Educazione & responsabilità

Come dice Caffarra, l’educatore è in rapporto con un altro di cui è responsabile e tale rapporto si basa sulla testimonianza: la responsabilità dell’educatore è di “testimoniare la verità circa il bene della persona”, cioè egli deve essere un esempio autorevole per ciascun allievo con cui entra in rapporto.
[…] il docente valuta un’altra persona alla luce (e proponendogli) un universo di tradizione, un orizzonte antropologico che lui stesso prima ha accolto.

Una responsabilità implica un non potersi tirare indietro, un doversi mettere in gioco. Tanto più quando l’oggetto di tale responsabilità non è un’idea ma una persona vera, reale. Che deve imparare a vivere, a convivere con gli altri e a godere delle verità che impara. Chè senza questo, cosa educhiamo a fare?

Se educare significa sia responsabilizzare, sia “essere responsabili di”, dunque; significa anche essere non passivi trasmettitori (ripetitori…) di saperi, ma rispondere con la nostra intera persona al bisogno dell’altro, evidente o latente che sia.
Il campo d’azione può essere, e di solito è, limitato (famiglia, scuola, salute, ricreatività, sport) ma l’offerta di noi stessi – e non solo di una conoscenza – vale in ciascun caso.

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