Del fantastico e di azioni che di fantastico han ben poco.

Possiamo dire, dal momento che Gianluca Casseri – immerso nel mondo fantasy – ha compiuto un atto omicida; che il fantasy, in ogni sua diramazione, è pericoloso in sè? No.
Esiste, ciononostante, una deriva molto precisa del fantastico italiano? A mio parere, sì.
E non la voglio negare, la vorrei (avendone le capacità, che non ritengo di avere) porre in evidenza.

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11 thoughts on “Del fantastico e di azioni che di fantastico han ben poco.

  1. sono a digiuno dell’argomento, quindi non saprei dire se è vero che c’è una deriva nel fantastico italiano. so che è possibile condividere degli interessi e allo stesso tempo aborrire l’ideologia di una persona (dopotutto anch’io vado pazza per i bomboloni alla crema). di sicuro le facili semplificazioni dei giornalisti non sono di aiuto per nessuno. però adesso mi fai davvero preoccupare: adoro sia Tolkien che Lovecraft!

  2. Neppure io sono non dico un’esperta, ma almeno una che sappia raccogliere ed argomentare le idee in tema.
    Posso però senz’altro esortarti a non preoccuparti per Lovecraft o Tolkien (in particolare per quest’ultimo): nei commenti al post di Lara Manni è chiarito in modo esauriente che il problema sta nella (mala) interpretazione e nel (malo) uso di testi e contenuti, non nei testi in sè: una vera e propria distorsione, arbitraria al di là di ogni possibile e plausibile sfumatura.
    Operazioni ideologiche che non richiedono neppure d’aver letto gli autori citati per venire individuate per quel che sono – lo so: sto dicendo un’enormità, ma un’enormità veritiera.

    Mantenere, come tu richiami, una multipla lettura della realtà (un conto è ciò che leggo, un conto è ciò che penso, un conto ancora ciò che agisco; pur nella possibilità che i vari piani talvolta coincidano) è indispensabile.
    Senza per questo dividere, estraniare in modo artificioso e pretestuoso il “privato” dell’autore dal “pubblico”, la letteratura dalla vita, i concetti dall’humus umano in senso lato che li ha prodotti. Si legga per esempio qui: http://laramanni.wordpress.com/2011/12/14/le-parole-per-dirlo-e-dirlo-adesso/#comment-16140

    Forse, in tutto questo, mi preoccupa meno la superficialità (ed il disrispetto) del giornalista di turno, che ormai non leggo quasi più e che l’utente medio che se lo beve dimentica a breve; di certe false costruzioni di pensiero che purtroppo allignano nel profondo, si radicano e diventano di difficile estirpazione.
    Forse perché ci predisponiamo ed esponiamo volontariamente ad esse?
    Appena citato e non eviscerato, in relazione al caso, è anche il gioco di ruolo (non so se e quanto Casseri vi fosse coinvolto). Ogni ambientazione fa a sè: ma vogliamo dire, per esempio, che in 8 casi su 10 in Italia Vampiri strutturalmente alimenta, e circolarmente viene letto ed inteso, come scenario di svariate crudeltà per niente mitigate dalla consapevolezza di stare fingendo, mimando una realtà d’invenzione?
    E’ un esempio diverso e più complesso, da un certo punto di vista, di qualsiasi analogo letterario; perché più dinamico e più centrato sul “fattore umano” attivo nel qui ed ora, costantemente. Ma serve a riportare al centro il dato di fatto che nessuna opera, nè attività creativa (vale per il fantasy con annessi e connessi come per qualsiasi altra forma espressiva) è oggetto neutro.

  3. Guarda, quegli articoli estremamente superficiali (posso dire idioti? Lo dico. Non avevano uno straccio di argomentazione!) sul rapporto tra Casseri e fantastico mi hanno fatto pensare per l’ennesima volta a che giornalisti del cavolo abbiamo in questo paese. Avevo letto anch’io il post della Manni che segnali, ma personalmente trovo imprescindibile il lavoro fatto dai Wu Ming nel decostruire mattoncino per mattoncino l’interpretazione che dell’opera di Tolkien ha dato per anni e anni la destra italiana, appropriandosene, operazione dovuta anche allo snobismo della cultura “di sinistra” verso il genere fantasy. In nessun altro Paese del mondo Tolkien è mai stato considerato autore fascista o “di destra”. Per i figli dei fiori statunitensi Il signore degli anelli era simbolo di libertarismo e pace, tanto per dire. Qui c’è un post dei Wu Ming dedicato alla questione: http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=6365
    ma se sul loro blog clicchi sulla tag “Tolkien” vedrai che lavoro filologico e interpretativo hanno fatto.
    Ciò non toglie che per gente come quel Casseri, del fantasy si possa dare quell’interpretazione… ma di questo non è responsabile il genere in sé.
    Comunque, per scherzare un attimo, sappiate che io sono un tipo estremamente pericoloso: non solo rileggo periodicamente tutto Tolkien, ma amo l’ispettore Callaghan, leggo tanti fumetti e gioco a videogiochi violenti. Inoltre leggo King, Lovecraft e horror da sempre. E mi sento la persona più pacifica di questo mondo 🙂

  4. Mah insomma.
    Cioè sì, assolutamente d’accordo sull’insostenibilità dell’interpretazione esoterica di Tolkien, però su quel post c’erano un paio di precisazioni da fare, e sono andato a farle.

  5. Se puoi dire idioti? Certo che puoi! 😉 Io lo evito perché di articoli non ne ho letti nè ho ascoltato servizi in TV. Ma posso tranquillamente immaginarne il tono…
    … ti ringrazio per il link diretto, che interesserà anche altri lettori occasionali; mi leggo il lavorone con calma. Di fatto la Manni è, mi pare, in piena sintonia con il collettivo.
    E senza dubbio il precisare che il genere, in Italia, non è esente purtroppo da questo tipo di degenerazione (che va dichiarata perché possa essere combattuta) non comporta che il genere in sè sia tacciabile di pericolosità, o che vada indicato come il responsabile di atti terribili come quello di Casseri.
    Anche questo, però, è sottolineato e ribadito.

    A proposito di King… hai per caso letto l’ultimo, 22/11/63? *__*

  6. King rules.

    Per fortuna la saga di Harry Potter, a quanto mi risulta, non è ancora stata chiamata in causa per giustificare l’esistenza di sette esoteriche ispirate ai Mangiamorte. Per ora.

  7. Sì sì, la Manni è in piena sintonia coi Wu Ming, seguo entrambi da tempo e trovo molto interessanti le riflessioni di entrambi su genere, immaginario collettivo, attualità…
    “22/11/63” lo sto leggendo! L’ho iniziato lunedì!!! Tu l’hai letto?

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