Grim reminders

Nei telefilm i rimandi si susseguono frequenti.
Scene o frasi ad effetto che fino all’altroieri avrei, avremmo considerato con un sorriso: spettacolaristiche se non proprio esagerate ed assurde; oggi restano tali ma sollecitano la memoria di quel giorno di novembre, in cui sei rimasto schiacciato – beh, arrotato secondo la dicitura estremamente precisa e cruda del referto 118 – sotto la nostra auto.
(L’ho più volte consolata, non ha colpe, poverina. Scopro più con sollievo che con ironia quanto forte è la benedizione della gratitudine che viviamo: pensavo che prima o poi avrei desiderato di prenderla a calci, invece mi riporta alla mente gli ultimi splendidi anni ed i viaggi fatti, e quasi quasi mi dico che insomma, è stato ‘fuoco amico’. Straziante, ma lo sarebbe stato di più saperti travolto da un estraneo alla guida di un’auto estranea, magari su un angolo di strada qualsiasi).
Dicevo dei telefilm.
Dev’esserci stato altro, prima, ma un paio di settimane fa in Body of proof (pessimo prodotto, uno dei tanti, l’avrei abbandonato comunque) hanno mostrato un poliziotto, mi pare, sdraiato a terra sulla strada, ritrovato da un’automobilista che gli era passata sopra. A parte che era già morto, come sai ho timore a girarmi e controllare l’espressione della mamma. Così di solito non mi giro proprio, magari allungo la mano. Ma non ho davvero idea se lei faccia lo stesso tipo di pensieri, o cosa provi.
E poi, per esempio, stasera in NCIS LA il tirapiedi di una gang rimasto incastrato – ma ne è uscito indenne – sotto un’auto in riparazione, che s’è fatto estrarre con un cric. Commenti: non si immagina quanto pesa una macchina finché non ci si rimane sotto; e anche: se non ti avessimo tirato fuori avresti fatto la fine di un tubetto di dentifricio spremuto.
Più o meno il mio stomaco s’è comportato così.
Fa parte dell’elaborazione del lutto anche questo, credo.

E voglio aggiungere che anche se non rientra nelle statistiche sugli incidenti stradali dell’ISTAT (ma presto o tardi mi informerò se ne esistano di relative a quelli domestici), quello che ti è successo conta qualcosa.
Perciò mi sono permessa di pregare, letteralmente, quell’uomo venuto a richiedere il contrassegno per il parcheggio riservato ai disabili di fronte a casa di trovare comunque, intanto che la sua situazione viene valutata, un luogo in cui piazzarsi diverso dal maledetto garage interrato raggiungibile solo attraverso un maledetto scivolo dalla pendenza spaventosa.
Fosse pure stato sul tetto di casa.

Forse, più vado avanti più me ne convinco, poteva andare solo in un modo simile.
Vedendo il patriarca steso a letto per un infarto in Blue bloods (altra ciofeca, ma come sai non mi è possibile girare canale e poi tornare per la Margulies good wife che piace tanto anche a te, devo sorbirmi tutto), ho ricordato ancora una volta la mia ormai certezza: t’ha pigliato un infarto, e il resto è stato ‘solo’ un danno collaterale.
Poteva andare solo così, o in modo simile, ad ogni modo rapido e non in mia presenza.
Sono stata la prima a raggiungerti, ma quando il dado era tratto. Una malattia gravemente invalidante mi avrebbe permesso di starti vicino, godere di te, fare mille piccole cose importanti; ma forse mi avrebbe messo a troppo dura prova. Con un esito non diverso.
Sai bene che mi è rimasto un peso gravoso, anche se è un peso che amo.
Forse lassù qualcuno ama me, ed ha pensato che un peso sul cuore mi fosse sufficiente.
Vorrei giusto avere un briciolo di fede in più e non sentirlo mai eccessivo, come quando quell’altra notte ho rasentato la disperazione.
Adesso vado a sdraiarmi di fianco al mio peso, le prendo le mani e dormo nella tua metà di letto che è diventata la mia.
Buonanotte, papà.

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2 thoughts on “Grim reminders

  1. Scene o frasi ad effetto che fino all’altroieri avrei, avremmo considerato con un sorriso“.

    Non è certo paragonabile al lutto che stai affrontando tu.
    Però.
    Quando io ero alle Medie, mi ero molto affezionata alla mia professoressa di Matematica. Molto, molto, affezionata, per tutta una serie di circostanze. Siamo rimaste in contatto anche dopo la fine della scuola; le volevo bene: era una presenza molto importante, per me. Sfortunatamente era malata di cancro; e, quando io ero in quinta ginnasio, lei è morta.
    In quinta ginnasio tutta la nostra classe aveva molti problemi con la Matematica. La professoressa del liceo ravvisava in noi delle lacune che secondo lei erano impensabili: noi ci difendevamo dicendo che questi concetti non ci erano stati spiegati, alle scuole medie; lei ribatteva che ci erano stati spiegati per forza, e che noi li avevamo dimenticati (o la stavamo prendendo in giro).
    Fatto sta che a un certo punto, (la mia professoressa/amica era morta da poche settimane), la professoressa del liceo ha buttato lì, ironicamente (sempre riferendosi alle nostre lacune) “vabbeh, ragazzi: se continuate a insistere, io giuro che telefono a casa alle vostre prof del liceo e ci parlo un attimo. Mica saranno morte tutte, in questi due anni!

    Poveretta.
    Chiaramente non ne aveva colpa: era una battuta innocente e sciocchina, che in un altro contesto avrebbe certo fatto sorridere.
    Ma come mi ha fatto stare male in quel momento, credo che non lo dimenticherò mai.

    Quindi sì, capisco bene quello che vuoi dire.
    E allungo la mano, se può servire a qualcosina.

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