Quegli altri

Blue bloods è un telefilm parecchio discutibile.
Però nella seconda puntata della seconda serie, andata in onda ieri sera, una cosa intelligente è stata messa in scena: il capofamiglia (e capo della polizia di New York) Frank Reagan ha fatto cenno ad un suo partner, che si trovava con lui sotto la Torre Nord, a dare una mano, l’11 settembre 2001 e – no, non è morto, non in quell’occasione – è rimasto invalido per aver respirato le polveri ed i detriti sollevatisi nell’impatto.

A questo giro vorrei mandare il mio mezzo pensiero smozzicato della sera, prima di cedere vergognosamente alla distrazione e poi al sonno, non tanto o soltanto alle vittime, quanto a:
chi è sopravvissuto, ma con una disabilità;
chi è sopravvissuto, ma c’era dentro e non sarà mai più lo stesso;
chi in seguito, a causa di quella tragedia, si è suicidato;
i familiari, compagni ed amici intimi;
chi avrebbe dovuto trovarsi lì dentro ma per qualche ragione, magari all’ultimo minuto, non ci è andato o ne è uscito prima – e si chiederà sempre a cosa deve la sua fortuna.

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6 thoughts on “Quegli altri

  1. l’ultima che dici… accidenti, dev’essere altrettanto dura da superare, soprattutto se magari uno ha perso un amico o un congiunto che invece, per la stessa coincidenza di un minuto, non si è salvato.

  2. L’hai detto… forse così non riesci neppure a vivere quel momento di esaltazione, che poi si trasforma in sentimento positivo di fortuna personale, in cui ti rendi conto che ti è andata di lusso – e ti senti più vivo che mai.

  3. ovviamente non vale solo in questo caso, ma spesso chi è sopravvissuto sta peggio di chi è morto subito

    penso ad esempio alla bomba di hiroshima: chi è morto sul colpo si è evitato anni ed anni di atroci sofferenze per le ustioni, i tumori, gli effetti teratogeni sulle gestanti e così via

    il male peggiore, è addirittura banale scriverlo, non sempre è la morte

  4. Un’altra situazione-limite, terribile, è l’aver avuto un proprio caro vittima degli attentati ‘per un pelo’.
    Una persona cui è stata fatale una decisione dell’ultimo minuto, o che si trovava nelle torri per l’ultimo giorno di lavoro ed il successivo avrebbe cambiato (è uno dei casi raccontati stamattina nella puntata di La storia siamo noi).

    Ciò che posso – in parte – comprendere ma mi fa sommamente specie, è la scelta (iniziale o definitiva?) di non comunicare a chi telefonava dall’interno per chiedere soccorso cosa realmente stava accadendo, di promettere un arrivo in breve tempo che sapevano non sarebbe mai arrivato.
    E’ una cosa che potrebbe mandare tanti in panico, lo so, dire la verità.
    Ma personalmente non riesco a concepire che la si neghi a così tante persone, in una situazione simile.

  5. suppongo, cara cd, che vi fosse moltissima confusione, in una situazione del tutto eccezionale

    a distanza di 11 anni molti aspetti non sono stati chiariti, su quel giorno e su quanto è accaduto prima e dopo

    quel che è certo che da quel giorno è iniziata una sequela di bugie colossali, come quelle delle armi di distruzione di massa di saddam, per poter scatenare una guerra già decisa in anticipo

    l’ipotesi di non comunicare per non aumentare il panico è comunque verosimile

  6. E’ quel che ho inteso ascoltando le registrazioni delle telefonate.
    D’altra parte, anche se non immediatamente, all’esterno presto s’è saputo cos’era accaduto; all’interno della prima torre no.
    E sì, il seguito, con le prime operazioni militari è nient’affatto giustificabile con quell’evento. Che fosse già deciso da tempo è documentato.

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