Se questo è esser superiori…

Se tutto ciò che proviene dall’ambito religioso (specificatamente cristiano, più spesso cattolico) è inteso come diretto alla censura ed all’imposizione – mentre la distorsione e delegittimazione del pensiero religioso, ed anche razionale religioso, è norma condivisa e considerata gesto di civiltà.

Se insultare la persona e l’intelligenza dei credenti, offendere ciò che è loro caro è permesso – ma non è permesso al credente sentirsi e dichiararsi offeso.

Se la superiorità intellettuale si esprime con la protesta anziché la proposta, e non dispone di meglio che di una testa mozzata (chissà perché, con quali scopi, considerato quant’è avulsa la trovata dallo spettacolo durante il quale fu presentata).

Allora, forse, è un bene esser piccoli e compatiti anziché esaltati ed applauditi.

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16 thoughts on “Se questo è esser superiori…

  1. nei limiti della legge, credo che ognuno possa esprimere il proprio pensiero;

    ma personalmente la penso come cacciari riguardo al rapporto fra fede religiosa e società civile nel suo complesso;

    cacciari ritiene che sia impossibile relegare la questione religiosa nell’ambito delle scelte private, perchè è insito in ogni religione, anche in una religione per così dire moderata quale il cattolicesimo, di voler guidare la vita della società in toto; quindi l’attrito, il dissidio, fra chi è religioso e chi non lo è, sarà sempre presente, talvolta violento, talvolta moderato da accordi e provvisorie condivisioni, in un rapporto mai pacificato, di sistole e diastole;

    io penso che il problema non sia il dissidio, inevitabile, fra visioni del mondo diverse, ma la strumentalizzazione di questo dissidio per raccogliere facili consensi elettorali

    cristo in persona ci mettei in guardia dai sepolcri imbiancati, dagli ipocriti, dai farisei, da quelli che predicano bene e poi razzolano male

    so bene che il mondo cattolico è diviso da idee molto divergenti fra loro, si va da san francesco a monsignor marcinkus, per cui anche dentro la chiesa i problemi non mancano

    benedetto xvi, in spe salvi scrive cose di grande valore riguardo il problema della speranza, con un’analisi davvero raffinata e potente dell’angoscia umana, ma alla fine, la fede, è un fatto di fede, è un dono, ce l’hai o non ce l’hai, per cui fra credenti e non credenti non vi sarà mai totale pacificazione

    certo, le persone di animo buono, da ambo le parti, sono le migliori, a prescindere da che parte stanno

  2. Perché la fede è un dono? Perché credere in qualcosa che non esiste deve essere considerato un dono e non un piccolo o grande segno di debolezza?
    Nel mondo ci sono molte fedi, (non consideriamo solo quelle attuali, ma anche quelle dei secoli passati) e non possono essere tutte vere perché tra loro si contraddicono.
    Una sola può essere quella vera. Tutte le altre fedi sono solo imposture. La maggior parte delle persone crede in un’impostura. E questo sarebbe un dono?

  3. @ Diego:

    La fede ce l’hai o non ce l’hai, è vero.
    Ma non è cosa che piova dal cielo, salvo casi eccezionali: Dio ha bisogno che l’uomo gli vada incontro, anche solo con il moto ed il desiderio del cuore, per fargli questo dono.
    Un dono, ma anche una scelta:
    https://semedisalute.wordpress.com/2011/06/04/si/
    https://semedisalute.wordpress.com/2011/08/08/che-significa-aver-fede/

    Le persone di animo buono sono quelle che mi interessano.
    Se la lontananza di idee e di approcci mi muove a com-passione, quando è palese che l’altra persona è in buona fede anche quando magari un po’ aggressiva; la mala fede retorica e sprezzante non incontra la mia solidarietà e non mi suscita la volontà di conoscere altro, dell’altro.

  4. @ Scudiero:

    Non solo la fede, ma anche l’intelletto è un dono (dello Spirito).
    Intelletto, cioè capacità di “leggere dentro” la realtà (delle persone, degli eventi, delle cose complesse…).
    Un altro bel dono che permette di andare oltre la grossolanità della lettura che fai della fede e delle religioni.

