Conservazione del cordone ombelicale: ha senso?

Articolo originale pubblicato da Daniela Cipolloni su Oggi Scienza

In questo momento, decine di migliaia di donne col pancione se lo stanno chiedendo. Che ne farò del cordone ombelicale quando arriverà il grande giorno? Buttarlo via è un peccato: ogni goccia di sangue del funicolo che lega il feto alla placenta è ricchissima di cellule staminali emopoietiche, cellule “bambine” non ancora specializzate in grado di rigenerare tutte le cellule del sangue, globuli rossi, bianchi, piastrine, e virtualmente ricostruire ogni tessuto del corpo. Sarebbe cosa buona e giusta raccoglierlo. D’altronde, non tutte le sale parto ospedaliere sono attrezzate (circa 300 i reparti di ginecologia e ostetricia che offrono il servizio) e purtroppo la gran parte delle unità di sangue cordonale che le mamme potrebbero voler donare vengono perdute, perché non hanno la qualità idonea per un futuro trapianto. Di contro, ci sono le banche private del cordone, società estere con una trentina di filiali in tutta Italia. Hanno siti web patinati, sono efficientissime e offrono tutta l’assistenza che un genitore può chiedere. Permettono di “chiudere in cassaforte” il cordone ombelicale del bebè, per 20-25 anni, crioconservarlo in azoto liquido a -197 °C e recuperarlo immediatamente nel caso in cui il piccolo dovesse averne bisogno.

È la cosiddetta conservazione “autologa”, a uso e consumo personale del neonato. È vietata in Italia (a meno di non rivolgersi, appunto, a società estere), eppure va molto di moda. Più di 60 mila genitori negli ultimi dieci anni hanno spedito a San Marino, in Svizzera, Belgio, Germania o Gran Bretagna il cordone del neonato. Perché – viene detto loro – se un giorno il bimbo dovesse ammalarsi di tumore, leucemia o linfoma, talassemia e altre terribili malattie “potenzialmente curabili”, come sclerosi multipla, diabete, paralisi, distrofia muscolare, potrà utilizzare le sue cellule staminali come “pezzi di ricambio”. La paura fa novanta. E tanti accettano di sottoscrivere quella che viene presentata come “un’assicurazione biologica”, al prezzo di circa 2mila euro tutto compreso. Nemmeno tanto. Peccato che le cose non stiano così. Sul business dei cordoni ombelicali (che dai primi anni 2000 a oggi ha fruttato almeno 150 milioni di euro) è intervenuta anche l’Antitrust. Sei banche private del cordone (Smart Bank, Cryosave Italia, Futura Stem Cells, Future Health, Sorgente e Crylogit Regener) sono finite nel mirino dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato per pubblicità ingannevole. In particolare, il provvedimento chiede di rettificare bugie e omissioni riguardanti: tempi di conservazione delle sacche cordonali (garantiti fino a 20-25 anni, mentre la letteratura scientifica fissa il limite a 15-16 anni), reali applicazioni terapeutiche del trapianto autologo, numero di trapianti autologhi effettivi e procedure per il rientro dei campioni.

Ma come mai in Italia una mamma non può tenere per sé il cordone del proprio bambino? Semplicemente perché non ha senso, è la risposta unanime della comunità scientifica. “Tutti i dati disponibili dimostrano che questa pratica manca di consistenti basi scientifiche ed è sostanzialmente inutile per il donatore”, spiega Licinio Contu, genetista e presidente di Adoces, la Federazione italiana associazioni donatori cellule staminali emopoietiche che ha appena pubblicato il rapporto Adoces 2011 sul dibattito del sangue cordonale. Vediamo di capire. Nel nostro paese, secondo quanto stabilito dalla legge, sono possibili solo la donazione eterologa, con la quale si dona il cordone ombelicale a beneficio della collettività, proprio come avviene per le donazioni di sangue, e la donazione dedicata, ovvero riservata al proprio neonato o un consanguineo per quelle famiglie ad alto rischio di malattie genetiche o che hanno già un bimbo malato. Sia la donazione eterologa che quella dedicata sono gratuite, a carico del Servizio sanitario nazionale e vengono gestite da una rete di 19 banche pubbliche. L’unico divieto, quindi, riguarda la conservazione “egoistica”, quella autologa. Non è una questione morale né ideologica. D’altronde, ci sarà un motivo se delle 60 mila sacche di cordone ombelicale esportate, nessuna è finora rientrata in Italia per essere trapiantata al bambino donatore o a un suo familiare, mentre delle 30.000 unità donate dalle mamme italiane a scopo solidale ne sono state utilizzate più di mille per trapiantare pazienti italiani ed stranieri.

