Il latino come l’arabo.

Che poi la Messa fosse in latino e il popolo non parlasse latino,
questo era parte del mistero della Messa,
perchè la Messa non parlava al nostro vicino, ma parlava a Dio.

Tratto da “Cattolici” di Brian Moore (Lindau 2012) – [fonte]

E’ cosa nota infatti che:

a) Dio capisce solo il latino, e volle che i riti della sua futura Chiesa fossero celebrati proprio in questa lingua;

b) la lingua utilizzata nella Messa  non è una scelta dei ministri di vario grado che si occupano del culto, quando mai, è un elemento misterico univocamente indicato da Dio e non modificabile;

c) la Messa non è un dialogo tra Dio e l’uomo, un’azione salvifica da parte dell’uno ed una commemorazione e contemplazione da parte dell’altro; casomai la Messa parla a Dio, e non occorre che l’uomo capisca cosa si sta dicendo e facendo;

d) dal momento che nessuno fuorché il sacerdote capiva un’acca dell’intera faccenda, e che la Messa parla a Dio e non al vicino (e il vicino del mio vicino sono io), a ben pensarci i fedeli non servivano, perché la Messa non parla a loro, ma a uno che conosce già se stesso. Tutti a casa!

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14 thoughts on “Il latino come l’arabo.

  1. Aggiungo una piccola parte di me alle informazini che già hai: io sono stata in orfanotrofio, già… Dai 6 anni e mezzo ai 10 (pur avendo mama e papà vivi e vegeti e “incoscenti”,) per 3 anni ogni mattina, prima di andare a scuola o, d’estate, prima d’intraprendere le controllatissime attività ludiche, ho “subìto” la messa in latino, e la funzione in latino e chi più ne ha più ne metta
    Stranamente il latino mi piaceva, fatto stà che l’ho scelto in terza media pur essendo materia facoltativa, a me rosa-rosae.rosae piaceva, in fondo ero una bambina intelligente, curiosa, ero una bambina positiva…
    Sapevo tutte le preghiere in latino, il rosario per me era una passeggiata… Ma, ma si è messo di mezzo l’uomo, anzi la suora ed in un attimo è crollato il sogno… Forse era come affermi tu oggi? Che la messa non parlasse con noi ma con Dio? E se così fosse io, ancor bambina mi continuo a chiedere: eD IO????

  2. Ti giuro, sarei curiosa di sapere di più delle vostre attività ludiche.

    Hai detto bene: eri una bambina curiosa, intelligente; perché non il latino?, così strutturato e complesso…
    … non mi attira, ma per via della sonorità. La sonorità di una lingua in nove casi su dieci fa la differenza nelle mie preferenze, e infatti (pur non avendolo mai studiato, eh) adoro il greco.
    No, non è colpa del latino se la messa era quel che era, ed io esagero ironicamente la portata dell’ignoranza del latino, che pure non era da sottostimare. Sono i presupposti contenuti in quella citazione che non vanno.

    Non ho capito però qual è il sogno che ti hanno infranto: vuoi dire che non hai proseguito col latino come avresti voluto, o…?

    [Posso? Io non voglio più correggere i tuoi errori. Mi sembra di snaturarti, perché a parte la digitazione veloce sono tuoi, danno un colore in più a ciò che scrivi. Anche se le parole a volte escono un po’ sghembe, il messaggio arriva forte e chiaro].

  3. Nessuno “capiva” niente, ma l’efficacia sacramentale era integra. Mi è venuto in mente che forse il testo da te citato era un tentativo per spiegare questo mistero. Ciao.

  4. Argomento molto scivoloso: esistono ragioni pro e contro, esagerazioni nell’uno e nell’altro senso. Si esagera nell’estremizzare l’aspetto misterico della Messa, rendendola de facto intellettualmente inaccessibile al “volgo”, quasi fosse un affare privato tra Dio e celebrante; ma si è esagerato molto di più, nell’ultimo mezzo secolo, nel verso opposto, “antropocentrizzando” la celebrazione e rendendola quasi una semplice festa tra convenuti.
    Da profano liturgico, penso che la soluzione migliore sia far coesistere pacificamente i due “riti”, perché entrambi hanno ragion d’essere. Personalmente vado d’abitudine alla messa in italiano, e ogni tanto (una volta al mese circa) vado a una celebrazione in vetus ordo. Le apprezzo entrambe, purché dette bene (e di messe “nuove” da far venir voglia di uscire e andarsene, ahimè, ne ho sentite non pochissime).

    P.S. Mi hai fatto ricordare che da troppo tempo, nel limbo dei files iniziati e inconclusi, ho un chilometrico post (quasi un minisaggio) sull’importanza del latino nella Chiesa; e ritengo che vi sia un motivo importantissimo, generalmente sottovalutato, per usare il più possibile il latino nelle comunicazioni ecclesiali. Però lì non parlo dell’aspetto liturgico ma solo di quello concreto, funzionale, direi pragmatico.

  5. “Dette”? “Sentite”? Ma Claudio!… Mi stupisce, in te, un lessico così grossolano. Sembra quasi l’indizio di un atteggiamento “esterno” all’azione liturgica, nella quale, come certamente sai bene, ogni fedele è parte attiva. Concordo peraltro sostanzialmente con le tue considerazioni.

  6. @ magis:
    tranquillo. d’altra parte la mia ironia è indirizzata non all’articolo su Radio Spada (la cui polemicità non incontra comunque la mia), ma esclusivamente alla citazione estrapolata dal brano più esteso e che ho riportato qui: di fatto, se quella vuole essere una giustificazione dell’uso del latino nella liturgia, non solo fallisce ma rende ridicolo l’autore.