    Prendiamone solo tre: ebraismo, cristianesimo, islam.
    Vi sono contraddizioni fra alcune importanti loro concezioni di Dio, del mondo, dell’etica? Ma certo che sì. Ed è per questo che ciascuna di esse, in modo e misura diversissime, si definisce come l’unica corretta.
    E allora? L’uomo non è d’accordo neppure sull’interpretazione di molte realtà fisiche, e la scienza è molto meno oggettiva di quanto la si sia definita per secoli. Dovremmo dunque dire che è priva di senso e validità? Scommetto che si leverà un coro di “noooo!”.

    E’ tutta qui, la tua sapienza?
    Argomenti sulla fede, ma premetti che si fonda su “qualcosa che non esiste”. Tutto qui, davvero?
    Vedi, la miseria e meschineria stanno esattamente in questo: voler ridurre al proprio piccino “tutto qui” ogni manifestazione di chi dica: “non è tutto qui”.

  5. Grazie.
    Sono solo suggerimenti per lasciarsi stimolare dalla “questione della fede”, neppure veri approfondimenti.
    Mi sembra giusto (pertinente) rilanciarli.

    Have a nice day, in the meanwhile 🙂

  6. @ Denise
    Se l’intelletto è uno dei sette doni dello Spirito santo, allora la Fede è una delle tre Virtù Teologali. Sono virtù, dice la dottrina, che non possono essere ottenute dall’uomo solo con la sua volontà, ma devono essere infuse da Dio.
    Da questo deriverebbe che per decine di secoli Dio ha infuso negli uomini la fede in deità inesistenti. In realtà tutto quello che ha a che fare con la religione è interamente frutto della mente umana, per uno scopo che può anche essere definito sostanzialmente buono. Non è nemmeno giusto ridurre il numero delle religioni ai tre monoteismi moderni, dopo che tutti e tre hanno saccheggiato le credenze nate con le antiche religioni ormai dimenticate.
    Basta guardare le statue della dea Iside con il figlio in braccio per capire da dove deriva il culto per la Madonna. Ci si potrebbe sbizzarrire a contare quante religioni nel mondo hanno nei loro fondamenti un Dio che nasce da una vergine.
    Quando una cosa non esiste non ci sono altri modi per dirlo.
    Non mi sembra proponibile il paragone con le dispute a carattere scientifico.
    Una legge scientifica è sempre provvisoria, perché si sa bene che domani può arrivare qualcuno con nuove conoscenze e dimostra la sua falsità.
    Con la religione questo non è possibile,e chi si propone di passare al vaglio della ragione le credenze religiose, rischia. Oggi nel mondo occidentale rischia solo la scomunica, perché è stata tolta all’autorità religiosa la possibilitàdi fare altro. Nel mondo islamico, fermo al medioevo, si rischia molto di più.
    Attenzione, perché anche se non credo che Gesù sia il figlio di Dio, apprezzo molto del suo messaggio e vivo in aderenza al Vangelo molto più di tanti baciapile.
    A questo proposito ti ricordo che oltre ad amare il prossimo, devi anche amare i tuoi nemici.
    Ciao : )

  7. E’ un po’ troppo comodo appellarsi al comandamento dell’amore verso il prossimo per mettermi a tacere, dopo aver sentenziato che ciò in cui credo – in quanto intangibile, immagino – non esiste.
    Dici di apprezzare molto del messaggio di Cristo e di aderirvi più di molti baciapile, nonostante tu non creda. E’ vero per molte persone.
    Da ciò che mostri di te stesso, non si direbbe sia vero anche per te.

    Sulla fede, ti sbagli. Non possiamo darcela interamente da soli, cioè non è cosa interamente umana e per questo si parla di dono; ma la volontà del singolo ci entra eccome: senza volontà cosciente, libera e profonda della persona, non c’è offerta, non c’è proposta e movimento di Dio verso l’uomo che tenga.

    Non sto a rispondere alla pappardella sulle religioni e sulle reciproche loro contaminazioni: ho parlato, nel mio commento, dei tre monoteismi specificando chiaramente che stavo facendo un esempio.

    Una legge scientifica è sempre provvisoria, perché si sa bene che domani può arrivare qualcuno con nuove conoscenze e dimostra la sua falsità.
    Con la religione questo non è possibile, e chi si propone di passare al vaglio della ragione le credenze religiose, rischia. Oggi nel mondo occidentale rischia solo la scomunica, perché è stata tolta all’autorità religiosa la possibilità di fare altro. Nel mondo islamico, fermo al medioevo, si rischia molto di più.

