Una favola di Natale

Lo accennavo qui: ho avuto un’illuminazione (letteralmente, perché da sola non so se ci avrei pensato…) e stabilito di cominciare a leggere a mio padre – morto esattamente un mese fa – dei libri; per esempio quelli che avrebbe voluto ma non ha fatto in tempo a gustarsi, quelli che so gli sarebbero piaciuti – magari di autori che gli avevo già fatto conoscere – anche se non li collezionava, quelli che possono raccontare meglio di altri una nostra comune esperienza, il nostro legame, e ancora certi classici (che esperienza e legame li raccontano dell’umanità intera!).
Voglio insomma non solo leggere al posto di mio padre, ma leggere per lui.
E non in casa, dove bene o male posso finire per concentrarmi su me stessa e mandargli giusto un pensierino distratto prima di lasciarmi affondare in una storia, ma al cimitero, presso la sua tomba.
No, non temete: non dovete immaginarmi all’addiaccio, con le stalattiti che mi pendono dalle orecchie: stamane ho fatto una prima prova, verso le 11:00, e complice il clima più che clemente, ottimo ho potuto andare avanti per un’oretta tranquillamente scaldata dal sole. Inoltre non ero in piedi, è chiaro, ma mi sono portata un comodissimo (piccolo, leggero e maneggevole) sgabello made in Ikea, ovverosia lo sgabello per bimbi Mammut. La seduta è confortevole, e non avere alcuno schienale mi sprona a tenere la colonna come salute comanda.

Per questo esordio ho scelto un libriccino molto bello, da suddividere in tre parti (terminerò alla vigilia): La favola di Natale di Giovannino Guareschi; autore strepitoso e che mio padre adora. Ho avuto persino occasione di consigliarlo alla vedova di un professore delle scuole medie locali, che è passata a far visita.
Inutile dire che al buon esito della lettura ha contribuito la piacevolezza e scorrevolezza dell’autore: la Favola è breve, ma non più della sua norma (fra racconti e annotazioni, e comunque anche i capitoli dei libri appartenenti alla serie di Don Camillo e Peppone, così come quelli del resto della produzione non esagerano). Ma con questo non intendo dire che soltanto dei testi brevi siano adatti all’uopo: anzi, nella “lista dei desideri” che sto compilando sono già comparsi titoli di discreti mallopponi.
Le variabili incidenti sono tante, e diverse per chiunque volesse cimentarsi.
In questo frangente, per me, la fanno da padrone freddo e (solitamente scarso) tempo libero; ma come già previsto l’estate cambierà le carte in tavola. L’importante è sapersi organizzare! ^__^

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21 thoughts on “Una favola di Natale

  1. Anche noi l’abbiamo scoperto pochi anni fa, e infatti l’avevo richiesto col prestito interbibliotecario già nel 2010. Ergo, va da sè, te lo consiglio! Oltre ad apprezzare il suo ben noto stile ci troveresti sia la purezza dello spirito natalizio che l’arguzia di una polemica, non sempre e da tutti compresa come tale, verso la guerra e certi uomini che vi sguazzano dentro.

  2. So che sei una mia nuova lettrice e passo volentieri a farti i miei auguri, quando avrai voglia di “qualcosa di buono” passa a trovarmi, ciao.

  3. Allora ti immaginerò intenta in questa lettura, nell’aria fredda ma tersa di questi giorni, subito sotto il cielo. Quindi, buon Natale!

  4. è molto poetica questa idea di andare a leggere i libri accanto al luogo ove riposa tuo padre

    anch’io vado spesso a trovare mia madre, morta nel 1980, ma non avevo mai pensato di portarmi da leggere

    è un gesto che mi colpisce, molto particolare

  5. Altrettanto!

    Il cielo (ed anche il Cielo) ci proteggono, in questi giorni.
    In altre circostanze mi sarebbe piaciuto aver la neve, ma quest’anno mi va più che bene così. Al gelo penserò in gennaio…

  6. Ho anche dei precedenti, eheh, ma meno sistematici: mi è capitato di comporre una poesia per la mia nonna materna – che non ho mai conosciuto – e siccome l’ispirazione m’era venuta appunto al cimitero, ho trovato naturale seguirla proprio lì; perciò ho tirato fuori blocchetto e matita e via.
    Oppure, a volte (soprattutto d’estate durante le mie camminate) mi fermavo a salutare mio fratello e gli dedicavo una precisa canzone che ascoltavo in cuffia.

    Forse nel caso di mio padre è stato imprevedibile, non scontato eppure necessario scegliere di leggere.
    Non farlo sarebbe stato equiparabile a smettere di mangiare; e c’è nel farlo in questo modo un valore aggiunto, la concretizzazione di una volontà meditata e non di una fantasia emotiva – che so porteranno a entrambi qualcosa di buono.

    Poi beh, faccio anche altre cose: tipo mettere insieme vasi con sabbia colorata e piantine grasse, o aiuole.
    E’ una forma di dono e di comunicazione insieme, prima che una questione decorativa.

  7. E soprattutto è fattibile: prima di iniziare avevo paventato varie difficoltà, pur immaginandole superabili. Per esempio la possibilità che qualcuno trovasse la cosa fuori luogo… o che la scomodità avesse la meglio. Invece è piuttosto easy, e vedo che c’è chi apprezza.

