Esserci e non esserci

E così ho superato con la notte il piccolo dolore di ieri provato nel sentire parlare di malattie neurologiche, di insufficienza e morte cerebrale, e lo spavento ricordando il momento in cui mia madre minacciò di non mangiare nulla (dopo essersi già iniettata l’insulina), rischiando un coma che è preludio alla morte. Una banale lezione di Fisiologia può essere molto dolorosa, e costringermi a ricacciare dentro le lacrime per non apparire strana, patetica; perché non c’è nessuno lì ed in quel momento che possa capire e com-patire.
Può apparire un dolore dietro un angolo all’improvviso, uno che non ti aspetti. Intanto, però, è passato. Ed io ho passato la notte, insieme a mia madre: siamo ancora qui.
Oggi ho potuto persino godere di una mezz’ora di pace, silenzio, solitudine; distribuendo le briciole di una brioche tutt’attorno ai piedi delle panchine, così che l’uccellino snello che si aggirava nei dintorni della piscina avesse ampia scelta sul menù.
Non ha passato la notte, non ha superato il dolore, non è più qui a lottare, invece, Anna: una ragazza di 23 anni iscritta a Ingegneria che si è tolta la vita ieri.
Il foglio bianco con un messaggio scritto a pennarello, veloce, che avvisava del rosario in sua memoria devono averlo attaccato alle porte i suoi amici proprio mentre stavo fuori a mangiare: pochi minuti prima non c’era. E’ un po’ strano ritrovarsi tra gente che non si conosce, alla quale non si ha da dire nulla. Ma non lo è trovarsi a pregare per una persona che non si conosce, tra altre persone sconosciute, e non lo è perché la comunione non solo di intenti ma di cuori si percepisce distintamente.
Penso di non essere stata l’unica ad aver mandato un pensiero anche a quell’altro ragazzo, investito proprio sulle strisce mentre si recava in università (non c’è bisogno di fare grandi discorsi, di andare lontano, per parlare di prevenzione…), e a Giovanni, portato via ad un passo (una settimana) dalla laurea da una malformazione cardiaca.
C’è un luogo salvato dal chiasso appena oltre il parcheggio, se uno ha il coraggio di ignorare il richiamo della mensa e si spinge dentro la selva incolta: per entrare nella cappella universitaria bisogna girarci attorno quasi per intero. Alla fine, l’ho scoperta anch’io.

[…] Cari amici, nella preghiera portiamo a Dio le nostre croci quotidiane, nella certezza che Lui è presente e ci ascolta. Il grido di Gesù ci ricorda come nella preghiera dobbiamo superare le barriere del nostro «io» e dei nostri problemi e aprirci alle necessità e alle sofferenze degli altri. La preghiera di Gesù morente sulla Croce ci insegni a pregare con amore per tanti fratelli e sorelle che sentono il peso della vita quotidiana, che vivono momenti difficili, che sono nel dolore, che non hanno una parola di conforto; portiamo tutto questo al cuore di Dio, perché anch’essi possano sentire l’amore di Dio che non ci abbandona mai. Grazie.

[BXVI, Udienza generale
Aula Paolo VI
Mercoledì, 8 febbraio 2012]

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2 thoughts on “Esserci e non esserci

  1. Chissà quante storie simili, che magari si fermano giusto un passo prima di quello definitivo, vivono in un’università tanto grande quanto la nostra; ignote o peggio ignorate. Non tutte, certo, per fortuna. Ma è troppo facile, e troppo frequente; perdere il treno, saltare il fosso.
    Tante lezioni sull’osservazione, tante parole sull’accoglienza, dette sicuramente con convinzione professionale, ma chi insegna più ad osservare ed accogliere realmente, la persona che si ha di fianco e non in astrazione?
    A noi non lo insegnano. Lo raccontano, soltanto.

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