2012: a proposito di buoni propositi.

Non so quanti di voi abbiano deciso, per questo 2012 appena nato, di individuare i consueti “buoni propositi”. Per quanto spesso, si sa, naufraghino nel mare delle incombenze e delle stanchezze che pian piano emergono; a me pare che fare dei propositi e darsi degli obbiettivi – se ci si mette del metodo – sia sempre utile in qualche misura.
Dico che bisogna metterci del metodo, perché il tutto non si risolva in un gioco presto dimenticato o peggio in un impegno gravoso ed insostenibile – trovando il giusto equilibrio per non prendersi troppo sul serio ed imprigionarsi da sè in aspirazioni eccessive, e al contempo non perdere la presa sui propri desideri.

Poche, utili indicazioni
Per riuscire a tener fede ai propri propositi, è buona cosa:

a) puntare pure in alto, ma formulare piccoli obbiettivi, che siano concreti, meglio ancora se misurabili.
Può sembrare una contraddizione, ma non lo è. Porsi obbiettivi “piccoli” non significa volare raso terra, concedersi poco, partire sfiduciati. Al contrario, vuol dire semplicemente comprendere che per creare una qualsiasi cattedrale occorre ponderare bene qualità e posizione di ogni singolo mattone.
Il problem solving, metodologia ben nota ed applicata (fra gli altri) in ambito sanitario, suggerisce di agire per piccoli passi, di avanzare proposte e richieste concrete, pratiche, chiare e non generiche (per esempio: “uscire a camminare almeno una volta a settimana per circa due ore” invece di “fare più esercizio fisico”).
E’ utile inoltre, anche se non strettamente necessario, misurare (con scale di vario tipo, non solo numeriche) i risultati ottenuti – ed anche, perché no, la propria soddisfazione!
Non si tratta di mettersi in gara con se stessi: guai a far coincidere il proprio obbiettivo con una banale cifra. Si tratta piuttosto di aiutarsi a verificare costantemente di essere sulla strada giusta, di conoscersi meglio attraverso ritmi, attitudini, fatiche, imprevisti ed intuizioni; e di farlo registrando le proprie attività con un po’ più di criterio di quello che si metterebbe in un comune diario.

b) non soffermarsi su quanto ci si era prefissati all’inizio dell’anno precedente, ma verificare cosa – al termine di dicembre – si è desiderato di aver realmente ottenuto.
Uno scarto tra quanto si era programmato di attuare a gennaio e quanto, in realtà, è stato realizzato trascorsi 12 mesi è quasi inevitabile. Ma anche fisiologico: non vale la pena abbattersi confrontando le due voci, meglio trarre vantaggio dal momento osservando quanto e come le nostre aspettative e prospettive si sono modificate nel tempo.
Per fare un semplice esempio, io mi ero ripromessa di comprare delle scarpe da corsa adatte per l’inverno, e magari dei pantaloni in tessuto tecnico e termico. Eccetera. Ho capito presto che non ero abbastanza motivata all’acquisto, ed infatti durante gli ultimi mesi sono andata in letargo: ma non mi sento certo in colpa per aver preferito il divano, anzi. Ho riconsiderato il mio obbiettivo, esagerato, e consolidato il desiderio di tornare a camminare con la bella stagione.

c) effettuare una revisione periodica (sia essa trimestrale, mensile, addirittura più frequente) dei propri progetti, del proprio avanzamento verso gli obbiettivi stabiliti, della funzionalità delle nostre azioni.
Non c’è molto da spiegare, nè un metodo univocamente valido: ognuno, posto che abbia un minimo di consapevolezza, può scegliere da sè i tempi ed i modi migliori per auto-valutarsi, o almeno auto-verificarsi.
Magari ci torno su.
Nei suoi sei mesi di vita ho rivalutato, riaggiustato e plasmato svariate volte questo blog; senza perdere in entusiasmo ma sempre con l’idea di avvicinarlo il più possibile al modello che ho in mente. E’ il massimo risultato ottenibile da un progetto di questo tipo: un’accurata fase ideativa iniziale permette di creare qualcosa in continuo divenire per necessità, ma al contempo solido per vocazione (e lungimiranza dell’autore). Ed allena a lavorare su esperienze complesse anche al di fuori del virtuale.
L’incostanza non va presa dunque, per forza, come un aspetto negativo: talvolta è un sintomo, un segnale di qualcosa che non funziona perfettamente e andrebbe rivisto. Le variazioni di percorso sono ammesse e, più spesso che no, salutari: se possibile, andrebbero sperimentate per un breve periodo proprio per “vedere l’effetto che fanno”.

