Libri di novembre

A questo giro, il menù prevede:
un giro in Repubblica ceca, un processo ad un virus,
demoni e più umili fantasmi, e un esempio colossale di miseria umana.

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I cechi non osano sedersi in tram” – Mattia Butta
Ho scoperto che la sensazione di sentirmi a casa quando mi trovo in Repubblica Ceca è data prevalentemente da una serie di comportamenti della gente che mi circonda. Magari non li condivido, magari non ne capisco il senso, o addirittura mi traumatizzano in un primo momento. Ma vedendo quei comportamenti continuamente e per così tanto tempo, diventano un sano brodo comportamentale dove mi sento sicuro. Ammettiamolo, il più delle volte in cui ci sentiamo a disagio il motivo è che non sappiamo come bisogna comportarsi.
[…] Cercherò di descrivere tutti quegli atteggiamenti, quelle consuetudini dei cechi che mi sembrano strane, sacrosante o semplicemente interessanti per chi legge. Queste pagine saranno una descrizione del popolo ceco, da parte di un lombardo che per una serie di combinazioni si trova a vivere nel loro paese. Non ho nessuna pretesa sociologica […]
Così l’autore. Pagine scorrevoli e curiose che faranno sorridere e pensare anche chi non ha alcuna passione particolare per la Repubblica Ceca; anche ma non soltanto perché raffrontano quest’ultima con la nostra Italia e le sue abitudini.

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“AIDS – il virus inventato” – Peter Duesberg

Un altro libro in cui sono incappata per caso, ma che non per caso ho deciso di leggere (in realtà, non l’ho terminato: mi sono fermata a metà del capitolo 5). E’ capitato che in radio sentissi parlare di certe esternazioni fatte da Beppe Grillo ormai diversi anni fa, quando pare fosse ancora soltanto un comico, e della richiesta da parte della presidentessa della LILA (la Lega Italiana per la Lotta all’AIDS) di ritrattarle, in quanto ora il ruolo politico che Grillo ha (volente o nolente… dacché lo nega) potrebbe attribuire ad esse un maggior credito.
Che non dovrebbero a suo parere avere. Perché Grillo sosteneva, sulla scia delle teorie dell’autore di questo testo ed altri, che non vi sia relazione di causa-effetto tra l’HIV (il virus) e l’AIDS (la sindrome correlata).
Trovate i riferimenti alla questione su Salute Internazionale (qui e qui), nonché il libro in lingua originale, se volete farvene un’idea, qui su GoogleBooks.

La competenza dell’autore, se non erro microbiologo, e la plausibilità di svariate affermazioni (sia rispetto al comportamento dei virus sia rispetto al comportamento degli studiosi, scienziati, decisori e giornalisti coinvolti nella complessa vicenda che ha visto la nascita di questa scoperta) mi hanno indotto ad un certo punto a ritenere credibile la tesi che non vi sia appunto relazione tra virus e sindrome, e che essa sia stata concepita e ‘spinta’ presso la comunità scientifica ed il pubblico in maniera in parte arbitraria ed in parte arrogante-sconsiderata.
Tuttavia, uno dei punti focali sui quali il sospetto-convinzione di Duesberg si fonda, che è anche uno dei motivi per cui non ha convinto me fino in fondo ma anzi mi ha fatto propendere per sospendere la lettura e ritenere il tutto valido nelle premesse, ma fallace negli esiti; è la convinzione che i virus cosiddetti lenti (che causano patologia solo molto tempo dopo aver infettato un organismo rispetto ai virus ‘classici’, nascondendosi per così dire dentro le cellule) non siano realmente esistenti, ma siano invece una teoria forzosamente messa in piedi per giustificare in modo arbitrario e non validato delle caratteristiche della patologia che non si sapevano spiegare altrimenti, e si volevano a tutti i costi spiegare con la virologia piuttosto che con le nozioni di stili di vita e di fattori di rischio.
A sostegno di ciò Duesberg (che talvolta, bizzarramente, parla di sè in terza persona) porta riferimenti a storiche cantonate prese da esponenti della comunità scientifica negliglenti e imprudenti che hanno trascinato dietro di sè una gran massa di altri professonisti e profani. Anche solo per questo la lettura è istruttiva; eppure trovo che nel complesso si sia superato il segno intangibile che separa l’ampia portata dei danni che la stupidità e la cattiveria umana sanno produrre, sempre strenuamente negate anche di fronte alle evidenze; da una vera e propria ottica complottista, che assume un disastro essere perpetrato e poi diffuso in maniera lineare e senza intoppi, con un’inconsapevolezza ed un’indegnità umana praticamente pari a tutti i livelli della catena istituzionale, e trasversalmente al progredire degli studi.
Non va dimenticato inoltre che il testo risale all’anno 1996, cioè a soli 15 anni dopo l’identificazione del primo caso di AIDS: contenuti allora più comprensibili ed accettabili hanno ormai cessato di esserlo.
In sostanza, lo consiglierei a chi si interessa di produzione e comunicazione scientifica per ripercorrerne le numerose falle (sia degli accusati che dell’accusatore), lo sconsiglierei severamente agli impressionabili e/o a chi abbia conoscenze mediche troppo parziali per poterne dare un giudizio fondato, e soprattutto sereno: altrimenti è come guardarsi The ring da soli appena prima di andare a dormire, come feci io in quarta superiore (folle!). E si finiscono per aprire gruppi Facebook come questo. Per vaccinarsi, si possono leggere la dichiarazione di Durban in merito alla questione, e una pagina a proposito dell’evidenza della correlazione virus-sindrome; riportato dal Network Persone Sieropositive.
Faccio parte tanto del primo quanto del secondo gruppo, in quanto non ho conoscenze mediche così approfondite per poter mettere il punto su questa faccenda. Non per nulla ho voluto rileggere, riconsiderare e infine barrare le mie osservazioni finali qui esposte che ho trovato insufficienti; perché ammetto che a ogni nuovo materiale (recente, aggiornato, da fonti nuove) che aggiungo a questo singolo testo, la mia opinione sull’intera vicenda torna a vacillare. Intendo lasciar decantare il tutto e tornare ad occuparmene da punti di partenza diversi, a mente pulita, in un altro momento; pena non capire comunque nulla e non poter giungere ad un’idea compiuta.