La spiegazione è presto detta. Le staminali emopoietiche del cordone sono utilizzate con successo per cinque categorie di malattie: leucemie, linfomi (Hodgkin e non Hodgkin), anemie (talassemia, anemia falciforme), immunodeficienze e malattie metaboliche. Nel caso in cui il bimbo sviluppi una di queste patologie, sarebbe da pazzi utilizzare le sue stesse cellule per il trapianto, perché il difetto cellulare potrebbe essere presente sin dalla nascita e provocare una recidiva. Per di più, il trapianto è più efficace quando le cellule non sono compatibili al 100%. In questo caso, quindi, la conservazione autologa sarebbe stata vana. Un’altra possibilità è che un bimbo sano, di cui è stato conservato il cordone, abbia un fratellino malato. In questa circostanza le sue staminali potrebbero rivelarsi molto utili. Già, ma quante volte succede? Se in famiglia non vi sono casi precedenti di leucemie o altre malattie genetiche (nel qual caso è prevista la donazione dedicata del sistema sanitario pubblico), la probabilità di utilizzare il cordone depositato in una banca estera è di una su 20.000 nei primi 20 anni di vita, ovvero lo 0,005%. Persino in questo caso rarissimo, ci sarebbe solo una probabilità su quattro che due fratellini siano compatibili per il trapianto. Al contrario, le chances di trovare un’unità di sangue cordonale nelle banche pubbliche sono straordinariamente alte, dell’ordine del 75-80% e i tempi d’attesa non superano le 3-4 settimane. Insomma, la conservazione autologa non sembra proprio un grande affare. “È un affare molto vantaggioso solo per le banche stesse”, ribatte Contu.

C’è chi replica: la scelta della conservazione privata va considerata un investimento sul futuro. Una scommessa, insomma, sui progressi della ricerca scientifica. In effetti ci sono numerose sperimentazioni in corso per l’impiego delle staminali emopoietiche per lesioni spinali, infarto, ictus, Parkinson, Alzheimer, sclerosi laterale amiotrofica… Sono stati riportati casi aneddotici di bimbi affetti da paralisi cerebrale che hanno mostrato miglioramenti dopo il trapianto autologo di staminali emopoietiche. È incoraggiante anche che l’infusione di cellule del cordone per il diabete di tipo 1 non abbia evidenziato grossi effetti collaterali. Tuttavia, gli studi sono solo all’inizio e ci vorranno ancora parecchi anni per avere risultati certi. Allora, forse sì, quello che non è curabile oggi lo sarà domani. Al momento, però, far credere che le staminali del cordone siano o possano diventare una panacea per tutti i mali è solo una strategia di marketing. Falsa, per giunta.

Ognuno, poi, ha il sacrosanto diritto di scegliere. Ma c’è un’obiezione etica forte con cui fare i conti. Se tutte le mamme, allo stato attuale delle evidenze scientifiche scegliessero la conservazione autologa, si assisterebbe a una riduzione della disponibilità di sangue cordonale per i trapianti allogenici. E molti bambini sarebbero privati di una terapia salvavita. Una terapia che esiste, ma è chiusa in qualche banca privata all’estero. E lì resterà inutilizzata. Se fossimo una mamma in dolce attesa, insomma, non avremmo dubbi: sceglieremmo di donare.

