Beati i lieti

Beati quelli che son gelidi all’amarezza.
Fonte

Spiegavano (non so fino a che punto sia corretto) un paio di sere fa ad Avanti un altro!, il nuovo programma a quiz in onda su canale 5 condotto da Bonolis, che un tempo (da quanto, e fino a quando?) i comandamenti considerati dalla Chiesa erano 8 e non 10, e proprio l’ottavo era di particolare importanza: vietava, infatti – secondo Evagrio Pontico, monaco già citato in questo blog e che comincia seriamente a piacermi – la tristezza.
Sì, già ho detto anche questo ma non abbastanza, e non è mai infatti abbastanza riaffermare ad ogni istante che la vita cristiana è una vita intessuta di gioia – diversamente, si fregia di un titolo che le appartiene.

A proposito del ruolo del piacere nella vita di Gesù, così scrive Enzo Bianchi:
E’ possibile cogliere l’eco della bellezza della sua vita e della sua capacità di gratuità e di contemplazione nelle sue osservazioni sul rosso del cielo di sera, sul fico che a inizio estate mette le gemme, sulle galline che riuniscono i pulcini sotto le loro ali, sugli uccelli del cielo che il Padre nutre, sui gigli dei campi vestiti meglio di Salomone, sulle donne che impastano il lievito.
E come non ravvisare la sua capacità di vivere con piena umanità il piacere nel suo amore per la tavola, luogo privilegiato di comunione e di possibilità di gustare nella convivialità il cibo, preparato con quella radiosa semplicità che lo fa cantare?
Solo l’ottusità può interpretare la vita di questo rabbi che amava i banchetti come quella di ‘un mangione e un beone’ (Mt 11,19; Lc 7,34).

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6 thoughts on “Beati i lieti

  1. E’ all’incirca corretta, la cosa degli otto comandamenti. Solo che non si trattava di comandamenti (son sempre stati dieci, grazie), ma di peccati capitali. Originariamente, i peccati capitali non erano affatto sette, e soprattutto non erano i peccati capitali che intendiamo noi adesso. Nell’Alto Medio Evo, i peccati capitali erano effettivamente otto… e uno dei più gravi era per l’appunto la tristezza.
    Meraviglioso, tu non trovi? 🙂

    Adesso non mi ricordo più i dettagli, ma giusto qualche mese fa avevo letto un articolo in materia (cioè, sull’evoluzione del concetto di “peccato capitale” nella Storia). Purtroppo adesso sono a Torino e l’articolo è a Pavia, quindi non posso approfondire… però è vero, in buona sostanza!

    E la trovo effettivamente una osservazione meravigliosa; profondissima. A questo punto non posso esimermi dal copiare una citazione del Beato Pier Giorgio Frassati che ho anche riportato sul mio blog: “Tu mi domandi se sono allegro: e come potrei non esserlo? Finché la fede mi darà forza, sarò sempre allegro! Un cattolico non può non essere allegro: la tristezza deve essere bandita dagli animi cattolici. […] [La tristezza] è una malattia peggiore di ogni altra, e questa malattia è quasi sempre prodotta dall’ateismo

    🙂

  2. Ciao Lucy 🙂
    Grazie della precisazione: è ben possibile che, dalla sera alla mattina, ricordassi male ed abbia fatto confusione io! O.o
    Come peccato capitale (ma non era una dicitura errata? Non bisognerebbe chiamarli vizi capitali?) infatti ha molto più senso.

    I comandamenti, anche se ricordo malissimo pure questo, mi pareva fossero stati prima dodici, poi forse nove, poi dieci (ma alternando due differenti indicazioni)… s’intende, però, non per la Chiesa ma dall’antico testamento.
    Ma non è così importante, non qui ed ora.

    La citazione è stupenda, e per fortuna che sta lì; perché alle volte c’è bisogno di fare una revisione fra sè e sè di come si sta vivendo: questo mi sembra un metro validissimo e comodo.

  3. Io, distratta, vorrei sapere di che errore parli; come ho scritto anche da te in risposta alla tua disapprovazione.
    Se si tratta del contenuto, ripeto anche qui, gradirei almeno che ti spiegassi.
    Se invece si tratta dell’utilizzo che ho fatto del tuo verso, ripeto anche questo anche qui, è sufficiente che tu me lo chieda ed io lo levo; fermo restando che inviando il pingback dimostro che non c’è appropriazione di un tuo testo (se avessi visto che non ll’avevi attivato ti avrei contattato o commentato mettendo il link). Inoltre la licenza Creative Commons che avete scelto (che per altro mi pare non abbia neppure ha valore legale) e la “legal notice” pubblicata mi autorizzano espressamente a:
    riprodurre o ridistribuire qualsiasi opera presente nel presente blog, anche modificandone alcune parti, a patto che non la usi per ricavarci denaro, e che ne attribuisca la paternità all’autore e il link ipertestuale.

    Ora, per dirla molto chiaramente, di litigare non mi va, e d’altronde io non ho fatto nulla perché accadesse.
    Spero che tu voglia discuterne con calma, e come già ho detto sono pronta a levare subito citazione e relativo link.
    Ma accuse non motivate non le accetto, perché di colpe non ne ho.

    @@@

    Aggiornamento di lunedì 17 ottobre:
    un ulteriore commento dell’autrice della poesia da cui è tratta la citazione in apertura (Distratta) mi informa, sul relativo post originario, che:
    La collocazione della mia poesia è errata in quanto postata in una contesto che non mi rispecchia assolutamente.
    Il mio post non ha niente a che vedere con la fede cattolica e non condividendo io stessa la religione citata, di conseguenza non ho apprezzato i commenti che ne son seguiti.
    Ecco dove sta il grave (per me) errore.
    Discutere su un testo altrui senza saperne il vero significato.

    Io le ho risposto così (ognuno può leggere i commenti cliccando sul link, ma per chiarezza, come richiesto e come promesso riporto tutto qui):
    Ora, almeno, capisco il motivo del tuo disappunto.
    In ogni caso non ti ho attributo la frase “beati i lieti”, nè tantomeno ho discusso la tua poesia travisandone il senso. Il significato che tu le attribuisci è comprensibile, almeno in parte, leggendola – ma proprio perché non ho parlato della tua poesia non stava a me esplorarlo; la fonte ha questo scopo.
    Una citazione non dev’essere necessariamente… divulgativa, può anche avere uno scopo dialogico. A me è piaciuta quella frase, ho voluto trattenerla, e non ho nascosto o dissimulato alcunché.
    Ma non basta l’intenzione, bisogna che le persone abbiano buonsenso: offendersi perché un blog cristiano (non cattolico) cita una tua poesia, anche se tu cattolica non sei e non vuoi essere; è un’esagerazione inutile.
    Metterò una nota al post per spiegare la tua posizione, altrimenti non nota, che ti avevo pregato di spiegare anche da me. Naturalmente il link resterà, perché alle parole che non mi appartengono i credits li lascio. Il pingback può anche essere cancellato, invece.

    Ora che la disapprovazione di Distratta è stata “notificata” anche qui, considero definitivamente chiusa la questione; per altro illuminante su quante gratuite amarezze l’uomo sappia attirarsi, preferendole spesso alla serenità.

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