Mosche avvelenatrici e gatti diabolici

A dicembre, poche settimane dopo la morte di mio padre, mi capitò un fatto curioso, persino ridicolo, eppure nondimeno seriamente angosciante.
Avevo cominciato a notare in vari punti della stanza da bagno – per esempio l’infisso, lo specchio, la tavola ed il coprisedile del water ma anche la tenda – delle macchioline di color viola scuro, medio-piccole, accorpate come grappoli d’uva oppure in fila indiana a distanza ravvicinata le une alle altre.
Contestualmente, stavo già da tempo – ebbene sì: proprio dai giorni critici della veglia e del funerale… – osservando una mosca (o forse era più d’una, ma io non ne ho mai adocchiate altre ed ancora non so riconoscere i lineamenti moscheschi) che girava, e girava, e girava per casa.
Ininterrottamente, testarda, senza sparire imboscarsi o cambiare residenza per le ferie.
Ecco, allora io che di fronte alle catastrofi sono coraggiosissima ma di fronte alle minchiate sono pavida, io che ero un tantino traumatizzata, io che le conoscenze scientifiche e mediche hanno appena appena mitigato il terrore antico per le infezioni ed i germi; ecco io ho pensato che quella mosca si fosse posata chissà dove e stesse seminando per il mio bagno (e chissà dove, altrove) escrementi viola altamente pericolosi, tossici, mortali.
Mi sono calmata solo dopo aver disinfettato ogni punto che ho riconosciuto macchiato, lavato la tenda, informato mia madre del fatto che in giro c’era un oscuro veicolo di terrore e distruzione e lei non avrebbe mai e poi mai dovuto avventatamente toccare a mani nude uno di quei cosi rotondi viola.
E, naturalmente, dopo che la mosca se n’era andata e le macchie erano scomparse. Uff.

La scorsa settimana, a distanza di mesi, la realtà mi ha ricordato che per guarire da certi shock – per quanto nel frattempo ci si sappia ben gestire – ci vuole molto, mooolto più tempo di quello che siamo abituati a darci.
Infatti – era notte – ho fatto i conti con quello che a posteriori ho individuato come un gatto di mia conoscenza che ogni tanto d’estate (ma non è ancora estate!) passa di qua, cammina sul bordo dell’argine di cemento del fosso, si lamenta come se lo stessero inseguendo per sgozzarlo (e invece è solo il suo normale miagolìo…) e se ne va.
A posteriori, però, dicevo. ‘Ché per giorni, dopo aver trascorso ore insonni e tesa come una corda di violino, avevo interpretato il suono metallico che lo precedeva e quel verso straziante come un bambino maltrattato, il passaggio di un uomo cattivo (ladro, assassino, perversa spia che s’aggirava nel vicinato a scopi crudeli; tutto insieme), l’attuazione di un rito satanico nel mio giardino.
Ora, ridete pure.
Ma provate un po’ a pensare a come stanno i miei nervi…!

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18 thoughts on “Mosche avvelenatrici e gatti diabolici

  1. Una bella vacanza in una località “asettica” ti farebbe bene 😉
    Buona giornata..da oggi inpoi guarderò con occhio attento se vedo macchie viola 🙂

  2. gatti in calore….altroche’ miagolii… paiono sinistri lamentazioni dall’aldila’….
    e se poi hai i nervi tesi o passi notti insonni, l’immaginazione fa il resto

    Serpillo1

  3. Ciao, sono imbarrazzatissima, ho riletto la mia risposta e ho notato che ti ho chiamata “Agnese”, non capisco come, anche se spesso mi succede di dare altri nomi alle persone, scusami davvero 😦

  4. Posso fare un commento idiota per cercare di strapparti un sorriso, ché fa sempre bene ai nervi? 😉

    Ebbene.
    Cecilia cara, ti auguro di non dover MAI sentire, nottetempo, il fracasso allucinante che fanno le nutrie mentre si accoppiano.
    Non riesco a capacitarmi di come diavolo faccia un animale così piccolo a produrre un rumore così assurdo, e non capisco nemmeno se ‘ste benedette nutrie si divertano oppure no, ad accoppiarsi, giacché si producono in una serie di strilli gutturali la cui interpretazione può alternativamente essere “oddio questo bruto mi sta disfando”, “aaaahhh questa sì che è vita”, “sono una nutria esibizionista e urlo perché tutti sappiano che mi sto passando un buon quarto d’ora”, “urlo perché mi va di urlare e perché il mio scopo è quello di tener sveglio il vicinato”. Indecifrabile,