Altre pagine sull’argomento:

@ Uno: indicazioni per un uso appropriato della donazione, con normativa di riferimento e recapiti di tre biobanche italiane;
@ Due: alcune domande frequenti sulla conservazione e donazione del cordone ombelicale;
@ Tre: i testi dei sei provvedimenti presi dal Garante della Concorrenza e del Mercato nei confronti delle aziende operanti all’estero che proponevano, diffondendo false informazioni, la conservazione del cordone nelle loro banche (.pdf).

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18 thoughts on “Conservazione del cordone ombelicale: ha senso?

  1. Grazie a te 🙂
    Spesso il sostegno alle donne (o più in generale, alle persone) che si interrogano sull’opportunità di un certo percorso sanitario è indebolito dalle discussioni feroci, quando non ideologizzate, che vi si calano sopra.
    E allora cerco il più possibile di costruire, o di divulgare, idee che siano innanzitutto una sintesi di informazioni utili, o comunque di posizioni già chiare.

  2. Ehi! Ma sai che questo articolo mi è sembrato davvero utilissimo?
    Cioè: sapevo vagamente della possibilità di conservare il cordone ombelicale per via delle staminali e bla bla bla, anche se ovviamente non mi ero mai informata più nei dettagli: però, ad esempio, non pensavo assolutamente che le cellule staminali “proprie” fossero addirittura inutili in certi casi!
    Insomma, non avrei mai detto!
    E dubito che, in caso, l’avrei mai letto sul volantino pubblicitario di una di queste “banche” estere… 😉

    Insomma, grazie: questa serie di post di divulgazione mi sembra proprio utile, sì! 🙂

  3. Hai detto bene: ho sparato una serie di “proiettili” sanitari tutti nell’arco di poche ore =D
    (Se non ho fatto male i miei calcoli, per lo più questi post interesseranno i lettori arrivati qui attraverso chiavi di ricerca precise, e allora va bene anche che si accavallino).
    Gli altri articoli provengono dalla newsletter IPASVI, e mi sarebbe anche piaciuto scriverci due righe di commento (magari lo farò in altra occasione, riprendendoli ad esempio)… ma poi ho preferito lasciare solo il testo, che “parla” da sè.
    Putroppo mi rendo conto che questi stessi articoli, letti soltanto pochi anni fa e con alcune cognizioni in meno, li avrei giudicati in maniera molto diversa – avrei dubitato dei sondaggi, sollevato obiezioni, e via dicendo… ma ancora è presto per affrontare direttamente le questioni comunicative e tecniche: ancora non ho dato i primi esami (aiuto!).

  4. Mooolto interessante.
    Non molto tempo fa ho assistito a una discussione tra due persone, una delle quali diceva di lavorare in questo campo, e si lamentava perchè l’ingerenza vaticana, e la legge 40 ha tagliato il mercato e tutti i consumatori vanno all’estero, e per colpa della Chiesa in Italia non si può conservare il cordone ombelicale eccetera.
    L’altra persona, vagamente anticlericale, annuiva convinta.
    Io avrei tanto voluto intervenire, anche perchè da quel che so non c’è alcun “divieto cattolico” alla conservazione del cordone ombelicale, penso che la legge 40 non ne faccia neppure cenno; ma non conoscevo abbastanza l’argomento. Potevo solo dire “scusate, ma se esiste un divieto legale alla conservazione del cordone, forse chi ha scritto la legge qualche buon motivo ce l’aveva”; ma come argomento era davvero debole (anche perchè, obiettivamente, di leggi scritte senza buon motivo – se non quello di favorire l’interesse di pochi a scapito della collettività – ce ne sono davvero).
    Adesso dopo aver letto questo post mi spiego parecchie cose.
    Se mi ricapita l’occasione, potrò intervenire.

