Matrici

Reduce da una notte insonne e da un altro esame (andato bene),
prima di infilarmi sotto le coltri un paio d’ore vi lascio
un altro vecchio (circa 2008), ma ancora valido, intervento.

«sappiamo infatti, dall’esperienza che contraddistingue
tutte le nostre relazioni più importanti,

che le vere intenzioni di una persona,
la vera natura del suo atteggiamento,

possono essere mostrate e dimostrate in molti modi:  ma
[…] tale r(iv)elazione vive del credito che noi siamo disposte a farle
».

La croce del discepolo allora è fuori da ogni logica di sacrificale masochismo
in cui spesso anche in seno alla chiesa è stata descritta:
essa è piuttosto l’appassionata ostinazione di chi, per grazia, ha incontrato il Signore, lasciandosi impregnare – tanto che non può esprimere altro – dalla sua dedizione incondizionata per l’uomo: a costo di morirci, per far vivere l’altro!

[la fonte, ben nota]

credito,
credo:
non avranno la stessa matrice,
così come la fede discende dal fido?

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6 thoughts on “Matrici

  1. sono imperdonabile! volevo farti i complimenti ancora per l’altro esame e mi è passato di mente… te li faccio ora per entrambi, e scusa se il mio commento non c’entra nulla col tuo post!

  2. Figurati…. e grazie! 🙂
    Un po’ di soddisfazione ci vuole.
    Ho anche appena saputo l’esito di Biochimica: 25, più che sufficiente per me. E so che Fisica dovrò darla orale, il che mi tranquillizza non poco.

  3. “l’appassionata ostinazione di chi, per grazia, ha incontrato il Signore, lasciandosi impregnare – tanto che non può esprimere altro – dalla sua dedizione incondizionata per l’uomo: a costo di morirci, per far vivere l’altro!”

    Uno degli aspetti del Vangelo su cui non mi ero mai soffermato abbastanza è il tipo di rapporto che c’è fra Gesù e i discepoli. La sua chiamata, la loro scelta di seguirlo, ma soprattutto di seguire lui, prima ancora delle sue “parole”, o presunte “idee” o “dottrine”: questo è il vero scandalo del cristianesimo, oggi, perché mette in crisi la nostra idea di libertà.

  4. Infatti. E torna ad essere uno scandalo anche per chi cristiano (e non solo formalmente) già lo è; perché non siamo mai abbastanza dentro l’ottica gesuana, tendiamo a distogliercene di continuo e a perseguire altro.
    In teoria sappiamo che Cristo è Vita, in pratica non ci riesce di star dietro a questà verità, dopo due passi abbiamo l’affanno e non sappiamo più cosa stiamo facendo e per qual motivo.
    Sarebbe un ottimo motivo per buttare alle ortiche tutto, senonché ogni volta che riusciamo a riassaporare la relazione con Cristo ci rendiamo conto che è la miglior cosa che mai ci sia capitata.

    Fa’ conto che prima di convertirmi (oserei dire: ripetutamente) al cristianesimo avevo meditato di convertirmi all’ebraismo. Ne sono affascinata da molti anni, e questo è un bene. In tempi più recenti mi ci ero avvicinata non solo culturalmente, ma anche spiritualmente; d’altra parte rispondeva a ciò che nell’intimo credevo: monoteismo puro, amore per la legge… senza per questo esser carogne, si capisce che l’essere umano – alla faccia di Hillel – finisce così in seconda fila: s’era perso il senso della legge donata a beneficio dell’uomo, il suo essere strumento di relazione, appunto, sana – strumento e non fine ultimo.
    Sull’idolatria ortoprassica immagino non si finirà mai di argomentare.

    Ciao.

    p.s.: non sei più Lupin?

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