d) tenere d’occhio l’orizzonte che accomuna tutti i nostri obbiettivi.
Last but not least, occorre ricordare che noi non siamo la semplice somma di una serie più o meno lunga di cose fatte e voci spuntate nel nostro personale elenco di obbiettivi. Siamo di più. Siamo cioè, innanzitutto e soprattutto, caratterizzati da un destino personale – da un’identità che si costruisce sulle nostre vocazioni, al plurale, siano esse più spiccate in un ambito o nell’altro; vocazioni (cioè attitudini, disposizioni dall’animo a cui rispondere e tendere) rese omogenee dall’orizzonte di senso che ognuno delinea per sè cammin facendo.
La domanda chiave, alla quale l’unica risposta corretta sgorga dalle viscere (più precisamente: dall’aorta) e porta ossigeno in giro nel nostro essere, è: che persona sono, e che persona voglio diventare?
Il resto, dai macro- ai micro-obbiettivi, dalle motivazioni ai mezzi; discende da questo.

Seguiranno buoni propositi cecilieschi.

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13 thoughts on “2012: a proposito di buoni propositi.

  1. uh, a dire il vero io non ne ho ancora fatti… ma arriverò… 🙂
    il consiglio più importante, comunque, mi sembra l’ultimo.
    Buon discernimento! 🙂

  2. io ho fatto una lista per gioco (la posterò presto, così capirai che cosa intendo), buttando già la prima cosa che mi veniva in mente, alla fine, rileggendo, mi sono accorta che in effetti ci azzeccava molto do più di quanto pensassi. ho modificato giusto due cose, ripensandoci in seguito, e quelli sono, se vogliano, i due propositi più ponderati e che più richiederanno ponderazione e impegno.

  3. @ Ernie:
    Danke. Oltre a divertirmi pensando i miei, sono anche abbastanza curiosa da divertirmi scoprendo quelli degli altri… eheh. Perciò se ne farai sbircerò senz’altro 🙂

    @ Guchi:
    Bene! Come detto, attendo curiosa. Giocarci su è sempre un ottimo modo per evitare le successive paturnie da “avevo deciso di, e invece non…”.
    Io ci sto lavorando, in particolare cerco di concentrarmi sulla quotidianità spiccia. Ad esempio – un’anticipazione, anche se non è certo lo scoop dell’anno! – sto stabilendo di dovermi concedere un sonno sufficiente per notte (di quante ore debba essere si vedrà), e se capita l’eccezione di recuperarlo subito, oltre ad andare a letto più spesso alle 22:00 proprio per evitare involontarie privazioni.

  4. Io visto che non ho mai saputo rispettare un buon proposito “ufficiale” ho elaborato un mio metodo che consiste nell’avere un’idea di propositi ma senza ufficializzarla troppo, insomma facendo un po’ finta di niente per ingannare il proprio Io, che quando è come il mio – cioè insofferente agli obblighi pressanti – non deve sentirsi troppo costretto o controllato. E la cosa strana è che va a finire che in questo modo riesco più a restare nella direzione che vorrei, che non stabilendo troppe regole. Cioè da quando non faccio buoni propositi riesco a realizzare dei buoni propositi.
    Per tutto il resto comunque uso anch’io la strategia del problem solving: decido gli obiettivi “alti” e li scompongo in obiettivi più piccoli e operativi.
    Comunque anch’io ho il problema di impormi di dormire di più. Sto un po’ migliorando ma l’è dura!
    Buona realizzazione dei propositi 🙂

  5. Da persona tendenzialmente ordinata, apprezzo molto queste tue indicazioni.
    Da qui a sperare di riuscire a seguirle ce ne passa, riesco a fatica a programmare le cose negli ultimi anni.
    Diciamo che i miei propositi si snodano in brevi periodi, ottenendo piccoli risultati di volta in volta.