  5. Io invece, in generale, ho ancora grosse difficoltà ad intervenire in discussioni parlate, vis-a-vis. Non per timidezza, ma per oggettiva minor capacità di “processare” i dati rapidamente e piazzare la frase giusta al momento giusto.
    Molti temi, per altro, li sto scoprendo di recente, e ho magari argomenti solidi, ma non consolidati nel mio quotidiano, per rispondere: così di solito taccio.
    Di recente in realtà taccio anche per un altro valido motivo: mi sto rieducando a non esprimersi sempre e comunque, in qualunque situazione ed alla presenza di chicchessia, come se ciò che sento e penso fosse comprensibile ed assimilabile a prescindere dall’ascoltatore e dalla circostanza… sto cercando di ridimensionarmi un tantino, di equilibrare la partecipazione; ecc.
    Per esempio, passando dalla salute alla storia; avrei tanto voluto ribattere alla docente di Sociologia che spaccia in modo superficiale il Medioevo (qui Lucyette si arrabbierà) per un periodo gramo e soggetto all’oscurantismo della Chiesa, che la storiografia recente (e non soltanto i miei amici blogger…) hanno rivalutato grandemente i cosiddetti Secoli Bui, che tanto bui forse non erano. Ma considerato il soggetto, ho preferito non rischiare: il beneficio m’è parso inferiore al costo.
    Il fatto che parli tout-cout di oscurantismo, senza porsi il problema che qualcuno in classe dissenta in modo critico, mentre pochi minuti prima aveva premuto per storpiare l’idea di “valore” (relativizzandolo ad oltranza: i valori sono sempre soggettivi, tranne quelli dei nazisti che erano sbagliati (!)) – mi ha purtroppo confermato… il basso valore del suo insegnamento.

    Ben felice, comunque, che l’articolo sia d’aiuto: di questo ringrazio Daniela Cipolloni.
    C’è un tempo per ogni cosa, e spero di maturare abbastanza per potermi arrischiare, senza impicciarmi, in una presentazione pulita come questa di certe questioni anche a voce. Almeno al termine di questi tre anni universitari!

  6. Buongiorno a tutti: nel frattempo ho avuto la conferma dell’intervento dell’Antitrust e vi linko il documento ufficiale dove vi sono descritte le motivazioni.
    Quindi NON e’ vero che si tratta di uno scoop giornalistico falso, ma il documento esiste davvero, eccolo: http://www.trapianti.salute.gov.it/imgs/C_17_primopianoCNT_286_listaFile_itemName_0_file.pdf,
    Dott. Mariangelo Cossolini
    Responsabile
    U.S.S.A. Coordinamento Prelievo e Trapianto d’organi e Tessuti
    Area della Provincia di Bergamo
    Direzione Medica di Presidio
    Azienda Ospedali Riuniti di Bergamo

  7. Carissima sono contenta che si informa su quest’argomento sempre più attuale, visti i quotidiani risultati della ricerca sull’uso delle staminali. Ho visto che hai ripreso l’articolo di oggi scienza, ma non hai considerato i commenti. Tra questi, tutti interessanti, c’era anche il mio perchè alcune cose dell’articolo erano senza nessun fondamento.
    Basta andare sul sito AGCM per vedere come si è conclusa l’indagine http://www.agcm.it/index.php?option=com_domino&view=search&Itemid=181&ric=1&words=cellule+staminali&tipologie=4&separatore=0&limit=15&start=0
    Nessuna truffa e nessuna sanzione per le banche. L’AGCM è tenuta al controllo, ma questa non è una notizia, bisogna aspettare la fine delle indagini, altrimenti è cattiva informazione.
    Per quanto riguarda il resto, non sono daccordo. Qualche anno fa ho conservato privatamente le staminali di sangue e cordone. Prima di farlo mi sono informata, e il web è una grande risorsa se però sai cercare.
    Ti consiglio di leggere questa interrogazione parlamentare al punto B:
    http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/odg/cam/allegati/20111108.htm
    riguarda la chiusura della banca pubblica di Sciacca.
    Lo stato dà alle banche pubbliche circa 17000 euro a cordone conservato (altro che i 2000 che si pagano nel privato) e sono “comunque” i soldi delle nostre tasse.
    Ed è anche interessante sapere che con i 20.000 cordoni già raccolti quella banca assicura già la varietà genetica che garantisce la massima compatibilità nella popolazione regionale;
    e che aumentando il numero dei cordoni raccolti non cresce la probabilità di compatibilità per i malati in attesa di trapianto ma, al contrario, cresce il numero dei cordoni con lo stesso codice genetico che non potranno essere ceduti….

