In favore della psicologia

Voglio spezzare una lancia, un’umile lancia, in favore della psicologia nel suo complesso; senza impegolarmi in discussioni ed approfondimenti sulle varie e diverse discipline e gli orientamenti che la compongono.
Voglio non argomentare ma riaffermare alcune semplici, ed innegabili, evidenze:

@ tutti noi, che ci piaccia o no, siamo una sinergia fra corpo e psiche (che è cosa diversa dall’anima). Tutti noi, senza eccezione, viviamo ogni giorno di psicologia, spesso spiccia ma non per questo… ingenua: il gusto di gelato che scegliamo, la prima impressione che ci fa una persona, la nostra reazione ad una brutta notizia, l’attitudine ad un certo lavoro, il nostro attribuirci (o scaricare su altri) la colpa di una certa situazione, la dinamicità o la pigrizia, la determinazione o la titubanza, le parole che scegliamo per rivolgerci al compagno o alla compagna, il nostro rimanere con lui/lei oppure scegliere di andarcene…
… tutte queste cose, ad un primo fondamentale livello, fanno capo alla nostra psicologia.
Chiunque – potenzialmente, s’intende – può capire, parlare di, ma soprattutto utilizzare la psicologia; così come chiunque può (e dovrebbe, aggiungo!) fare teologia (si veda qui).
Perché, lo ripeto, dal carattere o indole personali sino alle microscelte quotidiane noi siamo letteralmente fatti, intessuti di psicologia; e questo senza negare tutti gli altri numerosi e significativi fattori che intervengono a modellarci, e dei quali possiamo approfittare.

@ La psicologia – sempre considerata nell’insieme delle sue discipline, pratiche, orientamenti e proposte – è una scienza.
Chiaramente non una scienza pura, nè esatta, nè naturale, ma una delle scienze umane; una categoria che grazie al cielo (ed ai professionisti che ci hanno lavorato) finalmente ha un suo nome adeguato e rivendica una propria dignità – di fronte a quelle scienze spesso supine al razionalismo più che ligie alla razionalità, dimentiche del significato etimologico di scienza (conoscenza, sapere) ed occupate più a negare spazio e senso a ciò che è immateriale ed intangibile ma concretissimo, piuttosto che a progredire nel campo cui sono dedicate.
Sembra che certuni abbiano un gap cognitivo per il quale non riescono a comprendere ed accettare quella che altrimenti, ed in altri campi, sarebbe un’ovvietà anche per loro: non esiste un unico metodo scientifico, un’unica impostazione ed un unico approccio corretti alla realtà; ma essi vanno scelti ed adeguati all’oggetto di studio. La mente umana non può essere studiata e supportata come si studia la materia inanimata: ci arriva anche un bambino.
Ed è la natura stessa, non perfettamente lineare e prevedibile, della mente e della persona umana che rende tanto problematico operare una raccolta di dati ed una sperimentazione; ma non per questo è lecito negare alla psicologia in senso lato ogni validità formale.
Senza voler entrare in un dibattito sul paranormale, questo comportamento (anti-scientifico) è tal quale a quello che mi sono trovata davanti tante volte nella persona di un membro del CICAP: siccome coloro che si presentano come dotati di poteri paranormali rifiutano di farsi sottoporre a dei test di verifica scientifica, adducendo la motivazione che per indagare i fenomeni paranormali gli strumenti scientifici non sono adatti, allora sono degli impostori.
Logica ineccepibile, ma errata.