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L’ultimo esorcista” – Gabriele Amorth con Paolo Rodari
Che dire? Io Amorth non l’ho per nulla in simpatia, ma leggere questo lungo resoconto della sua carriera e di cosa ci ha ‘trovato dentro’, dunque con i racconti di diversi esorcismi; mi è piaciuto, se è lecito utilizzare un simile verbo in riferimento a storie e teorie di possessioni diaboliche ed affini.
Mi è piaciuto soprattutto perché ho trovato l’approccio al tema onesto e semplice, senza pretese o furori didattici; nonostante non vi sia pane per i denti di chi cerca finalmente un’esposizione chiara, approfondita e completa ed accettabile delle differenze sostanziali tra disturbi psichici e possessioni, e ancor più delle prove anche ‘solo’ narrate della realtà a parte di queste ultime.
E mi è piaciuto perché scalda il cuore, non si crogiola nel fascino per misteri ed orrori incontrati (sennò, addio esorcista), ma neppure nella disperazione che suscitano, insiste invece perché il lettore rivolga la sua attenzione ultima al bene. In tal senso vengono utilizzate le storie di più d’una visione di inferno e paradiso ad opera di sante o comuni mortali sopravvissute ad incidenti tremendi allo scopo di recuperare alla conversione le anime; ma va detto chiaramente che le trovo insopportabili perché false e inutili allo scopo di edificare con criterio ed intelligenza i fedeli.

Importante emerge tra le righe un necessario confronto con la propria idea di magia; perché Amorth mostra chiaramente non solo, com’è ovvio, di credere in Satana, ma anche di credere che determinati esseri umani possiedano poteri sovraumani loro attribuiti da quest’ultimo, e ancora, che alcuni uomini possano avere poteri sovraumani – comunque concessi loro da Dio, ma non sostituibili alla liturgia – positivi: figura per esempio nel racconto un certo sensitivo del quale il sacerdote si sarebbe servito ampiamente per avere indicazioni esatte su chi fosse posseduto e chi no, su dove ritrovare un oggetto sottoposto a maleficio…
… è direi questa la vera problematicità del libro. Il come, fondamentalmente, si perviene alla diagnosi di possessione (o infestazione o quel che sia): Amorth stesso sostiene di dover prima esorcizzare per poi poter stabilire se davvero di possessione si tratta. Ciò è da un lato alquanto sensato: iniziare un esorcismo non danneggia in alcun modo la persona, ma al contempo consentirebbe, in genere, di stimare nel concreto se qualcosa dentro di essa si annidi pur senza dar segno di sè finché non viene sollecitata. Eppure non può non nascere il dubbio che prima, durante e dopo la valutazione fatta di ogni caso non sia sufficiente. A maggior ragione nel momento in cui Amorth smette di riferirsi ad esperienze dirette e personali, e lancia ipotesi del tutto fantasiose che vedono la presenza e l’azione diretta di Satana dietro fatti tragici ma umanissimi quali le vicende di Novi Ligure e quella indecifrabile, e dunque ben poco commentabile, di Emanuela Orlandi.