    Sono circa 20 anni che le staminali vengono conservate, solo in futuro sarà statisticamente significativo sapere per quanto tempo potranno essere conservate e quanti campioni saranno rilasciati dalle banche private per i trapianti (Per quanto riguarda il numero dei trapianti fatti con campioni provenienti da banche private, secondo i dati dell’EBMT del 2010 sono circa 500, ma stanno crescendo in maniera esponenziale:http://www.ebmt.org/Contents/Pages/Default.aspx)
    Sarebbe forse più importante informare che è importante sia donare che conservare per se, ma che non tutte le banche private sono uguali, perchè non tutte sono accreditate presso il loro ministero della salute, e che in caso di necessità di rientro per il trapianto solo quelle accreditate possono farlo.

    Ultimo esistono un ottantina di malattie curabili con il trapianto autologo, dove la compatibilità è importantissima per il successo del trapianto, che nel caso hai conservato è del100% per tuo figlio, del 25% per un fratello, mentre quella da donazione è circa 1/40000. Sulle altre malattie come le leucemie hai ragione, per questo la donazione è importantissima.

  8. Buongiorno
    in realtà quanto pubblicato è giusto solo parzialmente, a mio avviso…la conservazione autologa non solo “serve” ma è addirittura stata finanziata come ricerca dal vaticano con un milione di euro…è una notizia di questi giorni, che il vaticano abbia versato 1 milione di euro a Neostem, una multinazionale americana che si occupa di ricerca e stoccaggio di staminali adulte ad uso autologo…tra cui rientrano le staminali del cordone…come si può leggere
    http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=169741&sez=HOME_INITALIA

    inoltre i ginecologi italiani, classe della quale faccio parte ha finalmente pubblicato dati mai letti e fatto chiarezza sul fatto che la conservazione sia SICURA e UTILE:
    http://www.aogoi.it/opencms/pdf/sangue-cordonale.pdf

    in realtà il professor Contu, ha una visione del tutto di parte e spesso tralascia di dire che la donazione è la cosa migliore solo dal punto di vista teorico perchè poi nella pratica in Italia è un servizio che opera in modo a dir poco dubbio, con sprechi economici che fanno pensare, come è esempio la banca di Sciacca: 12 milini di euro per costruire una nuova mega area più 150 mila euro AL MESE per mantenerla e secondo il parere di esperti completamente inutile !!! (vedi il parere del prof Rebulla, responsabile della miglior banca pubblica italiana)
    chissà perchè tutti quelli che si occupano di donazione sono capaci solo di puntare il dito sugli altri e le porcherie in casa propria se le dimenticano, mi pare si dica informazione manipolata e di parte, giusto??…cosa c’è di diverso con le aziende che facevano pubblicità al proprio servizio? le associazioni come Adoces che percepiscono una % dei 17 000 euro da ogni cessione di campione di sangue cordonale possono allora scagliare la prima pietra o devono passare sotto l’ìocchio dell’antitrust anche loro per vedere se dicono solo la verità e tutta la verità?

    grazie di aver messo a disposizione il documento dell’antitrust così che tutti possano leggere che nessuno ha mai parlato di famiglie ingannate e di pubbilicità faziosa…purtroppo il problema è che spesso si parla per sentito dire e nessuno va mai a fondo delle questioni leggendo le n. pagine del documento ufficiale…

    Grazie per aver aperto una interessante discussione, per aver espresso il tuo parere e per aver dato a ognuno di noi la possibilità di esprimere il proprio…
    Luisa

  9. Dott. Cossolini, la ringrazio.
    Chiaramente non è uno scoop giornalistico, nè una lettura distorta dei fatti: i documenti parlano. A proposito, il documento che mi linka già l’avevo allegato al testo (punto tre, di fianco all’immagine dei vasi cordonali) 😉