    Passare al vaglio della ragione non equivale, come tu pretendi di fare, negare in toto una diversa conoscenza della realtà che ha propri metodi, e che non intende nè sovrapporsi nè eludere o elidere la conoscenza empirica.
    Non equivale a stabilire arbitrariamente, da buoni scienziati ingenui (o se preferisci, prima d’equivocare, da buoni avari cognitivi), che nulla di ciò che non si può misurare e sperimentare con i sensi esiste.
    D’altra parte, parli di provvisorietà:
    a) come un carattere che riguarda la sola scienza; e se è così che la pensi evidentemente non sai cosa significa aver fede e la confondi con una certezza sicumerica e bolsa;
    b) come uno stato delle cose auspicabile, mentre – sempre con l’umiltà che caratterizza la vera scienza e la distingue dalla presunzione di sapere – la scienza non ha per scopo ultimo ed orizzonte l’incertezza, ma la ricerca di risposte alla proprie domande.

    Ciao 🙂

  8. Non era affatto per metterti a tacere. Anzi, era un incoraggiamento a resistere alla tentazione di voltare le spalle a chi non è della tua stessa opinione.
    Ciao : )

  9. Chiedo scusa, allora: così pareva, visto che per altro ti rivolgevi a me direttamente. Voltare le spalle a chi non è della mia opinione, per il sol fatto che non è della mia opinione, non è un atteggiamento che mi appartiene, ad ogni modo. Nè tantomeno lo è considerare nemico qualcuno per questo.
    (Ora che mi ci fai pensare: ho mai considerato nemico qualcuno? E se sì, chi e perchè? Ci rifletterò).

    Devo dedurre dal tuo non riprenderle che le altre obiezioni t’interessino poco?

    E, off topic, posso chiederti come sei arrivato qui, ed in particolare su questo post? Non è un terzo grado, no worry. Sono curiosa, perché ricordo il tuo blog su Splinder, ma non ci siamo mai letti o commentati.

  10. Non occorre che ti scusi. Mi metti in imbarazzo. Mi era sembrato che ti riferissi a me quando scrivevi: la mala fede retorica e sprezzante non incontra la mia solidarietà e non mi suscita la volontà di conoscere altro, dell’altro. Ma se mi sbagliavo allora spetta a me scusarmi. Ho letto il tuo blog perché sono ancora alla ricerca delle ragioni per cui una parte dei cattolici, e gli aderenti a Comunione e Liberazione in particolare, hanno votato e sostenuto Silvio Berlusconi, anche quando è apparsa evidente la sua indegnità.
    Indubbiamente il moderno Erode Antipa ha portato benefici alla vostra parte, però a scapito della collettività, e di quel “bene comune” che ultimamente viene sempre ipocritamente citato.
    Non ho commentato questo post per l’argomento, “oltraggio al volto di Cristo”, perché ho letto le precisazioni dell’autore del dramma che ha spiegato come non ci sia nessuna volontà di compiere oltraggio. Inoltre penso che anche chi compie un oltraggio alla divinità a suo modo ne riconosca l’esistenza, e per questo motivo me ne dissocio.
    A me interessava puntualizzare che la fede non è un dono, come viene troppo spesso detto, è un rifugio consolatorio per chi non ha il coraggio di guardare in faccia il nulla.
    Ho grande rispetto per le personalità della Chiesa, antica e moderna, che hanno vissuto ad imitazione del Cristo, ma nessuno per coloro che condizionano pesantemente le leggi dello Stato per costringere anche quelli che non credono, a procreare, vivere e morire come coloro che si professano credenti. Hai notato che questo papa, dopo alcuni decenni in cui è stata usata la croce pastorale di Paolo VI, poco dopo il suo insediamento ha adottato la croce che fu di Pio IX, l’autore del Sillabo? Quando andò negli Stati Uniti celebrò alcune messe con il calice di Roberto Bellarmino, il primo persecutore di Galileo.
    Non ho risposto alle tue obiezioni perché non trovo giusto questo cartello delle tre religioni monoteiste rivelate che si è costituito nei secoli. Gli islamici lo dichiarano apertamente: hanno un certo rispetto per le altre religioni “del Libro”, nessuna per tutte le altre. Trovo molto più illuminate il raffronto dell’ebraismo o del cristianesimo con le grandi religioni precristiane dell’area del mediterraneo e della mezzaluna fertile.
    Non sarebbe stato possibile per un popolo di pastori e predoni arrivare a sviluppare una tradizione letteraria così ricca senza l’apporto delle civiltà che sono venute a contatto con quel popolo. Non ho capito la tua precisazione sul corretto uso della ragione, e spero vivamente che non vorrai parlarmi di “ragione allargata”.
    Ciao : )