    Quando sono arrivata a Pavia (giovanissima, tutta sola, lontana centinaia di chilometri dalla mia famiglia, un po’ insicura, un po’ timorosa, un po’ sconvolta dal trasloco), ero veramente terrorizzata da tutti quei rumori misteriosi ed angoscianti che sentivo ogni notte sotto le finestre di casa mia. Non riuscivo a capire da dove venissero e non riuscivo a capire che cosa fossero, e l’ipotesi del rito satanico nel giardino di casa mia stava cominciando a prendere piede anche davanti ai miei occhi.

    Poi, un giorno, coi nervi a fior di pelle per quella situazione diventata insostenibile, ho preso il coraggio a due mani e ho citofonato alla signora del piano di sotto, per chiederle a cosa fosse dovuto tutto quel macello.
    Quando mi ha risposto che erano le nutrie che si accoppiavano, ho cominciato a ridere come una matta e non ho smesso ancora adesso, a distanza di quattro anni 😀

  5. Ok, allora racconto anch’io la mia! Verso la fine della scorsa estate, di notte, mi ero appena infilata a letto dopo una serata passata con amici che non avevano fatto altro che raccontare storie terrorizzanti di fantasmi. Io già normalmente la notte sono molto suggestionabile, mi sento tornare tutte le mie paure di bambina, quindi figurati quella notte dopo tutte quelle storie che loro avevano spacciato come realmente accadute. Infilatami a letto stavo leggendo due pagine alla tenue luce dell’abat jour prima di dormire quando sento dei rumori… comincio a dirmi cose tipo: “Ma no, sono i soliti rumori della casa… sarà un vicino… ecc.” ma la mia mente era già intenta a chiedersi se non ci fosse un fantasma nel sottotetto e se non fosse il caso di scappare. Ero quasi riuscita a convincermi che quei rumori fossero solo suggestione, quando all’improvviso una enorme farfalla notturna mi è sfrecciata accanto con un ronzio-sibilo orrendo e sbattendo contro mobili e pareti. Io – che ho il terrore degli insetti – mi son presa un mezzo infarto, ma sul serio, mi sentivo impazzire considerando anche l’allerta precedente. Mentre, scattata in piedi, fuggivo indecorosamente verso la sala, pensavo che avrei preferito un fantasma. Tralascio per pietà la notte semi insonne trascorsa a cercare di sbarazzarmi di quel mostro sicuramente transgenico (mai vista una farfalla notturna così grossa e rumorosa!). Mi sa che siamo tutte sulla stessa barca…

  6. ahahahah!
    Io al massimo arrivo a un pipistrello che girava attorno al lampadario in camera da letto… però l’anno scorso ho liberato una mia amica da un immenso grillo che le saltava per casa! 🙂

  7. Posso quantomeno giustificarmi adducendo:
    a) che di fatto le mosche sono possibili vettori di infezione, quindi ho esagerato ma non troppo;
    b) che ho una ragione concreta per temere le infezioni, e cioè il ricordo (che mi ha certamente condizionato) degli ambienti di un ex ospedale psichiatrico, non immondo ma neppure, men che meno, esemplare.
    Ho un’immagine stampata in mente di un gruppo di gatti selvatici, con varie ed evidenti infezioni, che giravano tranquillamente per i locali e venivano accarezzati e baciati senza impedimenti – questo solo per dare un’idea.
    Rischi reali a parte, in un ambiente diverso, con problematiche diverse; forse l’impatto della paura di venire contagiata da chissà che sarebbe stato meno severo.

  8. Eh, appunto.
    Ma così va ancora bene.
    E’ un metro per misurare il mio grado di sofferenza mentale (ed interiore): un conto è immaginarsi scemenze per lo stress e non dormire per la tensione, il sovraccarico… un conto è avere allucinosi.
    Cosa che non mi sta accadendo, meraviglia delle meraviglie: sto davvero rispondendo bene alla botta! 🙂

  9. In risposta ad un tuo commento da me in quel post “turbolento” 😉
    Hai ragione, Agnese non è male.

  10. E’-semplicemente-fantastico.
    Posso solo – grazie a Dio… – immaginare il verso di una nutria in fase di accoppiamento. Ma, malata come sono, potrei anche farci un pensierino ed andarlo a cercare su YT. Eheh. Eheh. Eheh.

