Uomini, bestie e… giornalisti.

Camillo Langone ironizza su Il Foglio, nella sua ultima recente Preghiera, a proposito del fatto che – secondo la ventesima lettera di Antonio Simone, detenuto a san Vittore, comparsa su Tempi – il costo del vitto provveduto ai canili italiani sia superiore a quello del vitto passato nelle carceri del medesimo nostro paese.
Avanza la provocazione, o almeno spero sia tale, dell’esistenza di un ‘regime animalista’, ‘con i suoi maledetti canili’. Già. Maledetti per chi? E perché? Mi auguro voglia almeno chiedersi questo, in sincerità.
Si è mai chiesto Langone se sia davvero un male trattar semplicemente bene gli animali?
Gli è mai venuto il dubbio che trattar male gli animali non è la soluzione per trattar meglio gli esseri umani, anzi l’un maltrattamento è indice del secondo; più spesso che no? E che essere in disaccordo sui tagli ai servizi fondamentali non deve significare dare meno a chi ha già il giusto, ma dare di più a chi ancora non lo raggiunge?
Oppure si è mai domandato se non è che esistono carcerati che fantasticano, una volta fuori se hanno la fortuna di poter tornare nel mondo, di riabbracciare i propri compagni di vita… con le zampe? E viceversa, sa che esistono animali privati dei propri padroni ed amici, che ugualmente soffrono in loro attesa?
Non vorrebbe gentilmente farci sapere cosa pensa di farne dei poveri animali, carcerati anch’essi e non per cattiveria di chi ce li conduce ma per triste necessità, che si trovano in canili, gattili e via dicendo? Desidera forse adottarli e allevarli tutti lui?

D’altra parte, pare che anche il cappellano del carcere di Rebibbia, che il 30 marzo 2012 ospitò BXVI, ebbe a dire che i suoi assistiti vengono trattati come animali.
Le inchieste sul mondo delle carceri non ci lesinano particolari, e confermano questa brutta realtà. Ferisce sapere delle condizioni di vita troppo spesso inadeguate di chi già soffre per il fatto stesso d’essere in prigione.
Ferisce sapere che per qualcuno il vecchio paragone, immagine di una realtà crudele per tutti, s’adatti all’indignazione per esseri umani maltrattati ma non sia invece applicabile all’indignazione sacrosanta per i maltrattamenti verso gli animali; come se questi ultimi esseri viventi fossero stati creati meno degni.
Se una differenza ontologica fra animale uomo ed altri animali esiste, non concerne certo la dignità ed il diritto al benessere, ma casomai il reciproco ruolo. Ben altra faccenda, che nella narrazione biblica non contempla il disprezzo.

Advertisements

24 thoughts on “Uomini, bestie e… giornalisti.

  1. Ciao Denise, ho solo abbozzato una lettura sommaria, torno stasera, ho già intravisto materiale per farmi venire il nervoso..oggi è domenica 😉 Un bacione.

  2. Argh, sì, potrebbe venirti. Diciamo che sono, siamo immagino, ormai abbastanza avvezze ad incocciare in atteggiamenti anti-animalisti, anti-ecologisti e via assimilando, che lo sono ad oltranza e non si limitano a condannare l’eccesso fanatico, la lettura distorta e sbilanciata delle realtà naturali, che pure esistono; ma svelano un approccio ideologico.
    Ma preservarsi dal mal di stomaco è un sacro dovere domenicale, indi goditi la tua perla (in tutti i sensi 🙂 e lascia stare.

    [Più tardi, navigando, re-incontro questo post del 2011 che ricordo d’aver già letto, passando non so da dove: http://27esimaora.corriere.it/articolo/se-un-cane-vale-piu-di-un-bimbo/ Direi che esemplifica bene il discorso, ed una delle motivazioni per cui vale la pena farsi qualche domanda e qualche scrupolo. Solo buonsenso, non ideologia – unica frase che non condivido, la penultima; quell’anzi prima della parentesi conclusiva che da sola aprirebbe un’altra grossa parentesi, e che non tocco ora: un bimbo o un anziano non possono ‘valere’ più di un cane. E’ sufficiente un minimo di saggezza per dare a ciascuno ciò di cui necessita, e pertanto per dare al cane di meno non perché meriti di meno, ma perché di meno ha bisogno, almeno per certi versi. Questo è il senso della proporzione da recuperare.
    Come sempre, tanta ciccia anche nei numerosi commenti].

  3. Ogni essere umano ha diritto alla sua dignità.
    E ogni creatura vivente ha diritto di essere rispettata e mai maltrattata.
    Sembrano concetti banali, eppure il mondo che ci circonda non sempre ci si attiene,come purtroppo sappiamo.
    Un abbraccio cara Denise.