  10. Amanda, ti ringrazio dell’intervento.
    Ma sbagli a credere che non abbia letto i vostri commenti.
    La carne sul fuoco è molta, vedo però di precisare alcuni punti:
    a) Non è vero che è stata fatta cattiva informazione (ovviamente mi riferisco solo all’articolo da me riportato): la Cipolloni infatti non ha mai parlato di sanzioni, ma solo di provvedimenti (nella fattispecie, come tu scrivi, un provvedimento di controllo su ciascuna banca citata perché tenga fede all’impegno ufficialmente preso di modificare i testi delle proprie brochure; le cui falsità sono state delineate nel testo. Trattandosi di falsità, come proprio il Garante rileva, è corretto parlare di inganno pubblicitario).
    Le indagini, per altro, si sono tutte concluse nel settembre / ottobre di quest’anno, ben prima della pubblicazione dell’articolo: dunque, perché affermi che è necessario attenderne la chiusura?
    b) Per quanto concerne l’utilità, statisticamente parlando, dei vari tipi di trapianti; io mi fido dei dati forniti dalle fonti ufficiali – fino a prova contraria. E quei dati portano alle conclusioni riaffermate nell’articolo: l’autologa ha avuto, sinora, valore zero.
    c) Non fatico a credere che le banche pubbliche “ciuccino” anche molti più soldi delle private, e che la loro organizzazione e gestione possa talvolta, anche spesso, lasciare a desiderare.
    Tuttavia, ciò non va ad inficiare l’assunto sul quale l’articolo si focalizza: la donazione allogenica è preferibile sia teoricamente che praticamente. La buona pratica, poi, va senza dubbio messa in atto; altrimenti possiamo scordarcene in benefici… in ogni caso, non vedo come una cattiva gestione della cosa pubblica, riconosciuta, possa togliere validità a quanto scritto.
    d) E’ importante sia donare che conservare per sè: il Garante non lo nega, anzi, lo ribadisce.
    Ma dovendo operare delle scelte, ed indirizzare le scelte dei cittadini per il meglio, è giusto dare priorità e divulgarne le motivazioni all’allogenica.
    Non sono infatti del tutto d’accordo con Luisa – il cui commento approverò tra un attimo – quando afferma (qui) di trovare immorale il consigliare alle mamme quale donazione o conservazione scegliere: consigliare non equivale a costringere o falsare le carte, ma piuttosto ad informare, illustrare le opzioni ed offrire un parere medico. E’ insomma un dovere, specialmente se la paziente è nel dubbio, poco informata e lo chiede esplicitamente – posto che la scelta definitiva è sempre sua, e questo dev’essere chiaro e sottolineato, grassettato, a lettere cubiche lampeggianti rosso fuoco nel dialogo terapeutico…

  11. Buonasera, Luisa.

    A proposito del discorso banche pubbliche ho risposto più sopra, ad Amanda.

    Idem per la questione “cattiva informazione” : leggendo il documento ufficiale, in effetti, si evince chiaramente che le pubblicità delle banche private chiamate in causa SONO “faziose”, inesatte, volutamente distorte. E per questo sono state redarguite e sollecitate a modificarle, quelle pubblicità.
    Non ci torno su: ci sono, appunto, i testi allegati che lo dimostrano.

    Ho letto l’articolo che linki, infine, e non vedo come tu possa stabilire che il Vaticano supporta la conservazione autologa – qui stiamo parlando di scelte sanitarie ad ampio raggio, di utilizzo per un verso o per l’altro del cordone conservato a vario titolo e in vario modo.
    Ma il conservare (che poi si riveli utile o meno) automaticamente escludere il donare il cordone alla ricerca – a meno di non ritirarlo successivamente, cosa che non so se avvenga e abbia un senso.
    Quel che l’articolo sul Messaggero dice, invece (e non è un gran novità…) è che per la Chiesa la ricerca sulle staminali embrionali, a differenza di quella sulle adulte; è da considerarsi immorale – la taglio con l’accetta, ma questo è. Punto. Niente a che vedere con l’argomento del post.