  11. Pardon, ho editato il commento di cui s’era perso un pezzo.

    Via… perché mai in imbarazzo? Quel che è giusto è giusto.
    E dopotutto, mi scuso tanto di rado che non è proprio il caso di rinunciarvi.
    Con quella frase non mi riferivo a te: era un pensiero fatto in generale, ancorché non generico, nel senso che non è campato in aria ma fondato sull’esperienza (di mala, di buona fede e della mia indole e del mio comportamento in reazione ad esse). Non che non mi sia capitato di asserirlo riferendomi a persone precise, ma se capita procuro almeno che sia chiaro – anzi, alle volte sarebbe bene fossi meno diretta.
    Di te (ed a te) avevo scritto altro, cioè che davi una lettura grossolana (in questo senso, di poco intel-letto) delle realtà religiose. Ora, vediamo se possiamo andare oltre quella grossolanità.
    Dopodiché, una necessità (che può forse essere vista come un limite) delle conversazioni via blog è quella di replicare a ciò che l’altro dice e trasmette di sè in un singolo, iniziale commento: da quello, nel bene e nel male, dipenderà e si orienterà un po’ tutto quel che segue – non deterministicamente, ma in una certa abbastanza ampia misura. Correggere il tiro o sostare e sollecitare anche altri aspetti sia della personalità, sia delle credenze dell’interlocutore non è cosa semplice ed immediata, ma come vedi, il rischio di una degenerazione a volte lo si riesce a tramutare in un dialogo normale.

    Ciò che dici sul blog è illuminante… non mi irrita di certo, perché non è un’allusione o un pregiudizio (accade che, siccome leggo e commento blog cattolici, venga arringata su specifiche posizioni di alcuni cattolici come se dovessi rispondere personalmente di orrendi crimini).
    Però mi spiazza: da quel che dici, immagino tu sia giunto qui attraverso Berlicche. Non ho mai discusso nè di Berlusconi nè di CL lì nè altrove, ma giusto per chiarire, non condivido nè l’uno nè l’altra. E qui vi sarebbero da fare millemila precisazioni: ma non occorre, perché se te lo dico non è per entrare in argomento ma per chiarire che quelle ragioni questo blog non potrà svelartele, non sono sue.
    * Cecilia allarga le braccia, come a dire: “Pòta!” *

    Tornando a noi – lo so, sono prolissa.

    Punto A.
    […] ho letto le precisazioni dell’autore del dramma che ha spiegato come non ci sia nessuna volontà di compiere oltraggio. Inoltre penso che anche chi compie un oltraggio alla divinità a suo modo ne riconosca l’esistenza, e per questo motivo me ne dissocio.
    Anche io: ho letto, visto video, cercato di combinare i vari materiali per capire se e quanto fosse fondata l'accusa di blasfemia (a prescindere dalle varie manifestazioni in piazza, che non approvavo neppure prima).
    Purtroppo non ho potuto vedere lo spettacolo, ne avevo la curiosità.
    Ma quel che penso al riguardo l'ho pubblicato dopo questo post, forse l'hai già notato:
    https://semedisalute.wordpress.com/2012/01/26/se-la-merda-sa-di-buono/
    https://semedisalute.wordpress.com/2012/01/28/in-coscienza/
    Essenzialmente, se non hai tempo di leggere: non vedo l'oltraggio e trovo interessante l'opera di Castellucci, anche oltre questo specifico spettacolo cui mi pare connaturata una forte pietas.
    Al contrario, dissento sull'idea che oltraggiare una divinità significhi automaticamente riconoscerla per tale, per vera: quando l'intento è di ferire ci vi crede, questo è del tutto superfluo.