  4. Langone va assunto a dosi omeopatiche, ha il vizio della provocazione estrema (si definisce anche xenofobo).
    Per denunciare un estremo sbagliato (gli animali trattati meglio degli uomini) cade nell’estremo opposto (trattare gli animali come… bestie).
    Errore molto subdolo.

  5. Oh, lo so.

    E questo è proprio uno dei nodi cruciali della questione: c’è da stare ben attenti a come si comunica questo amarli di più, che sia talvolta o spesso. Perché si fa presto a far passare l’idea che, viceversa, si reputino gli animali più degni degli uomini, posizione ugualmente sbilanciata e che può persino rivelare tratti patologici.
    La verità è semplicemente che tanto fra gli animali quanto fra gli uomini circolano degli ‘esemplari’ stimabili e degli altri pessimi. Per molte ragioni, però, i peggiori fra gli uomini creano molto più danno, purtroppo spesso intenzionale, agli animali che non i peggiori fra questi ultimi all’uomo.
    Stavo per dire di più, ma dovrei dilungarmi.

  6. Lo vedo. E non gradisco. Più che assumerlo a dosi omeopatiche, penso che lo eliminerò dalla dieta: sto cercando però di ricordare come mai, inizialmente, non l’avessi subito fiutato ma l’avessi classificato come ‘da approfondire’. Forse c’entrava la sua guida alle messe in Italia, non so.
    (Xenofobo? Non lo sapevo, ma immagino. Non ti chiedo neppure dei riferimenti, ‘che sto per andare a mangiare non voglio irritarmi: a che serve?).
    Errore molto subdolo, sì. E spero sia davvero solo tale, cioè un errore e non malizia. Lo spero per lui, più che altro.

  7. Vero, a leggerlo con un diverso spirito. Purtroppo però ciò che dice lo pensano, seriamente, in parecchi (relativamente ad alcuni ambiti); e costituisce la premessa a discorsi assai poco divertenti: un genere di discorsi a mio avviso piuttosto virulento, specie quando minaccia di farsi programmatico.
    Il suo, insomma, è uno scherzo che mi suona ben poco scherzoso. Sarò io a percepirlo più forte di quel che è? Può darsi.
    Eppure c’è chi prende veramente per i fondelli chiunque s’azzardi a chiedere rispetto per gli animali, considerandolo perciostesso un decerebrato sinostroide, ecc., ecc.

  8. diciamo che nel cattolicesimo più integralista, quello lontanissmo dalla predicazione del nazareno e vicinissimo alle pratiche dell’inquisizione, è abbastanza ovvio il disprezzo verso chi ama gli animali

    la differenza ontologica molto radicale fra la creatura umana e la creatura non umana è in effetti presente nella dottrina della chiesa cattolica e ogni continuità fra noi e le altre creature e vista da taluni con sospetto

    già ai suoi tempi il poverello di assisi era malvisto, per il suo amore per la natura e gli animali

    io penso che la dignità e particolarità delle creature umane si esalti nella capacità di amare gli animali, l’uomo secondo me è proprio più umano quando sa amare le altre creature di cui, in effetti, è il custode

    purtroppo ogni pensiero che ha nei suoi fondamenti la smania cupa di cercare nemici per puntellare il proprio orgoglio non è un pensiero di dio, ma è un pensiero di satana, camuffato da fede granitica

    ecco cosa penso di certi intellettuali di serie c che scrivono su giornali di serie c

  9. Che aggiungere, che tu non abbia già detto e che non condivida? Nulla.
    Non a caso ho parlato di ideologia: e nelle parole non solo di Langone, ma di diversi esponenti di questo fronte (non politico in senso stretto, ma politicizzato, individuabile perché leggibile su alcune precise testate – fra cui La bussola quotidiana, da me abbandonata nonostante la trovassi per altri versi valida) essa emerge chiaramente.
    Del Foglio non ho un’idea globale sufficiente per esprimermi. Lo conosco a spanne, ma non posso assimilarlo alla Bussola perché a differenza di quest’ultima ha sì una connotazione, ma non una matrice religiosa che è il senso stesso della sua fondazione.

  10. Vorrei spezzare, se non una lancia, un grissino a favore di Langone.
    Certe posizioni sembrano dure, ma si possono (non dico giustificare, ma almeno) comprendere se confrontate con gli eccessi coltivati dal versante opposto negli ultimi decenni, di cui sono la (talora eccessiva) reazione.

