Possesso

C’è chi si interroga sul legame tra timore del vuoto in uno specifico guardaroba (sezione scarpe) e vuoto interiore, emotivo, o comunque lo si preferisca chiamare (e prosegue il ragionamento qui: consiglio la lettura dei commenti).
E chi come me identifica nella fatica di staccarsi dai libri, anche i più infimi, accumulati in cinque diverse librerie della casa il proprio punto debole.

C’è poi chi al gioco di individuare cosa porterebbe con sè su un’isola deserta, se avesse determinate restrizioni indicate dal gioco stesso; preferisce immaginare quali sarebbero le cose, in numero limitato, che cercherebbe di salvare fra tutti i propri possessi in caso di incendio: ed io sono fra questi.
Sono esercizi di focalizzazione cosciente ed addestramento a situazioni di emergenza molto simpatici, nella loro utilità. Ed hanno appunto un valore pratico, certo, anche in situazioni meno estreme di un incendio.
Ma non è certo per prepararsi ad eventuali catastrofi, naturali o meno, e neppure per una mera questione di risparmio/guadagno, sia esso dettato dalla crisi o dall’avidità, che molte persone – lo sto scoprendo via via che anch’io procedo su questa strada – cominciano a liberarsi di svariati oggetti di ogni tipo definendoli superflui e cercando di ridurre al minimo i propri possessi.

La differenza tra un avaro ed un minimalista è evidente: l’avaro per definizione trattiene, cerca di possedere di più spendendo di meno. Il minimalista vuole, soltanto, avere di più possedendo di meno.
Avere una maggior fetta del proprio tempo, denaro, spazio abitabile da dedicare ad esperienze concrete, piuttosto che all’accumulo, mantenimento e manutenzione di oggetti; secondo una bella espressione che ho incontrato leggendo alcuni blog dedicati a questo stile di vita.
Sì, perché il minimalismo non consiste nel prodigarsi in modo maniacale nelle, dopotutto normali, pulizie periodiche di casa ed annessi (fossero pure ogni volta massicce come quelle pasquali). Il minimalismo ti prende e ti porta via, ma in maniera definitiva: se scopri che fa per te, che ti fa bene, avrai sempre di che riordinare, ma sempre in minor quantità e con un dispendio di energie molto contenuto. Perché ti permetterà di entrare in un’ottica totalmente diversa, efficiente e soddisfacente, e di non trovarti punto e a capo ogni tot. mesi, ma di impostare un metodo spontaneo per limitare preventivamente l’accumulo (lo so, purtroppo questo paragrafo sembra una pubblicità da quattro soldi: me ne scuso con i minimalisti seri e con i lettori, ma ancora devo mettere un argine al mio accumulo di parole!…).

E d’altra parte, non si tratta solo di oggetti piccoli e grandi da togliere di mezzo (i motivi per farlo? Li vedremo presto insieme). Come dimostrato appena più sopra, fare decluttering (ovvero, liberarsi dal superfluo, ed oserei dire: deframmentare) è una pratica che riguarda tanto ingombri fisici quanto ingombri immateriali (attività che portiamo avanti ormai per abitudine, relazioni prosciugate che han fatto il loro tempo o poco gradite, contenuti digitali, pensieri ricorrenti e pesantezze di cui non sappiamo fare a meno perché, in fondo, così confortanti e familiari…).


Ho cominciato a fare decluttering – dando una marcia in più ad un’abitudine già consolidata e sistematica a ‘fare pulizia’ e ‘riordinare’ le mie cose, la mia stanza, nonché i miei progetti (per comodità e necessità uso sfruttare molto la calendarizzazione e l’elencazione analitica delle incombenze da affrontare) – dopo la morte di mio padre.
Per pensare ad altro stordendomi, o per guadagnare soldi che supplissero alle entrate venute a mancare, oppure per simboleggiare la sua assenza riflettendo quanto mi manca sull’ambiente esterno? Niente di tutto questo, no.
Certo, come conseguenza mi accorgo di stare anche imparando a lasciar andare, letteralmente, cose e persone quand’è il loro momento, a soffrire meno evitando attaccamenti morbosi o comunque eccessivi.
Ma la verità più vera è che, semplicemente, avevo un gran bisogno di non ingolfarmi la mente con troppe cose da fare, e di sentirmi leggera, nonostante ora abbia delle responsabilità serie sulle spalle. Volevo consciamente saper gestire la mia ‘nuova vita’ senza disperarmi e recuperando, nel tempo, freschezza; ed inconsciamente ho attuato una strategia di revisione di tutti i miei parametri di attribuzione di valore e priorità a ciò che mi accade, a ciò che scelgo: ho cominciato ad agire quel che pensavo, e pensavo che il mio desiderio più grande è quello di una vita serena, ricca ma in semplicità: un vita della quale non perdere il miglior succo, distratti da troppi stimoli ingannevoli.

