Libri di settembre / ottobre

.
.
.
.
.
.
.
.
.
“Mangia prega ama”, di Liz Gilbert

Ne ho scritto qui. Godibile ed anche suggestivo, propulsivo, propositivo.

.
.
.
.
.
.
.
.
“Islam – Passato presente futuro”, di Hans Küng
Ancora lo sto leggendo: non ho le competenze storiche sufficienti a dire se su questo fronte sia valido, ma dal punto di vista dell’inquadramento della fede islamica, se non di una vera e propria teologia successiva a quello che lui chiama il ‘paradigma delle origini’, lo trovo interessante ed utile a farsene un’idea sostanziosa, di massima, che apre l’interesse a svariati approfondimenti.

.
.
.
.
.
.
.
.
.
“Obbedienza e libertà”, di Vito Mancuso

Qualcosina s’era detto qui. Non tanto sui contenuti, quanto sulle prospettive e sugli atteggiamenti di fondo. Istruttivi i commenti, direi.
Consigliato il libro, più come rampa di lancio per una riflessione che come punto di riferimento per prender posizione in merito a quanto e come la Chiesa risponda a, o rinneghi, il proprio mandato.

.
.
.

:

.
.

“La culla vuota”, di Mary Higgins Clark
Rientra nella categoria di un particolare tipo di narrativa, semplice ed incuriosente nè troppo nè troppo poco, che assolve fondamentalmente al compito di svagare la testa con una storia pura, priva di coinvolgimenti intellettuali o passioni accese, come pure di tratti memorabili (o di meccanismi logici e narrativi degni di una Christie, come qualche disgraziato suggerisce dalle colonne di un quotidiano).
Tuttavia, proprio per queste anonime caratteristiche, si fa leggere così come un cappuccino senza infamia nè lode, digeribile pur senza eccessi di sapore, si fa bere durante un’attesa alla stazione.
L’ho poi liberato per il vasto mondo, portandolo in negozio.

.
.
.
.
.
.

.

“La promozione della salute”, di Patty Howell & Alberto Zucconi
Ridondante, sant’Iddio. E criptico: i concetti si colgono, specie se si hanno alle spalle un minimo di letture ed esperienze nel campo sanitario e soprattutto in quello delle sue formulazioni definitorie di salute. Ma è davvero troppo astratto, e troppo si ripete.
L’argomento, però, merita la massima attenzione, che si sia attratti da Carl Rogers o meno.
Si tratta non di ‘spingere’ proposte informative, educative, attività relative alla salute nei confronti della cittadinanza o di qualche gruppo specifico che le dovrebbe accogliere così come sono, ma di pro-muovere le singole persone, le comunità e le organizzazioni (sanitarie, aziendali) stesse in direzione dell’acquisizione di potere decisionale e di contrattazione in ogni situazione che coinvolga processi di ‘produzione’ di salute, ma anche di abilità basilari (più che competenze tecnico-professionali) volte a portare ogni individuo o, di nuovo, organizzazione ad attivarsi e spendersi per primo su ciò che lo riguarda così profondamente e con tanta importanza, ad assumersi responsabilità e di conseguenza generare sue proprie, personalizzate risposte ai propri bisogni di salute, e di gestione della stessa.
Si tratta cioè di partecipazione.
Tutto questo non è fantascienza (sono riportati casi-studio ad esempio, anch’essi purtroppo resi meno incisivi dall’elaborata presentazione che fatica ad arrivare al punto, o forse ci arriva troppo presto senza svolgere tutto il percorso logico). E non è nemmeno un volo pindarico di quelli che qualche prepotente definirebbe psicologismi. E’ quanto ha stabilito debba essere perseguito la Carta di Ottawa dell’OMS (struttura quest’ultima che andrebbe tenuta in maggior conto e rispetto), e che naturalmente risulta ancora essere lontano anni luce dalla comune prassi dell’interazione medico-paziente, almeno in Italia.

.

.

.

.

.

