Osservazione, attrazione, destinazione.

Com’è usuale, con l’inizio di un nuovo corso di studi mi è stato chiesto più di una volta dai docenti di presentarmi, ed in un’occasione (prevedibilmente, in una lezione di psicologia) anche di esprimere alcune considerazioni sulla professionalità per la quale ci stiamo preparando. Fra queste, la scelta di una caratteristica che fosse a mio modo di vedere tipica o indispensabile all’assistente sanitario: la mia risposta è stata spirito di osservazione.
Occorre spirito di osservazione non solo ad un AS ma ad ogni professionista sanitario. Di più, ad ogni figura che operi anche marginalmente a contatto con persone in difficoltà. Di più ancora, a chiunque a vario titolo e magari senza averne avuto una reale intenzione si trova a supportare, guidare, educare.
L’atto di osservare è “[…] determinato da  un’attrattiva, da una emozione, da uno stupore che fa muovere verso l’oggetto incontrato col desiderio di conoscerlo, disposti a tutto pur di conoscerlo“.
Vi sono insegnanti, di vario tipo e grado, ed osservatori esterni che si interrogano sul futuro della scuola. Vi è chi come Cecilia Bassani – che incrocio per fortunata casualità o grazia da Anna Vercors – si chiede: possiamo noi insegnanti, certamente vittime della crisi, divenire parte attiva nella ricostruzione? Da dove partire?; e sulla scia di Vittadini si risponde: Dal desiderio degli studenti.
E poi: Vediamo i nostri ragazzi distratti a lezione e chiediamo loro di stare attenti, ma poniamoci una domanda: qual è il contrario di “distratto” ? Non “attento”, ma “attratto” : «Se i giovani sono distratti è perché non sono attratti, ossia noi insegnanti non riusciamo ad essere per loro “attrazione” e, allo stesso tempo, essi non sono coscienti del desiderio che hanno». Ed è proprio da questo che nasce il compito dell’insegnante: allearsi con il desiderio degli studenti e suscitarlo.
La strada perché ciò avvenga è semplice: far loro intravedere lo scopo di ciò che si propone. Solo in questo modo potranno accettare la fatica di un lavoro, ciò che Vittadini definisce «il sacrificio delle grammatiche».
Ancora una volta, il come nasce dal cosa. La strada dalla destinazione, che è non solo obiettivo contingente o parziale ma destino integrale della persona.

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10 thoughts on “Osservazione, attrazione, destinazione.

  1. cara mia, ce ne fossero di insegnanti che applicano questo sistema… a me pare che soprattutto nella scuola media si tenda ad andare avanti sbrigativamente e superficialmente, per la serie “leviamoceli dalle balle”. certo, non tutti sono così, forse è mio figlio minore che è particolarmente sfortunato! comunque, volevo segnalarti un film, che non parla di scuola ma che contiene alcune scene ambientate durante una riunione di insegnanti, scene perfettamente realistiche (una mia amica che è docente confermerebbe in pieno): Ruggine.

  2. Ricordo di aver letto, anni fa, un libro di introduzione alla pedagogia dedicato proprio all’osservazione! 🙂
    Nel rapporto con gli studenti, direi che non basta far cogliere loro lo scopo di quel che si propone, ma che questo scopo è legato con la loro felicità… quello che tu chiami “destinazione” o “destino integrale”, parole che però non amo molto

  3. Oltre il non saper scrivere sembrerebbe in crisi anche l’osservazione. Poche immagini ci turbano, quasi nessuna ci muove, ci è motivo di scoperta.
    Les Murray in alcuni suoi versi ricorda che Newton osservando la mela cadere dal ramo ha capito molte cose, e aggiunge però che se si fosse anche chiesto come diavolo aveva fatto ad arrivare lassù quella mela, allora avrebbe scoperto una fisica perfetta.
    Guardare veramente è un atto di implicazione con tutti gli aspetti del fenomeno. Cioè è usare la ragione.
    Ancora una volta mi torna in mente la congiura delle ombre e la angosciante previsione sul futuro prossimo della cultura.
    Nella mia esperienza, ciò che la coscienza ha in comune con l’arte è la capacità di accadere in modo istantaneo e convincente, un rifiuto totale della menzogna (in arte non si può mentire, così come nelle preghiere), un’eloquenza che è dentro e va oltre le parole, e una logica rigorosa che funziona senza bisogno di parole, sul piano della struttura.
    “L’incarnazione e altre incarnazioni”
    Les Murray

  4. Io penso invece proprio all’università, non solo perché ci sono dentro ma perché mi rendo conto sempre di più che, se per molti la passione e l’iniziativa personali compensano, per altri studenti interviene il classico: “Ma questa roba a me che serve?”.
    E purtroppo interviene non perché la materia sia davvero inutile, ma perché si è perso strada facendo – o non si è trovato – il senso di cosa ci si sta a fare a scuola…
    … Ruggine, come molti titoli, mi è familiare: l’ho sentito più volte, ma non lo conosco.
    As usual, metto in lista. In una certa misura mi fa paura: una riunione di insegnanti? Di più: una riunione di un gruppo di professionisti? Apriti cielo!

  5. Magari mi sai dire titolo ed autore?

    Sì: lo studio deve avere, o meglio ancora deve dimostrare di essere intrinsecamente costituito, non soltanto da una logica concreta ma anche da un senso personale, umano, soprattutto motivazionale e motivante.
    Perché non ami “destino” e “destinazione”? Che termini useresti?

  6. La congiura delle ombre è un libro di Roszak Theodore. Una parabola sulla condizione spirituale moderna che frantuma la religiosità del nesso arte-coscienza molto caro a Les Murray.

  7. Ce l’ho a Cesena, appena rientro ti dico… 🙂
    Sulle parole, ho sperimentato spesso che ci sono termini a cui si danno significati differenti. Destino, ad esempio, a molti comunica un senso di fatalità e mancanza di libertà. A me piace di più parlare di vocazione, parola comunque non univoca… 🙂 oppure di pienezza, felicità, di verità di se stessi… Molto meglio, eh? 😉

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