Sarebbe ulteriormente interessante, poi, cogliere lo spunto a proposito dell’origine della possessione diabolica: Dio, si dice giustamente, non decreta nè tantomeno opera il male, ma permette che esso avvenga.
E’ poi il motivo per il quale ho mutuato dai valdesi l’uso di sostituire il ‘non ci indurre in tentazione’ del Padre Nostro con un ‘non esporci alla tentazione’. Si sa che l’intenzione di quella frase, in italiano (chissà come sarà stata originariamente?) è la medesima, ma di fatto nella sua formulazione dice, nella forma e nella sostanza, altro.

Come spesso accade, un voto a parte lo attribuisco all’odore della carta su cui il libro è stampato: 7 ½.
La copertina, al contrario, soffre di un vizio modernissimo, quello di sbatterci sopra a tutta pagina la foto dell’autore; Diego ne sa qualcosa.

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“Grandi misteri della storia” – Massimo Polidoro

Un curioso e succoso ventaglio di leggende e fenomeni misteriosi, paranormali e incantati rivisti alla luce di un’analisi critica piuttosto rigorosa ma mai noiosa o pedante, che per altro non toglie loro fascino ma diverte; a partire da classici come la maledizione di Tutankhamon, le profezie di Nostradamus ed il mostro di Loch Ness, fino a questioni miracolistiche e disgrazie moderne come quella del Titanic.
La capacità espositiva è più apprezzabile e non cade se non raramente nella fumosità che ho rilevato nella precedente lettura de Il grande Houdini, e resta altrettanto godibile. Mi ha fatto risperimentare il sapore delle mie curiosità giovanili (!), che tutt’ora rappresentano un punto fermo per me, verso il soprannaturale ed il misterioso in genere – non è un caso d’altronde se ricordo ancora nettamente Viaggio nel mondo del paranormale di Piero Angela.
Ed a questo proposito, risultano particolarmente interessanti la prefazione, nella quale fra l’altro si parla della classificazione in tre tipologie di tutti i misteri secondo Arthur C. Clarke, ed il capitolo conclusivo: Come esaminare l’incredibile.
Polidoro sembrerebbe, a quanto leggo, rappresentare almeno nei suoi scritti un modello di scettico quasi-ideale, illuminato ma non prevenuto ed incattivito come poi trovo essere, in realtà, la gran parte di coloro che ho avuto modo di ascoltare e/o conoscere che come tali si presentano. Non so ovviamente dire quanto quest’impressione risponda al vero, ma me lo auguro, e lo auguro a lui.

