Appartenere

Scrive Pallavicini che ogni ortodossia riconoscibile quale emanazione, diciamo, della Tradizione primordiale – entro l’induismo, il buddismo, l’ebraismo il cristianesimo e l’islam; e se ho ben capito altre due dottrine non citate in L’Islam interiore – è destinata alle persone appartenenti ad una precisa configurazione storico-geografica (non necessariamente etnica, soprattutto in riferimento al secondo ed al terzo monoteismo abramitico, dalla connotazione spiccatamente universalistica).
Scrive anche che, salvo peculiari eccezioni da valutarsi attentamente, ciascuno di noi nasce non a caso in un determinato tempo e luogo, e non a caso sperimenta (o è il caso di dire, in tempi ben poco religiosi: sperimentava) naturalmente e senza sforzo, senza previ pellegrinaggi se non sbandamenti spirituali e teologici, la giusta via corrispondente alla conoscenza e comunione col divino.
Oggi, invece, prima ancora di intraprendere un percorso spirituale, i più impiegano anni ed energie fisiche, mentali e spirituali non indifferenti per arrivare anche solo ad identificare la strada migliore per sè.
Non arriverò a decretare con tanta nettezza che i percorsi spirituali offerti da differenti tradizioni e dottrine non dovrebbero mescolarsi (ma sono d’accordo sull’idea che non dovrebbero confondersi: ed il sincretismo non è a mio parere sempre confusione indebolente). Nemmeno credo che, oramai, passati i tempi antichi, la difficoltà a discernere la propria strada spirituale dipenda unicamente da un crescente disancoramento dai cardini religiosi e da un disamoramento verso le autorità; credo che ciò sia vero, ma anche che l’aderire fatalmente all’ortodossia caratteristica della nostra comunità d’origine non possa più essere nè la norma, nè un vero bene.

Eppure, questa convinzione che ciascuna grande tradizione spirituale del mondo, ciascuna con una ed una sola ortodossia (per il cristianesimo, egli mi pare riconosca valido quello appunto ortodosso senza specificare se greco oppure orientale; ma non [più] il cattolicesimo) contribuisca a formare un mosaico di verità parziali tutte specifiche, non interscambiabili, ma al contempo tutte provenienti da quell’unica ed intera Verità ultima che chiamiamo Dio; questa convinzione unita al suggerimento che a ciascun uomo sia destinata una dottrina precisa, e che questa sia quella della tradizione ortodossa che si è sviluppata e/o affermata meglio nell’ambito dell’ambiente (geografico-culturale, concetti un tempo non separabili) della nostra nascita, ecco: è forse la prima cosa da molto tempo che mi fa dire Sì, adesso vedo chiaramente il senso di appartenere ad una Chiesa.
Non conosco come sarebbe auspicabile la Chiesa Cristiana Ortodossa per averne un giudizio. Non posso perciò dire a priori come la valuterei globalmente, mettendola a raffronto con quella Cattolica. E’ indubbio che vi troverei motivi di apprezzamento così come motivi di scetticismo, e fino ad ora mi fermavo qui, ma c’è di più: per ragioni solo in parte evidenti, non la sento mia – come invece sento perfettamente mio il pensiero di una nota voce ortodossa, quella di Florenskji.

Ho sempre meno dubbi, insomma, che se aderissi – formalmente oltre che sostanzialmente – ad una delle dottrine cristiane; questa sarebbe quella cattolica.
Come detto non conosco e non sento mia quella ortodossa, nè tantomeno, dopo averlo partecipato; riconosco valido il protestantesimo.
Ma ancora resto sulla soglia, incapace di stabilire se la mia aconfessionalità – ben diversa da una frigidità spirituale – sia il ricettacolo vivace e flessibile che è giusto sia la mia anima; o una lunga fase… preparatoria ad altro.

