Un’idea che funziona

Che io sia più sbilanciata verso i tradizionalismi che i progressismi (non tanto o non solo politici) lo sanno un po’ tutti, o almeno lo intuiscono. E non mi smentisco raccontandovi di questa iniziativa cui ho partecipato, più che tradizionale: antica, antichissima.
Sto parlando del baratto.
Ne hanno organizzato uno – del quale ho saputo giusto per coincidenza – i volontari di Spigolandia, un negozio dell’usato a Brescia. Purtroppo non è stato molto pubblicizzato ed eravamo in meno di una decina ad esporre gli oggetti che speravamo di scambiare, ma il risultato è stato comunque buono; inoltre mi sono iscritta alla mailing-list per essere avvisata quando l’esperienza verrà ripetuta, e preso contatto con altre persone che mi hanno informata a proposito di un altro evento simile, ma più in grande e di un’asta di beneficenza programmati già questa settimana.
In entrambi i casi si può partecipare liberamente e portare anche (soprattutto) oggetti comuni, di valore non alto: il ricavato dell’asta in particolare verrà devoluto all’Anffas, e voi vi libererete di cose che non desiderate o non utilizzate più, sapendo che qualcun altro ne farà buon uso. Meglio del cassonetto, no? (Anche perché ormai la mia amata differenziata è diffusa ovunque, come Lucyette ben sa, e più che al classico cassonetto le portereste in un’isola ecologica…).

Io ho portato con me prevalentemente vestiti che già avevo selezionato per la donazione allo stesso negozio, e pochi altri oggetti.
Ho dimezzato il contenuto della scatola in cui li avevo raccolti, smerciando:

  • un paio di stivaletti neri con tacco largo che ho portato a lungo ed ho amato, ancora in ottime condizioni e comodissimi: dal momento che non porto più alcun tipo di tacco, se li è presi una signora tutta contenta (in cambio di nulla, perché tra i vestiti che aveva non c’era nulla che piacesse a me, e sono rimasti al negozio);
  • una collana etnica, rigida, in stile indiano; alla stessa signora (era proprio il suo stile, accipicchia!);
  • una maglia marocchina in seta, leggera e col davanti lavorato in argento e nero con un disegno splendido, indossata poche volte – un acquisto quasi azzeccato –  (anche questa regalata: e ne son ben felice, visto che alla donna che l’ha provata piaceva da matti e in questa stagione è perfetta);
  • 3 o 4 giochini di quelli che si trovano negli ovetti Kinder, più un ciondolo delle Winx; alla figlia circa decenne di un’altra espositrice;
  • un cornetto di osso con foro per essere appeso al collo, al braccio o chessò, al retrovisore; ad un’altra donna che l’ha adocchiato subito tra tutto il resto (della quale avrei strozzato il marito, che non concepiva che potessi volerglielo lasciare anche se lei non aveva nulla da darmi in cambio, grrr).

Ho scelto in cambio:

  • una maglia da mezza stagione, a righe nere e grigie, con la quale sostituire una delle mie più vecchie;
  • una brocca senza manico del Mulino Bianco, che fa tanto infanzia ed è al contempo utile e di una bellezza semplice;
  • un paio di fogli da decoupage dai quali ritagliare alcune figure che utilizzerò per decorare i nuovi vasi con sabbia e piante grasse che ogni tanto creo;
  • una serie di 5 o 6 messalini e libri di preghiere vecchiotti, che intendo rivendere ad uno specialista di libri antichi;
  • infine, ehm ehm: un telescopio di quelli alla buona. Ho sempre desiderato provarne uno, ma non ho mai avuto la vera passione per l’astronomia e non aveva senso imbarcarmi in un corso, ed in un acquisto serio.
    Ma visto che stava lì, mi sono detta che lo posso ripulire, montare e provare; posso giocarci e togliermi uno sfizio di vecchia data e se poi proprio non dovesse conquistarmi lo regalerò o rivenderò nuovamente (chi sostiene che la TV non insegna nulla, in realtà non ha mai seguito le puntate de Gli svuotacantine su Cielo ^___^

