Cosa vogliono le donne

Per ragioni non riassumibili in venti righe, un cavaliere della Tavola Rotonda si ritrovò sposato a una donna vecchia, sdentata e puzzolente. Dopo il supplizio della festa di nozze, durante la quale il mostro gli aveva ruttato addosso a ogni boccone, il cavaliere raggiunse la camera da letto con passi lenti da condannato. Quand’ecco spalancarsi la porta e apparire la megera, trasformata in una fanciulla incantevole. Abbracciò lo sposo e gli disse: «Sono vittima di un sortilegio. Devi scegliere: preferisci avermi orrida di giorno e radiosa di sera, o viceversa?».
Il pensiero del cavaliere andò al suo amico più caro: esibizionista com’era, avrebbe tranquillamente accettato di dormire per sempre con una racchia, pur di avere una fata da esibire agli amici. Poi si immaginò la risposta del suo palafreniere, un ragazzo passionale. Lui al contrario avrebbe sfidato volentieri i commenti malevoli del prossimo, in cambio della possibilità di incontrare la bellezza fra le lenzuola. Ma il cavaliere della Tavola Rotonda la pensava diversamente da entrambi. Disse alla sua sposa che una scelta così importante poteva spettare soltanto a lei. La strega sorrise: «Allora io scelgo di rimanere bella per tutto il tempo, dal momento che tu mi hai rispettata, lasciandomi libera di decidere il mio destino».

Adoro questo racconto e la morale che invita a considerare.
Non posso tuttavia sottoscrivere il commento di Massimo Gramellini su La Stampa del 29/06/2012 in quanto non trovo affatto scontato che Roberto Colombo, l’uomo che ha ucciso l’ex moglie Stefania Cancellieri a mattarellate, sia stato semplicemente ‘privo di educazione sentimentale e incapace di evolvere sentimentalmente’, di accettare la fine del loro rapporto.
L’odio e la paura per questa diffusa incapacità e per le violenze che vi fanno seguito non voglio mi portino ad attribuirle arbitrariamente a chiunque compia il comunque grave atto di uccidere. Da quel poco che ho letto delle dichiarazioni di Colombo in carcere e della situazione che viveva, e dalla mia esperienza, penso che questo sia uno di quei casi in cui l’invocazione dell’incapacità di intendere e di volere possa essere non una strategia, ma l’unica scelta onesta.
Un’impressione personale, la mia, che purtroppo non ridarà la vita a Stefania nè la serenità a Roberto.
L’unico sforzo che però noi possiamo fare, volendo, oltre a diffondere la micro-favola qui sopra; è meditare, aprire gli occhi, battere chiodo su quel bruscolino di pazienza che a volte solo ci rimane, e pregare. Per entrambi, vittime ciascuno a suo modo; senza la pretesa di pesarli.

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15 thoughts on “Cosa vogliono le donne

  1. Giusto! L’unica cosa da fare è pregare il Padre come ci ha insegnato Gesù: che rimetta a noi i nostri debiti; che non ci induca in tentazione e ci liberi dal male che c’è in tutti noi… anche in Gramellini che “getta le pietre”.

    P.S. Ho letto un paio di commenti delle donne che hanno letto l’articolo. Mi pare di poter dire che Gramellini ha strizzato l’occhio alle lettrici donne con quella dedica finale. E’ riuscito ad ottenere “l’applauso” delle donne. Insomma, ha capito (strumentalizzato?) cosa vogliono le donne: Un uomo come Massimo Gramellini (il cavaliere della favola sarebbe lui)

  2. Ascolto abbastanza di frequente gli editoriali di Gramellini letti in radio (non ricordo ora su quale stazione, anche perché mi si scombinano sempre tutte). Solitamente lo trovo condivisibile, e mi piace anche il suo stile; non so se questa sia un’eccezione o il frutto di un pensiero ben sviluppato e non affine al mio.
    Il tuo p.s., sia esso valido o meno per Gramellini, miete vittime ogni giorno – tra chi scrive e chi legge.
    Al di là di questo, certo capita e capiterà a tutti noi, finché siamo vivi, di lanciare pietre convinti che siano caramelle. In fondo questi sono – anche – tentativi di allenarmi a notare di più quando il giudizio non meditato sfugge a me.

