Stay choosy

Credo non occorra spiegare molto, se non il titolo a chi magari non mastica troppo l’inglese: vi invito, ciascuno secondo le proprie esigenze e il proprio stile, a fare l’esatto contrario di quanto vorrebbe la Fornero.
Stay choosy, cioè: siate schizzinosi, o meglio esigenti, selettivi. Puntate in alto.
Per voi che apprezzate il sacrificio ma non la schiavitù, che vi sentite sviliti umanamente dalla disonestà e dalla negligenza e sentite di perdere il vostro tempo o persino avete già perso fiducia nel senso del lavoro stesso; un ‘piccolo’ decalogo per riaffermare il diritto a una vita buona, ed ad una vita lavorativa che sia stimolante, appagante e proficua per tutti, non solo per chi guadagna a strafottere o peggio ruba e mette alla gogna la massa di (sempre più) povera gente che affolla il nostro (Bel?)paese.

lavoro russell

I. Il lavoro retribuito è per la grande maggioranza delle persone una necessità, a sua volta resa tale dalla configurazione delle società moderne. Il lavoro non nasce però nella forma in cui lo conosciamo, nella quale la prestazione paga il denaro, ed il denaro paga i beni: nasce come modalità diretta di ottenere ciò che ci abbisogna per vivere.
In buona sostanza, farsi pagare per eseguire un lavoro per conto terzi è una modalità culturale di gestire l’autosussistenza delle persone; non è l’unica via possibile nè un obbligo di alcun tipo. Da questa modalità, seppur con difficoltà, è possibile svincolarsi, se reputiamo valida e gradevole l’alternativa (autoproduzione, decrescita e simili).

II. Il lavoro nobilita. Nobilitare non significa, in questo contesto, mutare in aristocratico l’umile artigiano; significa esaltare le qualità proprie della persona che lo compie, trarre da essa attitudini utili non soltanto a produrre oggetti o servizi degni di ammirazione e gratitudine, ma anche a modellare secondo la sua propria immagine il lavoratore, fornirgli uno strumento per crescere umanamente e contribuire alla crescita altrui.
Se il lavoro che fate, sia esso importante e riconosciuto o estremamente semplice e nascosto, non vi nobilita; voi non state lavorando: state subendo una forma di schiavitù.
Se potete, se volete, se ne avete i mezzi ed il coraggio; liberatevene.

III. Come conseguenza dei primi due punti, nessuno ha il diritto di dirvi che dovete, in tempi di crisi, accontentarvi (pena essere etichettati come scansafatiche) – specialmente se si usano termini apprezzabili come accontentarsi e accettare, ma toni giudicanti, impositivi, autoritari e prescrittivi.
Non accontentatevi: svolgere un lavoro ‘di ripiego’ è lecito e sacrosanto, e spesso come detto è necessità (in particolare se si ha la responsabilità di una famiglia, o comunque di altri esseri umani). Non è però giusto nè sano che sia la norma.
Se avete un progetto, ponderatelo e non lasciatelo da parte perché qualche estraneo presuntuoso ve lo bolla come una pia fantasia.
Se avete delle passioni, coltivatele.
Se un impego che la voce popolare considera disprezzabile o inadatto a voi (non a causa del vostro carattere o delle vostre capacità, ma con riguardo alla posizione sociale, a quanto è ritenuto di prestigio, o simili) voi lo trovate di vostro gradimento e perfetto per soddisfare le vostre esigenze – e naturalmente vi viene offerto o siete in grado di avviarlo voi stessi – il buonsenso vuole che cogliate l’opportunità.