“Zigulì”, di Massimiliano Verga
Avevo riportato, di questa raccolta di brevi note a mo’ di diario, una recensione.
La lettura si è rivelata differente da quella che mi attendevo, decisamente più scarna.
In un certo senso, meno interessante, meno incisiva; ma forse solo perché io sono fin troppo dentro le dinamiche raccontate, o meglio tratteggiate; e la mia reazione più significativa non è di stupore o (auto)critica ma un semplice assentire persino meccanico.
Ho trascritto alcune perle, e alcune verità tanto note quanto mai abbastanza dette, come questa:
Chi mi dice quali sono i miei diritti? A me, che ci ho messo tre anni per scoprire che potevo avere i pannolini gratis.
Per ogni documento di Moreno ci sono liste infinite di numeri di telefono, inesiste o senza risposta. Quello che so, mi è stato passato da altri sfigati che hanno faticato prima di me.
Non lo dico soltanto per ringraziare loro. Lo dico, in primo luogo, perché tutti sappiano quello che penso di chi dovrebbe informarti subito, quando ne hai più bisogno e non hai le forze per stare al telefono con il vuoto.
Immagino che qualcuno sia anche pagato per offrire un simile servizio. Dal mio punto di vista, questo qualcuno sta rubando lo stipendio.

.

.

.

.

.

“L’isola dell’angelo caduto”, di Carlo Lucarelli
Una prosa gustosa, perfettamente equilibrata ed evocativa come un dipinto; con la colonna sonora essenziale e perturbante di Ludovico la cui interpretazione è lasciata libera al singolo lettore e non costretta entro la versione di un esecutore preciso.
Un storia in cui anche i tratti più bizzarri e surreali, che almeno in un caso mi eran parsi inizialmente forzati, si stemperano senza eccessi in realtà tanto umanissime quanto agghiaccianti.
La guerra dell’uomo contro l’uomo, il fascismo e la solitudine in toni pastello alternati a riflessi piombati.
Una perla. E’ il primo Lucarelli che leggo, e lo vorrei ancor più rifinito, ma oso paragonarlo in un certo spirito del testo ai grandi americani dell’orrore quotidiano, interiore.

.

.

.

.

Micro-etica portatile per gente carina”, di Ludovica Scarpa
Un libriccino ingiustamente relegato nella cesta del costo zero, che ho recuperato nel recente scambio di libri in città. Il tentativo di delineare ragioni e modalità di un vivere pacifico ‘che è ben più che tolleranza’ mi pare essenzialmente riuscito.
In pochi brevi articoletti di circa una pagina l’autrice, che insegna(va?) Teorie e tecniche di comunicazione trattativa + Antropologia, ed ha fondato una ‘scuola di competenza sociale’, di fatto fa ben capire il succo di cosa sia un atteggiamento aperto e non giudicante, fondato sull’esperienza che ce lo indica valido prima ancora che esso stesso fondante un’etica.
Stilisticamente invidiabile, è conciso ma chiaro ed accessibile.
Accenna con intelligenza al metodo etnografico. Putroppo, s’incarta poi terribilmente sul concetto di ideologia, e nel descrivere le tradizioni (religiose) come manipolazioni mentali senza rimedio. Parla di gratitudine, ma non sa riferirla ad alcunché. Peccato.

.

.

.

.
.