  3. Gramellini è un essere umano come lo siamo tutti. Quindi come tutti noi è fallibile. Nel senso che capita a tutti di fare delle gaffe di sbagliare. Magari questa volta l’ho commessa io la gaffe; interpretando male la sua dedica.

    Certe volte i giornalisti assomigliano al “pifferaio magico”: suonano una “melodia” e molti li seguono. Qualcuno si schiera da una parte e qualcun’altro si schiera da un’altra parte; ma comunque li seguono. E’ per questo motivo che ho deciso di non leggere più i giornali (A parte Avvenire che leggo raramente). Oltre all’angoscia e il caos di notizie più o meno utili che appesantiscono e tolgono energie.

    “In fondo questi sono – anche – tentativi di allenarmi a notare di più quando il giudizio non meditato sfugge a me”

    Vedi Denise, è per questo motivo che continuo a leggere il tuo blog oltre a quello di Claudio e di qualche altro bloggers (ho appena finito di leggere il tuo ultimo post). Leggendo i tuoi post emerge un’acuta capacità introspettiva e di lettura critica sia di sé che della propria storia evolutiva.

    P.S. Io ascoltavo radio Maria… ma da un anno e mezzo non l’ascolto più per un paio di ragioni.

  4. Io invece vorrei essere abbastanza costante da leggere un quotidiano, a rotazione fra quelli che mi convincono (Avvenire compreso), almeno due-tre volte a settimana. I quotidiani hanno delle pecche, ma non sono inservibili ed inutili come i telegiornali; anzi.
    Quanto a Radio Maria, consentimi di non approfondire ciò che ne penso ed il sentimento che mi induce. Ovverosia un forte disgusto.

  5. Condivido il disgusto per radio Maria. Sul post, mah, bello il racconto. Assurdi gli sdilinquiti “grazie” delle donne commentatrici a Gramellini (grazie di che? Mi sembra normale non difendere degli assassini). Sulle tue considerazioni, non conosco il caso particolare, ma mi spaventano il numero di donne uccise da mariti, fidanzati o ex. Non saranno tutti seminfermi mentali, giusto? Mi fa paura pensare che posso conoscere un uomo che sembra normale per poi scoprire che è un violento. Non so da cosa dipenda, ma direi che pregare non mi sembra la migliore soluzione… e neanche considerare entrambi vittime, assassino e assassinata.

  6. Certo, ringraziare l’ennesimo giornalista che punta il faro su un fenomeno ben noto non è il massimo: piacerebbe di più poter ringraziare un apparato giudiziario onesto ed efficace e dei sistemi di protezione sociale, dalla polizia in avanti, maggiormente presenti – lo dico non per giudicare negativamente, perché mi rendo conto che sono temi difficili in ogni senso, ma per attestare che anch’io non mi sento sufficientemente garantita nè dall’uno nè dagli altri.

    Ti suggerirei intanto di conoscerlo, il caso particolare.
    Come dicevo, è fin troppo chiaro che su casi come questi spesso non c’è modo neppure di farsi un’idea sensata.
    E le mie sono impressioni rivedibili, ancorché fondate su qualcosa di ben preciso.
    Tuttavia il numero di donne violentate, picchiate ed uccise con estrema facilità e noncuranza – anche questo lo dicevo – pur spaventando anche me, e facendomi ribollire il sangue; non può essere un alibi per non ragionare sul caso specifico, nè l’aggressore ‘protagonista’ di quest’ultimo può fare da capro espiatorio per tutti gli altri (questo, ogni volta).
    No, che non sono tutti (semi)infermi mentali, o temporaneamente tali. E dunque, questo dovrebbe voler dire che non lo è, non lo può essere nessuno, mai?

    Pregare non lo offro come soluzione, ma come mezzo riparativo del male occorso e del male che noi stessi lasciamo crescere dentro, ben oltre il desiderio di sicurezza e di giustizia, alle volte.
    Nè lo è considerare, ipoteticamente, entrambi vittime: è ciò che trovo plausibile, coerente e corretto. Una lettura che non aggiunga danno al danno, non un suggerimento pilatesco nè un tentativo di cancellare e minimizzare l’accaduto. Che sia una tragedia, e non un motivo di violenta soddisfazione, anche per lui è fuor di dubbio stando alle dichiarazioni ed ancor più alle sue stesse reazioni. Più di questo non è in nostro potere dire.

