” invece, quello sì era una (mezza) battuta; ma mi riferivo al fatto che non mi lascia in pace il pensiero di aver amato (e di essere costantemente attratta da)i due autori, e questo proprio per le loro caratteristiche e per i tratti della loro vita più discutibili. Capiterà che ne parli.

    “Il ritratto di Oscar Wilde”, titolo semplice ed intelligente.
    Ti ringrazio per la dritta (molto interessante, ma quando affermi “ne sono certo [che si fece battezzare sul letto di morte]”, c’è qualcosa di preciso che te lo fa pensare?).
    Se vai avanti così dovrò sospettare che tu sia un diavolo tentatore, speditomi appositamente per distrarmi con golosità libresche. No, eh?

  12. Me lo fa pensare il fatto che è un fatto ammesso pacificamente da tutti gli studiosi, e che ho trovato in svariate fonti. Il resto l’ho tratto dal libro, che però è ben documentato, quindi sono certo sia vero anche ciò che è scritto al suo interno.

    Io un diavolo? Ohibò, non sono Berlicche, né un suo parente. E poi, da cosa dovrei distrarti? 😀

  13. Alright.

    No, Berlicche lo riconoscerei. O forse no, ed anche questa presunzione di riconoscerlo è una sua malvagia ispirazione…
    … ad ogni modo, leggere un ottimo libro (che non per questo diventa meno ottimo) può distrarre dallo scriverne uno. Solo a titolo d’esempio, da intendersi letterlamente e metaforicamente.

  14. Probabilmente, avere un’opinione su tutto significherebbe trattare tutto con la medesima superficialità, ma non è escludo che esistano persone in grado di elaborare dei pareri su diversi aspetti della vita, per esperienza vissuta o per spiccato intuito ad esempio, anche i più ‘insignificanti’.
    Che poi questo possa condurre alla follia certi soggetti è un altro paio di maniche, così come può renderne altri ‘profeti della domenica’!
    Però credo che la conclusione alla quale sei arrivata, così come vi sto pian piano giungendo anche io, derivi da un percorso di analisi totale e totalizzante degli aspetti dell’esistenza; come tutto, insomma, prima di giungere alla comprensione e alla liberazione, necessita di essere sperimentato e dalla sperimentazione si giunge alla selezione e alla reale consapevolezza delle cose e dei fatti. 🙂

    Riguardo Wilde e Mishima, che sai benissimo che adoro(!), beh, mi viene da accostarli a D’Annunzio… sono personalità talmente complesse da risultare antipatiche e spocchiose, anche se nei romanzi di Mishima la sua parte più dura e tradizionalista, a mio parere, viene messa da parte a favore della sua incredibile sensibilità, così come D’Annunzio, sotto la maschera del superuomo, mostra a tutti la sua grandissima fragilità personale, che lo rende a dir poco magnifico. Wilde lo conosco un po’ meno, ho letto solo Il ritratto di Dorian Gray e posso dire che secondo me, come Gabriele, fa un po’ la parte del provocatore, un atteggiamento sociale che serve da scudo e da manifesto al contempo!

    Scescì, m’è venuta un’idea!
    A breve ti manderò una mail! ù_ù

  15. Leggevo in questi giorni alcuni articoli (fra cui uno interessante di Giorgio Israel che ho ritrovato grazie al tuo link) trovandomi d’accordo su alcuni piccoli ma importanti dati di fatto: siamo non soltanto nell’era dell’informazione ma di una bella confusione, per cui non riusciamo a distinguere (e meno ancora ci riescono i ragazzi, gli studenti) tra informazione e sapere. Tutto ciò fa il gioco dell’opinionismo, che permette in un certo senso di soddisfare, presumo, una qualche smania di protagonismo (e basta vedere anche tanti blog o siti popolari: proprio ieri curiosavo, incredulo, la mole di commenti cerebrali e spesso insulsi di un articolo posto sul sito dell’UAAR a proposito dell’ultimo libro su Gesù di Flores d’Arcais) per cui basta dire qualcosa di tutto e su tutto, magari provando qualche discorso più articolato, tale da provocare una mezza realtà virtuale anche quando non si è connessi al pc.

  16. @ Alexis
    Probabilmente, avere un’opinione su tutto significherebbe trattare tutto con la medesima superficialità: è esattamente questo che penso.
    Per il resto, sono senza dubbio una folle, e non solo potenziale 😉

    Hai anche centrato un altro punto del mio timor(e)amore per gli autori citati, ai quali appunto associavo anche D’Annunzio fra gli esponenti più nominati: il bello ed il brutto al contempo è il loro tradizionalismo.
    E’ un carattere che mi appartiene e per il quale in gran misura mi affascinano, ma purtroppo o per fortuna sono al corrente del forte rischio che corro ogni volta che mi ci accosto: far diventare il tradizionalismo, com’è capitato in modi diversi anche loro, intransigenza e crudeltà.

    @ Pietro
    Per l’articolo di Israel avresti un link da fornirmi, o magari è fra gli ultimi pubblicati?
    La mia idea è che più spesso di quanto si creda la disinformazione imperante sia non voluta ed orchestrata (c’è anche questo, naturalmente), ma soprattutto generata dalla colpevole incompetenza di figure (in primis i giornalisti di ogni specie) che ancora le anime candide come me si ostinano a considerare professionisti degni di tal nome.
    E’ un discorso che va ripreso.
    (Stamattina leggevo una colonna di Augias su una rivista, che citava nuovamente la religione. Credo che dovrò rivedere un pochetto il mio giudizio su di lui; peccato).

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