Fatto sta – ed è uno dei pochi fatto certi al mio riguardo – che alla Chiesa intesa come ecclèsia, assemblea di fedeli santificata, corpo di  Cristo appartengo; e della stessa condivido questa descrizione:
misericordia e fermezza dottrinale separate l’una dall’altra muoiono e non lasciano che due cadaveri: il liberalismo umanitario con la sua falsa serenità e il fanatismo con il suo falso zelo. È stato detto: la Chiesa per principio è intransigente, perché crede; nella pratica è tollerante, perché ama. I nemici della Chiesa sono tolleranti per principio, perché non credono, e intransigenti nella pratica, perché non amano.
E’ corretto dire che, pur non riconoscendo per intero la dottrina cattolica e non aderendovi che in parte, io alla Chiesa mi appoggio perché mi riconosco nella Verità che non solo conserva ed annuncia, ma concretamente incarna il nucleo più significativo ed irrinunciabile di quest’ultima. Non mi basta, ma mi è necessaria. E’ in conseguenza di questo dato per me nuovo che ho a cuore il suo esserci, il suo operare ed il suo destino.

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11 thoughts on “Appartenere

  1. Eccomi, molto ammirata per come tu sai affrontare temi per me tanto difficili, tu sai farlo con profondità e grande intellingenza, ti ammiro Denise, dico davvero.
    Un abbraccio, carissima.

  2. Ehi, wow! Ti dirò una cosa che può sollevare o infastidire: al di là del risultato apprezzabile, esprimermi scrivendo (su questo genere di argomenti, o anche raccontando) mi viene naturale. Non intendo minimizzare, anzi, ma ricordare che in fondo non ho un particolare merito, se non quello di scegliere di condividere quello che penso o che incontro.
    E poi che ognuno ha una o più abilità. Banale, ma vero: certe volte applicarle alla nostra vita, anche senza profitti particolari, è tutto ciò di cui abbiamo bisogno per sentirci bene 🙂

    Un abbraccio, Miss.

  3. Non vedo perché dovrebbe infastidire questa risposta. Ed è un dono saper condividere e raccontare, fa star bene riuscire a farlo, lo so…tu continua a farlo 😉
    Bacio della buonanotte!

  4. le religioni sono nate in un tempo in cui fra una regione dell’asia ed una dell’europa le distanze erano sconfinate, così come fra una regione del vecchio mondo e una del nuovo mondo ancora da scoprire

    poteva accadere ad un uomo di vivere tutta la sua vita senza neanche sapere che esistono altri mondi, altre religioni, altri orizzonti

    ogni religione aveva un orizzonte sterminato attorno

    ma oggi? oggi che un volo di porta rapidamente da chicago a londra? oggi che usi un ipod assemblato in cina? oggi che sulle nervature, sulel dorsali elettroniche si spostano immagini, capitali, notizia?

    come fanno, in un mondo così diventato piccolo, a convivere più religioni? Non c’è spazio per ignorarsi, e inevitabile il conflitto, oppure un sincretismo elastico, modellato più sui rapporti di produzione, sulla divisione del lavoro internazionale, che sulle istanze dello spirito

    no, carissima denise, siamo nati alla fine della storia, nell’epoca in cui tutto implode, in un pianeta piccolissimo e inquinato

    la cosa migliore e riaprire il vangelo, leggere per quel che si puo’ la parola di quell’uomo così buono e terribilmente sovversivo, oggi

    ma senza speranza di addrizzare tutto, perchè tutto sta finendo a causa del bipede arrogante che ha infestato il pianeta

  5. Potrebbe sorprendere, ma trovo molto fastidioso il concetto per cui dobbiamo “automaticamente” aderire alla religione che abbiamo incontrato alla nostra nascita, quasi come se fosse un’eredità genetica come il colore della pelle, o culturale come la lingua madre insegnataci.
    Probabilmente in ciò influisce sia la mia filosofia personale, basata sul libero arbitrio e il valore della scelta, e sia la mia stessa biografia, avendo io praticato due apostasie (la prima dalla Chiesa allo scetticismo, e la seconda dallo scetticismo alla Chiesa).

    Molto bella la parte finale del tuo post.
    Ovviamente, senze fasulli fintoneutralismi, faccio il tifo perchè tu finisca per aderire al cattolicesimo; ma al tuo ritmo, in onestà, libertà, consapevolezza.

  6. Non tocca a noi raddrizzare tutto, a noi tocca provare a fare la nostra parte seriamente e lasciarci guidare e sostenere.
    Per averne voglia però bisogna avere una speranza anche piccola, e l’uomo ‘così buono e terribilmente sovversivo’ (per un momento m’è preso un colpo, giuro: ho incontrato troppi fan dell’idea di un Gesù politico…) in fondo la predicava, tenendola in maggior conto rispetto a molto altro: per l’appunto, nelle mani dell’uomo tutto implode, se tutto si riduce alle sue capacità e volontà, fossero pure le migliori. Serve una parola diversa, l’hai detto. Il mondo dovrà finire comunque, ma possiamo farci trovare meno soli e scalcagnati all’evento.