  7. Certo che, in certi casi specifici, l’infermità mentale va riconosciuta, non dico certo di no, magari questo sarà il caso. Ma analizzando il fenomeno in generale (perché di violenze su donne ormai se ne legge una un giorno sì e uno no), dico che vedo poca attenzione per le escalation che portano poi al gesto irreversibile, e poca protezione per la donna, anche quando questa denuncia ripetute molestie e stalking. C’è da lavorare qui, e poi certo anche a livello psicologico, di contesto ambientale, ok. So bene che anche per l’assassino quello che arriva fare è un dramma e non una soddisfazione, però credimi, vorrei poterlo aiutare/fermare prima, dopo io non provo pietà per lui.

  8. Io provo pietà proprio se, e perché, mi rendo conto che dopo – quando l’atto non nasce da semplice e terribile cattiveria e stupidità – si tende comunque a trarre conclusioni arbitrarie e sommarie e dell’uccisore ci si dimentica. E ignorare le ragioni di una brutalità significa uccidere di nuovo la donna, e negare che esista un uomo da aiutare, e non da odiare indiscriminatamente.
    Se ho ben capito, su questo (che è ciò che intendevo evidenziare), pietà a parte siamo d’accordo. Ma la pietà non s’impone, bisogna sudare per provarla. Io te la auguro.

    Fermare il dramma prima che avvenga.
    Non c’è bisogno che mi dica d’accordo, lo vorrei anch’io, lo vorremo tutti (?).
    L’argomento stalking non è materia mia, lo conosco poco; ma nel meccanismo che porta alla tragedia non è molto diverso dalle situazioni familiari esplosive che poi diventano cronache di omicidio-suicidio. Ed in questo senso si può fare soprattutto molta attenzione; ma attenzione anche a non pretendere di risolvere l’irrisolvibile o prevenire ciò che, come giustamente ricordi, si configura come un’escalation e pure per gli interessati diventa difficile valutare.
    Se per ogni donna che subisce e denuncia uno stalking o una violenza ce n’è – ipotizzo – almeno un’altra e probabilmente più d’una che subisce ma non denuncia e non prende contromisure; non è soltanto perché le cose magari non hanno funzionato, non le abbiamo fatte funzionare, ma anche perché spesso le cose per quanto pesanti non giustificano o non permettono un intervento, tantomeno efficace. Esiste una soglia sia nella fatica che nella pericolosità che, necessariamente, va oltrepassata perché un problema diventi una competenza delle istituzioni.
    E non sto dicendo, sia chiaro, che l’istituzione interviene o deve intervenire solo quando ormai la frittata è fatta.
    Dico però che non tutto è migliorabile o prevenibile, nemmeno quando qualcosa si è già fatto.
    Non ho esempi concreti ed incontrovertibili di situazioni che potevano, teoricamente e praticamente, essere gestite e risolversi meglio. Tu ne hai?

  9. Denise, scusami per l’OT.

    Riguardo a radio Maria…

    Sono convinto che renda (quasi) un buon servizio alla Chiesa. Io non l’ascolto più perché padre Livio pubblicizza troppo gli scritti di Maria Valtorta e le presunte apparizioni di Medjugorje, rasentando la disobbedienza e l’eresia contro il Magistero della Chiesa. Nel palinsesto di radio Maria, padre Livio e i suoi collaboratori non solo dedicano intere ore a divulgare i messaggi di Medjugorje o a leggere capitoli del libro di Maria Valtorta; ma padre Livio scrive libri per promuovere Medjugorje; si fa intervistare dai giornalisti cattolici e racconta le sue esperienze e quello che esalta di medjugorje; poi una volta al mese si collega via telefono con la presunta veggente Marija che detta il messaggio etc. etc… Insomma, mi dispiace dirlo, so che padre Livio è in buona fede, ma è un fanatico di Medjugorje e di Maria Valtorta, nonostatnte le pronunce ufficiali della Chiesa che ha più volte nel corso degli anni messo all’indice il libro di Maria Valtorta.

