Vogliamo la bellezza, non il bellume.

Citando Guchi, io come moltissimi di voi lettori cerco la bellezza: che si tratti di un tramonto, di un gatto, di una rosa o di un corpo nudo.
Come molti di voi, auspico poi che la bellezza estetica e quella interiore vadano di pari passo. Penso che ciò sia possibile soltanto se ciascuno, sulla base della bellezza immeritata avuta in dote dalla natura, e senza alterarla e stravolgerla, coltiva la fonte di bellezza che è insieme fondamento e fine ultimo: la relazione.
Per farlo ci vuole fatica.
Ci vogliono azioni, movimento, espressivita’; che siano governati dal cuore, di cui avere padronanza: non solo sentimento e ancor meno isole di emozionalità pura, ma la volontà che guida i passi. E i volteggi, gli avvicinamenti, i tocchi.
Comunicare non è solo esternare, è modellare il messaggio; così come comunicar-si richiede tempo e silenzio, attesa e fiducia di essere còlti – quante volte dubito di questo!

Maria è l’attesa umile e la fiducia non muta, ma dalla sillaba concisa e decisa; appropriata.
Maria permette che il divino disponga del suo corpo senza interrogare, già aperta a Lui.
Maria è la bellezza piena e autentica dell’essere umano, che non si nasconde; ben diversa dal bellume che provoca e dondola e insìnua. Non si nasconde, si mostra per ciò che è; ma per individuarla bisogna scartare quanto la vela e avere occhi puliti.
Come alcuni di voi, vorrei assomigliarle.

* Scopro oggi che il dogma cattolico dell’assunzione in cielo della Vergine, proclamato da Pio XII nel 1950, non ha fatto che formalizzare una dottrina già esistente e riconosciuta con particolare attenzione dall’Ortodossia fin dai tempi delle prime comunità cristiane.
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3 thoughts on “Vogliamo la bellezza, non il bellume.

  1. […] Ma la festa dell’Assunta, come ogni altra festa cristiana, non è soltanto contemplazione delle opere di Dio: riguarda anche quanti la celebrano. Dice sempre la liturgia di oggi: “(In lei, Signore,) hai fatto risplendere per il tuo popolo, pellegrino sulla terra, un segno di consolazione e di sicura speranza”. Il cristiano è un pellegrino, che cammina nel tempo avendo chiara la meta, la vita eterna con Dio; Maria è lo specchio in cui si riflette la possibilità che Dio offre a tutti di raggiungere la meta, come è già avvenuto per lei. E questo manifesta che non solo per Maria Dio ha fatto “grandi cose”: le ha fatte e le fa anche per chiunque cerchi di condividere la sua fede e la sua disponibilità. Ogni credente può riferire a sé le parole della Madre di Dio, se solo ricorda che l’Onnipotente gli ha dato la vita, lo ammette alla sua amicizia, gli dà un futuro con lui.
    Specificamente, come ha glorificato il corpo di Maria, Dio intende fare altrettanto per noi, nei tempi e nei modi che solo lui conosce, perché anche il corpo dell’uomo ha valore ai suoi occhi. Importante è salvarsi l’anima, si dice comunemente; ma è sbagliato: Dio ha creato non l’anima, ma la persona, composta di anima e corpo, e nulla di quanto egli ha creato sfugge alle sue cure o è privo di rilievo. La festa di oggi suona così anche come richiamo ad un atteggiamento corretto verso il corpo, troppo spesso oggetto di attenzioni squilibrate, con forzature di ogni sorta […]
    Il corpo dell’uomo ha in sé una dignità non inferiore a quella del corpo glorificato di Maria.
    [Intervento 102 su Il pensiero cristiano]

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