@ Molti purtroppo mancano un concetto elementare (cioè semplice ed al contempo fondamentale), che li manda fuori strada di brutto: confondono il sentimento con l’emozione. Ma l’emozione è qualcosa di abbastanza forte intensità e labile durata, mentre il sentimento è durevole, profondo, motivato e più moderato.
Non si tratta soltanto di definizioni da manuale: quando leggo o sento un cristiano che ce la mette tutta per ridurre il sentimento d’amore a qualcosa di effimero, di fuorviante, di illusorio e ne parla come della passione bruciante di una notte per un bell’esemplare di animale che  attira i sensi; mi fuma il cervello – per restare in tema. Lo strozzerei.
Perché è vero, verissimo che nel nostro mondo (e non dico nemmeno, perché sarebbe una miopia storica: nella nostra società oggi) l’uomo si mostra e si comporta come l’animale che si porta dentro, nonostante l’evoluzione e la superiorità sulle altre specie (ed ora vediamo quanti arriveranno qui a tirarmi pietre per questo). E’ vero che la nostra moderna idea di sentimento è un vino da quattro soldi e per di più risciaquato. Ma è la nostra idea che non va, non il sentimento: la castità cristiana non può esistere se, oltre alla solidità di una scelta ragionevole e di una volontà forte – nonché della grazia – non dispone anche di un sentimento sincero: senza sentimenti, non siamo uomini.
Inoltre, si confonde spesso anche l’intùito con l’istinto, il tratto più animale di noi. No: l’intuito è primariamente e soprattutto razionale, non emotivo. L’intuizione (rapida e in gran parte sviluppata nell’inconscio) ha altrettanto valore del ragionamento complesso e cosciente; è altrettanto metodica e basata su dati oggettivi.
Smettiamola, dunque, di accusare il sentimento – e chi usa con cognizione di causa espressioni come “me lo sento“, “sento che è giusto / sbagliato“, “mi fa sentire bene  e lo scelgo / male e quindi qualcosa non va“. E’, questo, il vero comportamento da animali inconsapevoli di sè.

In conclusione: fare psicologia è alla portata, potenziale, di tutti; ed è ben diverso dall’abbandonarsi a farneticazioni, psicologismi astratti e forzati, dal cercare motivo di angoscia in ogni stronzata (abbiamo purtroppo il vizio di pensare che lo psicologo serva solo per correggere o risolvere un problema, raramente per migliorare uno stato di benessere o stimolare delle capacità), e dal voler interpretare il senso persino della disposizione della schiumetta del cappuccino.
Chi sputa sulla psicologia, sputa su se stesso.
E lo dice una che si tiene alla larga dagli psicologi =D

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23 thoughts on “In favore della psicologia

  1. Sì ad entrambi, con criterio.

    Infatti il motivo per cui tendo a diffidare degli psicologi fino a prova contraria (e non della psicologia in genere) è che quando mi è capitato di arrivare al dunque con alcuni di loro, cioè di instaurare un rapporto terapeutico anche limitato; ne sono rimasta solitamente delusa.
    Li ho trovati non all’altezza del ruolo – e va da sè che essere all’altezza non corrisponde all’avere più nozioni di tutti gli altri, o seguire il tale o talaltro indirizzo.
    Al contrario: ci vogliono le palle. E, con la scusa della professionalità, troppi le palle se le mozzano e non vanno a scavare dove dovrebbero, a sporcarsi le mani, a sporcarle al paziente. Fanno i chirurghi: esatti ed asettici, proprio come non è la psiche.

  2. In effetti, di tutti quelli (donne, per la maggior parte) che conosco, e che abbiano fatto ricorso a psicologi, non ne ho visto uno – che sia uno – che abbia mostrato un effettivo miglioramento.
    In certi casi sono pure andati peggiorando: forse proprio perché si aspettavano un supporto – un supporto “con le palle”, dovrei dire – che di fatto tale non è stato.

    Per quanto riguarda l’esattezza “chirurgica”: penso potrebbe anche andar bene, a patto di sapere dove tagliare.

    Ultima cosa: non ho ben capito ciò che dici sopra, in merito al “tirar le pietre”: ti riferisci all’evoluzione, o alla superiorità dell’uomo sulle altre specie?

  3. Io, lo dirò pur con il timore di apparire arrogante (ma ognuno è quel che è, ed ha la storia che ha) ho ricevuto molto dall’affrontare, da sola o con amici, i miei problemi da una prospettiva psicologica. Ma appunto ho quasi sempre fatto ricorso agli strumenti della disciplina scavalcando i professionisti che la operano.
    Mi sono anche chiesta se qualcosa, non necessariamente quello che speravo, sarebbe stato differente se mi fossi affidata ad un terapeuta maschio. Non per altro, ma perché in genere se devo confrontarmi su una scelta o un percorso da fare, mi sento più a mio agio ed in sintonia con persone del sesso opposto.
    Non l’ho mai scoperto, perché essenzialmente ho voluto tenere a bada quella che poteva essere solo una supposizione; e perché quantomeno ero debitrice di un tentativo alla persona con la quale avevo ormai avviato un impegno, da non interrompere prematuramente.

