Al volante

Mi capita, al volante, di incrociare un sacco – ma proprio un sacco – di persone laureate in stronzologia: la scienza dell’esser cattivi, ma pure dell’essere sconsolati imbecilli.

In quei frangenti, mentre l’auto mi si sposta sotto il culo a causa dell’ondata d’aria sollevata da un ignoto bastardo in un sorpasso pericoloso; so quanto è facile morire. Lasciare tutto in sospeso, a metà, per un soffio.
Ma so altrettanto bene, e mi piace sentirlo forte, che aver cognizione della caducità della vita e aver guadagnato un sereno distacco da essa, accettato la relativa serietà di ciò che ci accade senza con ciò disprezzare le radici che creiamo e affondiamo in questa terra, è quanto di più differente dal non attribuirvi alcun valore e mettere a repentaglio, mandare in rovina, l’esistenza propria ed altrui per stupidità.

La vita sarà pure vanità di vanità, ma è più facile accettare di doverla lasciare se la causa non è la presunzione di un decerebrato con un enorme vacuolo che gli occupa la teca cranica.

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