“Il grande Houdini”, di Massimo Polidoro
Credo d’aver fatto bene a opzionare questa biografia del più celebre escapista esistito per inaugurare quella che potrebbe diventare una lunga serie: è una lettura leggera ma nutrita, ricca di aneddoti su di lui ma non meno interessata a contornarsi di riferimenti a illusionisti suoi contemporanei o predecessori, su numeri noti e associazioni, riviste, su ulteriori fonti che si concatenano nell’inseguire ‘l’uomo in fuga’.
E’, questo, uno dei punti forza del libro, che da tempo avevo addocchiato sullo scaffale di un conoscente illusionista e che ho bevuto a lunghi sorsi nei weekend; altri sono un’esposizione piana e sorridente, che ti culla ed il fatto che l’autore coglie segni, nessi e trae conclusioni, ma non si lascia andare ad opinioni personali troppo marcate sui personaggi descritti. E quest’ultima è una cosa cui tenevo: forse ho atteso tanto prima di chiedere il libro in prestito proprio temendo che mi potessi trovare di fronte ad un concentrato di ideologia cicappina, ma su questo punto posso rassicurare chi eventualmente nutrisse la mia stessa ritrosia.
L’affresco che del mago viene fatto non si esime dal metterne in luce le caratteristiche meno citate e le debolezze, come l’egocentrismo che va oltre la necessità di scena e la tipicità dell’ambiente della prestigiazione e arriva talvolta a far cadere Houdini in tentazioni contraddittorie alla sua volontà, dichiarata e portata avanti negli anni (come nel caso della ricerca di un legame amicale con Conan Doyle, per conquistare il quale accetterà in modo ambiguo e un poco servile di ri-accostarsi, anche pubblicamente, allo spiritismo. Si pensi solo che – ho scoperto – il padre di Sherlock Holmes di queste attività medianiche fu definito ‘il san Paolo’…).
Del resto, tutta la storia concreta dell’illusionismo è intessuta di questa ambivalente tensione tra fascino per l’inganno, persino sfruttamento della credulità e desiderio di sottolineare che si tratta di abilità, difesa più o meno interessata di quegli stessi creduli (in senso esteso: lo siamo tutti) che coinvolge nelle proprie esibizioni; Houdini di questo è un esempio vivido, come pure è un iconico trascinatore di uno dei numerosi moderni comitati di ricerca sul paranormale.
Tuttavia, mi sarebbe piaciuto che venisse meglio indagata la vita emotiva di Ehrich Weiss (questo il nome anagrafico di Houdini), a fianco degli aspetti caratteriali più manifesti. Ve ne sono alcuni cenni, come pure di certe caratteristiche della moglie e della loro unione, e approfondirle – cosa che comunque, immagino non era prioritaria per Polidoro – è secondo me essenziale a capire la persona, le sue motivazioni, e… di quali manette mentali avrebbe avuto bisogno di liberarsi. (Una curiosità: vi furono intorno al 1920 una serie di curati che paragonarono nelle loro omelie lo sforzo di liberarsi da un vizio a quello che il mago esercitava nel liberarsi da manette e camice di forza! Ed è bello anche leggere che di alcuni dei comitati succitati facessero parte appunto dei consacrati).
Alcune delle modalità, o dei trucchi veri e propri, utilizzati da Houdini per realizzare gli effetti dei suoi spettacoli vengono raccontati nel testo ed erano stati già con lui in vita o da lui stesso svelati senza particolari crucci. Altri l’autore li accenna soltanto, direi anzi che li lascia intendere senza parere, altri ancora andrebbero cercati in testi più specifici del settore, magari stuzzicati dalla pulce nascosta in queste pagine. Putroppo noto che, invece, rispetto alla narrazione dei numeri di scena stessi più che dei loro retroscena l’autore ottiene un risultato a mio avviso carente: se lo spettacolo di illusionismo, di qualunque tipo, è per definizione qualcosa che impegna la mente, descriverlo è ancor più complesso: la suspence Polidoro la ricrea, ma sarebbe stato meglio spendere qualche riga in più per far comprendere bene cosa Houdini agiva davanti al pubblico, cioè il succo stesso degli eventi, che troppe volte appare confuso.
Nell’insieme, è un titolo che consiglio ai curiosi, apre anche qualche port(icin)a su altre specialità ‘magiche’. Per chi non fosse ancora sazio, qui la puntata di Almost true dedicata da Lucarelli al rapporto fra Houdini e Doyle, e alla morte del primo; e qui l’incipit di La ragazza Houdini di Martyn Bedford, che Guchi per singolare coincidenza ha da poco letto.

.

.

.

.

