Less is more / 2

Perché fare decluttering?

»  Perché chi possiede troppi oggetti, ed ha troppe opzioni di scelta; è meno libero di chi non ne ha affatto.

» Perché voglio una tavola semplice ed essenziale, senza tovaglia ed ammenicoli vari, ma che mi gratifichi di più solo con un bel mazzo di fiori al centro.

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»
 Perché avere meno oggetti che ingombrano la vista, meno attrazioni come il telefono o la mail sempre sott’occhio, meno blog che seguo o social o altri strumenti auto-aggiornanti e disturbanti; aumenta concentrazione, produttività e soddisfazione.

» Perché possedere tanta robbba significa aumentare proporzionalmente tempo, fatica e denaro che sarà necessario continuare o iniziare a dedicarle per la sua pulizia e manutenzione.

» Perché possedere tanta robbba significa anche doverla, spesso, spostare, sollevare, trascinare, ecc.; ed il nostro corpo è delicato, regge tutto questo fino ad un certo punto.

» Perché gli oggetti, spesso, ci rendono schiavi non solo nel desiderio e nell’atto dell’acquisto, ma anche dell’incapacità di separarcene, della paura di perdere con essi anche ricordi, emozioni, affetti, una certa immagine di sè. Possederne di meno è essere consapevoli di questo ed imparare a scindere le cose dalle persone che siamo, dalle persone che amiamo e da ciò che abbiamo dentro.

» Perché ‘il gusto della semplicità non è il crogiolarsi nella miseria, materiale e psichica: è il presupposto di ogni successo‘. Possedere di meno porta ad avere di più in termini di spazio e di tempo da dedicare a se stessi, avere meno ‘contatti’ ed impegni – mantenendo solo quelli che realmente ci danno qualcosa e ci fanno felici, ci fanno crescere – ci fa bene, lavorare di meno e non ‘a cottimo’, o accumulando straordinari-congressi-partecipazioni futili ci restituisce il piacere dell’attività che svogliamo e ci fa rendere di più.

» Perché le relazioni che creiamo, la nostra stessa vita, sono troppo importanti per sprecarle appresso a cose destinate a marcire e scomparire; o a rapporti che ci logorano e disperdono i doni più preziosi che abbiamo.

» Perché, davvero, l’uomo ha bisogno di poco per essere felice. Tutto il resto è fuffa.

Continua nei commenti…

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9 thoughts on “Less is more / 2

  1. Buongiorno Denise Cecilia, queste tue righe, stamane, sono per me ossigeno puro. Proprio in questi giorni mi sto guardando intorno e vedo “cose”, tante “cose” delle quali ho deciso di liberarmi. Delle persone mi libero subito, al primo intoppo (se non vale la pena dare la seconda posibilità) e quello per me non è un problema, lo diventa invece quando devo liberarmi dei ricordi, l’abito, la fotografia, il bigietto, il primo zaino, ormai talmente logoro da non poter essere utilizzato. Mi succede spesso di decideredi liberarmi del superfluo ma appena inizio a fare la cernita mi soffermo su ogni oggetto, e la mia mente inizia a ricordare e così finisce sempre che gli oggetti rimangono lì, assieme ai ricordi e i miei occhi il più delle volte si riempiono di lacrime e mi rimane tutto il giorno la nostalgia.
    A volte mi è capitato di vedere su Sky quel programma inquietante “Sepolti in casa”, montagne e montagne di cose, sporcizia ecc. che impediscono anche il minimo movimento, parlano di malattia e credo sia così e credo anche che come ogni malattia anche questa abbia i suoi sintomi. Come per ogni cosa la prevenzione è la cura giusta, armiamoci di sacchi neri, chiudiamo gli occhi e riempiamoli, svuotando così la nostra memoria per lasciar spazio a quella nuova 🙂 Buon fine settimana Cecilia e grazie per avermi letta fin qui (se lo hai fatto però 😉 )

  2. @ accantoalcamino:
    Son lieta di rappresentare uno stimolo per te!
    (Arrivo a rispondere ora perché nel w-e, tanto per gradire, ho fatto un minimo di detox tecnologico 🙂

    Anch’io praticamente intuisco subito quando un rapporto non fa per me oppure ha fatto il suo tempo, eppure ho sempre esagerato nell’offrire seconde, terze… centesime possibilità. Forse semplicemente l’intuito non sfociava in un’analisi decisa e senza timori, non prima di avermi lasciato andare alla deriva. Ora su questo fronte sono molto migliorata, anche grazie al fatto che ho meno tempo ed energie liberi da destinare a tentativi, esperimenti, a ‘ vediamo come va ‘.

    Pensa, in questi giorni mi sto abituando ad immaginare cosa sarà necessario (ma anche liberatorio, e catartico) eliminare da casa quando mia madre non ci sarà più. Detta così suonerà un po’ brutale, in realtà mi fa bene rifletterci sia per prepararmi all’idea della sua morte (che potrebbe benissimo arrivare tra tanti anni, ma anche no), sia a trovare in anticipo soluzioni logistiche ai problemi che potrebbero sorgere o comunque alle questioni che dovrò affrontare. (C’è da considerare che attualmente ho ancora due anni di studio davanti, la casa in cui viviamo grazie al cielo è ‘garantita’ e chiede un affitto proporzionato essendo di edilizia popolare; però non è a riscatto e ad oggi le uniche entrate fisse sono le pensioni).
    In qualche modo sto già lentamente visitando tutti i ricordi della nostra vita attraverso gli oggetti – ad eccezione dei miei personali, di qui non si muove quasi nulla per decluttering – e prendendo congedo, ma anche rinforzando i ricordi stessi ed i sentimenti che vi associo.