    Punto B.
    […] la fede non è un dono, come viene troppo spesso detto, è un rifugio consolatorio per chi non ha il coraggio di guardare in faccia il nulla.
    Su questo punto torni ad essere grossolano, Scudiero.
    Non dubito che, se la affermi, sia perché quest’idea ti si è costituita nel tempo, su determinate esperienze e riflessioni. Quando dico “grossolano”, sia chiaro, non mi riferisco necessariamente ad un un pensiero fatto di punto in bianco senza alcuna base riflessiva. Intendo invece dire, in questo caso, che trovo insufficiente il livello di approfondimento cui sei giunto nel definire la fede – bada: sto parlando delle fede nel trascendente, non delle considerazioni storiche, circostanziate al cattolicesimo, che fai e che non riprendo per mia manifesta ignoranza (anche se un’idea ed un’infarinatura ce le ho: ma non bastano a discuterne).
    Lasciamo perdere un momento il discorso del dono, poiché è evidente da questo e dai tuoi precedenti commenti che il fulcro della tua idea è che la fede sia cosa vana, irragionevole.
    Allora, scendiamo dai massimi sistemi e – senza pretendere di rappresentare l’universo mondo dei credenti, ma pure senza permettere che mi si incaselli come banale eccezione – parliamo di me.
    (Divertente, ogni tanto, parlare di se stessi come fanno le donne in salotto davanti al thè: una pacchia!)
    Dici che la fede è il rifiugio consolatorio di chi non ha il coraggio di affrontare (mettersi di fronte) l’idea del nulla.
    Ho pensato qualcosa di simile, alcuni anni fa. Dico simile perché non credevo in una qualsivoglia divinità, in alcun tipo di trascendenza e dunque di vita oltre la morte fisica (mi sono definita atea materialista). Simile, ma non identico, perché il mio rapportarmi con le persone, concretamente, mi impediva di classificare la fede come una consolazione per deficienti (etimologicamente parlando). O erano tutti stupidi e codardi, compresi quelli più vicini ed intimi e noti a me che sapevo non esserlo, o – attenzione – magari erano in errore, come ritenevo fossero, ma avevano comunque ragioni non superficiali e non illogiche per credere (verità, ragione e logica, ne converrai; son cose diverse).
    Non solo: io, in precedenza, avevo sempre avuto fede. Non sono diventata atea secondo la logica del “credo che non esista un dio perché è irrazionale”, ma secondo quella del “ho perso la consapevolezza intima della sua presenza” – non per assenza di prove scientifiche, che è un assurdo, o per incertezza che non consente di prendere una posizione, che è l’agnosticismo, ma perché ho sentito reale il vuoto, e considerata la vita meravigliosa ma insensata, priva di uno scopo intelligente delineato ab ovo.
    Non mi piace incensarmi, ma neppure, all’opposto, mi riesce di valutarmi meno ragionevole di quel che sono. Io so, senza soffermarmi sulla recente ri-conversione, di non essere vissuta nella pura ignoranza e nella miseria intellettuale per tutti gli anni precedenti, ed anche seguenti, a quella fase.
    Ognuna delle strade percorse aveva un motivo sotteso, un filo conduttore; e se oggi alcune le disprezzo non significa che le reputi un momento di bianca follia. Erano profondamente errate, prive di sostanza, ma ad esse ero arrivata nè più nè meno attraverso la ragione (intelletto e “cuore” insieme).
    E questo ci porta al…

    … punto C.
    Non ho capito la tua precisazione sul corretto uso della ragione, e spero vivamente che non vorrai parlarmi di “ragione allargata”.
    Temo andrà proprio così, invece.
    Non sono sicura di cosa tu intenda con “ragione allargata”, ma so cosa ho scritto tempo fa ad un altro lettore: lo riprendo, non per svogliatezza ma perché mi pare illustri più che bene cosa penso, anche se si tratta naturalmente della conclusione di un percorso e di un ragionamento, e suppongo non possa bastarti per aprire nuove finestre di discussione:
    — […] il cristianesimo non è discorso sulla fede, come cosa astratta ed incorporea, slegata dalla vita e dalla concretezza, a sè stante; ma azione ed incarnazione. E’ ragionevolezza (o se preferisci meta-razionalità, come mi è stato insegnato) e non mera [logica empirica], che rappresenta solo una parte della… “torta della conoscenza”. Inoltre, è la razionalità amata e completata dallo spirito. —

    Infine, il tuo accenno al “cartello delle tre religioni monoteistiche” – che, va da sè, non considero tale, cioè un’associazione a delinquere, quasi 😉 – mi da il la per la ripubblicazione di un “vecchio” intervento. Magari domani, vedremo.