  11. Uhm. L’obiezione che porti è senz’altro vera, ma la posso accettare per singoli casi, singoli articoli, non se determinate idee (che non sembrano dure: lo sono, oltreché sbagliate) vengono diffuse e difese sistematicamente. La ‘Preghiera’ linkata ne è un esempio: non mi permette di pensare ad una reazione ancorché ingiustificata, mi pare piuttosto un sistema di pensiero fatto e finito, che si sostiene da sè.
    Io non posso – non mi riesce, mi farebbe sentire meschina – attaccare chessò, le tendenze pansessualiste (semplificando molto, patrimonio dell’estremismo di sinistra) e poi nicchiare elegantemente quando voci di destra fanno del sarcasmo sul rispetto per gli animali, ma potrei dire anche sui dati relativi al danno ambientale e sanitario prodotto dal consumo massiccio di carni.
    Perché dovrei abbozzare di fronte a chi considera scientifico o sensato solo ciò che arride al suo pensiero?
    Io sono abituata (assai bene) alla tua dialettica e logica, ed a quella di alcuni tuoi brillanti frequentatori, che trovo quasi sempre prudente quanto basta, senza che si rinunci ad avere un’idea chiara. Mentre in esternazioni come queste ravviso solo una tronfia sicurezza su argomenti misconosciuti; e d’altra parte l’ideologia consiste (anche) proprio nel non saper dosare contenuti e toni, riproponendo schematicamente concetti privi di sfumature – qui mi fermo, o finisco per fare l’Asmodeo della situazione.
    Posso spezzare un grissino (torinese), sì, ma sai perché? Perché dopotutto le persone mi impietosiscono, nel senso più felice del termine; e nonostante le loro idee non mi sorridano e finisca per preferire evitarle del tutto, provo sempre quella punta di tristezza di fondo per non poter fare di più, sapendole in un errore dolo(ro)so.

  12. io credo, ottimo claudio, che il problema non siano le opinioni, le valutazioni in quanto tali; anche idee estremamente reazionarie hanno spesso una loro dignità e se sinceramente pensate non c’è nulla di male a estrinsecarle

    il problema è il tono, l’atteggiamento di disprezzo, la fondamentale intolleranza, la compiaciuta ricerca di un nemico da odiare

    questo atteggiamento, che a volte, in modo assai deleterio, ce l’hanno avuto spesso anche gli intellettuali di estrema sinistra, non è importante quali sono i contenuti, ma proprio il tono, la tendenza a disprezzare gli altri in modo così davvero anticristiano

    a volte ti leggo, claudio, e noto come tu prospetti punti di vista anche abbastanza connotati, anche molto diversi dai miei per certi aspetti, ma con un tono, un atteggiamento, che non trasuda disprezzo per «gli altri»

    il problema è che certe erbacce hanno bisogno del fertilizzante all’odio per prosperare, al di là di ogni contentuto più o meno discutibile

  13. In effetti non ritengo gli animali più degni degli uomini, e – sono d’accordo con te – è bene esplicitarlo.

  14. Ti ringrazio, diegob.
    Io cerco sempre di comprendere, anche quando non giustifico, e di capire, anche quando non condivido. Poi non sempre ci riesco. E vabbè. Intanto ci provo.
    E’ vero che uno dei pericoli di chi ha una “verità forte” è proprio disprezzare chi non ce l’ha, o ce l’ha diversa. Così si getta concime sul campo del relativismo, proprio perchè uno, vedendo “questi credenti!”, si butta dalla parte della tolleranza sopra ogni cosa.
    D’altra parte (e qui torno alla lancia spezzata), dopo decenni di buonismo, di cattive applicazioni della tolleranza, si deve anche cpmprendere come uno possa, per reazione, darsi all’identità muscolare (cit. non ricordo chi) e alla qualsiasi-fobia.

    Penso che uno dei migliori trucchetti del diavolo sia proprio quello di fare leva sugli errori opposti; di fomentare a fasi alterne l’uno o l’altro estremo, in modo da far cadere un sacco di gente disgustata, con le migliori intenzioni, nell’estremo speculare.
    Una specie di chiasmo diabolico.

  15. Chiasmo diabolico, wow. Vero. E complicato.

    Bella anche la locuzione ‘identità muscolare’, ma non posso aiutarti nel ricordare a chi appartiene, anche se l’ho già sentita.
    Concettualità a parte, a qualcuno interesserà sapere che la ‘carta d’identità muscolare’ esiste davvero, in dotazione ad atleti di livello.

