Ma tu

Ma tu lo sai, mamma, che non ti sono soltanto genericamente ‘grata’ per avermi dato la vita. Sono anche, nonostante tutto, felice che la mia vita sia questa e non una completamente differente, e che abbia te come madre, nonostante.
Non è scontato, non è neppure un sentimento semplice, incontestabile. Eppure sì, sono felice. Inaspettatamente, al di là delle mie aspettative.
Sai che non vorrei altra mamma, e non per via dell’abitudine a te. Non fatico ad immaginare scenari altri, ma ci sei sempre tu. Però, sana. E meno dura.
Io ti amo lo stesso anche così, lo sai. Non si discute, non devo spiegarlo certo a te, tutt’al più al resto del mondo. Però non sai, ma tu non sai e non saprai fin oltre l’ultimo momento, che talvolta quando sogno io sogno una vita dopo di te, libera da te.

Sono pensieri che noi due potremo condividere senza sentirci in colpa, o adirate o tristi.
Ma tu, per adesso, non lo capisci. Posso ‘solo’ aver pazienza, ricordarmi di chi mi ha detto un segreto che non è strategia e metafora ma realtà: vedere quel che sei come parte integrante della patologia cronica che pure ti (ci) affligge. Nel male, e magari anche nel bene; se si crede che l’amore non è un puerile soffio di vento. E che talvolta, solo a volte, l’odio altro non è che amore (frustrato, negato, mancato, non libero di agire).
Posso ‘solo’ ingoiare la sofferenza per chi non comprende e mi giudica, non perché lo fa ma perché lo fa male. Ingoiare il tuo rifiuto di essere aiutata, perché non sai cosa stai rifiutando.
Non posso fare miracoli, se sei come sei non posso farci niente. Ma posso avere pazienza. In qualche modo.

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8 thoughts on “Ma tu

  1. Ma tu, per adesso, non lo capisci.
    Videmus nunc per speculum in aenigmate, tunc autem facie ad faciem.
    Ora vediamo confusamente. In futuro vedremo tutto.
    Tua madre capirà.
    Un abbraccio

  2. Sì. E anch’io capirò un sacco di cose che ora mi sfuggono, e che mi sfugge persino che mi sfuggono.
    Grazie. Un abbraccio fa sempre bene; questo lo giro alla mia bestia.

  3. Grazie, Gu’.
    Dopotutto se guardo alla persona che ero per certi versi mi riconosco, ma vedo che sono andata così oltre da non riuscire a crederci.
    Perché non dovrei migliorare ancora?

  4. onora il padre e la madre

    così sta scritto, ma sottende anche una qualche distanza, una demarcazione fra il figlio e il genitore

    credo che sia giusto amare i propri genitori, e che sia anche bello, ma è fondamentale non essere parte di loro, ma essere un’altra vita, un’altra storia

    io, come padre, voglio che i miei figli mi amino, e li amo, ma non voglio che le nostre vite siano un intreccio insolubile, perchè altrimenti la ruota non gira, si inceppa il senso del nostro tempo, si incanta il disco

  5. A proposito di quel che scrivi: non sempre abbiamo scelta, o la possibilità di avere una vita veramente nostra rispetto ai nostri genitori. Non è una giustificazione, ma un fatto.
    Essere persone diverse è un’altra storia, avere una vita che permetta una distanza da loro non è scontato; purtroppo, laddove ‘distanza’ sta non per ‘distinzione’ ma per azione libera, indipendente.
    Ho scritto altrove di essere stata – e di essere ancora – una cosa sola con mio padre. Questo è vero senza che le nostre persone si confondano, o che esistano legami morbosi, immaturi, non risolti.
    Al contrario, a mia madre sono legata a doppio filo pur non volendo. Non perché io non sappia chi io sia, cosa voglia o perché non sia in grado di staccarmene. Ma perché non posso, a me non è concesso.
    Tutto qua.
    E non mi piace, mi pare chiaro. Ma è così.

    Non è malinteso senso del dovere o incapacità personale, psicologica; è una di quelle fregature che la vita rifila a caso, a persone estratte a caso dal bussolotto.

  6. è chiaro, cara C.D. che io non mi posso permettere di ragionare su un caso specifico e personale, per cui debbo necessariamente ragionare in termini generici

    per quel che so di te, in effetti, mi sembri una donna assolutamente razionale, realista, perfettamente calata nella realtà, che non trasfigura gli eventi in dimensioni illusorie

    certo, il caso, gioca sempre la sua parte e non distribusce con equità il male e il bene

  7. Devi perdonare la mia solerzia nel mettere i puntini sulle i, caro Diego.
    Com’è più che intuibile, evidente, l’argomento mi tocca nel profondo.

    Ma in contesti diversi, anche di patologia e non solo ‘sani, belli e forti’, il tuo ragionamento non fa una piega.

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