  8. Ciao, Ceci!
    Giovanni Guareschi è un grande, caldo e appassionato, scrittore apparentemente facile e invece mai gratuito. Un geniaccio. All’epoca ebbe vasta eco per quanto, rispetto alla letteratura A maiuscola, fosse considerato lì lì sul confine dei minori. Oggi, ripensando a Guareschi, mi viene da dire che meriterebbe gli dedicassero una via. È morto relativamente giovane, ed ebbe brutti dispiaceri in seguito a una causa giudiziaria clamorosamente persa avendo accusato De Gasperi, risultato estraneo. Ma questa è come si suol dire, un’altra storia.
    Conta che è stato uno scrittore di cuore, grande, e che si legge sempre (meritatamente) volentieri, al di là delle epoche e dei tempi.
    Buon Natale Ceci, sapessi il tuo indirizzo, ti manderei le zampogne.
    Accontentati del pensiero (salvo tu godere dello scampato pericolo…)
    Guido/Ebby

  9. Grazie!

    Riporto testo e traduzione (trovata qui: http://patriziaercole.wordpress.com/2009/12/25/poema-di-natale/ )

    Per questo fummo creati:
    Per ricordare ed essere ricordati
    Per piangere e fare piangere
    Per seppellire i nostri morti –
    Per questo abbiamo braccia lunghe per gli addii
    Mani per cogliere quel che ci è stato dato
    Dita per scavare la terra.

    Così sarà la nostra vita:
    Una sera sempre ad aspettare
    Una stella che si spenga nelle tenebre
    Un cammino fra due tumuli
    Per questo dobbiamo vegliare
    Parlare a bassa voce, camminare piano, osservare
    La notte che dorme in silenzio.

    Non c’è molto da dire:
    Una canzone su una culla
    Un verso, a volte, d’amore
    Una preghiera per chi se ne va –
    Ma quell’ora non dimentica
    E ad essa i nostri cuori
    Si abbandonano, gravi e semplici

    Perché per questo fummo creati:
    Per la speranza in un miracolo
    Per la partecipazione della poesia
    Per guardare in faccia la morte –
    Di colpo non più aspetteremo…
    Oggi la notte è giovane; dalla morte, appena
    Siamo nati, immensamente.

    [Vinicius de Moraes – traduzione: Federico Guerrini]

    Poema de Natal

    Para isso fomos feitos:
    Para lembrar e ser lembrados
    Para chorar e fazer chorar
    Para enterrar os nossos mortos —
    Por isso temos braços longos para os adeuses
    Mãos para colher o que foi dado
    Dedos para cavar a terra.

    Assim será nossa vida:
    Uma tarde sempre a esquecer
    Uma estrela a se apagar na treva
    Um caminho entre dois túmulos —
    Por isso precisamos velar
    Falar baixo, pisar leve, ver
    A noite dormir em silêncio.

    Não há muito o que dizer:
    Uma canção sobre um berço
    Um verso, talvez de amor
    Uma prece por quem se vai —
    Mas que essa hora não esqueça
    E por ela os nossos corações
    Se deixem, graves e simples.

    Pois para isso fomos feitos:
    Para a esperança no milagre
    Para a participação da poesia
    Para ver a face da morte —
    De repente nunca mais esperaremos…
    Hoje a noite é jovem; da morte, apenas
    Nascemos, imensamente.

    [Vinicius de Moraes – extraído do livro “Antologia Poética”, Editora do Autor – Rio de Janeiro, 1960, pág. 147]

  10. Salvo la questione De Gasperi, della quale non sono a conoscenza; posso semplicemente sottoscrivere ogni cosa.

    Apprezzo le zampogne, anche virtuali – vorrà dire che domani, quelle che ascolterò durante il viaggio in auto saranno le tue 🙂

    Buon Natale!
    (Oh oh oh).

  11. Questa tua idea mi piace sempre di più… anche perché ora che hai fatto la prima prova pratica e si è visto che è realizzabile, mi son vista nella mente l’immagine del cimitero con tante persone davanti alle varie tombe, intente a leggere libri ai propri defunti. Mi ha messo addosso un entusiasmo… 🙂 Adesso qui da me nevica. Ma non escludo che quando andrò a trovare mia nonna (morta esattamente quattro mesi fa da oggi) mi porterò un libro da leggere di quelli che piacevano a lei (e che non piacevano a me! 😉 )

  12. Felice di averti ispirata! ^__^
    Sì, la bella stagione è proprio quel che ci vuole – ma la Favola di Natale non potevo fargliela mancare, e naturalmente è giusto che fosse letta ora.
    Bellissima l’immagine di un cimitero affollato di lettori… in dialogo con i loro cari.

    Fammi sapere se, quando e cosa leggerai a tua nonna (per la quale riservo una preghiera: mi diresti come si chiama?).

  13. Mi ha emozionato leggere questo tuo post… Ti ho immaginata seduta vicino a tuo padre mentre leggevi Guareschi e…. Insomma…non nascondo che mi son commosso…
    Grazie per aver condiviso questo tuo prezioso pezzetto di vita.

  14. Grazie a te, Giuliano!
    E’ un piacere condividere questi aspetti, fra gli altri motivi anche perché mi permettono di trasmettere un po’ del calore e della personalità del mio papà agli altri. E’ già un successo, questo.

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