Inutile, folle, vuoto.

Due matrimoni, due atti con conseguenze irreversibili compiuti in relativamente giovane età, che hanno determinato molto della tua, e della nostra vita di lì in avanti a venire.
Sono sempre stata e sono ancora certa che hai sposato mia madre per amore, diversamente dalla tua ex moglie. Ma non credo più come credevo prima, affatto, che tu sapessi cosa facevi la seconda volta.
La sua persona, la nostra nascita, tutto ciò che ne è seguito non era il tuo legittimo destino, con il quale il Signore ha potuto metterti alla prova e gratificarti del sentimento di realizzazione piena che è, in fondo, lo scopo e la casa cui tornare.
Hai imparato ad accettare tutte le storture, a scegliere di aderire a questo progetto e renderlo il più possibile vivibile, persino felice; indirizzandolo e curandone gli innesti. Ma il progetto non l’hai scelto tu, e non ti apparteneva.
Hai sposato una donna inadatta a te, e inadatta ad essere madre.
Non hai scelto il tuo futuro, nè il nostro, hai giocato bene ma non abbastanza, accecato da una fiducia nella vita poco ponderata.
Non hai scelto, dunque, nè ti sei fatto scegliere.
Due matrimoni, due atti irreversibili ed avventati, molto diversi nelle cause e negli effetti ma ugualmente sbagliati. Sbagliati. Portatori di frutti malsani e di un dolore in larga parte inutile. Inutile, folle, vuoto.

Non è sano, non è il dolore della morte prima della resurrezione.
L’inutilità di questo genere di dolore non ha fondo di recupero, nè lasciti positivi; semina solo altro dolore e fa terra bruciata, zolla a zolla, di quel che faticosamente abbiamo costruito con ostinazione, su terra dura e infertile.

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6 thoughts on “Inutile, folle, vuoto.

  1. ha ragione miss fletcher, non è neanche giusto permettersi di commentare uno scritto così vivo e bruciante

    l’unico parallelo che voglio osare è con la tragedia greca, dove un male, un’ybris insanabile, segue il suo corso nonostante l’illusione umana di piegare il destino

    storia intima, personale, certo, ma intrisa di un senso drammatico che fa paura, che non permette una facile rubricazione nel recinto delle vicende personali

    anche se non sono credente, provo desiderio di pregare, di fronte allo spalancarsi della dismisura di questo abisso

    scusami se ho commentato, non era certo il caso

  2. E invece, Diego, ti ringrazio tanto.
    Stamane alzandomi ho pensato che avrei fatto meglio ad escludere i commenti da questo post, senz’altro un po’ forte, ma poi accendendo il pc e leggendovi sono stata sollevata.
    Temevo di incappare in qualche accusa di egoismo e brutalità, ma forse dovevo riuscire a passare la notte per poter godere della vicinanza delle persone migliori che conosco, in carne ed ossa oppure in bytes.

    Sì, l’abisso c’è e sono riconoscente non sai quanto (o lo intuisci?) che non lo si neghi.
    Siamo sopravvissute anche a questa, anche se devo ammettere che abbiamo rischiato (in queste circostanze, la rubrica del telefono dice molto sullo stato dell’arte della tua vita. Interrogandomi su chi avrei potuto chiamare per evitare il peggio, in che ordine, e cosa avrei voluto dire; ho riconfermato le relazioni di valore e individuato falle che alla luce del giorno si tende a superficializzare).

    Non so se poi hai pregato – e non voglio saperlo, beninteso – ma di certo quel tuo desiderio il suo effetto l’ha avuto.
    D’altra parte, come forse è evidente, sto lottando con il lato peggiore mio, di mia madre e delle incrinature cui una fede qualsiasi, anche tutta umana, può andare incontro. No surprise, se arrivo al rifiuto netto di tutto questo.
    Il peggio è arrivato dopo questo post. Siamo state ad un passo da gesti estremi, ma adesso siamo qui. Non so bene cosa fare nè cosa ho dentro; comunque voglio dire ancora grazie a chi ha letto e teso la mano subito, anche al di fuori del blog.

  3. Di fronte a simili cose il silenzio è l’unica posizione che posso assumere. Tu invece dovresti gridare, sfogarti. Se si tiene tutto dentro le cose si ingigantiscono, e trascinano con sé parti di noi stessi. Hai fatto bene a scrivere questo post.

    Ti voglio bene.

  4. Sì, questo blog era il mezzo più immediato e semplice per farlo e l’ho usato, con una spontaneità che normalmente non è tanto marcata.
    Poi ho cercato le persone che sapevo potevano fare da tampone, arginare i danni.
    Sicuramente non sono una persona che tace e tiene tutto dentro, anzi 😉 Ma ad approfittare di tutte le possibilità per stare meglio sto ancora imparando.

    In ogni caso, mi riempie di gratitudine scoprire che mi è ancora possibile dare fiducia, e non esserne delusa.

    Ancora grazie.

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