    Poi, tanto per essere precisi, non nego che l’azione sacramentale abbia luogo ed efficacia (anzi), ma questo non grazie al latino, casomai a prescindere da esso.
    Ciò non toglie che la Messa non è puro sacramento ma anche liturgia da comprendersi e parteciparsi, come tu stesso ricordi. Ergo, il latino non consente realisticamente questa partecipazione diffusa ed accessibile a tutti, rischia anzi (ieri, che pure il latino non era una bestia rara ma neppure era di molti, come oggi) di accentuare un aspetto esoterico che è presente, ma non rappresenta certo ciò in cui il fedele si deve immergere.
    L’effetto ‘rito iniziatico’ è scongiurato, a mio modesto parere, anzitutto dal fatto che oggi alla messa in latino (comunque la si voglia appellare) può assistere chiunque, ma avendo già conosciuto ed interiorizzato i modi, ed il senso, i contenuti per altra via.
    A mio modo di vedere la messa in latino, ieri come oggi, è assimilabile ad un pasto particolare e raffinato: può essere digerita da molti, a debiti tempo e modo, ma solo se prima si ha imparato a distinguere ed apprezzare sapori più comuni. Di fatto, è un’ottima opportunità, ma che particolare e raffinata è probabile e utile che rimanga.

    @ Claudio:
    sono d’accordo in toto.
    Valga ciò che scrivevo a magisamica, e tieni presente che ho voluto polemizzare non sulla messa in latino (o sul latino) in sè e per sè, ma sulle motivazioni inconsistenti che vengono addotte in quel brano come altrove.
    Se il latino ha una sua ragion d’essere e d’essere stato, in misura differente, la lingua della liturgia – e certamente l’ha – non è quella. Mi interessa quel che hai da dirne, il fattore pragmatica è centrale.
    Che poi io pensi che il valore del latino vada sostenuto ma contestualizzato e non imposto a chi non è in grado (nè ha il desiderio) di comprenderlo, anche solo per le parti di interesse; non toglie – lo scrivo per chi non lo sa – che un rito pasticciato e confusionario come quello cui ho assistito una volta, in una chiesa nota per la sua proposta ecumenica-ecumenista, l’ho vissuto non come un’apprezzabile caratterizzazione della liturgia ma come una presa per i fondelli. La chitarra è uno strumento degnissimo, ma strimpellarla malamente in un luogo dall’acustica maledetta è idiozia. E passi pure l’idiozia. Ma che non vi fosse nemmeno chiarezza sui momenti del rito, sulle indicazioni a sedersi o stare in piedi, nè su ciò che si stava facendo – e non era la prima messa cui partecipavo dopo anni – è inaccettabile. Per evitarlo basterebbe la semplicità, tornare alle ‘basi’ che poi sono il succo di tutta la faccenda.

    (La messa in latino e gregoriano è splendida.
    Mi sono sentita più una turista, ancorché in preghiera individuale, che partecipante; ma già da tempo intendo assistervi di nuovo. Ecco, assistere è la parola giusta).

  7. … perché quando parliamo o scriviamo di fretta usiamo inconsciamente ciò che abbiamo sedimentato dentro, che lo condividiamo o meno. Di ‘dire’ e ‘ascoltare’ la messa s’è parlato tantissimo e si parla a volte tutt’ora, e l’abitudine è dura a morire.
    Termini inesatti e non proprio eleganti, ma ce li portiamo dietro.

  8. …e vanno insieme alla realtà. Perché, in verità, quante messe “sentite”, e, dietro l’altare, quante messe “dette”! Ma, piano piano, cerchiamo di rendere la messa ciò che è. Anche la stessa liturgia della Parola dovrebbe essere un ascolto vivo e ricco di risonanze personali, mentre, spesso, è tirata via. Anzi, spesso si fa proprio fatica a capire quello che viene detto. In questo caso, siamo nella stessa situazione della messa in latino. Forse peggio, perché la sciatteria è proprio sciatteria e basta, senza più nemmeno l’alibi della barriera linguistica.

  9. Purtroppo è vero: le espressioni linguistiche sentite troppo spesso, anche quando non condivise, sedimentano in noi. (in me, almeno, ma sospetto sia cosa comune)
    Urge autocontrollo verbale!

  10. Anzi, spesso si fa proprio fatica a capire quello che viene detto. In questo caso, siamo nella stessa situazione della messa in latino. Forse peggio, perché la sciatteria è proprio sciatteria e basta, senza più nemmeno l’alibi della barriera linguistica.

    Per esempio stamattina delle letture ho capito sì e no una metà.
    (Per fortuna faccio il doppio turno, e alle 11:00 vedo quella sulla Rai con mia mamma, così recupero le falle).
    Lingua italiana; lettrice anzianotta e, soprattutto, del tutto impreparata a leggere un testo con cadenze e pause corrette. Lo so, Sandro, è terribile e ti sto ferendo intimamente, perdonami 🙂
    Ora, a me piacerebbe che ci fosse sì un ricambio, ma non necessariamente composto da un’orda di giovincelli pimpanti e dalla voce squillante (okay “largo ai giovani”, ma di lettori nuovi ne basterebbero un paio per iniziare, e di adulti vaccinati da immolare per la causa ce ne sono anche in maggiore abbondanza… qualcuno se ne sta occupando, infatti).

    In questo caso, nonostante gli orrori, lei ci mette tutta se stessa innanzitutto a non morire ancora (eh beh…), a portarsi al posto e snocciolare mane e sera un fottìo di letture.
    Però è la classica “istituzione” del paese, e allora come fai a scardinarla senza offenderla e farle venire il crepacuore?
    (Non ditemi “sali tu a leggere, allora!”, eh, ricordate che ho i vostri indirizzi di casa -__- )

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