  12. Desidero ringraziarti intanto per la pazienza e la gentilezza con cui rispondi alle mie argomentazioni, che essendo espresse da una persona completamente digiuna di teologia, presenteranno di certo problemi di comprensione.
    Il cartello, o trust, solo oggi e in determinate situazioni, tende a definire un’associazione di più bande criminali. Nella sua accezione originaria designa l’accordo tra ditte dello stesso comparto economico stipulato allo scopo di impedire l’ingresso sul mercato di possibili concorrenti.
    E’ inutile che le tre religioni si adagino sulla favola medievale del padre che avendo un anello con una gemma bellissima e tre figli, prevedendo che alla sua morte tra i figli potesse nascere una lite su chi dovesse ereditare l’anello, ne fece fabbricare altri due identici in gran segreto, e poi sempre in segreto ad ogni figlio diede un anello, dicendo che era quello vero. Così ognuno crede di possedere quello autentico ed è soddisfatto. Credo che sia venuto il momento di aggiornare la fiaba. I figli erano quattro (si è aggiunto l’ateo, che fino al secolo dei Lumi non aveva diritto di cittadinanza) e per fare quattro anelli il padre ha dovuto vendere la bellissima gemma, cosicché oggi nessun anello porta incastonata la gemma originaria.
    Considero l’espressione “ragione allargata” una mezza gaffe, perché tutti sanno che quando si separano i materiali grossolani da quelli fini, le maglie dei vari strumenti diventano sempre più strette, in modo che vi possano passare attraverso solo sostanze molto fini e pregiate. L’espressione di “vagliare e trattenere” risale a San Paolo, ed è stata ripresa con successo da don Giussani, ma io non riesco ad immaginare che le maglie della ragione si possano allargare per far passare materiali eterogenei. La mia obiezione è solo formale, ritengo che non sia molto ben scelta.
    Ovviamente se fossi in un consesso di filosofi non mi dichiarerei ateo, per l’impossibilità di dimostrare l’inesistenza di Dio. Come è impossibile dimostrare la sua esistenza. Direi che sono agnostico e che se anche un Dio avesse dato origine a tutto quello che vediamo non c’è nessun motivo di credere che dopo l’atto della creazione si sia interessato dell’universo e delle creature che lo popolano. Escludo nel modo più assoluto che abbia dettato delle regole per mezzo dei profeti, e sono convinto che il decalogo e il ben più corposo elenco di precetti, perfino alimentari, erano finalizzati al buon andamento della vita sociale e alla salute fisica dei credenti. I quali, per esempio, nella loro naturale ignoranza non avrebbero obbedito al divieto di mangiare carne di maiale, dannosa alla salute nei climi caldi, se il divieto non fosse stato rafforzato da una possibile sanzione divina.
    Conosco il blog di splinder di Berlicche, ma non lo frequento da quando ho letto, in prossimità di una tornata elettorale, la perorazione che lui attribuisce ad un suo antico maestro: “Noi cattolici in politica dobbiamo fare come le puttane, andare con chi ci dà di più”. Gli chiesi se l’autore di quella frase fosse stato don Luigi Giussani. Lui mi rispose di no, e da quel momento non ci siamo più incontrati. Conosco una donna, che io ho ribattezzato affettuosamente “La pia donna del web” e sono tuttora sorpreso di come faccia a far coesistere sul suo blog dei post di ardente e sincera carità cristiana e una fedeltà e un sostegno, che lei si sforza di negare, a Berlusconi. In realtà capisco benissimo che la politica berlusconiana di tagliare i fondi alla scuola pubblica per sostenere la scuola confessionale, che è a maggioranza cattolica, è un argomento molto forte. Ho conosciuto anche una monaca preside, molto in gamba e combattiva, e mi dispiace che stiamo su posizioni opposte. I nostri rapporti non possono svilupparsi per motivi di opportunità, dato il carattere licenzioso di alcuni miei post e per il fatto che è circondata (afflitta, oserei dire) da un nugolo di seccatori che intervengono nelle discussioni per darle man forte, come se lei ne avesse bisogno.
    Credo che lo stesso valga per noi. Ho voluto aderire alla tua richiesta di avere notizie del mio percorso spirituale, ma in genere non parlo mai di me e questa è stata veramente un’eccezione.
    Ciao : )

  13. Non c’è di che; e non credere d’aver problemi a farti capire: i concetti che esprimi, condivisibili o meno, mi paiono più che chiari.

