2011: The best of

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I migliori libri letti nel 2011

  • Ai miei figli” – Pavel Florenskij
  • Il piccolo libraio di Archangelsk” – Georges Simenon
  • La politica dell’esperienza” – Ronald David Laing
  • Lezioni americane” – Italo Calvino
  • Io, Jean Gabin” – Goliarda Sapienza
  • La concessione del telefono” – Andrea Camilleri
    Un esperimento che definirei di “narrativa indiretta” : in cui non si racconta nulla ma si lasciano parlare carte, note burocratiche e lettere private; a ricostruire le vicissitudini di un cittadino siciliano intenzionato ad allacciare una linea telefonica – e, per mezzo suo, le riconoscibili attitudini di un popolo appena costituitosi Stato.
  • Filippo Tommaso Marinetti – Invenzioni, avventure e passioni di un rivoluzionario
    – Giordano Bruno Guerri
  • L’ultima salita – La Via Crucis di Cerveno e il Compianto di Breno di Beniamino Simoni
    – Giovanni Reale ed Elisabetta Sgarbi
    Un servizio fotografico completo, corredato di inquadramento artistico e di una bella selezione di commenti letterari e teologici ad ogni stazione della Via.
  • Dieci piccoli indiani” – Agatha Christie
    Un classico che fa riscoprire il piacere della metodicità e dell’esattezza di pensiero.
  • Il coraggio della passione” – Carlo Maria Martini
  • Perché siamo ancora nella chiesa” – Joseph Ratzinger
  • Il pane di ieri” – Enzo Bianchi
    Una prosa essenziale ma dal contenuto ricco, come la combinazione di quegli elementi di vita contadina che l’autore recupera e presenta al lettore che non li ha mai conosciuti, o li ha dimenticati.
  • Senza via d’uscita” – Barbara Gowdy
  • Preti” – Vittorino Andreoli
  • Il gatto” – Georges Simenon
  • La favola di Natale” – Giovannino Guareschi
    (qui sotto, uno dei disegni dell’autore che illustrano il testo)

I migliori film visti nel 2011

  • Inception” – Christopher Nolan
    Un classico gioco di scatole cinesi ottimamente riuscito (cosa non facile),
    un tema fantascientifico molto affascinante: la possibilità di creare con la mente.
    Con relative conseguenze.
  • Adèle e l’enigma del faraone” – Luc Besson
    Mi aspettavo uno dei tanti voli pindarici, mezzo incomprensibili, à la française; con più un vago senso del mistero che una trama fantastica ben congegnata. Invece. Diverte con stile.
  • Parto col folle” – Todd Phillips
  • The reader” – Stephen Daldry
  • Il negoziatore” – Gary Gray
  • C’eravamo tanto amati” – Ettore Scola
  • The next three days” – Paul Haggis
  • 127” – Danny Boyle
  • I soliti sospetti” – Brian Synger
    A proposito del diavolo. Uno Spacey perfetto per la parte.
  • La recluta” – Clint Eastwood
    Vecchio stile, pellicola da manuale, senza scossoni. Ma sempre godibile.
  • Gli uccelli” – Alfred Hitchcock
  • Benvenuti al sud” – Luca Miniero
  • Man on fire” – Tony Scott
  • I cento passi” – Marco Tullio Giordana
  • Firecreek (L’ora della furia)” – Vincent McEveety
  • Gone baby gone” – Ben Affleck
    Una riflessione morale adagiata su un filo discretamente in tensione.
  • Il primo dei bugiardi” – Ricky Gervais e Matthew Robinson
    Il più originale. Recitazione raffinata.
  • Imago mortis” – Stefano Bessoni
  • The wrestler” – Darren Aronofsky
    Piano, pulito, semplice. Commovente.
    Sembra scritto in un altro decennio.
  • Hereafter” – Clint Eastwood
    Non impeccabile, ma con diverse frecce all’arco. Evitata la stucchevolezza, il più è fatto.
    Tocca corde che risuonano in chi ha avuto un lutto, senza lasciare l’amaro della superficialità: un risultato ottenuto facendo qualche passo indietro, invece che troppo avanti, nei momenti giusti.
  • C’era una volta il west” – Sergio Leone

La miglior musica ascoltata nel 2011

  • Wilhelm Furtwängler
    In realtà ho ascoltato ben poco di questo direttore caldeggiatomi da un amico.
    E’ un poco che basta a farmelo amare, comunque, e a decidere di dedicarmici.
  • Joe Hisaishi
    In gioia ed in tristezza, appronta un tessunto di note delicato ma mai noioso.
    Mi è particolarmente cara la colonna sonora da lui scritta per Okuribito – Departures;
    film splendido che approfitto per consigliarvi (qui sotto una scena).