  11. Ah, ecco.
    (Lucidità a gogo, come puoi notare).
    Agnese sa di pasta all’uovo.
    Cecilia è più zuccherino.
    Conclusione: Agnese mi piace lo stesso, perciò se sbagli sbaglia con quello. Cecilia però mi piace di più, me lo tengo 🙂

  12. quando si è tesi, o comunque in un periodo cupo, penso sia molto comune sovrastimare i rumori, le visioni, le paure

    non sono forse allucinazioni in senso stretto, ma sicuramente sul dato oggettivo si innesta qualcosa ingenerato da dentro, io penso di una natura non dissimile, anche se meno terribile e spaventosa, di quel che accade con il noto delirium tremens, dove appunto si vedono ad esempio moltitudini di piccoli e repellenti animali

    a ben pensarci, nulla di quel che vediamo è una fotocopia bioelettrica della nostra retina, ma è sempre il prodotto della rete di nessi e significati con cui fasciamo la nostra esperienza sensoriale

    io credo che si vive molto intensamente la nostra esperienza di vita, molto di più di quel che sembra, nei resoconti delle cosiddette giornate normali

  13. Infatti, infatti… chi non ha collezionato esperienze terrificanti con qualche animale mostruoso?! ^___^
    Anche se io ho un certo gusto dell’orrido, quel che non credo sopporterò mai è la pelosaggine. Dei ragni, per esempio, più che altro mi schifa quella sottile peluria che alcuni hanno sul dorso. E non parliamo delle “gattole” – ehm, non so come si chiamino in italiano o meglio non ricordo: hai presente quei mezzi bruchi che cadono a pioggia dai platani d’estate?. Una volta una di quelle me la sono trovata sul braccio al risveglio: armeggiavo con l’interruttore dell’abat-jour e mi sono sentita qualcosa di viscido e semovente addosso. Uh.

    Per una buona storia di fantasmi, invece, correrei volentieri il rischio di lasciarmi impressionare, sìsì.
    (A proposito: dopo quel post su Ghost Whisperer ho ricevuto alcune visite con chiave di ricerca “fantasma/i”. Mica male. Ci torno su).

  14. Adoro i pipistrelli ^___^
    Da piccola – ovviamente non mi rendevo conto che non era il caso… – avevo coccolato per un po’ un pipistrellino che avevo trovato stecchito sulle scale esterne, tra il giardino ed i garage nella vecchia casa.
    L’ho poi raccontato a mio padre, non volevo lasciarlo lì sulle scale… così, dopo essersi preso una bella strizza, mi ha aiutato a seppellirlo sotto un lampioncino ed a fargli un funerale.
    (Previo lavaggio sociale delle mani, ghgh, e munito di guanti).

    Una volta invece un pipistrello rimase chiuso dentro l’armadio della nostra classe – ero alle elementari – e al mattino, aprendo quest’ultimo, lo vedemmo schizzare fuori come un furia.
    A momenti si impigliava tra i capelli della maestra, terrorizzata 🙂
    Io invece ero tutta felice, ovvio: per me era una bella sorpresa.

    Con i grilli non ho avuto incontri ravvicinati.
    In compenso ogni tanto becco un cervo volante sul terrazzino, un bel bestione anche lui.

  15. Senza dubbio lo stato psichico meno che sereno e quello fisico messo a dura prova portano spesso a degenerazioni di questo tipo.
    Dici bene: la percezione non è una mera registrazione di dati di realtà ma una nostra personale rielaborazione degli stessi (sia a livello sensoriale immediato, sia a livello cognitivo successivamente). Ciò vale in condizioni “normali”, e tanto più in situazioni di particolare alterazione, stress e via dicendo.
    E no, non si tratta di allucinazioni ovviamente (e neppure di allucinosi, come scrivevo più su a Serpillo, sensazioni ingannevoli differenti dall’allucinazione per il fattore consapevolezza di irrealtà; ma ugualmente pesanti).
    Del resto non conosco il meccanismo sotteso alle tipiche visioni da delirium tremens, ma escluderei una similitudine con un effetto che è pur sempre allucinogeno e non puramente una sovracostruzione di significati.

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