    Più del tete-a-tete con le psicologhe, sia pure soltanto per un consulto ed un orientamento; mi è stata utile l’esperienza triennale di un gruppo di auto-mutuo aiuto (anch’esso, però, una scommessa: può carburare, funzionare ottimamente e dare sollievo; come anche viceversa essere condotto da uno scimunito ed appesantire le magagne di chi lo frequenta…).

    Il paragone con i chirurghi era a demerito degli psicologi che li “imitano”, eh, non un suggerimento su come dovrebbero essere 😉

    Dicevo delle pietre che non è da escludere che qualcuno (anche mentalmente) me le tiri, per aver osato affermare che la specie umana è superiore (dal punto di vista sostanziale: della capacità e posizione nel creato, come divevo l’altro giorno, e non dal punto di vista della dignità) agli altri animali.
    Non entro nel discorso sull’evoluzione, del quale apprendo stentando qualcosina da altri ma che non è neppure rilevante ai fini di quanto preme dire a me: parlo proprio dello “stato attuale” dell’ordine naturale, mettiamola così.

  4. Ma quale può essere l’effettiva differenza fra l’avere uno psicologo (maschio o femmina non ha importanza: parliamo a livello generico) “personale”, e quella di ricorrere a un gruppo?
    In fondo anche lì (ma potrei sbagliare: non ne ho esperienze dirette) è sempre una sola la persona che dirige… oppure forse è il conforto che viene dallo “stare nella stessa barca”?

    Andrebbe approfondito anche il discorso relativo a “capacità e posizione nel creato” e “dignità”; potrebbero anche essere considerate consequenziali, mi pare, ma non ci ho mai seriamente pensato. Magari lo faremo uno dei prossimi giorni…
    (e spero che nessuna pietra arrivi: né a te, né a me)
    O.o

  5. Riguardo alle pietre, puoi stare (relativamente) tranquillo: attualmente non mi risulta che nessun lettore abbia idee estreme e contrapposte; ma se c’è una cosa che ho imparato tenendo dei blog è che attraverso una banale (seria o improbabile che sia) ricerca su Google & co. può approdare sulla tua pagina pressoché chiunque.
    Un giorno mi divertirò a fare la classica rassegna delle chiavi di ricerca più simpatiche, assurde, e via dicendo…!

    Certo, il discorso su “posizione” e “dignità” dell’uomo rispetto agli altri animali potrebbe ben essere approfondito molto.
    Una cosa però la posso dire: no, la dignità creaturale non è affatto conseguente ma anzi precede il maggiore o minore sviluppo e potere acquisito all’interno del creato delle singole creature. Posizione e potere poi che non sono così pacifiche come parrebbero; ma questo appunto è un approfondimento che incastrare qui sarebbe presuntuoso e rischioso.

    Sul gruppo – parlando idealmente di gruppi funzionali, che non sono quelli che legano col carbonio ma quelli che funzionano bene 🙂
    Certo, la sensazione di “stare sulla stessa barca” c’è e conta. Ma attenzione, perché l’essere su una stessa barca, se non ci si sa rapportare e gestire; diventa una maledizione e non un motivo di consolazione.
    Oltretutto, di per sè non basta. E’ piuttosto ciò che di positivo e nuovo il gruppo che si fonda riesce a tirar fuori, costruire, radicare che fa la differenza. Non il dato negativo che, inizialmente, accomuna tutti – altrimenti giustamente uno dovrebbe chiedersi: a che pro?
    E neppure il facilitatore (che di norma non dovrebbe essere uno psicologo, ma che secondo me invece dovrebber proprio esserlo: infatti una delle due psicologhe che ho frequentato non sporadicamente dirigeva quello in cui ero inserita io, e bene).
    Psicologo o no, il facilitatore – o guida che si voglia chiamare – non fa che un lavoro, importantissimo ma limitato e defilato, di moderazione e controllo sul gruppo stesso; che come suggerisce la denominazione si autocura, letteralmente.
    Se hai presente cosa significa stare in una classe come studenti piuttosto che preparare un esame per conto proprio, oppure anche pensare una pastorale comunitaria piuttosto che ascoltare una confessione personale; ecco, lì c’è il senso del gruppo. Banale, ma efficace: ti fa progredire, che tu in un dato momento sia attivo e pimpante oppure che tu ti lasci trasportare.