    Carina la rivisitazione che fai di quella favola (non la sentivo da tempo), anche se come immaginerai con la faccio mia.

    A proposito della ragione e della tua obiezione sulla stessa: direi che la sottoscrivo, almeno nel senso che non la definirei nè presenterei come una ragione “allargata” (sa di forzatura) ma come una ragione “estesa”.
    In modo un tantino banale, mi vien da ricordare che è un po’ come parlare di intelligenza: non si tratta di infilare nel concetto di intelligenza troppe ed improprie cose, ma di chiarire ed accettare che esistono diverse forme di intelligenza; auspicabilmente da integrare, non vicendevolmente escludenti.
    Sì, è banale. Ma calza. (E anche scarpa, per quel che mi riguarda).
    Sul resto, sulla ragionevolezza che trascende la razionalità empirica, un accenno già l’ho lasciato.

    […] sono convinto che il decalogo e il ben più corposo elenco di precetti, perfino alimentari, erano finalizzati al buon andamento della vita sociale e alla salute fisica dei credenti.
    Credo che su questo non vi siano dubbi, neppure tra teologi, sacerdoti, rabbini e compagnia pregante.
    (Per completezza, ti dirò che di recente ho letto una nuova e differente spiegazione, sempre di tipo molto pratico, di alcune indicazioni normative fra i popoli semiti. Ma siccome non la ricordo un granché bene e per ritrovare la fonte ho bisogno di tempo, ti lascio solo con la curiosità. Perfida sugnu).
    Anche qui, però, trovo che questo non escluda la concomitante ispirazione divina dei precetti, di quelli fondamentali almeno.
    Ma non mi addentro nel discorso, a meno che non lo voglia tu: dirò giusto che, se questa convinzione mi è durata superando l’apparente assurdità tutta umana del legalismo ebraico, forse non è per me una supposizione labile ed effimera ma qualcosa di più radicato.
    Dove di preciso ancora non so.

    Non ho ben afferrato questo: Credo che lo stesso valga per noi.
    Non mi pare d’avere un nugolo di seccatori che potrebbe infastidirti tanto da rendere spiacevoli altre conversazioni. Ma forse ti riferivi ad altro.
    D’altra parte, mi sono riletta e non mi pare d’averti esattamente “chiesto notizie” della tua spiritualità, anche se è ovvio che discutendo di questo risulta naturale parlarne. Vedi insomma un po’ tu: mi fa piacere essere stata oggetto d’eccezione 😉 – ma può anche non essere un caso isolato, se lo desideri.
    Oppure, puoi tornare e commentare post più cazzoni. Torneranno ad esserci, in tempi primaverili e meno pesanti.

    Intanto, buona serata.

  14. Mi riferivo al fatto che una frequentazione cordiale potrebbe riverberare una luce sgradevole sul tuo blog.
    Mi sono dilungato sulle mie convinzioni un po’ per dissipare l’impressione che volessi eludere le tue osservazioni, e un po’ per spiegarti che, rispetto ai temi teologici, mi interessa maggiormente la commistione tra religione e politica.
    Tornerò a leggere i tuoi prossimi post e commenterò anche qualche post meno impegnativo.
    Buona serata.
    Ciao : )

  15. Oh, questa è bella. Sul serio, non l’avrei mai pensato 🙂
    Francamente, se i toni rimangono cordiali per me il blog può riverberare una luce qualsiasi, secondo chi lo osserva: tendo a scontentare molta gente, salvo quella davvero versatile.

    Prendo atto del tuo – beh, si vede – interesse per l’intreccio religione-politica.
    La prima, in un certo senso, è una declinazione specifica della seconda, intesa come vivere comunitario, civile.

    E insomma, benvenuto.

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