Ipazia muore (e pure io non mi sento tanto bene)

Ho scelto fra gli altri questo libro ieri sera, per molte ragioni spicce: l’ho comprato, per una volta lasciandomi ispirare da titolo, copertina, particolarità parecchio tempo fa; ho pensato di abbinare alla lettura almeno la visione di Ipazia di Amenabàr ed il recupero di un certo articolo critico della mitizzazione operata su questa donna apparso su Archeo; ed in ultimo avevo voglia di una storia che si distaccasse tanto dai giorni nostri quanto dalle mie letture più recenti, di biografie pure e non romanzate.

L’avrei comunque letto prima o poi, ma la scelta si è rivelata infelice.
La resa molto moderna di situazioni ed interpretazioni della realtà (anzitutto politica) è un modello narrativo che non mi piace e che trovo inadatto a qualsiasi tipo di romanzo storico; ma che dopotutto posso ben ignorare finché la dicotomia non eccede: come quando si vuole colorare di “diritto civile” – tutelato o negato che sia – ogni accadimento, ogni scontro, ogni posizione. Se la Cinzia Tani de Lo stupore del mondo, come scrivevo altrove, mi aveva delusa (tant’è che avevo interrotto la lettura!) per il sapore edulcorato del racconto, in Ipazia muore di Maria Moneti Codignola ritrovo invece sì personaggi caratterizzati in modo più fine, ma tuttavia anch’essi soffrono, e ben di più, di una forte idealizzazione.
Persino gli aspetti storici, presentati in modo manicheo (alessandrini evoluti vs. cristiani intimamemente cattivi), mi hanno lasciata perplessa – e questo perché, io credo, il vizio è appunto di fondo e non nella maggiore o minore accuratezza che altrimenti non saprei giudicare: l’autrice si schiera insomma da subito con il pensiero fin troppo lineare, limpido, perfetto della filosofa-scienziata della quale ha assunto la difesa; dipingendola come unica savia e consapevole in un mondo di stolti.

La lettura gradevole, unita alla curiosità di scoprire fino in fondo cosa si possa inventare per portare acqua al proprio mulino, mi avrebbe permesso di terminare il libro: se non fossi ripetutamente incappata in errori (non di sola battitura, ‘ché certi vocaboli non avevano neppure senso) infilati anche a gruppi di tre o quattro di seguito.
Perciò, ora, vado ad estrarre dalla libreria qualcosa d’altro.
Quanto a Ipazia muore, non lo consegnerò ad alcuna biblioteca, nè lo farò viaggiare a mo’ di bookcrossing su un treno, nè lo inserirò nella lista di libri da vendere / regalare che sto meditando di preparare: non intendo diffondere uno sguardo ed un’idea che non condivido.

Advertisements

8 thoughts on “Ipazia muore (e pure io non mi sento tanto bene)

  1. Quando i talebani distrussero le statue dei Buddha di Bamiyan, l’occidente cristiano insorse contro quel che definirono un atto di barbarie. I talebani si giustificarono dicendosi arrabbiati per aver saputo che l’occidente avrebbe addirittura speso dei soldi per restaurare oggetti invece di spenderli per persone che morivano di fame.
    I primi hanno una memoria corta, i secondi devono ancora comprendere come e quanto una simbologia permetta di sopravvivere, di vivere, di progredire: non erano solo e semplici oggetti manufatti! E che non lo fossero, ben lo comprese Teofilo, allorquando ordinò la distruzione della statua di Serapide, “una statua gigantesca, che a guardarla incuteva timore già solo per la sua grandezza”, dice Teodoreto da Ciro.
    Teofilo capì bene quanto quella distruzione servisse a mortificare e, in fondo, a distruggere, la cultura ellenica. Capì benissimo quali fossero i termini della guerra di conquista ideologica prima ancora che geo-politica.
    Teofilo… Cirillo… Ipazia. Già, Ipazia che vestiva il tribon, pur essendo donna.
    Dopo il film e qualche romanzo, è ora di costruire la storia vera di Ipazia; e chissà che, incontrando Ipazia e Plotino, non si comprenda Agostino e da lui, dritti dritti, si intraveda qualcosa in più di Lutero e Calvino.
    Andiamo a guardare le carte, dunque perché non è facile riconoscere o conoscere la verità data “la natura propagandistica della Storia, l’inevitabile deformazione letteraria”.
    Fermi! Dove andate? Restatevene seduti e tranquilli dovunque voi siate; non angustiatevi: l’ha fatto per tutti Silvia Ronchey.
    Ipazia, la vera storia.

  2. Insomma, mi stai dicendo che Silvia Ronchey ha ricostruito in maniera più storicamente attendibile (per quanto, lo so, la storia tutta non sia un oggetto morto e venga in parte tradotta secondo l’ottica di chi la recupera e scrive) e meno acriticamente esaltata la vicenda di Ipazia?
    (Lo preciso: non ho nulla contro Ipazia in sè, che non conosco se non appunto attraverso queste prime riletture per il grande pubblico, vere destinatarie del mio pfui).
    Oppure eri ironico?

  3. Non ci sarebbe nulla di male (magari ironizzavi sul baccano che si è fatto e si fa attorno ad Ipazia 😉 Volevo giusto esser sicura d’aver inteso. Intanto, grazie per le indicazioni: potrebbe accadere anche a me di innamorarmene.

Lascia un commento... vuoi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...