  6. Il tuo discorso sul sentimento mi ha fatto ricordare questo passaggio di Pasolini:

    Che cos’è (..) che rende attuabili – in concreto, nei gesti, nell’esecuzione – le stragi politiche dopo che sono state concepite? È terribilmente ovvio: la mancanza del senso della sacralità della vita degli altri, e la fine di ogni sentimento nella propria.
    (…)
    Al contrario di Calvino, io dunque penso che – senza venire meno alla nostra tradizione mentale umanistica e razionalistica – non bisogna aver più paura – come giustamente un tempo – di non screditare abbastanza il sacro o di avere un cuore.

    Ne avevo riportati altri estratti all’indirizzo
    http://occhiodirovereto.splinder.com/post/17235910/la-razionalita-consumista

    Italo Svevo dava grande importanza alla dimensione psicologica (altrimenti non avrebbe scritto “La coscienza di Zeno”) ma prendeva poco sul serio gli psicologi, e forse anche le teorie psicanalitiche. Un po’ come te, no?

    Buona serata

  7. Grazie per l’estratto e per l’articolo, Gino – poi me lo leggo con calma.

    Ricordo con piacere La coscienza di Zeno, che avevo portato alla maturità (il tema della mia tesi? L’identità, nientemeno. D’altronde, quando qualcuno rifiuta una succosissima tesi sul gioco di ruolo e ti propone di occuparti della Shoah perché in fondo hai studiato tedesco; tu che fai?).
    Ne ho amato l’analiticità, anche se adesso non potrei non trovarlo quasi un invito – seppur non voluto – a crogiolarsi nel proprio brodo.

    Buona serata.

  8. Non ho mai avuto esperienza diretta di sedute psicologiche, ma ricordo bene il mio scetticismo negli anni dell’università, per lo più a causa di un certo riduzionismo che percepivo (ma che può valere anche al contrario). Ho cambiato idea quando – durante gli studi teologici – ho seguito un corso di introduzione alla psicologia. Ne ho sperimentato l’utilità e oggi penso che ognuno dovrebbe averne qualche cognizione. Naturalmente, est modus in rebus: non raramente ho riscontrato che chi vi si immerge un po’ troppo finisce per intristirsi radicalmente… 🙂

  9. Concordo: come per ogni faccenda umana, il riduzionismo o l’esaltazione ideologica di qualsiasi disciplina, sapere, fattore è una colossale fregatura.
    Che purtroppo, spesso, l’uomo si autoimpone per mille tristi motivi.

    Mi fa piacere che sia stata propria la teologia ad introdurti alla psicologia senza patemi… hai notato il linkettino ad un post di Berlicche, nel mio?
    Dovrebbe piacerti, se già non la conosci, la sua serie di interventi di “teologia solubile” 🙂
    Io, intanto, ho sospeso per l’eccesso di stimoli che mi dava (ma ci tornerò post-ricovero) “Preti” di Andreoli; che qualcuno mi citava una settimana fa o giù di lì. Credo fosse piccic.

  10. Ottimo ^__^
    Ti consiglio, se vuoi rileggere Andreoli, ti prenderti il libro allora: probabilmente su Avvenire erano comparsi solo alcuni interventi, perché è piuttosto nutrito – ed il tempo dei romanzi d’appendice è finito… la cosa a puntate più lunga che io ricordi pubblicata di recente su un quotidiano è stata I barbari di Baricco.

    A proposito di formazione, anzi di educazione, ci torno su o domani o dopodomani (con uno dei miei collage).

  11. Faccio sempre più fatica a leggere a schermo…
    Forse riuscirei a confrontarmi con te sull’argomento per lettera, manco per email.
    Ritengo troppo importante parlare per piccoli passi, visto l’abuso “terminologico” che si è fatto intorno a “scienze umane” e “psicologia”.
    Ho l’impressione che la psicologia (e prendiamola in blocco, in prospettiva storica) vada appresa e usata “sul campo” in maniera trasparente, precisamente come si faceva prima che la cultura occidentale si scristianizzasse. Sarebbe poi interessante vederne gli sviluppi in oriente (già Lao-Tse usa la psicologia, senza doverne fare un mestiere).