Ora voglio condividere questo percorso meraviglioso, questo processo irreversibile (già: perché, lo ripeto, non mi capiterà più di trovarmi sommersa di roba, anzi di robbba, di faticarci sopra per il solo fatto che la possiedo, ma potrò finalmente godermela) con chiunque sia interessato.
Per questo devo innanzitutto ringraziare persone già ben avviate su questa strada, che citerò in un apposito intervento linka-link.
Nel frattempo, non posso non riandare al ricordo di quando lessi ‘Possesso’, di Abraham Yehoshua, un dramma breve ed intenso da bersi in un fiato – ma inspirandolo ed espirandolo lentamente… -, e anche da guardare nella meravigliosa interpretazione che ne fece la Valeri (con Urbano Barberini), andata in onda anni fa sulla Rai. Lessi la sceneggiatura immersa nell’acqua bollente di un buon bagno, e me ne innamorai.
Racconta molto del possesso, e del perché nonostante tutte le obiezioni fare una scelta opposta, certamente radicale ma non necessariamente estrema, dia felicità.

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8 thoughts on “Possesso

  1. Mi piace il minimalismo… lo chiamerei sobrietà! In effetti misura il nostro indice di libertà… 🙂
    ciao!

  2. io penso, cara C.D., che il minimalismo sia lo «stato naturale» dell’essere umano, e non una scelta particolare

    per spiegarmi meglio: molti di noi, a causa dello stile di vita in cui stiamo immersi, sono ingozzati di roba un po’ come lo sono di cibo le povere oche destinate al foie gras

    quindi, l’esser minimalisti è, semplicemente, tornare ad un condizione umana più appropriata

    in qualche modo, un minimalista in realtà, è un normalista (non i cervelloni di pisa…)

  3. Diciamo che la sobrietà è un presupposto del minimalismo, senz’altro.
    Anche un obiettivo, al tempo stesso.
    Ma essere minimalisti non corrisponde all’essere sobri (non ci sarebbe bisogno di un termine specifico), è una scelta che va oltre – anche se per ciascuno, come detto, in misura e modo differente.

  4. In un certo senso sì, Diego.
    Anche se parlare di ‘stato naturale’, appunto, è scivoloso: si rischia di pensare ad un’età dell’oro, al buon selvaggio di Rousseau (se non erro) che tu stesso recentemente criticavi, o all’Eden di biblica narrazione.
    Ma il tuo esempio si spiega benissimo, specie a chi è un po’ restio ad ammettere di vivere nell’agio, crisi nonostante.
    Dopodiché, vale ciò che ho scritto ad Ernesto: sobrietà, appropriatezza, moderazione; sono tutti elementi essenziali per tornare ad una normalità del vivere che non è da confondersi con un regresso, o con una rinuncia forzosa. Sono, però, solo premesse: dopotutto, e mi sembra anche giusto; non tutti possono aver la mira ed il bisogno di andare alla radice in questa operazione di ‘riordino’ e decrescita.
    Si può vivere meglio, ed impattando meno, anche senza diventare minimalisti.

  5. Si può vivere meglio, ed impattando meno
    gia’, un bell’invito ad una bella descrescita felice 😉

  6. Got it. Estremizzando un po’, per tornare a crescere economicamente come vorremmo dovremmo innanzitutto decrescere nei consumi, e non abbuffarci ancor di più. Nemmeno desiderarlo, o fare come chi si tuffa nelle diete strettissime ed improprie per poi strafogarsi nel weekend come premio.
    Di sviluppo non dico ottimale, ma sostenibile si parla ormai da decenni; sia – soprattutto – in termini di ambiente che in termini appunto economici. Decrescere è un passo in più, possiamo solo scegliere se aderirvi con criterio o esservi obbligati dalle circostanze – oppure ancora non accettarlo e finire sul lastrico.

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