  12. Ciao Denise
    se vai sul sito di Neostem, ti sarà sufficiente leggere di cosa si occupano e ti accorgerai che si parla solo di autologo…e non di donazione in nessun settore, ancora peggio loro stockano proprio il midollo giovane senza minimamente parlare di iscrizione al registro donatori o altro…per questo ho citato l’articolo del messaggero…

    hai letto anche il documento su gyneco dell’AOGOI? nel 2009 sono stai eseguiti 15 trapianti da sangue cordonale autologo per patologie ematiche, da letteratura scientifica ufficiale EMBT…trovo giusto sia donare che conservare, ma schierarsi in questo settore dove c’è del buono e del marcio da ogni parte credo sia davvero poco giusto…ma questo è il mio pensiero e così mi comporto ogni giorno perchè sono convinta di fare il bene delle mie donne (che in gravidanza sono gestanti e non pazienti se la gravidanza è fisiologica..)

    direi che le tue idee sono un po’ troppo condizionate, se riuscissi a liberarti dei pregiudizi potresti avere una visione puramente scientifica…ma forse sei molto giovane ed è giusto avere delle convinzioni e una forza spirituale che si perde negli anni, la disillusione legata a quanto vediamo ogni giorno in corsia ti tolgono forza e sogni…

    Ti suggerisco solo come medico e come donna un po’ più vecchietta di essere più morbida e metterti in discussione a fronte di qualcuno che può avere qualcosa da raccontare che non è sbagliato a priori, solo perchè contro quanto tu ritieni sia inequivocabilmente giusto…nella vita ho imparato poco perchè sbaglio ogni giorno, ma sicuramente una di quelle poche cose consiste nel dubitare prima di quanto mi convince che di quanto per natura mi ispira sfiducia…perchè quando ti fidi di un’idea se ti delude è davvero difficile da affrontare…

    in ogni caso, complimenti…
    buona occasione di confronto…
    buona serata

  13. Luisa, ti ringrazio (e lo scrivo sinceramente, ti prego di credermi) per l’interesse che dimostri non tanto per la questione, ma anche e soprattutto nel cercare di espormi le tue idee, che ritieni essere corrette.
    Ma, perdonami, mi è ben difficile accettare che tu prema sulla scientificità, mentre al contempo ti permetti (grave bias) di giudicare la mia posizione (che non è affatto inequivocabile ed immutabile) sulla base dell’età. Non è solo un fatto di sano orgoglio personale, qui: tu hai decretato che io mi sia fatta un’idea sulla base di pregiudizi (quali?), che sia molto giovane (direi soltanto giovane) e dunque priva della sufficiente esperienza per valutare, anche senza conoscere a fondo un argomento, quale possa essere il suo valore potenziale – e soprattutto quale valore abbiano le fonti da cui lo traggo -, ed infine che sia felicemente immersa in un liquido amniotico (per restare in tema anche con le metafore) di candore e purezza professionale.
    Mi dispiace, ma io non sono disposta a dare credito a chi ne dà alcuno a me, per stereotipo (stavolta sì, si tratta di questo).

    M sono riservata di leggere con più calma il documento AOGOI, ieri sera ero al limite.
    Ma non dubitare che lo farò, nè che mi documenterò ben oltre.
    Lo stesso dicasi per una ricerca mirata sui rapporti NEOSTEM-Vaticano: ad ogni modo, ti ribadisco che l’unico articolo che mi hai linkato in merito (dal Messaggero) non ne dice nulla.

  14. mi era sfuggito….grazie. Sono un po troppo occupato in questi giorni.
    Grazie per il Suo puntuale contributo, molto attento e impegnato. Complimenti!
    Un cordiale saluto,

  15. Si figuri. Un’informazione doppia in questi casi è preferibile ad un’informazione assente 😉
    E grazie a Lei: io non ho alcun merito se non quello di selezionare e divulgare il materiale che ritengo più utile per l’esiguo pubblico che mi raggiunge, in un modo o nell’altro.
    Il confronto non può che farmi bene.

