Passo passo

Primavera ed estate fiacche, quelle di quest’anno. Se l’anno scorso avevo preso l’abitudine e la passione per la camminata sportiva, ora almeno la prima l’ho persa – la seconda no: camminare mi è sempre piaciuto, ed il benessere che ho sperimentato aumentando l’andatura e facendone un rito di cura del corpo l’ho ben impresso dentro.
Proprio per questo non mi spavento e non mi lamento: sì, quest’anno va così, sono flemmatica e trascuro la buona forma fisica. Ma la forma mentis invece non è effimera, è ormai modellata secondo i tragitti delle strade percorse, i tempi ed i ritmi ottenuti, le note ed i silenzi di accompagnamento.
Tornerò al giusto attimo a muovere i passi.

Al giusto momento, perché il cammino non è da forzare ma da ascoltare.
La fatica dev’essere una sfida ed una ricompensa, non un dovere.
Murakami lo racconta nel suo L’arte di correre, che intreccia narrazione e indagine sulle motivazioni e le difficoltà del correre con la stessa naturalezza che sopraggiunge dopo il primo chilometro.
Ma non è il solo. Sono molti altri ad aver scritto della loro esperienza di corsa, di camminata; che sono diverse ma gemelle.
Da Enrico Brizzi con la sua trilogia del cammino, appunto, alla Filosofia del camminare di Duccio Demetrio, passando per titoli che trovo personalmente più appetibili: Sulla traccia di Nives oppure E disse, entrambi di Erri de Luca; o L’uomo che cammina di Christian Bobin.
Un millesimo dei testi disponibili, in narrativa ed in saggistica, sul tema.
Parecchi sono raccolti per esempio in questo catalogo stilato da Epicentro, la branca dell’Istituto Superiore di Sanità che si occupa di epidemiologia: una traccia che mostra quanto il camminare sia non solo salutare, ma invitante.

La mia intenzione è di avviare un percorso, traslato dalla strada alla carta (virtuale), per raccontare a mia volta e fare cultura attorno a queste pratiche.
Queste righe sono una promessa ed un memorandum, dunque; per un viaggio che coinvolge corpo, mente e spirito.
Le chiudo con alcuni link a proposte di cammino interessanti, che spero in futuro di riprendere una ad una a – magari – anche vivere di persona!:
Il cammino di Sant’Antonio
Cammino delle Pievi
Gemellaggio cammino di Assisi & Santiago
Il cammino di Francesco
Pellegrinaggio Macerata-Loreto

Sentieri monitorati dalla sezione di Brescia del Club Alpino Italiano
Sentieri monitorati dalla sezione di Bergamo del Club Alpino Italiano

Aggiornamento al volo: sta per partire, per la precisione domattina, la seconda edizione della fortunatissima ultramaratona Adamello SuperTrail.

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10 thoughts on “Passo passo

  1. Tutta la vita e le sue operazioni sono un cammino da ascoltare, certo dovrei proprio imparare da me stesso, solo che per tanti motivi fatico ad ascoltarmi. Grazie Cecilia

  2. ah, sarà l’annata… anch’io sono stata di una pigrizia vergognosa quest’anno, e dire che passeggiare in collina per me era un nutrimento dello spirito tanto quanto un favore che facevo alla mia forma fisica. chissà che l’autunno non mi riporti la voglia di infilare le mie collaudate scarpette…

  3. Di nulla. Anch’io ho da imparare dalle mie mancanze, ben visibili ma spesso inascoltate. Non faccio che offrire ad altri il buono che raccolgo, sapendo che potrebbe tornare utile e dare frutto per loro prima che per me: tenerlo da parte per tempi migliori non conviene, si rischia di lasciarlo marcire senza che nessuno ne abbia goduto.
    Buon pomeriggio a te 🙂

  4. Sì, ricordo bene i racconti delle tue uscite ^__^
    In effetti, sto dando poco credito all’autunno, ed è un peccato perché quella è proprio la stagione che preferisco e nella quale mi rispecchio di più. Vedremo… le scarpette ce le ho, e buone (uhm, è una marca della quale non trovo il sito, la New Feel: alla Decathlon le vendevano addirittura piegate in due tanto son malleabili, e la soletta interna la vendono a parte; 18 Euro in tutto. Tocchi il suolo con perfetta aderenza senza però danneggiare la pianta del piede… insomma le consiglio!).