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“La lobby di Dio” – Ferruccio Pinotti
Non sono una grande frequentatrice del giornalismo d’inchiesta, ma mi ero ripromessa di leggere diversi dei titoli della chiarelettere, editrice particolarmente intrigante (e ognuno declini l’aggettivo secondo il proprio pensiero…).
La mia ben nota incapacità di fare / leggere una cosa alla volta e non costruire cataste di libri da portarmi a casa ogni volta che entro in biblioteca mi ha fregato ancora, però non me ne pento. Ho così tanti titoli di cui ho letto recensioni di ogni tipo ancora da addentare che non posso farmi troppe remore.
Ed in questo caso non è stata una perdita di tempo: fatti, nomi e dati non sono mai inutili per capire la società (e gli uomini che la compongono, la creano, talvolta la inventano e vendono come qui si racconta), ma ciò che rileva in ultimo è se l’autore ha saputo far passare un messaggio sufficientemente chiaro e fondato al lettore medio.
Io sono una lettrice media. E nonostante abbia desiderato in più punti che la supposizione e l’intuizione, che lasciano il tempo che trovano, andassero oltre nella prima parte del testo; nella seconda ho incontrato nomi (di persone, di città, di gruppi) noti, che addirittura mi toccano personalmente. Toh.
Pubblicazioni di marca ciellina che – per lo più storcendo la bocca – ormai da un po’ conosco (Tracce, Tempi, il Sussidiario). Il Banco Alimentare (dal quale a partire da gennaio riceverò dei pacchi). Il Civile di Brescia. L’Ateneo Studenti Brescia, che sospetto legittimamente e non è la prima occasione, ma non so dire con certezza, faccia capo ad un gruppo di Cl (faccio notare il ricorrere di termini cari al movimento, quali amicizia, implicarsi). E via dicendo.
Si tratta della presenza di Cl – Cdo in diversi settori, non solo quello dell’istruzione (e non solo in Lombardia) ma anche quello, fondamentale e prezioso, della sanità. Un settore visibilmente sfruttato secondo logiche di potere e di profitto, e dalle stesse penalizzato – cioè: penalizzati noi che ne dobbiamo usufruire, e che forse crediamo un po’ troppo facilmente e comodamente alla favola dell’eccellenza e della buona gestione. Ne dice l’ex leghista, ora IdV (?), Alessandro Cè, bresciano che apprendo essere stato medico prima che politico, ed essersi scontrato con Formigoni (e Bossi che ha scelto di fiancheggiarlo) sulla privatizzazione del 118 proprio in quest’ambito come assessore: confrontarsi con una realtà così è stato devastante, per me. Non potevo fermarmi un minuto di più: sarei diventato loro complice.
Colgo l’occasione per affermare, e non certo sulla spinta di questa lettura – sul  buon funzionamento della sanità ho perso le mie illusioni ben prima – che giusto questa sofferenza che nasce dal non poter conciliare la propria storia e ciò che si sa essere bene per sè e per gli altri con le dinamiche normali delle strutture sanitarie è una delle ragioni per le quali continuo ad interrogarmi sul senso di mio proseguire studio e lavoro in questo settore: sarei capace di sostenere certi conflitti, sia che sfocino in necessari tentativi di denunciare le storture sia che si tratti ‘soltanto’ di non cedere e non adeguarmi all’andazzo generale nel quotidiano, nei rapporti minuti con i colleghi? Il discorso è certamente molto complesso, ma il senso di familiarità rispetto alla negligenza e all’egoismo di cui leggo, ed il senso di ripulsa che provo; mi dicono molto.

Segnalo con dispiacere la superficialità con cui Pinotti fa cenno all’intervento dei volontari cattolici rispetto alla decisione delle donne di effettuare o meno una IVG a Brescia: il ruolo di questi è di supporto, un supporto fondamentale che purtroppo temo spesso manchi altrove, e che è richiesto esplicitamente dall’apposito ambulatorio che non può indirizzare la persona verso una determinata scelta, ma deve o dovrebbe prima di tutto fornirle un consulto che le illustri ogni possibilità – non di rado l’IVG viene richiesta per ragioni di disagio socio-economico che il Centro di ascolto ha saputo tamponare o risollevare dando modo alla donna di evitare una scelta sentita come una costrizione.
A meno di non disporre di informazioni più dettagliate e che contrastino con ciò che gli operatori stessi dell’ambulatorio affermano (vi figura anche un’assistente sanitaria cattolica, con la quale ho avuto un utile scambio di idee), la miglior cosa è non supporre che un sostegno alla vita debba tradursi necessariamente in un ostacolo ai diritti civili.

Senza che ciò tolga valenza e impatto a fatti più appariscenti, mi interessa e piace che Pinotti (che per altri versi non conosco, e dunque giudico unicamente sulla base di quanto letto) indaghi l’aspetto più emotivo-personale dell’appartenenza, e le modalità di approccio e di coinvolgimento degli aderenti; che già da tempo leggo essere simili a quelle di una setta.
I ciellini – in media – ci sono o ci fanno? Quanto hanno tenuto fede alle origini e quanto si sono tras- e deformati in senso puramente affaristico? Su questo ha qualcosa da dire, ma non bisogna passare in secondo piano la possibilità che questa gente creda sul serio in ciò che afferma programmaticamente.
In altre parole, che l’ideologia non sia sempre un pretesto ma un tarlo reale, e che tutta la storia della sussidiarietà (che secondo il giornalista non aiuta affatto, ma anzi affossa la competizione tra pubblico e privato) risponda ad un progetto sociale che davvero qualcuno crede essere un bene, e non solo un modo per fare soldi. Ma d’altra parte, è anche vero che quando accusati di brama di potere i ciellini non negano che i loro riferimenti politici ce l’abbiano, preferiscono piuttosto alterare i concetti di brama e di potere sostenendo che bisogna scenderci a compromessi pena essere moralisti, preferiscono minimizzare, fare misdirection.
La questione è aperta e a mio parere centrale, perché una delle caratteristiche che mi paiono più intime agli aderenti a Cl è l’ambiguità: non solo verso gli altri, ma anche verso se stessi.

