Im-pari

Spesso lo squilibrio che si avverte  non è dentro, ma “al di fuori” di noi.
Come quando ci manca qualcuno: non una persona che ha vissuto e abbiamo conosciuto e se n’è andata, ma una persona che non sappiamo, che non è ancora arrivata.

A volte mi sembra vicinissima, questa persona; a volte mi convinco (mentendo) che non esista.
Una pari a me, che abbia esperienza di vita intensa (e non: che abbia fatto le cosiddette esperienze forti), che parafrasando la Mès-chilo abbia l’età, che conosca il paradosso.

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26 thoughts on “Im-pari

  1. Sicura di ciò che vuoi; insicura di poterlo ottenere…
    **

    Almeno statisticamente, una tale persona ha buone probabilità di esistere… occorre “solo” incontrarla…

  2. Eh. L’extra-ordinarietà, quando è davvero tale, tende ad isolare. Come stare in una bolla, pur impegnandosi a comunicare.
    Si sa di non esser soli in senso stretto, non gli unici o peggio degli pseudo-eletti. Ma al contempo soli ci si sente e si vive, spesso.
    Certo, la tua è una bella specie di straordinarietà, quella di cui parli.
    Mi commuove, lo dico.
    E intanto aspetto.

  3. E poi, comunque, permettimi di dirlo: che bello scoprirti lì dietro le quinte, o magari dietro una colonna in ombra del teatro; quando sbrocco sul palco e lascio venir fuori i fatti miei; quelli seriamente intimi.
    Con la voglia di ranicchiarsi lì, e lasciare che il resto del mondo vada avanti da sè.

  4. gli unici veri fatti, forse, son quelli intimi

    e il resto è solo conversazione elegante

    non ho compreso bene il senso di questo post, ma ho capito che è scritto sull’orlo, al confine di quel che non s’usa raccontare

    sei molto vera

  5. L’ombra, in questi casi, diviene la nostra miglior compagna: non perché abbiamo qualcosa da nascondere, bensì a motivo della consapevolezza che il nostro intimo verrebbe tanto più incompreso, quanto più lo esponessimo “al sole”, al “resto del mondo”…

    Il quale resto del mondo – sì – può ben andare avanti: non chiede altro, nella stragrande maggioranza dei casi. Perché esso non vuole ciò che è “intenso” (nel senso inteso da te), ma ciò che è “facile”…

  6. Diego:
    In un certo senso, sì.
    Io sull’orlo tendo a starci pressoché sempre, sto imparando appena adesso a mimetizzarmi un po’. Mimetizzarmi, però, non mascherarmi.

    Gustavo:
    Ecco, appunto.
    Mi sa che, avendo letto questo, almeno stanotte dormirò meglio.
    Non è poco.
    ‘notte.

  7. Sembro io qualche anno fa… il mio blog nei primi anni è pieno di questo desiderio di un qualcuno che fosse affine a me e che non trovavo. Negli ultimi anni mi è successo che la vita mi ha messa al fianco di tante persone – per lavoro, per amicizia, per volontariato o per caso – e io in qualche modo ho smesso di sentirmi sola e aspettare che arrivasse quella specifica persona alla pari che mi ero costruita a lungo nella mia mente. Ho apprezzato queste persone che avevo vicino. Mi son fatta l’idea che quando aspettavo la persona ideale era la mia solitudine a parlare, quando ho smesso di essere sola non ho più rimuginato sulla persona ideale perché ho imparato ad apprezzare le relazioni che vivo. Non dico che valga anche per te ma per me è stato così!

  8. Di nulla.
    Anch’io devo ringraziare: ci sono capitata per caso, o meglio, per un circolo virtuoso. C’è stato chi è arrivato qui dalla categoria “malattie rare” sulle pagine principali di WordPress, io sono andata a curiosare dov’ero stata pubblicata ed ho trovato altre voci.

  9. No, in effetti ritengo di non cadere in rimuginazioni o di farmi delle idealizzazioni – anzi, al contrario l’aver superato anche l’aspetto eccessivamente romantico ed ingenuamente ottimista degli anni preadolescenziali mi porta a vedere la realtà con maggior crudezza e nitidezza.
    Il che non vuol dire sia tutta negativa, anzi: mi ritrovo molto nella descrizione della sensazione di pienezza che le relazioni più diverse ti suscitano. E d’altronde non siamo tutti uguali, non tutti aspiriamo o sentiamo il bisogno di un tipo specifico di relazione, chiamiamola di coppia, e non allo stesso modo o nella stessa misura in fasi differenti.
    Diciamo che, in linea di massima (e sto lavorando proprio per capire meglio se effettivamente questa sia la mia unica strada realizzativa) tendo a leggere un’incompletezza nella mia vita, riconducibile a questa precisa mancanza.
    Io non sono tutta lì, chiaro, e posso persino dire di stare bene con me stessa: però pare sia un elemento rilevante, che potrebbe fare una differenza notevole. Che anzi dovrebbe farla.
    Poi, sì, le considerazioni da fare a margine sono veramente tante.
    L’evidenza sta in questo, che tutte le buone o anche ottime, profonde relazioni che vivo oppure ho vissuto non hanno la facoltà di darmi quella parte di condivisione, quella parte di affetto particolare che viene dalla coppia. Per vari motivi.