    Su Medjugorje esiste già il pronunciamento ufficiale dei due vescovi locali che hanno già espresso il loro parere negativo sulle apparizioni. I due vescovi che si sono succeduti a Medjugorje hanno dichiarato addirittura che si tratta del “più grande imbroglio all’interno della Chiesa”. Inoltre, la sacra congregazione della dottrina della fede deve ancora esprimere il verdetto definitivo sulle presunte apparizioni della Madonna a Medjugorje. Alla fine di quest’anno probabilmente si conoscerà l’esito positivo o negativo della commissione che lavora dal 2010. Io sono convinto che i due vescovi di Medjugorje sono dalla parte della verità, e a Medjugorje NON appare la Madonna, non perché sono scettico a priori, dato che ero fermamemente convinto che fossero autentiche le apparizioni fino a qualche tempo fa; ma perché la mia convinzione è suffragata da documenti e dai fatti di cui sono venuto a conoscenza grazie a internet.
    Per il resto, sono convinto che radio Maria può fare del bene e sia utile per molte persone, soprattutto per le persone sole, anziane e disabili che non possono muoversi da casa.

  10. Fabio, non ti preoccupare. Effettivamente è un OT grosso come una casa, ma non è il primo e se trovo che abbia un valore sono la prima a portarlo avanti: conversando è bello anche prendere le ‘traverse’ del discorso. A me basta che non sia un tentativo di snaturare il senso del post, cosa che a volte capita, ma non è questo il caso.

    Brevemente.
    La propensione di don Livio Fanzaga a queste personali ‘missioni rivelatrici’ è senz’altro uno dei motivi per i quali io, come altri, ne sto alla larga. Ma neppure il principale: il fatto è che, si parli di Maria Valtorta / Medjugorie / Cammino Neocatecumenale (per aggiungere un boccone di carne al fuoco) e quant’altro non occorre neppure tagliare a fettine sottili i contenuti trasmessi, per accorgersi che la pietanza ha un sapore mistificato, ed esaltato. Talvolta ascolto pensieri religiosi, o di religiosi, che non condivido ma rispetto – ora non saprei, ma vorrei, farti un esempio di ciò che non posso rispettare di Radio Maria.
    Opinione, questa, anch’essa mia personale.
    Ma stante questa, senza entrare nel merito delle questioni che citi (ognuna con un peso specifico e considerazioni da farsi differenti), non capisco come si coniuga il tuo dire che Radio Maria tutto sommato renda (quasi) un buon servizio alla Chiesa ed appunto simili stili di conduzione.
    Per carità, in una radio, qualsiasi radio, c’è di tutto e di più. Mica solo padre Livio o i nomi già fatti. Ma se una minestra (resto sulle metafore alimentari…) è insipida o troppo speziata, chiederò che venga corretta ma la ordinerò ancora. Se invece nella minestra c’è una mosca, vai sicuro che abbandono il ristorante che me l’ha servita.

    Mi fa piacere che il tuo pensiero vada alle persone in qualche modo limitate e/o sole.
    Ma il servizio magnifico del quale esse possono godere, direi, sta tutto nella radio, mezzo sublime.
    Grazie a Dio, me lo si passi, non esiste solo Radio Maria (nè solo da una radio di ispirazione prettamente spirituale può venire cibo per lo spirito). Se è solo questo il suo merito, lo attribuirei volentieri ad altre voci.

  11. No, ci mancherebbe Denise. Non è mia intenzione snaturare il senso del post; anzi, poi, per far rientrare il discorso, dirò il mio punto di vista su certi tipi di relazione tra marito e moglie o tra uomo e donna. 🙂

    “…non capisco come si coniuga il tuo dire che Radio Maria tutto sommato renda (quasi) un buon servizio alla Chiesa ed appunto simili stili di conduzione.”

    Francamente, non riesco nemmeno io a capirlo fino in fondo. Forse, lo penso perché quando ascoltavo radio Maria chiamavano moltissime persone sole, e soprattutto anziane che ringraziavano per il servizio, la preghiera del Rosario e la compagnia che offriva la radio; e questo mi ha davvero molto impressionato positivamente. Tu dici che la minestra non è solamente troppo speziata; ma dentro la minestra ci sia invece addirittura una mosca che rende la minestra immangiabile. Mah!!! potrebbe essere come dici tu. Ma potrebbe anche esserci il rischio di “buttare via il bambino insieme all’acqua sporca”.

    Davvero, non so! Ormai non mi pongo più il problema. Per conto mio, se dovessi ascoltare ancora radio Maria, adesso so quando è il momento di cambiare la stazione o di spegnere la radio. Comunque, ci dovrei riflettere un pò!

