Entrando ed uscendo

Osservando come si entra, e prima ancora come ci si sente e si cammina e si saluta andando verso la chiesa – e come poi ci si sente e ci si muove uscendo e tornando da quella verso casa; si possono imparare molte faccende.

Io, ad esempio, da qualche tempo a questa parte (un tempo limitato, ma già sufficiente) mi accorgo che mentre procedo dall’auto alla chiesa sono serena e non vedo l’ora, come si suol dire. C’è persino qualcuno che mi sorride.
Al ritorno, invece, non è che sia viceversa triste, anzi. Piuttosto, direi quasi stanca; mi sento un viso pendente e tirato, e so che gli altri lo vedono: è quello, penso, di chi si avvicina alla vetrina di una pasticceria e si gode la visione di torte, pasticcini e cannoli, sa che sono lì a portata di mano e sono veri, non di plastica, conosce il loro sapore anche se gli sovviene confuso e lontano – ma sempre dolce – epperò non ha il coraggio, almeno non ancora, di entrare e chiedere.

Il vuotino allo stomaco è quella roba lì: prendere abbastanza sul serio l’idea che un’ostia sia il corpo reale (anche se non strettamente fisico) di Cristo da non volere, nel dubbio, ricevere una cosa sacra con leggerezza profanante; e al contempo sentire distintamente che ci si sta perdendo qualcosa di essenziale.
Ma quando viene il momento giusto, e quando si è pronti ad alleggerirsi le tasche di monete fuori corso e di peccati stantìi? Forse un momento giusto non c’è, e come per la frequentazione di un rito fare quel che si deve fare acquista senso appunto soltanto facendolo.

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4 thoughts on “Entrando ed uscendo

  1. Ti ringrazio per questo post, illuminante a paragone della leggerezza con cui alcuni cattolici “pretendono” di ricevere la comunione come se si trattasse di un diritto acquisito, uno status, una prestazione che la Chiesa ha l’obbligo di corrispondere.
    Ma un regalo non è un diritto.
    Ti auguro, quando il momento giusto verrà, di coglierlo.

  2. Grazie a te…

    “Chi mangia e beve indegnamente , mangia e beve la sua condanna” : così mi scrive in privato un’altra persona “da parecchio tempo senza sacramenti, senza decidersi per Dio, pur sapendo che lì è la salvezza”.
    Ci sarebbe da interrogarsi sul perché, sui tanti perché, di questo: non conosco la situazione, la vita di questa persona; ma so per esempio che il mio è un lento ritorno.

    In questo momento sto riflettendo in privato con un’amica sul significato dell’eucarestia e sulla necessità della confessione. Ci tornerò. Intanto però so che se aspetto è perché mi ascolto, non voglio temporeggiare ma neppure aver fretta: le conversioni non si pianificano. Ma è questione di settimane, poche.

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