  6. è molto regionevole porre degli obiettivi realistici, senza dubbio

    credo che tutti risentano del clima generale di attesa e di incertezza che attraversa la comunità umana, alle prese con problemi ed ombre che incombono

    ma proprio per questo, anche una piccola cosa fatta bene, è importante

  7. Insofferente agli obblighi pesanti, o meglio al sentirsi osservati (per quanto benignamente) e caricati di aspettative (per quanto lecite, e magari ispirate proprio da un nostro proposito)? Piacere, collega…!
    Pensa, io per il 2011 avevo approntato una listina, che ho seguito piuttosto bene; le cui prime due voci però recitavano: Fare quella certa cosa. Finalmente. Fino in fondo & Elaborare quelle altre cose. Finalmente. Fino in fondo. Il non rivelare di cosa si trattasse mi occorreva per proteggermi dall’ansia, e proteggere quei due progetti che contavano e non erano un passatempo – ma rischiavano di non decollare mai se li avessi esposti platealmente.

    Quanto al dormire, cerco di applicarmici già da ora (che non mi verrebbe naturale, ma se aspetto di poterlo fare liberamente e senza problemi in realtà non acquisisco alcun metodo). Di certo più avanti (diciamo verso marzo-aprile) ne potrò approfittare maggiormente e con gran soddisfazione 🙂

  8. C’è da dire che, per l’appunto, essendo anch’io una persona (più che) tendenzialmente ordinata e metodica; il fare programmi non è un’attività saltuaria ed occasionale.
    Ad inizio anno è anche più entusiasmante o divertente, se vogliamo, ma fa proprio parte del mio modo di essere: senza tutti i miei piccoli ruolini di marcia e mini-agende-del-giorno, senza l’organizzazione ma soprattutto il senso di compiutezza e benessere che predisporre e regolare un’attività mi procura; non dico che sarei perduta (non lo sarei) ma di fatto vivrei male, senza gusto e sempre con una sottile sensazione di mediocrità.

    Capirai comunque, quando poi li pubblicherò, che i miei propositi sono diventati altro da una fiera di aspirazioni brillanti: tutta roba gestibilissima, ma esigente nel senso della qualità di vita. Il difficile è proprio arrivare a formulare intenzioni valide ma semplici!

  9. Devo esser sincera: in questo momento dell’incertezza che attanaglia la comunità umana mi tange poco, perché l’incertezza che devo affrontare personalmente mi occupa troppo pensieri ed azioni a breve e medio termine per permettermi di soffermarmici.
    Non che mi disinteressi della comunità umana, beninteso.
    Ma sto – incredibile per me! – imparando da poco a ridimensionare parecchio l’apparente peso e portata di un gran numero di faccende. A partire dalle mie, che mi sono più vicine e pressanti, mi accorgo di riuscire. E’ già un ottimo punto di partenza, ma lo mantengo anche come obbiettivo: aumentare il livello di sangue freddo e capacità di accettazione.

  10. Dai, Cecilia, l’anno nuovo è una cosa grottesca. Il mio unico proposito di alto profilo è stato quello di cambiare il calendario.
    Ciao.

  11. Trovo grottesca la gran parte dei festeggiamenti del 31, ma non vedo cos’abbia di grottesco l’anno nuovo. Che l’anno cambi, e ci offra un’occasione in più di raddrizzare il tiro, è solo un bene. L’uomo vive anche di riti.

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