Il miglior cibo assaporato nel 2011

  • Gelato alla violetta
  • Budino di semolino con copertura di prugne frullate
  • Zuppa di pane e latte
  • Polenta zuccherata
  • Polenta di Storo con straccetti di cervo

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15 thoughts on “2011: The best of

  1. wow! pensa che io al momento non sono nemmeno in grado di ricordare che cos’ho mangiato due giorni fa… anni fa le facevo anch’io le classifiche del meglio dell’anno, soprattutto relativamente a libri e film, ma ultimamente sono molto distratta.

  2. Oh, tranquilla: vale anche per me; è più facile ricordare un particolare piatto che mi ha colpito e che mi è piaciuto (di solito, me lo ripappo ogni volta che posso) piuttosto che la cena di ieri sera.
    Se ci fai caso, poi, sono quasi tutti cibi consolatori: morbidi, dolci, ecc.
    Si vede che ho bisogno di coccole ^__^

    Fare elenchi mi rilassa, ed in questo momento, fine dell’anno a parte, ci sta bene.
    Diciamo che fra le altre cose mi riordina un po’ il cervello, come una deframmentazione.

    p.s.: volevo ridere un po’, ma l’oroscopo di Rob per il 2012 c’è soltanto in english?
    Non ho nemmeno capito se è a pagamento o che altro. Boh!

  3. sì, la versione completa è a pagamento, sull’Internazionale hanno messo una breve sintesi. poveraccio, deve pur campare… pensa solo a quanto spende per il suo pusher!

  4. Putroppo no: ci ero incocciata mentre lo trasmettevano su uno dei tanti nuovi canali del digitale, mesi fa; così avevo controllato e registrato la replica. Peccato che poi sia andata persa, cancellata insieme a TUTTI gli altri film che avevo in memoria per errore O.o
    Ovviamente lo recupererò.
    Tu, intanto, come l’hai trovato?

  5. Di István Szabó ho ancora in mente l’immenso e inarrivabile Mephisto, che affronta lo stesso tema di Taking sides (orribilmente tradotto, more solito in Italia, con “A torto o a ragione”), anche se con forme narrative meno destrutturate e didascaliche rispetto al libro da cui è tratto. Forse a farmi velo è il raffronto, razionalmente scorretto ma emotivamente spontaneo, tra due pellicole che rappresentano l’esposizione di un percorso destinato a rimanere sottotraccia, nelle intenzioni dei protagonisti: come una brutta azione di cui ci si vergogna, ma che è stata necessaria.

    Il film parte dalla affermazione quasi prometeica della giustizia assoluta, ma i valori inizialmente in campo trascoloreranno gradualmente in qualcos’altro, nel corso degli eventi: Wilhelm Furtwängler sceglie di rimanere in Germania a causa dell’amore per la musica e per la nazione. Ma fin dove la decisione (apparentemente) a-ideologica della storia si mescola al demone della carriera, dell’ambizione, del talento – fino a sfiorare la struttura mentale e psicologica tipicamente asociale e astorica del daimon del genio, indissolubilmente legato al fuoco dell’arte? István Szabó non lo rivela, ma lo fa presagire nelle immagini di repertorio che coronano, queste sì splendidamente il film: ma forse non basta, se il devastante risultato di questa sovra-esposizione è una zona grigia e sfibrata, mi verrebbe da dire camusiana (nel senso proprio della parola), dove la realtà interiore – cioè la coscienza più intima – dei comprimari di quella vicenda titanica è sottoposta a uno sfibramento di ordine etico, ma allo stesso tempo si sottrae a qualsiasi capacità umana di giudizio che sia davvero morale.

    Un film forte e doloroso ma che manca di qualcosa: forse della connotazione direi liturgica di un giudizio che dovrebbe essere immanente a queste vicende che traggono dalla lezione dei tragici greci la loro impersonale capacità di sceverare il grano dal loglio e di “imporre” un ordine nuovo a quello incrinato dalla violazione.

    Massimo

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