  5. Sono le parole che aspettavo di udire, tutto ciò che si tiene per se scompare, perchè il tempo che avanza ha bisogno sempre di più adeguate risposte mentre le cose vecchie sono già ‘marcite’. Buona vita. Santi

  6. Più che le cose vecchie, Santi, le cose inutilizzate. Parte del mio amore per l’antico viene infatti proprio dal saperlo pregno di vita e di senso, agito e non solo contemplato ed adorato sotto vetro.
    Poi, lo sai: Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà.. Oppure, laicamente parlando: dare è avere.
    Buon viaggio.

  7. Una cosa che mi ha colpito molto quando sono tornato dopo anni ad abitare in provincia, nell’hinterland dei piccoli paesi della zona attorno al Vesuvio, è stata la considerazione generalente negativa del camminare. A Roma ero abituato a muovermi con i mezzi pubblici e fare a piedi distanze di duecento, trecento, cinquecento metri, anche un chilometro se non arrivava l’autobus, e non mi sembrava di essere fuori dalla norma. Invece giù in quelle zone, almeno per l’esperienza delle persone con cui ho avuto a che fare io, un tragitto di anche soli cento metri è considerato una notevole distanza e si prende la macchina per coprirlo.
    Sarà perchè camminare a Roma è certo uno spettacolo ben diverso; sarà che i mezzi pubblici in quelle zone praticamente non esistono; sarà che la bella macchina è considerata uno status symbol da esibire ad ogni occasione (specie se in contesti abitativi ristretti dove è molto facile, uscendo, essere visti da persone che si conoscono); sarà qualcos’altro che non so: fatto sta che, non sto scherzando, sono stato severamente rimproverato per la mia abitudine di prediligere quando possibile il camminare al prendere la macchina. “Perchè cammini a piedi? Vuoi forse che gli altri pensino che non hai i soldi per permetterti di prendere la macchina? Che ti vergogni a far vedere che tipo di macchina guidi? Lo vuoi capire che ogni volta che esci di casa c’è sempre qualcuno che ti giudica e devi sempre dare l’immagine giusta etc.”

    (mioddio, come sono contento di essermene andato da quei posti. La mia esperienza del piccolo paese dove tutti si conoscono e tutti si giudicano è assolutamente negativa. Come mi piace la libertà dell’anonimato della grande città, puoi camminare per strada e fottertene di quello che pensano gli estranei che ti vedono, tanto per loro sei solo un altro estraneo)

  8. Anche se per poco (tre mesi secchi) ho vissuto a Roma e so di che parli: è con somma nostalgia che rievoco le passeggiate, per diletto o necessità che fosse, diurne e notturne, ragionate o improvvisate… è la struttura stessa della città che te lo chiede, ampia ma ordinata, complessa ma estremamente intuibile – uso dire che “a Roma non ci si può perdere neppure volendo”.
    D’altra parte nei paesi e pasini sono abituata ad incontrare ogni sorta di persone, non soltanto le vecchine che vanno ancora (sagge) a far la spesa nei negozietti e gli aspiranti atleti; e credo che le variabili siano molte.
    Mi è difficile dare un’opinione compiuta dello stato dell’arte nella zona di Brescia, mi pare però che si situi un po’ in medias res: la cultura dell’apparire che tu descrivi è molto mitigata dalle nostre note radici “laboriose e umili”, oggi per lo più annacquate o strumentalizzate, ma una vera cultura podistica condivisa io non la rintraccio se non nei gruppi di appassionati. Potrei essere io a non vederla… ma sarei una cieca in buona compagnia 😉

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