  10. Oh, quando parlo di “vedere la realtà con nitidezza”, parlo anche – senza nulla togliere alla mia discreta quota di speranza e fiducia nell’essere umano, nè negare alle persone crediti e possibilità – di intuire piuttosto rapidamente chi può essere adatto a me e chi no (ovviamente, anche viceversa).
    E so di avere – più che ambizioni o peggio pretese – necessità ed aspirazioni non da poco. Non intendo certo affermare che il resto del mondo si accontenti (ho sempre il timore, scrivendo questo tipo di post e spiegandoli, di incorrere in fraintendimenti ed apparire spocchiosa). Fatto sta che, se mi si chiede banalmente come deve essere un mio ipotetico compagno (fatta salva la libertà del Signore di inventarsi percorsi a noi inimmaginabili ecc.), devo rispondere per il mio bene, e risponderei: “un uomo (di fondo) buono e di buonsenso. E basta”.
    Appunto, non è poco. Descrizione generica ma efficace, se vi sia chi la intende. Essenziale, ma impegnativa. E si torna al nodo toccato da Gustavo, la sempre più estesa reazione di fuga di fronte a ciò che costa (per quanto prometta grandi ricompense).

  11. Oh, sìssì, anch’io ho sempre detto (e dico) che l’unico vero “requisito” che cerco in un uomo è che sia “buono”! Ti capisco bene (credo) nel tuo desiderio e senso di incompletezza. Non penso che esista un’unica strada realizzativa (almeno spero di no)!

  12. No, è raro che una persona possa realizzarsi in un unico modo. Magari però esiste una strada più rispondente, più calzante, di altre.
    Ti dirò, senza fretta e senza forzare la mano da qualche mese sto contemplando (e un pochino ragionando) sull’eventualità, in futuro (o forse non dovrei dare per scontato nemmeno questo…) di arrivare ad una consacrazione.
    Non necessariamente, anzi poco probabilmente nella mia attuale prospettiva, una consacrazione religiosa; ma piuttosto entro un ordine secolare.
    Vabbeh, ormai con tutte quelle che ho sparato, fatto 30 faccio 31 e lo “confesso”, aha 🙂

  13. Facciamo 32: siamo già “consacrati”: all’eremitaggio…

    (e, per chi la intende in un certo modo – nel modo che abbiamo solo accennato, perché l’approfondimento diverrebbe chilometrico -, è di gran lunga il male minore…)

  14. Conosco bene quello squilibrio di cui parli, avendolo sperimentato per la maggior parte della vita. Ricordo la tristezza, la paura di restare solo a vita, la paura che la mia pari non esistesse. Cercavo, cercavo, cercavo, e non trovavo. Perchè cercavo nei posti sbagliati. Alla fine, più che trovare, sono stato trovato.

    Lo troverai il tuo pari, probabilmente quando meno te lo aspetti 🙂

  15. Giuro, è una consolazione enorme sentirtelo dire (si fa per dire).
    Io nemmeno cerco, pensa un po’ come sono messa! Eheh.

    A proposito, tranquillizzo te e tutti qui sulla mia precedente frase: “sull’eventualità, in futuro (o forse non dovrei dare per scontato nemmeno questo…)”… mi rendo conto ora che sono stata poco chiara e fraintendibile.
    Non intendevo sottintendere che un domani potrei non esserci più perché – verissimo – tutti pattiniamo sul ghiaccio sottile (ne ho avuta una riprova ieri, sfondando il lunotto dell’auto stupidamente e tastando di persona quanto fragile è un qualsiasi trabiccolo chiamato comunemente “macchina”).
    Intendevo invece che potrei venir smentita dagli eventi nella mia convinzione che una scelta del genere possa farla soltanto in là nel tempo, e finire per avvicinarmici più presto di quanto creda; o magari spingerla più in là di quanto mi sembri sensato e giusto per me ora.
    Coraggio, vi romperò le scatole ancora per un po’ 😉

  16. Come dice il mio amico Marco: “Un quèl a la volta” (una cosa/un passo alla volta)… quindi nel frattempo resta pure a romperci le scatole (e comunque eventualmente anche da consacrata sarai obbligata a tenere il blog :-P)

  17. Certamente! Tra frati, suore, preti e via discorrendo non ho proprio idea di che gran quantità di consacrati bloggano. Prima non ci facevo caso, non li notavo per il semplice motivo che non li incrociavo e non li cercavo. Ma sono davvero un mare.

    (Non so perché ti ha messo in coda, ogni tanto capita).

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