Il diritto di “non”.

Ho diritto a NON appesantirmi con impegni che non desidero portare avanti e non sono strettamente necessari a garantire il bene mio e di chi amo, a NON accollarmi responsabilità che non ho richiesto ed alla cui assunzione non ho dato esplicito e chiaro consenso.
Ho diritto a NON invischiarmi in polemiche che non ho cercato ed alle cui regole tiranniche non mi va di sottostare, a NON accettare soprusi per amor di pace (se la mia pace ormai è stata violata).
Ho diritto a NON rispondere a messaggi sms di persone che vogliono solo curiosare nei fatti miei, ma non si ricordano che esisto per il resto del tempo; a NON farmi sentire da quelle persone che non si fanno mai sentire per prime; a NON subire e sganciarmi senza cerimonie da chi mi ferma per strada e mi scarica addosso il suo monologo egocentrico; mentre sono già stanca e ho da fare.
Ho diritto a NON partecipare, a NON essere un esempio di cittadina attiva, a NON interessarmi alle vicende anche cruciali della vita socio-politica se queste rischiano di arrovellarmi la mente e riempirla di pensieri di troppo; e ho diritto a NON sentirmi e non essere considerata scriteriata per questo.
Ho diritto a NON leggere libri che non mi danno una consistente gratificazione, a NON vedere film che reputo una perdita di tempo e di denaro, a NON ascoltare musica qualsiasi, che non trovo bella.
Ho diritto a NON dare spiegazioni per le mie scelte, salvo casi particolari.

Ho diritto ad usare il termine ed il concetto giuridico di diritto, ben sapendo che indica qualcosa di diverso da tutto quanto elencato sopra, ed a NON dovermi giustificare o dover rettificare perché improprio.

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22 thoughts on “Il diritto di “non”.

  1. Condivido … a meno che uno non si impegni con qualcun altro ed allora il suo diritto di Non diviene il suo Dovere Di …
    Apprezzo i tuoi approfondimenti soprattutto per la passione con cui li argomenti … anche se non li condivido in tutto!
    Grazie per lo sforzo divulgativo che fai!
    UIOGD
    Matteo Dellanoce

  2. Evviva la libertà di vivere ed agire per stare meglio e non assecondare qualcuno o qualcosa

    Serpillo1

  3. Con dei limiti ben precisi, Matteo: alcuni dei quali sono proprio quelli indicati nel post.
    Chiaramente non un elogio del disimpegno, ma un invito ad amare se stessi non meno del prossimo.
    D’altra parte, ho fatto riferimento a quelle situazioni in cui non abbiamo preso volontariamente un impegno con le relative responsabilità, ma qualcuno vorrebbe ugualmente addossarcelo – per esempio.

    (UIOGD?! O.o)

    Non tutte le diversità di pensiero vanno per forza ricomposte, ma apprezzo lo sforzo del venirsi incontro. Grazie a te.

  4. Adesso come adesso – per restare sul leggero – quello di staccarmi da internet e studiare Genetica 😉
    E domattina quello di non saltare al collo di chi richiederà il permesso per la caccia, all’ambulatorio di igiene pubblica.

    Ma sarò ben ricompensata stasera, con McConaughey (casualmente ho trovato un suo recente film tratto da un libro della serie con Mickey Haller, l’avvocato de “La lista” di Connelly letto questo mese. Il titolo di quest’altro mi sfugge).

  5. Evviva! 🙂

    Sì, sai che in me il senso del dovere è piuttosto forte, ma sono anche sempre più consapevole delle distorsioni che ne faccio, per cui cerco un po’ di limitarmi e dare un peso più equilibrato alle cose.
    A maggior ragione adesso, anche se il processo non è dettato solo dal momento critico.

  6. Okay, Matteo, ora basta. Stai già esagerando.

    Ho cercato di evitare il fraintendimento solito, ben sapendo che avresti potuto leggere il post con lenti particolari, legittime ma inadatte al caso, e infatti sta andando così.

    Certo che ci si accollano cose per amore e gratuità. Appunto, cazzo, perdona il francese: gratuità, non imposizione, non dovere astratto ma sentito. Men che meno sopruso.
    La coerenza con se stessi e con l’altro nasce dalla consapevolezza di sè e dal rifiuto di ciò che ci fa del male.

