Laico non significa ateo

di Paolo Pivetti, pubblicato su Il Messaggero di Sant’Antonio

Nell’antica lingua greca, laòs voleva dire popolo.
Lì vanno ricercate le radici dell’aggettivo latino laicus che significava “del popolo”, usato nella nostra lingua sin dai tempi più antichi per indicare chi apparteneva al popolo ecclesiale ma era distinto dal chierico. E anche qui dobbiamo risalire al greco. Kléros, in greco “sorte”, in seguito significò “parte scelta” della comunità. Di qui il latino clericus da cui il nostro chierico. Quella tra laico e chierico era dunque una distinzione netta, ma all’interno della stessa comunità di credenti: una distinzione, non una contrapposizione. E tale rimane ancora oggi.
Pensiamo che anche Gesù, nella Chiesa ebraica dei suoi tempi, era un laico.
Oltre che alla persona, l’aggettivo laico si può applicare anche all’istituzione: Stato laico.
Ma che cos’è uno Stato laico? E’ forse più facile dire cosa non è.
Uno Stato laico non è uno stato teocratico, aggettivo ancora una volta di origine greca che ci dice che il potere (kràtos) è in mano ai capi religiosi (thèos uguale “Dio”). E non è uno Stato clericale dove il clero, seppur non gestendo direttamente il potere, abbia modo di determinarne le scelte. E non è nemmeno uno Stato etico che si attribuisca cioè il diritto di stabilire quali debbano essere i comportamenti morali dei suoi cittadini (éthos in greco vuol dire costume).
Diciamo che uno Stato laico è qualcosa di molto simile a quello in cui viviamo. Teniamocelo caro.

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5 thoughts on “Laico non significa ateo

  1. Un laico può essere profondamente religioso ma non accettare di appartenere ad una forma di “congregazione” o gerarchia. Ultimamente il termine sia laico che clericale hanno assunto un significato scorretto, strumentalmente “politico”.
    Laico vuol dire del popolo, quindi di nessuna gerarchia della chiesa. Credo che si tenda a confondere il termine laico con ateo.
    La Chiesa può, deve, esprimere le sue posizioni, ma consentire allo Stato di esercitare legittimamente il proprio compito per attuare legislazioni che garantiscano i diritti di tutti. Ogni uomo poi nella pienezza del libero arbitrio, sceglierà quale strada seguire.

  2. Un laico può essere profondamente religioso ma non accettare di appartenere ad una forma di “congregazione” o gerarchia.
    Anche, sì. E’ un significato secondario, però, che a mio parere sarebbe meglio (perché più chiaro) identificare semplicemente con “aconfessionale” o simili.
    Io, infatti, mi definisco correttamente laica in quanto non appartenente ad alcuno degli ordini e gerarchie ecclesiastiche che strutturano la Chiesa Cattolica e le altre chiese cristiane; ma “laico” non dice ancora, di me, che oltre a non appartenere ad alcuna gerarchia non appartengo specificatamente ad alcuna confessione, corrente, posizione interna al cristianesimo.

  3. Non c’è parola più maltrattata e deformata… Però la colpa è anche nostra, quando ci accontentiamo di definizioni di laicità “in negativo” (dicendo cosa non è). Per questo mi piacque, qualche anno fa, quando sentii un teologo dire che il prete non è un laico con qualcosa in più (l’ordine sacro) ma con qualcosa in meno… D’altronde nel battesimo c’è la pienezza della vocazione cristiana, non gli manca nulla… 🙂

  4. Senza dubbio c’è necessità di riaffermare e rinforzare il valore della multiforme vita laica in rapporto (e non certo in contrapposizione) con la vita sacerdotale.
    Spesso si tende, per paura che ne venga disconosciuto il valore, ad estremizzare in senso opposto ipervalutandola (il teologo a cui ti riferisci ha certo insistito su questo per provocare e sensibilizzare, e non avrà inteso letteralmente quanto detto).
    Non ho abbastanza anni per dirlo a ragion veduta, ma ascoltando e leggiucchiando qua e là mi vien da pensare che la nostra epoca, più di altre, non essendo in pace con se stessa abbia maggior bisogno di difendersi sottolineando esageratamente ora quest’aspetto ora quest’altro. Di questo genere di bisogno ne so qualcosa, e quindi…
    … un laico che non senta l’impulso di definirsi e circoscrivere, tendendo ad allargarla, la propria azione – perché sta bene così e non sente di dover dimostrare chissà che; sarebbe gradito quanto l’ateo che non spalanca la bocca ogni volta che un prelato compare in video 😉

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