Nevicata prematura.

Un titolo stupido perché non me ne venivano altri: e siccome voglio dire due parole sul Natale, ma è ancora giugno; ecco.

Ho appena visto la puntata di stasera di Brothers&Sisters, ambientata a Natale.
(Vabbeh, da noi le serie arrivano ovviamente posticipate rispetto alla messa in onda in America).
Ed in questa puntata è stata detta una cosa tanto banale nella formulazione quanto fondamentale nel suo senso:
In questa famiglia ciò che conta è la famiglia.
La famiglia: l’essere famiglia, lo stare in famiglia, il mettere al centro la famiglia.
E non si tratta di tessere le lodi del sentimento per affossare cose come i doni, il cenone della vigilia, decorazioni varie ecc. No, perché anch’esse sono prodigi da conservare con cura, se si ha avuto la fortuna – appunto – di una famiglia che li riempisse dello spirito migliore. Ed io l’ho avuta.
Il punto è: noi abbiamo sempre condiviso con molte persone, alcune più intime altre meno, sia la cena della vigilia sia il cenone del giorno di Natale. Andava bene così: senza perdermi in dettagli, dirò che la scelta delle persone da invitare non era mai un compromesso ipocrita, una pura negoziazione di rapporti di buon vicinato. In altri termini, non tutti i presenti erano grandi amici, ma non abbiamo mai permesso che partecipassero persone realmente sgradite.
Lo scorso anno ho fatto un piccolo sforzo e suggerito che sarebbe stato un bene, per noi, festeggiare nel modo consueto la vigilia; nonostante la recente morte di mio padre. E non me ne sono pentita. Non è stato triste o pesante, e mi ha dato prova che noi eravamo ancora in gioco, che la nostra famiglia esisteva ancora e non si era spenta. Sarebbe stato orribile rinunciarvi per un senso di assenza e rovina, sarebbe stata la fine.
Sto però riflettendo, da prima di stasera, sul fatto che questo nuovo anno desidero sì festeggiare, ma non più così. Non so ancora bene come, e penso che mia madre non avrà grosse obiezioni. Certamente non intendo stringere meccanicamente i tempi (mi inventerò qualcosa per non ridurci ad una cena sbrigativa, per quanto speciale) o rinunciare alle piccole gioie tradizionali (anzi, ho tutta l’intenzione, tanto per dirne una, di tornare a scrivere le classiche cartoline).
So insomma che voglio festeggiare, perché nonostante ‘non sia più come una volta’, nonostante manchino mia nonna, mio fratello e mio padre (unici membri della famiglia a sentire fino in fondo il Natale oltre a una mia zia), nonostante un diverso clima, nonostante tutto; ho ancora vicine due persone amate per cui vale la pena reinventarsi e raccogliersi.
Nessun estraneo, quest’anno. Solo quel nucleo di famiglia che mi riscalda ancora come una fiammella resistente alle intemperie ed al tempo.

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