    Non ti ho parlato io di “Preti” di Andreoli, ma ho accennato all’approccio che non mi piaceva per niente da lui adottato nel libro sul Pascoli, che però risale già ad alcuni anni fa. Spero sia migliorato, e comunque sono più felice che su Avvenire adesso ci scriva Giovanni Lindo Ferretti piuttosto che Andreoli.

    In bocca al lupo per tutto, devo ricordarmi di pregare anche per te! 🙂

  12. Uh, chi me l’aveva citato allora Preti? Vabbeh, non importa.
    Ferretti un giorno proverò a leggerlo, mi interessa più il libro che gli articoli – se non ricordo male ne aveva scritto uno proprio sulle ragioni della conversione.

    Guarda, se volessi scrivermi delle lettere conta su una risposta, con tanto di ceralacca 😉
    Quanto alla psicologia, certo, se ne abusa, ma talvolta è anche vero il contrario: ci si convince che in fondo non serva, che quello che si vive è normale e si tende a banalizzare anche problematiche che potrebbero riceverne un serio aiuto; come se tutte le mollezze del mondo dipendessero da essa.
    E sì, come ogni scienza (e più di altre) va esperita e condotta sul campo, questo è chiaro. Sembri suggerire che ciò non avvenga più, e confesso che non ho capito il riferimento alla scristianizzazione (puoi circoscrivere?).

    Che Lao (o altri) utilizzassero la psicologia senza farne un mestiere è un’idea fuorviante: utilizzare la psicologia – consapevolmente – è già fare psicologia; inoltre Lao era filosofo, e senza voler confondere i piani filosofia e psicologia hanno legami molto stretti (basti pensare allo zen).
    Che si tratti di mestiere (meglio: professione) in senso moderno o di insegnamento da parte di un maestro che per propria cultura già tende ad accorpare discipline differenti ed affini; io non vedo la differenza.
    La vera pecca dell’occidente a me pare il suo ritorno al riduzionismo, al meccanicismo ed il suo orientarsi all’iperspecializzazione, alla parcellizzazione; dai quali cerca di affrancarsi proprio guardando a oriente, ma con risultati tutto sommato mediocri.
    Forse è a questo che anche tu pensavi?

    Ah, e grazie per il pensiero 🙂
    Una preghiera è sempre gradita, sì sì.

  13. Per essere breve (in risposta alla domanda finale): sostanzialmente sì, ma non era specificatamente questo che intendevo alludendo a Lao-Tse. Era per tentare di illustrare che dal momento che si configura come disciplina in senso “moderno”, lo fa in modo appunto isolato, senza proporsi come scienza accessibile a tutti, e utile per tutti, e soprattutto lo fa incastonata in buona parte del pensiero medico-criminologico dell’ottocento (mi pare). Ovvero, mi pare che Freud debba molto supporto a Krafft-Ebring, che con il suo “Psychopatia Sexualis” metteva insieme un campionario di – diciamolo – mali morali prima che malattie, e che senza avvedersene era in parte figlio di una degenerazione della pratica della confessione, degenerata nell’ambito di testi come certi manuali per confessori del settecento. Non “ufficiali”, certo, ma – mi pare – implicitamente approvati da diverse autorità ecclesiastiche.
    In poche parole, l’approccio “clinico” e distaccato di Krafft-Ebring, escludendo la prospettiva di fede, e quindi morale, rischiava di spingere il povero peccatore ancor più nel suo male e nella sua angoscia, grossomodo come l’approccio “morboso” di quei manuali rendeva un servizio opposto al sacramento, mantenendo l’attenzione sul male e remando quasi contro all’azione della grazia insita nel sacramento stesso.