  7. In parte lo è, è un’eredità culturale oggi molto più sommersa e difficilmente identificabile, ma che tu stesso ricordi sovente. Certo non genetica, e chi lo vorrebbe? Io no.
    Poi, sì, anche se non può e non deve essere un automatismo (e ad esser sincera mi chiedo in fondo se Pallavicini non sottintenda proprio questo: l’ho apprezzato ma trovato inevitabilmente… castrante, su alcuni punti) io tendo oggi a recuperare e quindi evidenziare ciò da cui avevo a mio tempo fatto ‘apostasia’, per così dire riprendendolo da te, ciò che avevo non solo lasciato sullo sfondo ma talvolta rinnegato in toto, ovvero alcune radici, e l’idea stessa di radice.
    Ma d’altra parte, come sai e com’è evidente, mi risulta ancora più estranea l’idea di deporre, al contrario, la mia libertà.
    E non devo spiegare che mi riferisco alla libertà di essere ciò per cui si è nati, a cui si è destinati; non ad una libertà generica e neanche alla libertà di scelta, bene o male impiegata, che del libero arbitrio è figlia.

  8. gesù è profondamente politico: è nella polis che ha predicato ed è la polis, cioè il potere che in essa era innestato, che lo ha ucciso; non credo ad una visione troppo privatistica della paroal di cristo, certo non puo’ essere usata per una rozza propaganda (come invece a volte fanno sia a destra come a sinistra), ma non è neanche una parola per uso personale, perchè continuamente ci pone di fronte a delle scelte che sono pubbliche; il poverello d’assisi, ricco e di famiglia benestante, dette scandalo alla città col suo donare e donarsi totale, era decisamente sovversivo, nel senso letterale del termine; un gesù che ti consola l’anima ma non turba minimamente il portafoglio, le prebende più o meno meritate, il potere, è un gesù fasullo, sbiadito, di comodo

    questo penso io, da cristiano non credente, se mi è consentito questo ossimoro così audace, cara denise

  9. Diego, Diego… l’apparente ossimoro ti è concesso, e non perché io sono una padrona di casa buonista o che t’ha preso in simpatia, ma perché a differenza di altri che già tentarono un improbo accostamento simile (simile, non identico) non fai che accertare due tendenze che ti appartengono in egual modo: si può essere non credenti, ma affascinati da, o interessati a, Cristo. Esserlo per molte ragioni, la prima delle quali è certamente, come qui si diceva, il banale fatto d’esser nati in un luogo ed in un momento storico che a questa persona (permetti?) ci ha permesso di accostarci. E dunque anche esser cristiani per cultura (e qualcosa di più), ma non per fede.
    (Sarebbe diverso se tu mi dicessi che ritieni l’ateismo-agnosticismo uno sviluppo possibile e coerente del messaggio cristiano, o che ritieni che l’esser cristiani non implichi di necessità la fede nella divinità di Gesù).

    Non solo.
    Quel che mi turba e non tollero, lo dico chiaro, è la pretesa di ridurre Gesù ad una figura politica e null’altro, per quanto valida e ‘grande’, ad un ‘grand’uomo’ appunto: giusto apprezzarlo rifiutando di credere nella sua divinità, e cogliere la validità del suo messaggio da un punto di vista prettamente umano, se è ciò che si sente più vero; scorretto affermare che lui stesso volle essere precisamente questo: un (r)innovatore civile, popolare, politico nel senso più stringente del termine. Un profeta che non disse mai di se stesso d’essere il figlio di Dio, un dettaglio difficilmente trascurabile.
    Ma tu, scusami, dici cose ben diverse e diversamente illuminate.
    Politico nel senso più ampio ed antico, se intendi quel che voglio significare, nessuno può evitare di esserlo. E Gesù lo fu senz’altro,
    senza i nostri nascondimenti e sconti autoelargiti, direi. Il discorso sul potere (contrapposto all’amore) è il nucleo di ogni Suo discorso; e tu lo illustri come di consueto chiaramente e semplicemente.
    Devo ‘deluderti’: non avrai da me, su questo, alcuna critica o precisazione delle mie solite 😉

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