I restanti vestiti (comprese due divise complete da corsia) sono rimasti al negozio, che riuscirà a piazzare tutto quanto a poco prezzo, rimettendo in circolo pezzi che altrimenti avrebbero presto o tardi, e con fatica, preso la strada dei rifiuti.
A conti fatti, ho svuotato una mezza scatola di roba, dato via un bel po’ di abbigliamento non più interessante e che non faceva che occupare spazio; e guadagnato un paio di cosette che so di usare veramente.
Ancor meglio, ho visto sorridere delle persone, molto semplicemente non abituate a ricevere un dono (un dono: non un omaggino post-vendita).
Non posso che ritenermi soddisfatta, e mettermi a collezionare altri oggetti o vestiti da proporre al prossimo giro (domenica). Se siete di Brescia e siete interessati, telefonate a Spigolandia (il numero lo trovate sul sito) e chiedete di essere inseriti nella mailing-list.

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6 thoughts on “Un’idea che funziona

  1. trovo geniale la riscoperta del baratto, soprattutto perchè abbiamo tutti armadi e cantine che traboccano di cose inutilizzate ma ancora in buono, se non addirittura ottimo stato. buttarle sarebbe un peccato, continuare ad accumularle invece è un problema. l’alternativa sono ovviamente i vari mercatini dell’usato, sia che gli si porti la roba da rivendere sia che li si faccia in prima persona, ma il baratto lo trovo migliore perchè credo che alla fin fine le cose abbiano il valore che gli si dà e che stabilire un prezzo per l’usato non abbia un gran senso. qua da me so che hanno organizzato un mercatino del baratto a Ravenna (ma l’ho saputo a cose fatte) e un altro lo fecero qui in città, in un pomeriggio infernale di luglio che dubito abbia visto una gran partecipazione. spero comunque che la cosa si ripeta anche quest’anno perchè mi piacerebbe partecipare. so che esistono anche siti che promuovono il baratto, ma credo che la modalità migliore sia quella dal vivo, in cui, oltre a poter toccare con mano, c’è anche quella dimensione umana, quei sorrisi di cui ha detto.

  2. In effetti non credo che un baratto online abbia molto senso, è difficile stabilire il valore o l’interesse di un oggetto per noi, per di più usato, rispetto ad uno che conosciamo molto bene senza vederlo da vicino, toccarlo, ecc.

    Non mi dispiacciono i mercatini dell’usato, ed anzi privilegerei una vendita tipo yard-sale all’americana se qui ve ne fossero le condizioni.
    Ma come dicevo ad Ilaria, se non è un evento organizzato e con più persone, vedo la cosa un tantino improbabile.

    In ogni caso, un po’ qui un po’ là sto scoprendo via via le modalità migliori per riassegnare, diciamo così, ciascun oggetto.
    Difficilmente mi accontenterò di barattare la menorah che ho da anni, per es.: quella vorrei venderla, se mi riesce. Ma invece per cose come le cartoline vecchie e mai scritte, adesivi e carta varia da regalo mi peserebbe insistere per ricavarne pochi centesimi.
    Se magari al mercatino dell’antiquariato qui nel paese vicino mi rispondessero (per me hanno sbagliato numero sul sito), almeno saprei se posso fare una cernita tra oggetti degni di nota e di un tentativo, ed altri che è più giusto donare o passar di mano.

  3. Il baratto e’ un sistema ecologico che ti consente di risistemare le tue “mercanzie” senza doverle buttare via e fai felice altre persone.
    Tempo fa una mia amica aveva organizzato a casa sua una giornata di baratto, chiacchere e dolcetti. Ciascuna amica portava qualcosa e lo si scambiava. E’ stata una giornata piacevole e rilassante.

  4. Mi piacerebbe fare un baratto a casa, ma ammetto che non ho molta fiducia nel suo successo: mi riesce difficile pensare di radunare le poche persone che conosco che potrebbero essere realmente interessate, e non soltanto voler dare una sbirciatina; tutte insieme nello stesso giorno e senza intoppi.
    Ci sono alcune singole cose che ho già pensato di destinare loro, perché ho la le certezza che interessino; ma per il resto… non so, mi sembra più facile inserirmi in un baratto organizzato, meglio se con molti partecipanti.

  5. L’importante è fare cio’ che si sente anche per stare meglio. Svuotando la tua casa e la tua mente di oggetti si riparte da una condizione di leggerezza e di ordine mentale 🙂
    Con il baratto organizzato, forse, ti togli alcuni pensieri “organizzativi”…

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