    “…Ma il servizio magnifico del quale esse possono godere, direi, sta tutto nella radio, mezzo sublime.”

    Si, probabilmente il buon servizio dipende in gran parte dal mezzo eccellente, la radio.

    Sotto, scrivo un altro commento attinente al post. Continua…

  12. Okay. Intanto ribadisco solo che un OT di per sè non è mai un problema, ed anzi un OT netto può esser gradito; mentre talvolta commenti anche attinenti all’argomento ma che vanno a parare su aspetti volutamente lasciati da parte, insistendo per avere un riconoscimento, quelli no.
    E quando non lo sono, lo dico chiaramente.

  13. Allora… parlo anche un pò per esperienza personale. Cosa penso di quell’omicidio ?

    Sono persuaso che nell’amore tra un uomo e una donna, ci sia il rischio da ambo le parti, di elevare al rango di idolo una creatura: il proprio partner. Questo può accadere di solito quando tale amore resta impantanato solo nell’umano. Un tale amore, se così lo si può definire, è molto attraente, seducente e stimolante, ma molto, molto, molto velenoso. L'”adorazione” che una persona attribuisce a sé stessa nella persona del partner, diventa la propria fede vissuta.

    Questo presunto amore, potrebbe essere (condizionale) una dipendenza affettiva, o meglio, una schiavitù affettiva. La persona che adora sé stessa proiettando questa adorazione sul partner, si comporta in modo che, la persona amata può essere desiderata o rigettata e distrutta con un giudizio inesorabile. La persona “amata” viene inghiottita da una sorta di cannibalismo affettivo dove esiste solo il proprio bisogno, la “fame” di possedere. Se una tale persona viene lasciata, si scatena questo sentimento ambivalente: o ti amo perché mi ami, o ti vomito e ti anniento perché non mi vuoi più o hai un altro. Il bisogno o la scelta di troncare la relazione del partner viene vissuto come la “morte” del proprio meraviglioso Io, idolatrato. In certi casi, la persona non riesce ad elaborare il lutto e succede la tragedia.

    P.S. spero di essermi riportato in linea con l’articolo. Buonanotte, Denise!

  14. Doppio commento.

    Se capitassi su Radio Maria e m’andasse un rosario in compagnia (scusa, non ho resistito alla rima cretina) non cambierei unicamente perché non sopporto quella stazione. S’intende. Io penso che il buono che ci capita valga sempre la pena coglierlo, quand’è davvero tale. Ma insomma, è un po’ come leggere alcuni articoli da Panorama, o Repubblica, o Libero, ecc., con piacere anche se nell’insieme il giudizio sulla linea editoriale della rivista o del quotidiano è negativo: una cosa non esclude l’altra.
    Mi hai fatto venire in mente che – tutta un’altra stazione, ma il parallelo ci sta – la mattina su Radio Voce (è una parrocchiale, se non dico fesserie, dal palisensto piuttosto ampio) passano la Messa. L’ho scoperto una volta arrivando in spaventoso anticipo in università, e allora ne ho approfittato. Ecco, valga per chi è cattolico, per chi è in forse e per chi si fa i fatti propri, come mi diceva qualcuno di recente (riassumo): meglio una dose in più di classica dottrina – classica preghiera, ed una in meno di tentativi vacui di renderle più accattivanti.
    O piacciono, o non piacciono. Più che renderle accessibili e rappresentarle onestamente non si può.

    Pausa, e poi leggo il tuo successivo.
    (Buonanotte).

  15. E tre.

    Ti ringrazio, Fabio.
    Anch’io, seppur dietro le quinte e senza per questo condizionarla ma solo integrandola, do la mia lettura di alcuni casi e di alcune circostanze in particolare partendo da esperienze personali.
    Penso che la dinamica che descrivi sia purtroppo, inconsapevolmente ed in forme più e meno gravi, molto diffusa. Al di là dei dettagli e delle specificità, accomuna a mio parere molti episodi di violenza di vario genere; quando questa scoppia per sopraggiunta saturazione / disperazione e non per una mera mentalità di dominio.
    E mostra come anche l’architettura politico-giudiziaria-poliziesca, o dei servizi sociali, per buona e valida che sia non basta a contrastare quello che è in primis un dato di fragilità sociale, psicologica, culturale. Degli uomini non meno che delle donne. Banale ma vero, io credo.

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