Una vita… normale.

[…] Forse, per accettare la normalità della vita bisogna avere consapevolezza della ricchezza nascosta in ogni suo momento, delle possibilità di crescita spirituale dell’essere umano.
E bisogna credere che dopo la morte ci sarà un’altra vita. Che non ci giochiamo tutto solo qui e adesso, ma che abbiamo prospettive più ampie e più alte.

Lucetta Scaraffia

Mi piace questa breve ma incisiva asserzione.
E mi piace ricordare che la spiritualità non è composta dalla sola fede, ma dalla personalità intera della… persona, appunto.
Lo spirito di una persona è fatto di carattere, aspirazioni, idee, attitudini, slanci, obiettivi… è qualcosa di variegato e molto concreto; mentre spesso (per vari motivi) si confonde la ‘spiritualità’ con un aereo distacco dal mondo.

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8 thoughts on “Una vita… normale.

  1. Condivido ogni parola, la spirtitualità non è distacco dal mondo, semmai è calarcisi in maniera più profonda…certo non è da tutti possederla!
    Buona domenica cara!

  2. Non è da tutti possedere una buona misura di consapevolezza, determinazione e sì, direi anche coraggio per esplorare il sè, il mondo e le sue infinite possibilità, i molti volti della realtà.

    Ma una cosa che ho imparato studiando in campo sanitario – lo so, sembra a tanti ancora strano – è che esiste sì una spiritualità in senso marcato, una tensione verso l’oltre che caratterizza sia chi ha fede sia chi non l’ha purché appunto aperto alla conoscenza.
    Ma perché questa sbocci ci vuole innanzitutto attenzione ad aspetti più elementari (tutt’altro che disprezzabili).
    Avevo scritto un post in proposito, durante il semestre di Infermieristica che ho frequentato nel 2010-2011. Mi pare torni buono, lo ripubblicherò in questi giorni.

  3. la vita non è un evento normale, mentre è, a mio avviso, sempre e comunque un evento incredibilmente eccezionale

    essere un grumo di materia cosciente di essere è, nell’immensità temporale e spaziale dell’universo, una evenienza produgiosa

    rispetto chi colloca un’altra vita oltre l’evento che chiamiamo morte, ma per me, già «questa» vita è un evento meraviglioso

  4. Non si parla di vita come evento, in sè stupefacente, ma di vita vissuta: le parole della Scaraffia stanno in conclusione di un articolo nel quale rileva la purtroppo diffusa aspirazione dei bambini (!) e ragazzi a divenire non eroi, ma protagonisti, non compiere grandi gesti, ma ad apparire ed esser futilmente famosi.
    E’ alla smania di eccesso e successo, per altro di stoffa effimera ed insignificante, che si oppone questa considerazione. Alla ricerca di effetti speciali, ed alla denigrazione dei lavori, tenori e stili di vita se non propriamente umili, appunto, normali, e graditi perché regolari e sobri.

    Dopodiché, tu certamente sai che per un credente è norma e non eccezione il trovare la vita un evento meraviglioso, nondimeno dell’abbraccio divino e della restituzione, di là da venire, di una vita e di un corpo di specie diversa.
    Non solo un evento da contemplare, in verità, ma un percorso da cogliere appieno.
    Diversamente, non si parlerebbe neppure di crescita e di ricchezza nascosta.

  5. oggi sono andato in “citta’” e mi son ritrovato dentro il chiostro del ns santuario. c’era una mostra ma ahime’ “c’era” anche dell’altro. c’erano tanti altri. c’erano tante persone. dell’africa, dell’est e di non so dove. il motivo della loro presenza li’ te lo lascio immaginare.

    qui trovo difficile cercare le ricchezze nascoste per accettare la normalità della vita.
    e li’, a mio avviso, molti se la giocavano la normalita’ della vita.

    ciao cecilia

  6. Ciao Giovanni 🙂

    Ti devo chiedere a quale santuario ti riferisci, ‘ché ne abbiamo molti (fra parentesi, sabato ho trovato per la prima volta aperte le porte di San Faustino in Riposo, e non mi pareva orario di celebrazione).

    Neppure so immaginare il motivo della presenza di tanti stranieri (dipende in realtà, appunto, anche dal santuario in questione).
    Mi hai lasciato un indizio (“lì molti se la giocavano la normalità della vita”), ma sono sincera: non ho capito.
    Sentiti libero di esprimerti più chiaramente, tanto se non fossi d’accordo con qualcosa te lo direi comunque.

  7. c’è gente che accetta la normalità della vita e assieme non crede “che dopo la morte ci sarà un’altra vita”.

  8. Se leggi con attenzione, ti accorgerai che non l’ho negato, tutt’altro.

    Detto questo, un ateo può ben accettare la normalità della vita, ma deve necessariamente anche fare i conti con la sofferenza per la sua limitatezza; in ogni senso, e con l’insufficienza della trasmissione del proprio ricordo, delle grandezze disseminate nella storia umana e via dicendo rispetto alla domanda di senso che come chiunque altro coltiva – a meno che non sappia celarla bene a se stesso.
    Convinzione che la vita cessi con la morte e profondità di pensiero, peggio se uniti ad un’acuta consapevolezza, producono sofferenza e non certo appagamento; ne converrai. Sia che uno conduca tutto sommato un’esistenza soddisfacente dai molti punti di vista che potremmo qui enumerare, spiritualità compresa così come più sopra definita, sia che non abbia avuto successo in tal senso.
    Per questo accolgo anche il secondo paragrafo citato.

    Spero che quanto detto sia chiaro, e non venga preso per ‘disprezzo dell’ateismo’.
    Ho semplicemente parlato secondo esperienza, personale, condivisa ed osservata.

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