In silenzio davanti all’Eterno

Consiglio la lettura della nutrita risposta del teologo valdese Paolo Ricca ad un lettore di Riforma, a proposito del silenzio e precisamente del silenzio osservato durante diverse liturgie cristiane.
Senza dubbio e al di là delle particolarità confessionali, “[…] il silenzio è un modo consigliabile di stare «davanti a Dio», come dice più volte la Scrittura: «Sta’ in silenzio dinanzi all’Eterno, e aspettalo» (Salmo 37,7); «Buona cosa è aspettare in silenzio la salvezza dell’Eterno» (Lamentazioni 3, 26)”.

Per casuale sintonia, la newsletter della Bussola arrivatami ieri propone come opportunissima citazione Pascal: Il dramma degli uomini è non trovare mezz’ora di silenzio. Aggiungere qualcosa sarebbe reato, parol(ari)a fritta.

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3 thoughts on “In silenzio davanti all’Eterno

  1. In principio c’era la parola e la parola è venuta tra noi, da parte nostra, all’inizio della nostra storia di crescita ci deve essere il silenzio.
    Il silenzio che ascolta, che accoglie, che si lascia animare.
    L’uomo che ha estromesso dai suoi pensieri, secondo i dettami della cultura dominante, il Mistero che di sé riempie ogni spazio, non può sopportare il silenzio.
    Per lui, che ritiene di vivere ai margini del nulla, il silenzio è il segno terrificante del vuoto.
    Ogni rumore, per quanto tormentoso e ossessivo, gli riesce più gradito; ogni parola, anche la più insipida, è liberatrice da un incubo.
    Tutto è preferibile all’essere posti implacabilmente, quando ogni voce tace, davanti all’orrore del niente.
    Ogni ciarla, ogni lagna, ogni stridore sono bene accetti, se in qualche modo e per qualche tempo riescono a distogliere la mente dalla consapevolezza spaventosa dell’universo deserto.

  2. Vero e sacrosanto.
    Senonché la “consapevolezza” che descrivi, che anima chi non conosce e non sopporta il silenzio, è una falsa consapevolezza; malata.
    Il deserto è affatto vuoto, ma pieno di vita.

  3. Ci vogliono silenzio ed attenzione per accorgersi di una brezza leggera.

    1Re 19
    11 Gli fu detto: «Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore». Ecco, il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. 12 Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero. 13 Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna. Ed ecco, sentì una voce che gli diceva: «Che fai qui, Elia?».

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