A proposito di ambiguità / falsità, riporto la risposta che una militante ciellina della relativa lista studentesca di Verona diede ad un rappresentante della lista di opposizione, citata nel capitolo sul ‘business dell’istruzione’, quando quest’ultimo le chiese come mai si sentissero autorizzati a violare le regole stabilite dall’università stessa per elezioni, pubblicazioni e via dicendo: La verità è una sola, e noi ci sentiamo in dovere di portarla avanti, anche a costo di sacrificare qualche regola formale.
Che posso aggiungere, se non che io stessa, abbagliata dall’abilità retorica, apparentemente dialettica (che si sa, è un ottima esca per accalappiarmi) di Berlicche l’ho descritto a suo tempo con parole tutt’altro che critiche, come invece almeno in parte avrebbero dovuto più onestamente essere?

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7 thoughts on “Libri di novembre

  1. Aiuto…stavolta in questa lista non mi ci ritrovo (però intanto tenevo a dirti che dopo scambio di commenti con te sto leggendo con gran gusto la “Breve storia di (quasi) tutto”: grazie! Dopo leggerò pure quella della vita privata, è veramente interessante e divertente questo autore!). Tutto ciò che ha a che fare con esorcismi, demoni e così via non lo voglio proprio sentir nominare, lo rifuggo come la peste (questione di carattere, non disapprovo chi se ne interessa ma dico solo che non fa per me), voglio restarne ignorante. Questione Duesberg: tema cui sono sensibilissima per motivi personali, se fossi in te non lascerei decantare nulla. Quella teoria assurda ha fatto solo del male perché diverse persone sieropositive hanno rifiutato i farmaci e sono così morti di AIDS mentre a quest’ora avrebbero potuto essere ancora vivi e in salute… sono dura su questo. Comunque è sempre molto interessante la tua lista dei libri perché non ti limiti a fare un elenco o delle recensioni ma esprimi i tuoi giudizi in modo personale, mi piace molto!

  2. Bene! La mia speranza è sempre che, nonostante la tendenza a sbrodolare e dilungarmi che ho, questi elenchi facciano nascere una curiosità e fruttino una buona lettura a qualcuno.

    Pensa che al contrario di te, ma anch’io per indole, sono attratta da tutto ciò che concerne il soprannaturale.
    Immagino lo si capisca.
    Certo con questo non intendo che le storie di esorcismi le leggo mentre sgranocchio popcorn, prendendole sottogamba. Però è scontato che suscitino il mio interesse, anzi per vari motivi – fra i quali soprattutto il loro essere interpretabili sul limite tra soprannaturale e ‘semplice’ malattia mentale – sono fra i temi che frequento con una certa ricorrenza.

    Questione HIV: fai bene ad essere dura.
    Io preferisco lasciar decantare proprio perché, al di là di determinati, sottili ma precisi, segnali che mi fanno propendere per il considerarla una teoria affascinante ma in ultimo errata; sento che non sono obiettiva al riguardo e insistere nell’ascoltare o leggere altro materiale finirebbe per farmi aderire frettolosamente a quest’idea.
    Correggere il tiro una volta che il cavallo è in corsa l’è dura.
    Ovviamente, per il motivo che tu stessa riporti ho espresso alcuni miei pensieri, ma non intendo di sicuro aggiungere altro qui, che rischi di confondere invece che aiutare eventuali persone in cerca di informazioni o supporto.

    E poi, grazie: se mi espongo così nelle mie descrizioni (forse chiamarle recensioni è persino eccessivo, molte volte nemmeno spiego trame o contenuti!) è perché quel che leggo mi appassiona, anche quando magari non lascia un segno oltre il tempo di una settimana.
    Ma questo dipende anche dai miei neuroni indisciplinati, eh 😉

  3. grazie di avermi ricordato

    Amorth (già il suono del nome è incredibile…) ho come l’impressione che a lui il diavolo gli piaccia, del resto gli deve molto, in termini di carriera

  4. La faccia di Amorth ha un che di inquietante di suo, s’adatta bene al ruolo direi.
    E in effetti, prima di leggerlo in una recensione in rete, non avevo fatto caso che, per un curioso caso, il suo nome si compone di amor e mort… toh!
    Piacergli no, ma secondo me appare così compreso nel suo ruolo, appunto, più nelle apparizioni (aha) televisive che nel libro, da rendere diffidenti più che attenti gli ascoltatori.