  16. Sono Simone, biotecnologo operante nel settore privato della conservazione delle staminali. Intervengo nel blog perché ho visto che alcune di voi hanno fatto i complimenti alla Cipolloni in merito al suo articolo “Tutte le bugie delle banche private del cordone”. Da operatore del settore, sperando che il parere di un biotecnologo laureato 110 e lode conti qualcosa, vi garantisco che questo articolo è intriso di inesattezze e omissioni da un punto di vista scientifico oltre che diffamatorio nel titolo verso un intero settore in maniera indiscriminata. Oltre a questo non viene dato alcun diritto di replica ad alcuna delle società oggetto di attacco che vengono additate come “bugiarde” solo per essere state oggetto di una verifica che non ha prodotto alcuna sanzione…davvero un pessimo esempio di gogna mediatica, la Cipolloni è indubbiamente un pessimo esempio di giornalismo di inchiesta..
    Vi invito vivamente a prendere visione del commento n.18 lasciato all’articolo in questione da Alessio1981 nell’articolo originale pubblicato su Oggiscienza http://oggiscienza.wordpress.com/2011/10/26/tutte-le-bugie-delle-banche-private-del-cordone/. che si distingue tra tutti come l’unico che conosce veramente la materia oggetto dell’articolo.
    Sto facendo un’opera di controinformazione dal momento che la scarsa professionalità e la superficialità di persone come Daniela Cipolloni arreca un grande danno non soltanto a un settore assolutamente legale che impiega persone oneste e in buona fede come me e i miei colleghi ma soprattutto compromette il diritto delle famiglie a una scelta informata.
    Spero che il commento di Alessio1981, il mio commento (n.19) in risposta a uno “squadrista della disinformazione di stato” come il dottor Mariangelo Cossolini e questa email contribuirà a farvi riflettere sulla reale professionalità di questa giornalista e del tipo di soggetti cui questa giornalista si ispira a schierarvi non dalla nostra parte ma dalla parte di chi cerca sempre di andare oltre le apparenze contro lo scoop a ogni costo, anche quello di ledere profondamente e ingiustamente la dignità di persone che onestamente si guadagnano da vivere rendendo un servizio utile e apprezzato da tante famiglie italiane che decidono legittimamente di non affidare un patrimonio biologico a un sistema pubblico ancora oggi totalmente inefficiente (95% di spreco)…grazie per non censurare questo articolo.

    Cordialmente
    SV

  17. Simone, ti ringrazio per il tuo intervento , ma non lo posso condividere – la tua professionalità è rispettata, ma non ti consente di negare alcuni fatti.
    La Cipolloni non ha espresso opinioni o raccontato ciò che, una bella mattina, le veniva in mente così d’amblè, ma ha esposto precisi dati e circostanze non smentibili.
    Io credo che “diritto di replica” non equivalga, e non possa equivalere, a pretesa di sentirsi dare ragione. E di gogna mediatica non parlerei – se ho un po’ di quella dignità di cui tu parli – dal momento che alle argomentazioni e alle contestazioni portate dai commentatori l’autrice ha risposto coerentemente; non censurando nessuno come tu ritieni.
    Io non entro nel merito delle eventuali letture ideologiche della questione, che non conosco; mi limito a riportare – lo ripeto – dati e fatti quali sono.
    Esiste una sentenza del Garante che parla chiaro: le aziende in oggetto hanno pubblicato informazioni false e con ciò hanno recato danno ai propri (potenziali ed effettivi) clienti, a chi per compiere una scelta sanitaria delicata si è loro affidato. Il fatto che la sentenza non commini contestualmente una sanzione non significa che non vi sia colpa! Definire dunque quelle aziende private (e non il privato tout-court), terra terra, bugiarde non è affatto diffamante, non un attacco gratuito alla loro (manchevole) professionalità nè tantomeno alla loro persona.
    Ad Alessio ha già risposto Daniela, non riporto qui gli interventi per non appesantire – ma invito chiunque legga e sia interessato, ovviamente, a farlo in prima persona. Ritengo inoltre che la risposta di Daniela e le mie precedenti precisino quanto va precisato: inutile accapigliarsi sulle finezze, se non si comprende correttamente neppure quali siano i termini macroscopici del problema.

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