  16. Ero ripassato da queste parti in cerca dell’espressione “chiasmo diabolico”.
    Langone continua a esagerare e sbagliare per eccesso, ma quando uno sente del blitz degli animalisti che per liberare gli animali hanno distrutto anni di ricerca sulle malattie e – forse, non si sa – impedito o ritardato la guarigione a un numero di malati difficile da quantificare, cosa deve pensare?

  17. Claudio, più che dirti cosa si dovrebbe, per modo di dire, pensare, ti dico cosa effettivamente penso.
    Nel concreto, che è un peccato che tutto quel lavoro sia stato perso, e dal momento che quegli animali già erano stati sottoposti ad esperimento condurre questo a termine avrebbe rappresentato il male minore.
    Che, tuttavia, se le modalità dell’azione di quel gruppo animalista le condanno, ne approvo invece le motivazioni e non ritengo che la morte di un animale sia giustificata dalla – diciamo pure dimostrata e non solo ipotetica – guarigione di un uomo.
    Che, dunque, la stupidità di un animalista e la stupidità di Langone, al di là del caso specifico e nei loro fondamenti, per me pari sono. Partire da presupposti corretti, o quasi, e trarne un ragionamento solo in apparenza ad essi funzionale, nonché un conseguente comportamento detestabile, significa inquinare quei presupposti. Ma non è dei presupposti la colpa.

    Molto semplice, e molto pesante.

    D’altra parte, una persona che oggi hai linkato afferma che non gli sarebbe capitato di indulgere nella “romanticheria” del piangere per la morte di un pontefice, o per le “dimissioni” di un altro, e così via.
    Insiste come molti su una spesso del tutto arbitraria distinzione tra sentimento e sentimentalismo, amore / affetto e onda di piena dell’emozione sganciata da qualsiasi razionalità (un evento per altro piuttosto raro come un programma Rai che comincia in perfetto orario).
    Cosa devo pensare?
    Che l’uso della ragione faccia male alla salute?
    Che tutti coloro che dichiarano o mostrano di avere a cuore tradizione, logica e disciplina sono dei deficienti emotivi? Chiaro che no. Non concluderò che tutti lo siano, infatti andrò in cerca di chi mi garantisca amore per quelle cose ed anche per ciò che, sul fronte opposto, ha altrettanta importanza (e talvolta di più).
    Come accennavo in un’altra, tormentata discussione non è questione nè di affidarsi agli estremi nè alla sintesi degli estremi (come la stessa persona di cui sopra scrive). E’ di questione di dare alle cose il giusto valore.
    Nè gli animalisti in questione nè Langone lo fanno.
    Anzi, danneggiano le proprie stesse, entrambe importanti, posizioni: l’animale ha una dignità e dei diritti, eppure l’animale non può essere mitizzato nonostante subisca delle ingiustizie.
    Ad una mente razionale ma non efferata (ecco il primato del sentimento, anche per Cristo…) non sfuggirà, io credo, il fatto che le due posizioni non si contraddicano affatto.
    Fatto fondamentale e misconosciuto, a mio parere più rilevante del pur necessario decidersi, poi, per ritenere che sia preferibile rallentare o mancare delle cure per gli esseri umani per salvaguardare altre creature, o viceversa che sia preferibile sacrificare queste ultime. Non è in questa scelta, ma più a monte, l’attrito e l’errore.

    La risposta al chiasmo è quella, appunto, di dare il giusto valore alle cose.
    A tutte le cose, beninteso.
    E no, la “reazione esagerata ad un eccesso opposto” è comprensibile fino ad un certo punto, non quando si fa sistema. E pur comprensibile, non è mai giustificabile. Anche questa non è una novità del mio pensiero.

  18. Navigando oltre con in testa queste faccende, mi sono imbattuta un’altra volta in un esempio che, nel mio caso, è perfetto per chiarire cosa penso e come mi fa sentire questa dicotomia tra principio buono ed applicazione malsana (che è più di “sbagliata”, è più “ideologica”): la questione dei padri separati e della misandria.
    Quando c’è. Perché purtroppo, un tema doloroso ed una battaglia sacrosanta vengono spesso, per quel che vedo, sento e leggo, se non strumentalizzati travisati ed alterati in maniera non meno disgustosa del male che denunciano: lo strapotere delle madri e l’impostazione legale e culturale del paese che attribuisce loro meriti e diritti non sussistenti.

    Magari ad altri l’argomento non farà il medesimo effetto, ma ai miei occhi è l’emblema del disastro: contrastare un eccesso con un altro eccesso (nella fattispecie, con un malcelato odio verso le donne in quanto tali ed un’aggressività gratuita).

Lascia un commento... vuoi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...