    E’ così terribile dirlo?
    E’ così incomprensibile quello che ho delineato? A me pare invece, piuttosto, netto.
    Occhio, perché le ideologie imperano, sì, ma non solo quelle ‘laiche’.
    E’ ideologia anche vedere individualismo ovunque, anche laddove c’è solo sano senso di responsabilità. Quella responsabilità che deve anche portare a dire di no.
    Il sacrificio di sè è una cosa, e non certo facile nè lineare.
    La malsopportazione, specie di qualcosa che non ci è capitato per caso e non ci sfida, ma ci sfibra soltanto; è ben altra cosa.

  7. Ho scritto dalla prima riga:
    Ho diritto a NON appesantirmi con –impegni che non desidero portare avanti e non sono strettamente necessari a garantire il bene mio e di chi amo–, a NON accollarmi —responsabilità che non ho richiesto ed alla cui assunzione non ho dato esplicito e chiaro consenso–.

    Non so il latino, ma l’italiano lo conosco bene.
    Prego sempre che anche chi parla con me l’abbia come amico.

  8. Ah, vorrei anche capire il perché del tuo virgolettato a “cose”.
    Ho un timore, ma spero di sbagliarmi.
    Perché se hai pensato ad una gravidanza indesiderata, al bambino visto come una cosa ed all’intezione di abortire; hai letto con preconcetto – al di là del merito della questione, che mai e poi mai discuterò qui: è mio diritto, come appunto sottolineato, non lasciarmi trascinare.
    Se invece non è così, meglio.

  9. non darti in pasto ai tuoi lettori

    rispetto, ogni donna merita sempre il massimo rispetto

    sei una donna generosa, come tendenza, da quel poco che apprendo qui

    non scrivere troppo, non perchè non scrivi bene, sia chiaro, ma per te

  10. Sì, temo e spero di esserlo.
    Grazie, davvero.

    E’ vero, sono eccessivamente prolifica e talvolta (spesso?) prolissa.
    Ho persino incrociato le spade, tempo fa, per questo motivo con un altro blogger-conoscente (niente paura: è che lui concepisce esclusivamente una forma di blogging che non prevede diverse variabili espressive largamente utilizzate, e deve accondiscendere ad un pubblico più che ad uno scopo personale, per quanto in parte condiviso. Io l’inverso, e allora… ah, questi pubblicitari! 🙂
    Molti dei post di queste ultime settimane sono, per esempio, bozze già in attesa da un po’. E a queste si aggiungono altri interventi. Sì, ho gli argini deboli 😉
    Ma proverò lo stesso a seguire il consiglio: nel lungo periodo, sono sicura che se ne vedranno gli effetti.

  11. E tanto per non smentire la mia prolissità, ma – credimi – non per adulare, aggiungo in doppio commento che mi piace molto il tuo stile di scrittura.
    E’ asciutto e pulito ma denso. Te l’avrò anche già detto, scommetto.

  12. A parte che non capisco lo stile acido, legito ma decisamente inutile, comunque “cose” virgolettato traduce in volgare il termine ente in filosofia … va beh!
    Di cazzo in cazzo direi: sti cazzi!
    Buona serata,
    Matteo

  13. Buona serata – anzi, nottata ormai – a te, Matteo.

    Il tuo problema è proprio questo (se te lo dico, mi riterrai presuntuosa, se non te lo dico, non farai che ripeterti – perciò scelgo la prima): non capisci, appunto.
    Non capisci ciò che leggi per ciò che è, ma lo distorci, spesso e volentieri.
    Involontariamente ed inconsapevolmente, ne sono certa. Ma così è.
    Nessun acidume, solo schiettezza – spiacente se non la reggi.
    E per favore, niente sciocchezze: la filosofia non può esserti da scusa, perché gli enti sono enti e le cose cose. Qui si è parlato di generiche, prosaiche ‘cose’ quotidiane, in nessun modo poteva entrarci la filosofia in senso tecnico. Neppure ampliando all’estremo il discorso.

    Tuo malgrado, sei stato la dimostrazione di quanto sia assurdo dar retta a tutto e tutti, senza discrimine. A me piace ascoltare le persone: ma solo se hanno qualcosa da dire. E tu giri a vuoto: non sai ascoltare gli altri perché non sai ascoltare nemmeno le tue stesse parole.
    Loro sono lì che ti aspettano 😉

    Ti metto in moderazione, perché so che tornerai.
    Ma sono più che ben disposta verso commenti costruttivi.

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