IV. I soldi contano. Ma solo per permettervi di raggiungere i vostri obiettivi.
Se vivete bene con 600 euro al mese (cifra del tutto casuale) e che vi lascia molto tempo libero, probabilmente fare un lavoro che vi porta un introito doppio ma vi costringe a destinarvi ore per voi preziose e che utilizzereste altrimenti è la scelta sbagliata.
Ripeto: i soldi contano, ma solo e soltanto voi potete sapere quanti ve ne occorrono realmente per dirvi realizzati. Persino gli emblematici 1000 euro al mese possono essere un (inevitabile) giogo per un capofamiglia dallo stile di vita tradizionale, ma non rappresentano tuttavia una soglia obbligata, incisa nella pietra, sotto la quale non si sopravvive.

V. Se non lavorate, o meglio se per ragioni diverse (siete casalinghe/i, studenti, caregiver a carico del proprio familiare al quale prestate assistenza, come è il mio caso) vi potete dedicare ad attività più o meno remunerative ma esclusivamente di vostro gradimento e interesse;
a- fatelo con sommo godimento e strangolate i sensi di colpa ed il senso del dovere, farlocco, che vi sussurra epiteti impropri quali mantenuta;
b- trovate, o meglio costruitevi, il coraggio di dichiarare che siete liberi come il vento.
Se sentite il bisogno di dare un nome alla cosa, dev’essere un nome che chiarisca esattamente di cosa vi occupate e NON cosa vi manca, cosa non fate, cosa non siete.
Se non state cercando lavoro, non siete disoccupati: siete in-occupati, e potrebbe darsi sia il caso di aggiungere, a scanso di equivoci, felicemente. Come la strepitosa Libera, che mette anche ben in chiaro una regola: se faccio un lavoro per te, anche se mi appassiona farlo, ho diritto ad essere pagata. Non vi basta? Sentite anche il parere di Davide Mana: Ma allora non lo fai per passione… / La passione non si paga!;
c- lavorare stanca, e voi potete decidere quando smettere: a chi vi scoccia, rispondete così.

VI. Ricordatevi, e ricordate a chi strabuzza gli occhi sentendovi parlare con serenità e leggerezza di ciò che desiderate e delle vostre aspettative; che voi non contate per il lavoro che fate. Contate per la persona che siete, che è molto più estesa e significativa – sempre se non siete il classico stronzo.
Men che meno nessuno, chiunque sia, è autorizzato a mettere in discussione la vostra dignità e statura morale o intellettiva in base alla vostra occupazione (o inoccupazione).

VII. Come si suol dire, cercare un lavoro è esso stesso un lavoro.
Mettetevi d’impegno, ma soprattutto, alla fine della giornata e dopo decine di cv inviati, colloqui sostenuti, occasioni vagliate, novità sperimentate; datevi una pacca sulla spalle e ditevi bravi.
A prescindere da quanto avrete ottenuto, siete stati bravi e potete esserne fieri.

VIII. Anche se avete un lavoro e sentite di essere già al ‘posto giusto per l’uomo giusto’, non smettete comunque di essere curiosi. (Non conosco persone sinceramente curiose che smettano di esserlo perché hanno raggiungo un obbiettivo, ma è sempre meglio ribadire il concetto).
La vita è bella perché varia, imprevedibile, appassionante ed emozionante. Il vostro lavoro deve supportare il vostro spirito, non diventare unicamente la spiaggia sicura. Se siete come me, la spiaggia sicura vi offrirà sollievo e refrigerio per un po’, poi vi costringerà ad alzare i tacchi o morire.

IX. Se seguite la politica o in generale i talk in tv e i dibattiti sui media, internet compresa, prima di ascoltare ciò che viene detto ripetetevi questo mantra: i politici non sanno cos’è concretamente il lavoro, nè come impostarne positivamente la struttura.
E’ un fatto, per quanto fastidioso: prendetelo come tale e scegliete di agire su ciò che è alla vostra portata, invece di incaponirvi a rispondere a tono al televisore (come faccio spesso io) ed arrabbiarvi (questo ho smesso di farlo).