.
“Essere vegetariani per negati”, di Suzanne Havala

Cercavo dei testi universitari in biblioteca, senza troppa speranza, e mi sono imbattuta in questo volumetto della nota serie Mondadori giocosamente for dummies. L’ho trovato chiaro, utile e puntuale, ricco di consigli semplici e preziosi per cimentarsi nella spesa come nella preparazione di piatti ‘strategici’ per passare gradualmente da un pasto tradizionale ad uno meat-free; nonostante certi elenchi di cibi-jolly, o alternativi alle più comuni selezioni, e delle loro possibili combinazioni risultino un tantino ridondanti.
Pur cadendo in alcune piccole ingenuità, è uno strumento leggero e divertente per cominciare a capire meglio, ed impostare se interessati, la propria dieta vegetariana.
Non sono una dietologa, ma dal basso della mia minima istruzione in materia posso dire che quanto l’autrice qui riporta, attingendo spesso da fonti diverse, a proposito del valore nutrizionale di questo tipo di alimentazione è improntato ad un buon senso fondato sulle conoscenze scientifiche e possediamo e sulla coscienza dei loro limiti, e non cerca di nascondere difficoltà e problematiche di salute da considerare qualora si faccia questa scelta.
Al termine non mi è tuttavia ancora chiaro se effettivamente sia possibile condurre una gravidanza e poi allevare un figlio in maniera strettamente vegana. Tendo a pensare non lo sia, ed il fatto che si citino spesso gli integratori non aiuta: assumere un integratore, salvo casi eccezionali, non è normale e non può essere ritenuto una soluzione adeguata ad una carenza. Varrà la pena approfondire.
Mi è piaciuto molto anche che abbia più volte sottolineato l’importanza di un fatto: diventare vegetariani è e deve rimanere una scelta personale – nessuno può permettersi di stilare ideali graduatorie di purezza in base al livello di astensione dal consumo di carne o in genere prodotti di origine animale, e nessuno può giudicare chi adotti questo stile alimentare senza tuttavia volersi impegnare dal punto di vista sociale o etico.
Indubbiamente, passa non solo nelle affermazioni esplicite ma pure nei toni l’idea, sacrosanta, che una dieta vegetariana di qualunque tipo sia proprio l’inverso del triste stile di dura rinuncia cui molti tendono a pensare, associandolo al termine stesso. Delle immagini a colori avrebbero contribuito a rendere il concetto, ma comprendo che testi simili, per rimanere economici ed a larga diffusione, scelgono il bianco e nero appositamente. E l’acquolina in bocca viene ugualmente, altroché.

.

.

.

.

La truffa dello ius soli“, di Mattia Butta
Blogger scoperto attraverso un link di NihilAlieno; e-book gratuito che tratta la questione dell’assegnazione della cittadinanza italiana agli stranieri, essenzialmente una disanima del perché la cittadinanza ‘facile e breve’ non è una soluzione ai problemi degli immigrati, e innanzitutto del perché alcune affermazioni riproposte spesso da chi sostiene che l’accesso alla cittadinanza debba essere facilitato non funzionano, perché false – ad esempio: chi nasce in Italia, ma da genitori stranieri, non può avere la cittadinanza italiana fino ai 18 anni.
Questo, senza nutrire un’avversione verso l’immigrazione per partito preso. Si fa leggere anche da chi non ha affinità con le statistiche, come me, e vorrebbe capirne qualcosa di più senza dover prima prendere un dottorato.

Advertisements

3 thoughts on “Libri di settembre / ottobre

  1. Yliharma, prego 😉
    Approfondirò un po’ alla volta la questione – non è una priorità stretta per me, ma mi interessa comunque e soprattutto dovrò avere le idee chiare in futuro, per il mio lavoro, che può ben portare a contatto con qualcuno che già nutre i figli in modo vegano o vorrebbe farlo.
    Vedo poi che il blog di Francesca parla anche di decrescita & co., me lo spulcio per bene dunque. Grazie a te.

  2. Pingback: Libri di novembre « Seme di salute

Lascia un commento... vuoi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...