    Sepolti in casa ogni tanto mi capita di vederlo, in effetti è un buon modo per darti una scossa anche se in quei casi siamo nel patologico – ma alcuni meccanismi di fondo, quantità ed attaccamento particolarmente morboso a parte, sono proprio gli stessi che spingono tutti noi a conservare… l’inconservarbile.
    In effetti fatico a pensare di poter prendere un sacco nero e infilarci dentro delle cose senza rifletterci neppure un momento (a meno di non averlo già fatto prima, magari abbondatamente, e allora non vale 😉 Ma nella vita non si può mai dire. Tendo ad essere molto lenta, ma accurata. Trovo anche inappropriata, per me, la ‘regola dei sei mesi’ per cui se non ho utilizzato un oggetto negli ultimi sei mesi esso va destinato alla spazzatura o allo scambio; generica sì ma comunque un po’ rigida.
    Quel che conta è sempre un semplice principio: se la scelta che faccio non mi impoverisce, ma mi garantisce apertura, serenità e piacere; allora è una scelta positiva, anche se sul momento mi intristisce prenderla. Se viceversa mi sembra opportuno disfarmi di qualcosa ma immaginandone la mancanza sul lungo periodo sento che cambierei idea, e per ragioni precise, allora conviene almeno sostare e rimandare la decisione.

  3. @ Miss:
    Ma grazie a te 🙂 Il post quasi quasi lo lascio in evidenza, è un promemoria che vale la pena lasciare a disposizione. Potremmo ampliare ed approfondire a iosa.
    Il vestitino del blog riflette in effetti l’andamento minimalista delle cose. E siccome sono una ‘piettina’ (pignolina insofferente), adesso ho un font che mi aggrada di più rispetto all’altro: meno colore, ma non assente, più materiale immediatamente fruibile.

    Baci, e buona settimana a tutti.

  4. Denise, mi sa che se abitassimo nela stessa casa dovremmo prendere un magazzino 😦 Il fatto è che si trova sempre un motivo per non buttare nulla, io ho regalato abiti che non indossavo da anni, molti anni, questo inverno mi sono sentita dire. se avessi quella giacca… 😉

  5. Eheh… io mi consolo pensando che è anche più divertente rivoluzionare tutto insieme, invece che un granellino alla volta. Almeno ambiente per ambiente. Ho ancora diverse fra le mie cose di cui occuparmi, ma ho preso un buon abbrivio.
    Al momento ciò che devo tenere a bada per evitare che rinfoltiscano, ma che è anche naturale che chiedano tempo e spazio, sono i documenti. Ma, per l’appunto, con quelli ci devo lavorare e cerco soltanto di non lasciare che mi travolgano ed affoghino (ora poi, oltre ai miei, ho addosso quelli di tutta la famiglia).
    I vestiti idem: non sarò mai stata granché modaiola e di conseguenza non ho intere cabine armadio zeppe di chiccherie, però mi basta aver comprato un pezzo in qualche circostanza particolare, o solo averlo lì da molti anni (magari anche senza indossarlo) che sviluppo l’attaccamento.
    Certo, poi alcune circostanze sono davvero speciali e alcuni oggetti, vestiti compresi, è un bene che restino con noi: hanno un reale significato. In questo caso, penso al cappello da benzinaio di mio papà, o alla sciarpetta minuscola, logora e odorosa di gasolio che portava sul lavoro: non li porterà mai più nessuno (forse la sciarpa, qualche volta, che però non intendo lavare), ma non mi sognerei mai di disfarmene. Non ho neppure bisogno di ragionarci, so bene che quelle cose non sono mio padre, nè lo riporteranno indietro, ma sono ricordi concreti e molto belli.
    Il difficile è proprio questo: capire cosa sì e cosa no, cosa è giusto fare vale esclusivamente per noi. Non c’è una regola universale ed infallibile, solo dritte da declinare secondo il caso. E tener duro davanti alle tentazioni: una giacca mai usata o si comincia a portarla subito, o non lo si farà mai. E allora via!

  6. Sto cercando di capire dove ho letto di un tizio che ha scritto un libro nel quale racconta la sua esperienza di cercare di vivere con cento cose… In questi giorni ho finito di leggere un bel saggio di Bauman, dal titolo “Consumo, quindi sono”. La penso come te, anche se non è semplice capire da dove cominciare: siamo stati educati fin da piccoli a ragionare in termini di consumismo – persino nelle relazioni personali… Ma credo che avere presente il problema nel quale siamo immersi sia comunque un primo passo. Vediamo cosa si riesce a fare!

  7. Trovi sicuramente il riferimento giusto in uno dei blog minimalisti che ho linkato qui:
    https://semedisalute.wordpress.com/2012/05/17/btw-links-minimalisti/
    Esiste però anche un ‘progetto cento chili’, invece che ‘cento cose’, che in effetti… rende di più 😉

    Bauman mi risulta indigesto, ma l’importante è trovare i propri agganci e, appunto, cominciare.
    Io in pratica non ho deciso nè previsto nulla di tutto ciò che sto approntando: me ne sono resa conto cammin facendo, sospinta da una serie di situazioni giunte a maturazione.

  8. Pingback: L’arte di fare le valigie « Dear Miss Fletcher

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