  5. E’ poi il motivo per il quale ho mutuato dai valdesi l’uso di sostituire il ‘non ci indurre in tentazione’ del Padre Nostro con un ‘non esporci alla tentazione’.

    Sai che anche la CEI ha deciso di modificare in tal senso il Padre Nostro?
    Nella nuova versione della Bibbia che è stata presentata nel 2008, la famosa frase “e non ci indurre in tentazione” è stata mutata in “e non ci abbandonare alla tentazione”.
    Beh, in effetti ha molto senso.
    Mi pare di aver letto da qualche parte che in realtà la versione originale diceva proprio “indurre”, partendo dal presupposto che – secondo una mentalità molto diffusa all’epoca – sotto sotto era Dio a sottoporci volontariamente alle tentazioni proprio per “tenere in allenamento” i nostri strumenti di difesa e aiutarci a perfezionarci come cristiani. Però insomma, trovo anch’io molto sensata questa modifica 🙂

    E su un’altra cosa concordo, cioè sulla diffidenza/antipatia verso le visioni dell’Inferno delle varie sante e mistiche e così via dicendo. Conosco un gruppo di apologetica cristiana che ne pubblica spesso (apparentemente è pieno di suore che hanno passato tutta la vita ad avere visioni dell’Inferno @_@), cosa che io non condivido molto. Ma non perché le consideri false a priori (mi sembra anche possibile che alcune mistiche abbiano simili visioni, in caso); semplicemente trovo che non sia un buon modo nè per convertire gente nè per rafforzare la fede di chi è già cristiano. Boh? Magari potevano colpire la gente di qualche secolo fa, ma con la forma mentis dell’uomo del 2000 mi sembrano inutili, e temo che possano addirittura apparire grottesche a un lettore “prevenuto”. ‘nsomma: vanno molto, ma anche a me non piacciono 🙂

  6. Uh, no che non lo sapevo! Grazie per l’aggiornamento.
    Io ho in casa la Bibbia ritradotta per la San Paolo l’anno scorso, che recita ‘non farci entrare nella tentazione’, e i vangeli tascabili della CEI – ma sono stati stampati prima del 2008, ergo domani controllo ma dovrebbero recare il testo che tutti conosciamo.
    Comunque son lieta che ci si muova in questa direzione, mi sembra doveroso.
    Sul discorso della mentalità dell’epoca non saprei dire, nel senso che mi vien da pensare che in fondo era una preghiera, non un intero testo, e mi aspetterei che la trascrizione – trasmissione fatta dagli apostoli delle parole usate da Gesù sia almeno su questo letterale. E Gesù non compilava preghiere seguendo esattamente la mentalità corrente, ti pare? Ma magari sto dicendo una scemenza io.

    Sulle visioni di inferni e paradisi, preciso che anch’io penso siano quantomeno possibili, non voglio semplicemente bandirle dall’orizzonte. Anche se non sono propensa a dar credito a chi afferma di averne avute, devo almeno non escluderle a priori.
    Ciò che mi porta a denunciarle come false senza mezzi termini è, in questo caso, fra l’altro il fatto che persino alcuni bambini saprebbero elaborare racconti più modesti e meno dettagliati in modo tanto rispondente all’immaginario collettivo, ottenendo maggior fiducia. Non dimentichiamo che non stiamo parlando di racconti edificanti, come fiabe che si sanno inventate ma che raggiungono ugualmente il proprio scopo morale. Parliamo di narrazioni che pretendono d’avere il crisma della totale corrispondenza al reale e a proposito di argomenti delicati, che incidono sui sentimenti e i comportamenti delle persone in buona fede.
    Un’estasi mistica è qualcosa di molto diverso da una visione di questo genere, e che proprio di visioni e non altro si tratti è un ulteriore dato che mi fa pensare: siamo una specie estremamente adattata a basarsi sul senso della vista, e guarda caso è tutto un fiammeggiare e un balenare di luci. Al massimo lamenti e implorazioni, affermazioni rabbiose o spaventate di dannati vari. Mi perdonerà, spero, chi vi crede se trovo il tutto un po’ risibile e piatto, come una pellicola cinematografica di poco prezzo.
    Se io sia prevenuta o meno non oso dirlo, ma più che grottesche le trovo biasimevoli.

  7. Dopo aver chiesto info, posso dire agli eventuali interessati che la lista Ateneo Studenti non fa capo a CL, almeno qui a Brescia attualmente, bensì include ciellini, pidiellini e altri studenti genericamente di destra.

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