“Chiudi il rubinetto”

Così recita lo slogan di una campagna di sensibilizzazione rispetto al buon uso della risorsa idrica, sponsorizzato da Aquafresh; su cui sono capitata ieri che era appunto la Giornata Mondiale dell’Acqua.
Ora, c’è un pensiero che vorrei esplicitare al di là delle ovvie considerazioni sul tornaconto che l’azienda ne ha, e al di là dei forti dubbi che sorgono a proposito della reale destinazione dei fondi raccolti per i progetti umanitari in genere (Amref è una delle organizzazioni più grosse ed in vista in un certo settore, non la conosco e non è certo mia intenzione suggerire che non sia onesta: ma dal momento che persino la Croce Rossa ha dato spettacolo di torbidezza… ci siamo capiti: fidarsi è bene…).

Il pensiero che vorrei esplicitare, dicevo, è questo: posto che l’iniziativa è in sè e per sè positiva, che fare cultura e sensibilizzare, anche anzi soprattutto sulle piccole cose, è sempre un’ottima strategia; andrebbe detto chiaramente – magari in altre circostanze, da addetti ai lavori, ma comunque detto – che comportamenti assai apprezzabili per alcuni versi come chiudere il rubinetto mentre ci si spazzola le zanne o spegnere il getto della doccia mentre ci si insapona fanno, se attuati costantemente, bene alla bolletta; ma non spostano di una virgola la situazione ambientale di disponibilità dell’acqua.
Non solo in virtù di meccanismi politici che non mi interessa qui argomentare; ma per esempio perché, con poche differenze nelle varie aree del mondo, la quota di acqua utilizzata a scopo civile (dunque appunto per lavarsi, cucinare e quant’altro) tocca più o meno il 10-15% del totale impiegato. Una bazzecola, che anche a ritoccare (e neppure azzerare) il consumo impegnandoci tutti quanti sommamente e quotidianamente a sprecare meno, non incide affatto sulle sorti del pianeta e di chi ci vive sopra.

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11 thoughts on ““Chiudi il rubinetto”

  1. Andrebbe fatta una contro-campagna, sul concetto:

    “Tutte le stronzate che senti dire sull’acqua servono solo a lavare la coscienza di chi le dice.”

    Ma il fatto è che nel mondo della comunicazione è ampiamente vincente la linea della disinformazione, la linea terzomondista-pauperista, anche perché sponsorizzata fortemente dalle anime belle dell’ONU.

  2. credo che dobbiamo valutare la raccomandazione anche considerando la vicinanza di chi ce la manifesta

    per esser più chiaro: sicuramente è un po’ propagandistico consigliarmi di usare poca acqua nel lavarmi i denti, quando nel pianeta ne viene consumata una quantità colossale per scopi che sono ben lontani dall’igiene personale, e vengono costruite dighe che distruggono la vita naturale, sociale, culturale e financo economica di vasti bacini fluviali

    quindi, in effetti certi richiami sono un po’ seplicistici e forse umoristici

    però se le raccomandazioni provengono ad esempio dal sindaco di un piccolo comune, il cui acquedotto è in difficoltà, penso che siano fondate (tipica è l’ordinanza di limitare il lavaggio della macchina e l’uso dell’acqua del rubinetto per innaffiare l’orto)

    ci sono comuni, anche nella pianura padana, che hanno dei problemi d’estate

    ho dei parenti in sardegna, ed è allucinante sapere che nel 2012 in quasi metà italia l’acqua in casa arriva ogni due o tre giorni, roba da terzo mondo (e poi si butta via miliardi per bucare una montagna, ma questo è un altro discorso)

  3. Magari non tutte, Vincenzo.
    E il non gradire il terzomondismo spinto non deve significare banalizzare o sottostimare i problemi (di tutti) e la parte di colpa (sì, colpa e non solo responsabilità) attribuibile all’Occidente per essi.

    Uno dei punti chiave, qui, per cui si sceglie di insistere sul risparmio domestico e non su altro è – politica economica a parte – che banalmente chiudere un rubinetto mentre ci si lava i denti sembra fattibile ed agile.
    Intervenire sulle produzioni industriali e sui consumi non solo lo sembra meno, ma lo è di fatto molto meno.

  4. Vero, lo scopo percepito può cambiare di netto l’adesione delle persone ad una richiesta anche minima.

    Capita anche in zone di montagna vicine agli impianti sciistici (con neve artificiale) che l’acqua prelevata per creare le piste lasci a secco un intero paese. Roba da matti: ma è proprio ciò che si verifica.

  5. una bella legge che vieti il trasporto su rotaia/gomma/aereo dell’acqua. ecco quello che ci vuole!

  6. Ti stai riferendo all’acqua in bottiglia, sì?

    Perdonami, ma vietare mi pare eccessivo, in questo caso.
    Controproducente e comunque inattuabile.

    Poi non mi intendo nella fattispecie del trasposto su rotaia, è una piaga quello su gomma, ma quello via aerea lo ignoravo proprio.

  7. L’acqua de rubinèt, tutto sommato, è senz’altro da preferire a quella in bottiglia. Salvo casi particolari (non in tutte le zone è altrettanto piacevole al gusto, e non la farei bere per esempio a mio zio che ha avuti i calcoli…).

  8. certo per i casi particolari non ho nulla ad obiettare ma sul resto e’ una vera vergogna.
    certo vietare e’ ridicolo ma del resto non vedo “coscienza” nell’autogestione dell’acqua e tutte queste campagne sono a dir poco ridicole

  9. “Magari non tutte, Vincenzo.”

    Facciamo il 95%?

    “il non gradire il terzomondismo spinto non deve significare banalizzare o sottostimare i problemi (di tutti)”

    E’ il terzomondismo che banalizza, ed è pure fuorviante. Se siamo finiti a pensare che bisogna chiudere il rubinetto a Belluno perché i bambini africani non hanno l’acqua, un motivo c’è. E non è certo colpa delle industrie occidentali.

  10. Facciamo il 95%?

    Facciamo che evitiamo stime arbitrarie.
    Le indagini sulle convinzioni della popolazione sono interessanti, tanto più quando coinvolgono credenze nostre proprie.
    Ma le opinioni su chi le spari più grosse sono un’altra cosa, e tendono a scordare che i comportamenti e le scelte non dipendono mai da una sola spinta.
    E’ evidente che non la pensiamo allo stesso modo, almeno nel senso che non attribuiamo lo stesso peso a “propaganda terzomondista” (i cui limiti e contenuti sarebbero da definire) ed idee errate / ideologie di altro tipo.

    Se siamo finiti a pensare che bisogna chiudere il rubinetto a Belluno perché i bambini africani non hanno l’acqua, un motivo c’è. E non è certo colpa delle industrie occidentali.

    Poco ma sicuro.
    Le industrie occidentali hanno ben altre colpe; meno ridicolmente irritanti ed altrettanto serie.
    (Avrei parlato di industrie, senza specificare, ma tu hai parlato di terzomondismo e dunque il contraltare era inevitabile).
    E no, non comincerò ora una discussione sull’etica industriale.
    Non mi ritengo una fanatica, so che ciò che non funziona non è unicamente responsabilità di una più o meno identificabile cultura di sinistra. Il resto del mondo non sta a guardare, e parlo del magnate come – soprattutto – del cittadino comune.
    Che poi, quest’ultimo, è quello cui si riferiva (non oso dire rivolgeva) questo post.

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