Società del rischio

Viviamo, secondo Ulrich Beck, in una ‘società del rischio’, una società che campa su un principio di irresponsabilità organizzata e che compensa le paure insorgenti dalle sue stesse scelte azzardate con la sirena di una prevenzione che in realtà non si vuole concretamente applicare, strappando alle istituzioni promesse di sicurezza degne del più libertino fra i marinai.

L’esagerazione è la norma anche nel mondo economico-lavorativo: scarse certezze a fronte di troppo consumo. Troppo lavoro? Penso di sì. Che l’efficenza e l’efficacia decrescano all’aumentare, oltre una certa variabile soglia, delle ore di lavoro e delle prestazioni richieste è cosa nota già alle prime cellule immerse nel brodo primordiale, è un fatto di buonsenso.
Che però esistano teorie economiche lo riaffermano e spiegano mi fa piacere.
Già, il piacere. In tutto questo non c’entra solo la produttività e la disponibilità al consumo, ma la felicità. Non solo possedere meno, ma anche fare meno (e meglio) dà felicità.

In tutto questo vedo poca scioltezza di spirito (proprio laddove queste forme di violenza vengono mascherate da ‘flessibilità’).

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3 thoughts on “Società del rischio

  1. quando il proprio lavoro è qualcosa di troppo incoerente, estraneo, alla propria personalità, alla parte «vera» della propria esistenza, è inevitabile che perfino le canoniche otto ore siano troppe, per non parlare delle dieci o dodici talvolta necessarie

    vorrei fare un esempio: se io sono un orologiaio e amo i congegni mirabili degli orologi, quando mi applico, con maestria e pazienza, a riparare un esemplare, sto in effetti lavorando, ma anche «sono» l’orologiaio

    quindi l’unica stanchezza cui vado incontro è quella della schiena, degli occhi, del corpo chino sui miei strumenti, ma la mia persona, la mia anima in senso aristotelico, non puo’ stancarsi perchè «è» se stessa mentre agisco come orologiaio

    ogni uomo ha diritto a essere se stesso sempre, e soprattutto mentre lavora e, quindi, a provare solo la sana e inevitabile stanchezza muscolare

    ma un conto è un esperto operaio che forgia con maestria il metallo, un altro il salariato che esegue senza alcuna soddisfazione, solo per avere i soldi per vivere e per spendere in divertimenti sciocchi nella speranza di oblìare la propria alienazione

    lavorare è bellissimo, io amo lavorare, produrre spremuti senza rispetto invece è orribile, anche in un comodo part time

  2. Pingback: Produttività « Seme di salute

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