Progett(in)o ’10 libri’

Da Quarte di copertina, apprendo del Progetto dieci libri e com’è ovvio mi ci tuffo volentieri.
Si tratta di un’iniziativa lanciata da un gruppo di youtubers su Facebook (che fa molto ganzo a dirsi), e consiste nel non acquistare nuovi libri prima di averne letti almeno dieci presi dagli scaffali di casa, magari comprati tempo fa e sfogliati una sola volta.
Per Eleonora il progetto casca a fagiolo su un proposito formulato in precedenza, ovverosia quello di non comprare alcun libro per un anno (approfittando di quelli già in proprio possesso, e delle biblioteche, ecc.; in un’ottica minimalista).
Io invece non escludo di acquistare testi nuovi (ne ho un paio su tutti sui quali attendo di poter mettere le zampe da mesi, con grande acquolina), ma la speranza è di riuscire a sospendere i raid in biblioteca e per l’appunto degnare di attenzione i libri che già ho qui; con la sola eccezione della saga di O’Brian [qui], che mi stuzzica troppo e prevedo di leggere durante le lezioni di Psichiatria e di Pedagogia del secondo anno.
Comunque.
I libri che giacciono sugli scaffali alle mie spalle mi fanno ormai una pena tale che sento quasi il bisogno di elencare in confessione la mia trascuratezza nei loro confronti.
Vado perciò a nominare i prescelti, includendo ovviamente la saggistica ed escludendo le saghe, non necessariamente in ordine di lettura nè tantomeno di importanza; per questo progettino che inizierò in autunno [in realtà ho già iniziato a leggere i libri di casa, pescando fra questi ed altri, ma non ho ancora sospeso i prestiti bibliotecari]. Sono tutti libri che ho voglia di conoscere, o che mi lasciano in dubbio su quanto potranno, al termine, interessarmi ancora.
Ne piglio quindici, invece di dieci, spulciando anche gli scaffali in salotto e corridoio, e quelli appartenuti a mio fratello. Come sempre, chi vuole s’aggreghi!

1. Il lungo addio, di Raymond Chandler

2. [uno qualsiasi di…] Mary Higgins Clark

3. Il drago d’oro, di Guido Sperandio

4. Introduzione a Tolkien, a cura di Franco Manni

5. Io sono un gatto, di Natsume Sōseki

6. Hakawati (Il cantore di storie), di Rabih Alameddine

7. Novecento, di Alessandro Baricco

8. Otto personaggi in cerca (con) autore, di Biörn Larsson

9. Insciallah, di Oriana Fallaci

10. Nessun dove, di Neil Gaiman

11. L’uomo vestito di marrone, di Agatha Christie

12. La storia di padre Pio, di Rino Cammilleri

13. Il mondo incantato, di Bruno Bettelheim

14. Le pareti della solitudine, di Tahar Ben Jelloun 

15. Il viaggiatore notturno, di Maurizio Maggiani

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12 thoughts on “Progett(in)o ’10 libri’

  1. Un buon progetto. Comunque ogni volta che acquisto un libro lo vedo come un buon proposito che mi fa guardare avanti, e prima o poi arriverà il suo turno.

  2. Giusto, è un modo positivo di vedere le cose.
    Io però mi rendo conto che, personalmente, tendo a lasciarmi attrarre dall’universo mondo; e così non solo il turno dei poveretti slitta in avanti in maniera incredibile (la maggior parte dei libri che possiedo, non ancora letti, ha sulla costola diversi anni…), ma finisco persino per provare un senso di noia e pesantezza trovandomeli ancora e sempre davanti, sempre uguali ed intonsi.
    E questo non è bene, nè per me nè per loro.
    Più di una volta all’aspettativa o al semplice piacere di leggere che pregusto, fa seguito se non una delusione un chiaro senso di smarrimento: perché mai ho comprato questo libro? Chi ero quando l’ho preso? Cosa mi ha spinto che ora non riesco neppure ad immaginare? Capita che l’idea del tal libro mi attraversi la mente in innumerevoli occasioni, senza che mai l’abbia aperto, e che poi scopra di aver dedicato pensieri ed associazioni a qualcosa che neppure mi piace, dopo che finalmente l’ho fatto mio!

  3. ok…
    Allora: un saggio su “tecnologia e rapporti umani nell’era di Facebook”, scritto da un prete americano (Il profumo dei limoni, Lindau) e un volumetto biografico di Graham Greene (Il nocciolo della questione), di cui quest’anno ho letto davvero tanto! 🙂

  4. Uh, Greene. Sì, è comparso spesso sul tuo blog quest’anno; e ha stuzzicato anche me.
    Però, per l’appunto, verrà il suo momento più avanti! (Ho controllato: mi sembrava di avere un suo titolo fra la collezione di libri ‘dalla copertina rossa’ che mio padre comprò decenni fa, ma invece mi sono sbagliata: era un Julien Green).
    Poi facci sapere… le biografie stanno diventando la mia passione 🙂

  5. è un’idea molto interessante, cercare dieci titoli nella propria biblioteca

    debbo dire che io i libri che compro, li leggo, però scavando nella mia lontana filosofica giovinezza qualcosa di trova

    ripasserò, cara c.d.

  6. la ricerca sta andando male, perchè in effetti i libri li leggo, quando li compro, comunque nell’appartamento in cui è allocato il mio laboratorio grafico, che contiene due terzi dei miei libri, per ora ne ho scovati tre da mettere in lista di lettura

    vico, la scienza nuova (rizzoli)

    adorno, prismi (einaudi)

    robespierre, la rivoluzione giacobina (ed. riuniti)

    tralascio marx, che da anni leggo solo nelle ampie citazioni cui m’imbatto

    io sono un «rilettore», difatti le tue considerazioni sulla morte mi hanno invogliato a riprendere in mano il magnifico «storia della morte in occidente» di philippe ariès

    in effetti, cara c.d., siccome leggo quasi solo saggistica mi capita spesso di ritrovare brani già citati altrove

    con grande rispetto, ma la narrativa se non è un super classico (mi è piaciuto molto «la lingua salvata» di canetti) mi annoia mortalmente (anzi, neanche mortalmente che sarebbe un risultato, ma proprio mi lascia indifferente)

  7. Già, tu sei un ri-lettore ed un saggi-atore 🙂
    Io a dire il vero aspiro proprio ad essere ri-lettrice, in modo non occasionale.
    Ma ci vogliono i libri giusti.
    E guarda caso, per ora due delle mie poche riletture sono un saggio ed un diario-raccolta di lettere.
    (Florenskij ed Hillesum).

  8. Grazie, Diego. Mi interessa molto.

    Nel weekend mi è per altro venuto in mente un altro titolo che ho riletto almeno 3 volte dopo la prima, stavolta di narrativa; trattasi di Paura a firma Richard Wright.
    E’ una storia ambientata nell’America della segregazione razziale, con al centro l’omicidio di una ragazza bianca di buona famiglia, densa di suspence – pur non essendo un giallo – e di tormento interiore (mi spiego assai bene perché l’avessi trovata così affascinante da subito).

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