X. Infine, prendete da questo elenco ciò che vi sembra utile ed adatto a voi, e dimenticate o almeno mettete da parte il resto.
State lavorando per voi. (Anche capire qualcosa di più di se stessi, e di cosa significa il lavoro per sè, è un lavoro importante). State lavorando per voi. Non per me, nè per la Fornero, non per i vostri genitori che vi sognano medico o avvocato, non per il vostro partner nè per altri.

Buon lavoro, ma soprattutto buona vita.

Annunci

11 thoughts on “Stay choosy

  1. Applausi per davvero, condivido su tutta la linea. Per esperienza diretta posso dire che accontentarsi abbassa il livello delle aspettative, la qualità di vita e persino lede le proprie capacità. Non buttiamo via i nostri talenti!

  2. uno dei tuoi post migliori, se non il migliore in assoluto. visto il periodo, lo considero una sorta di regalo di Natale. anzi, mi sa che me lo stampo, così lo posso rileggere ogni volta che voglio senza doverlo stare a cercare!

  3. Grazie! penso di condividere in pieno, e fa sempre bene sentire che anche altri ne sono convinti: Buon Natale!

  4. @ Roberto: ma grazie! avevo voglia e bisogno di scriverlo, anche per me stessa.

    @ E.: hai detto tutto. Accontentarsi – nel senso di rassegnarsi, ‘ché tanto non abbiamo scampo – non è l’anticamera di un futuro lavoro migliore, anzi il futuro l’uccide.

    @ Guchi: addirittura! Sono contenta che ti abbia ‘parlato’. Telepatia, lo sappiamo… e così ti ho anche fatto un regalo non preventivato 😉 (Mi sa che me lo stampo anch’io, che ho tanto allenamento da fare… e le cose che teniamo davanti agli occhi tutti i giorni si fissano meglio!).

    @ Marilena: il piacere è tutto mio. Grazie a te, del passaggio, del commento e della condivisione: buon Natale!

  5. Grazie di questo post che è bellissimo.
    Io faccio un lavoro, che ha scarsa considerazione sociale, ma che per me in questo momento della vita, va bene perchè mi permette di conciliare le mie esigenze economiche e di tempo per la famiglia, senza sacrificare del tutto la mia formazione personale e i miei interessi. Comunque rimango vigile per cogliere occasioni di miglioramento secondo i miei parametri.
    grazie e ti auguro un natale sereno e ricco di gioia
    francesca

  6. Sono io che ringrazio te, voi, Francesca: tutto questo è il compendio dei miei pensieri, ma di fatto nasce sia dalla mia esperienza che da quella di numerose persone – amici, conoscenti, ex colleghi, parenti, sconosciuti visti in tv o letti in rete, e in genere moltissime persone con cui ho a che fare a vario titolo – che con rabbia e/o con amore hanno raccontato la loro storia, hanno condiviso le loro aspirazioni, si sono cimentate in percorsi nuovi e considerati bizzarri o puerili dai più.
    L’espressione chiave è secondo i miei parametri: se è vero che nella vita non è lecito aspettarsi che tutto vada come noi desideriamo, è però doveroso fare il possibile perché così sia. E per uscirne sereni, consapevoli di aver fatto del proprio meglio, occorre innanzitutto avere idee chiare e una profonda fiducia nel proprio intuito, nella propria conoscenza di sè e dei propri bisogni.
    Uno dei motivi per i quali mi affascina tanto il minimalismo è che mi offre la possibilità di ridurre ai minimi termini l’influenza di tutti i fattori esterni che mi portano a (credere di) aver bisogno, e a ricercare, cose che invece mi fanno solo perdere tempo, denaro, e felicità.

    Ricambio volentieri il tuo augurio: buon Natale a te ed a chi ami (che il 25 sia solo l’inizio! 🙂

  7. Pingback: Cani alla catena « Seme di salute

  8. Pingback: Uscire dalla gabbia: nulla di utopico. | Seme di salute

Lascia un commento... vuoi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...