100412

Se potessi sentirmi sempre così: con una mente semplice e serena, con occhi che sanno guardare distesi ed aperti tanto l’uomo anziano che mi chiede indicazioni – mi scusi, sa dirmi dov’è Corso Magenta?; Certo, guardi, appena oltre l’angolo a destra. Ma badi che è lungo! -, quanto l’uomo ben piazzato, viso forte ma non grezzo e occhi che fisso con audacia.
Se potessi sempre portarmi in grembo la città, come fosse lei ad essermi figlia e non viceversa; se bere affreschi e controsoffittature, vecchi portoni e note botteghe, inviti agli eventi e nuvole grigie, antri e slarghi, vie e case che son state mie se bere tutto questo dagli occhi non facesse anche, un po’, male.
Se non conoscesse il mio cuore famiglie spezzate, amicizie inesistenti, e non si chiedesse quanto affidabili sono i miei salvagente di oggi. Passo davanti alla filatelica dall’attività interrotta – un infarto, un ictus… me l’han detto, non ricordo, e mi vien da piangere perché non ti ho mai saputo e stretto la mano, e ora non so ritrovarti, ed eri forse l’unico membro di quel ramo familiare così crudele per me che avrei voluto avvicinare. Passo davanti all’alto edificio, nel cuore di un centro storico amato, che mi ha cullato per tante sere e tante notti, e schiaffeggiato, anche: dove siete, ora? Ricordo che intrecciavamo le mani. E tuttavia voglio lo stesso scappare da voi: accarezzo i miei fantasmi ma mi dà la nausea pensarvi di nuovo nella mia vita. Via, via!, voglio respirare.
Se potessi sempre come oggi respirare fino in fondo, sentirmi capace e degna, aver pochi pesi, e solo che valgan la pena. Mi sono informata per bene, ho fatto un po’ di giri e poi ho scelto e ordinato, a pezzi, il manuale che mi serviva. Mi sono invece disfata di alcuni, i primi, libri davvero inutili: chi avrebbe mai detto che un giorno avrei dato via a cuor leggero, anzi alleggerito, della narrativa… e poi in cambio ne ho ricevuto un Catechismo di quasi un ventennio fa, in sottoprezzo, in parte regalato: ha un commentario in fondo, ed una dedica all’inizio. Mi piangeva il cuore – quante volte ho già scritto cuore? – vedendola lì, forse abbandonata o forse mai desiderata; comunque sola. (Ora non più, Annamaria).
a Antonio
9 Ottobre 1994
zia Annamaria
per aggiungere saggezza al quotidiano
con infinito affetto
Se potessi ogni giorno vivere sull’onda dell’Haydn, opera 58 in Fa maggiore, ascoltata tornando.
Toccare con mano persone che sento mi stanno salvando. Toccare quel futuro che mi sembra tanto vero, adesso, come non mi è sembrato mai il presente: tu funzioni, sembra che mi dica. Davvero.

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3 thoughts on “100412

  1. bel pezzo di scittura, mi ricorda l’infanzia berlinese di benjamin

    grande fascino brescia, è una città da capire bene

  2. Passeggiare per la città, anche se per commissioni, è sempre bello.
    Ieri mi ha fatto sentire ricca come non ricordavo di essere, in questi tempi di aridità.
    Oscillo sempre tra il bisogno di avere delle relazioni, amicali e non, e quello di starmene finalmente con me stessa, di non dover rincorrere una “mondanità” che non mi interessa più.

    In effetti, mi sa che capire Brescia non è così facile.
    Mi piace perdermi nelle sfumature, quando posso.

    L’infanzia berlinese di Benjamin, lo confesso, mi sfugge.
    Ma potrebbe venirmi voglia di scoprirla.

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