Silenzio temuto, silenzio amante

[…]
La croce di Cristo, spiega il Pontefice, «non mostra solo il silenzio di Gesù
come sua ultima parola al Padre, ma rivela anche che Dio parla per mezzo del silenzio». Così, ancora, si esprime l’esortazione «Verbum Domini»: «Il silenzio di Dio, l’esperienza della lontananza dell’Onnipotente e Padre è tappa decisiva nel cammino terreno del Figlio di Dio, Parola incarnata. Appeso al legno della croce, ha lamentato il dolore causatoGli da tale silenzio: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato” (Mc 15,34; Mt 27,46). Procedendo nell’obbedienza fino all’estremo alito di vita, nell’oscurità della morte, Gesù ha invocato il Padre. A Lui si è affidato nel momento del passaggio, attraverso la morte, alla vita eterna: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito” (Lc 23,46)»). L’esperienza di Gesù sulla croce è certamente unica, ma ha anche un valore universale: «è profondamente rivelatrice della situazione dell’uomo che prega e del culmine dell’orazione: dopo aver ascoltato e riconosciuto la Parola di Dio, dobbiamo misurarci anche con il silenzio di Dio, espressione importante della stessa Parola divina».

[…]

«spesso, nella nostra preghiera, ci troviamo di fronte al silenzio di Dio, proviamo quasi un senso di abbandono, ci sembra che Dio non ascolti e non risponda». Si tratta però di silenzio ma non di «assenza» di Dio. In realtà, «il Signore è presente e ascolta, anche nel buio del dolore, del rifiuto e della solitudine». Qualunque sia la nostra esperienza, sappiamo con certezza che «Dio ci conosce nell’intimo, più di noi stessi, e ci ama: e sapere questo deve essere sufficiente».

“Se in questi tempi irrequieti ci domandiamo che cosa alla fine realmente rimarrà di tutta l’agitazione, di tutto il via vai di pensieri e riflessioni, di tutte le preoccupazioni e paure, di tutti i desideri e di tutte le speranze che ci animano, e se vogliamo lasciare che sia la Bibbia a darci la risposta, ci viene detto: di tutto questo alla fine rimarrà soltanto una cosa, cioè l’amore che abbiamo avuto nei nostri pensieri, nelle nostre preoccupazioni, nei nostri desideri e speranze. Tutto il resto cessa, passa, tutto ciò che non abbiamo pensato e desiderato per amore, tutti i pensieri, tutta la conoscenza, tutti i discorsi senza amore finiscono: soltanto l’amore rimane in eterno”.

[Dietrich Bonhoeffer]

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7 thoughts on “Silenzio temuto, silenzio amante

  1. lo sai che non sono credente, ma nel senso che non oso credere

    e non disprezzo affatto quella percezione profonda che prova il credente, perchè non è affatto una forma di superstizione, un’ingenua riminiscenza dell’autorità paterna

    è invece la percezione di un senso profondo dell’esistenza, la sua irriducibilità ad ogni relativa scansione temporale, fisiologica, sociale, pulsionale, per trovare invece quella narrazione assoluta (in senso letterale, cioè non legata ad un fenomeno singolo) nella quale il proprio io finalmente lo si lascia lì, come un bozzolo provvisorio, per sentirsi parte del tutto, si una energia totale e grandiosa

    certo, il mio al massimo è il dio di spinoza, e non quello del pur ottimo ratzinger, ma un non credente, al massimo arriva lì

  2. E dici poco?

    Sul serio, non è poco, questo.
    Soprattutto, tu non osi ma non mostri timore, mostri un’umiltà positivamente invidiabile.

    (E non c’entra nulla, ma adoro quando ti sdoppi 🙂

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