    Alla faccia del breve… 😦
    Vabbe’, già che ci sono ti consiglio di cercare anche “Litania” di Ferretti, e accostarti un po’ al percorso che ha portato al concerto in memoria di Dossetti, da cui nascono i PGR. Leggere solo “Reduce” forse non basta, e pezzi come “Millenni” (da “Linea Gotica”) o le bellissime “Madre” e “Svegliami” (dei CCCP) sono molto più emblematiche delle spiegazioni che, per forza di cose, non parlano della storia segreta di un’anima, che poi solo Dio padre conosce.

    Ti scrivo sì, se mi mandi il tuo indirizzo. Grazie ancora,
    Claudio

  14. Grazie per il chiarimento (che va bene così, abbondante) – Krafft Ebing lo conosco giusto di nome, ma considerato il quadro che descrivi immagino che se dico “Lombroso” non cada tanto lontano dallo stesso albero.
    Certo, se penso ad alcuni aspetti, ad alcune radici della moderna psicologia (e psicopatologia) anche a me vengono i brividi.
    Ma d’altronde, per quanto abbia cercato di fare un sunto abbastanza ampio delle ragioni che vedo per “voler bene”, letteralmente, alla psicologia; il mio resta un pensiero che non ne indaga i tratti tecnici nè i dettagli ma – azzardo, con un tantino di presunzione – parte dello spirito.
    Lungi da me, invece, spingere chicchessia a fiondarsi in quello che spesso, nonostante tutti i certificati di professionalità, è per certi mestieranti un piatto gioco sfibrante.

    Prendo nota di ogni titolo: tempo al tempo, arriverà il momento anche per Ferretti e soci. Forse il fatto che sia un musicista mi attirerà verso di lui prima che verso altri autori, pensatori e non; e verso le altre ricchezze che sto scoprendo.

  15. Uhm, no.
    Non ci siamo: macché spirito; non è certo quello che volevo dire.
    Ma in questo momento non sono in grado di spiegarmi meglio.
    Ecco, psicologia: mi conosco, voglio di più dalle mie parole – e so che posso avere di più – ma ho imparato con l’esperienza e la riflessione sull’esperienza che forzarle crea confusione, ritornarci su troppo pesantezza, l’imperfezione se non accettata e gestita porta frustrazione e la frustrazione dolore.
    Grazie al cielo, nel tempo ho capito qualcosina di questi meccanismi ed ho acquisito la capacità di leggerli mentre accadono, di usarli a mio favore.
    Mica banane.

    Ecco, è questo il tipo di psicologia che mi interessa (più del resto): concreta, sostanziale; buona per l’uomo e per i giorni che si susseguono, ma non puerile.

  16. Grazie Cecilia, non preoccuparti. 🙂
    Penso di averti inteso benissimo. Alla perfezione, per quanto sia possibile con mezzi naturali, si intende, ma come dici tu, importante è l’uso che si fa della “scienza”, scienza che nasce come riflessione a posteriori, sempre, su qualcosa di dato.
    E per fare questo ci vuole almeno una gran semplicità di sguardo, cosa che spesso dipende dal grado di pietà che abbiam raggiunto. Allora il linguaggio, come del resto le attività, tutto, si configura di conseguenza. Qualcosa di simile lo spiega molto bene Edith Stein, che di psicologia si è occupata, direi prima della conversione.

    Il rovescio penso derivi dal volersi sentire in qualche modo sicuri, volere “controllare tutto”, o almeno tutto il possibile. In questo ti capisco bene, perchè l’ho sviluppato anche io in parte come reazione, anni fa. Di per sè le qualità, se estremizzate, diventano grossi ostacoli.
    Per questo don Alberto Bernardoni, santo sacerdote che adesso veglia su di me dal cielo, diceva sempre che le nostre doti, le nostre qualità, andavano regolate, ma mai rigettate vedendo che ci divenivano di ostacolo.

    Preciso solo una cosa importante, ovvero che Krafft-Ebing è stato un influente psichiatra, non uno psicologo. Direi che non c’è quasi niente di psicologia nei suoi scritti. Ammirava il giovane Freud e ci teneva tanto che lui arrivasse ad avere una cattedra, ma non ci riuscì.

    Ho l’impressione che Ferretti lo apprezzeresti a dovere in questo momento. Un elemento importante infatti è anche stata la sua malattia (un tumore, da cui è guarito), che lo ha portato ai “Per Grazia Ricevuta”. “Svegliami” è un vecchio pezzo dei CCCP, ma c’è tutta la sofferenza del vivere moderno, causata dalla presunzione degli uomini, che sempre si ripete. Ti riporto il testo in un post a parte, se vuoi la puoi ascoltare su YouTube.

    Un abbraccio,
    Claudio

  17. Guarda che coincidenza, sono andato a recuperare il testo, trascritto e sistemato sul mio disco fisso, e rileggo che il titolo completo è:
    “Svegliami (Perizia Psichiatrica Nazionalpopolare)”
    dall’album “Canzoni, Preghiere, Danze del II Millennio – Sezione Europa”, 1989
    Ecco il testo:

    Sezionatori d’anime giocano con il bisturi
    maggioranze boriose cercano furbi e stupidi
    sobillano i malvagi aizzano i violenti
    e gli invidiosi indispongono

    intanto Paolo VI non c’è più
    è morto Berlinguer
    qualcuno ha l’AIDS
    qualcuno il pre
    qualcuno il post
senza essere mai stato niente / niente!

    cerco le qualità che non rendono
    in questa razza umana
    che adora gli orologi
    e non conosce il tempo
    cerco le qualità che non valgono
    in questa età di mezzo

    ha conati di vomito la terra
    e si stravolge il cielo con le stelle
    e non c’è modo di fuggire
    e non c’è modo di fuggire mai / mai!
    svegliami / svegliami / svegliami

    io sono perso
    sono confuso
    tu fammi posto
    allarga le braccia
    dedicami la tua notte
    la notte successiva
    e un’altra ancora
    dedicami i tuoi giorni
    dedicami le tue notti
    oggi domani ancora
    stringimi forte
    coprimi avvolgimi
    di caldo fiato scaldami
    di saliva rinfrescami
    vorrei morire ora

    intanto Paolo VI non c’è più
    è morto Berlinguer
    qualcuno ha l’AIDS
    qualcuno il pre
    qualcuno il post
senza essere mai stato niente / niente!

    e trema e vomita la terra
    si capovolge il cielo con le stelle
    e non c’è modo di fuggire mai / mai!
    svegliami / svegliami / svegliami
    vieni / vieni / vieni / vieni
    arde di sete e vomita la terra
    vieni / vieni / vieni / vieni

    e trema e vomita la terra
    si capovolge il cielo con le stelle
    vieni / vieni / vieni / vieni / vieni


    Buon ascolto, se ascolterai… 😉

  18. Direi che la precisazione (psichiatra, non psicologo) è d’uopo e illuminante, anche.
    (No, non voto antipsichiatria; ma mi domando sinceramente da tempo se preferirei, nel caso, essere vittima di una tortura sottile e pseudo-impegnata oppure di uno sventramento brutale ma al contempo non finemente crudele, piuttosto idiota).

    Il resto di quanto scrivi, mi fa sorridere e scendere una lacrimuccia.

    Ferretti è prenotato, non appena ritorno me ne occupo e (se come dici è il momento ad hoc) lo assorbo. Poi vedremo cosa risputo fuori 🙂

    (C’è posta per te, su Splinder).
    Toh, un abbraccio.

  19. Ho risposto.
    Non capisco bene qui sul tuo sito di WordPress cosa distingua un “Reply” diretto da una risposta sequenziale. Secondo me fa un po’ di confusione…
    A presto allora… 🙂

  20. E’ che si può scegliere su quanti livelli “nidificare” i commenti: io ho messo 3, perciò dopo due risposte in sequenza il cerchio si chiude – altrimenti lo spazio di risposta si farebbe sempre più piccolo…
    … però, se invece di “rispondere alla risposta”, così:

    1. xxx
    >>> 2. xxx
    >>>>>> 3. xxx
    STOP

    si risponde così, sempre al primo commento di riferimento:

    1. xxx
    >>> 2. xxx
    >>> 3. xxx
    >>> 4. xxx

    le risposte si accodano in ordine e si può andare avanti quanto si vuole.
    Credimi, la nidificazione non sbaglia: io mi ci sono abituata con Libero, sembra che vada a caso e invece no 😉

    ‘notte.

  21. Pingback: Su psicologia, psicanalisi ed autismo /1 « Seme di salute

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