La nostra febbre

Se scrivo ciò che sento è perché così facendo abbasso la febbre di sentire. Così una citazione di Pessoa letta di recente, che riportavo all’amico convinto che io mi esponga troppo, in questo blog – ma anche che, al contempo, mi stia richiudendo su me stessa.
Il fatto è che capisco molto bene chi sente il bisogno di raccogliersi, di stare più defilato, ‘ché là fuori è un brutto mondo. Essendo così aperta e ribollente, sento spesso il desiderio di costruirmi degli argini meno irregolari, di continuare ad esprimermi e raccontare ma con parsimonia, criterio e nettezza maggiori. Ho un’ammirazione fortissima per la pulizia e la geometria, nel mondo fisico come nell’arte.
Però non posso dimenticare che la mia indole è un’altra, e mi impone di vivificare quel che ho dentro, che non è solo roba mia, anche all’esterno della mia psiche, dei miei ambienti personali e del mio spicchio di esistenza.

L’atto creativo è un’esigenza fisica che permette all’artista di liberarsi di una carica di energia che altrimenti lo soffocherebbe. Egli si libera di quel surplus energetico comunicandolo ai suoi interlocutori ; ricorda il paletnologo Anati.
E scrivere un blog, bando alle sottigliezze, è a tutti gli effetti un atto creativo; non soltanto se – pure a maggior ragione – si trattasse di una pagina letteraria.
E insieme l’atto creativo è, ancora (e molto di più lo è stato quando l’arte preistorica costituiva una forma vera e propria di scrittura, dunque di linguaggio), uno strumento ineliminabile per garantire la salute dell’uomo. Creare non è mai solo esprimere un eccesso di attività vitale e spirituale, è un bisogno innato della specie in quanto dotata di coscienza superiore, come lo è il ricercare il significato di tale capacità e bisogno.

Ed è vero: resistere, a questo istinto come a molte altre umane faccende, non serve a niente. Vuol forse dire che non c’è senso, nè morale, nel nostro agire – e nel nostro tradurre ciò che siamo, o che cerchiamo di capire di ciò che siamo, in arte, per esempio in romanzo?
Chi fosse interessato ad una possibile risposta, la trova qui.
Alternativamente, si può smettere di scrivere. Può essere una buona idea, persino una saggia idea, la migliore che abbiate mai avuto. Ma non è l’idea che fa la differenza, è la motivazione.

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6 thoughts on “La nostra febbre

  1. credo che si debba fare ciò che ci si sente e ciò che ci fa stare bene, perciò ci può essere il momento in cui l’atto creativo dello scrivere di noi, anche in modo molto intimo, ci è necessario e quello in cui invece sentiamo che è meglio tacere ed esprimerci in altro modo. insomma, va tutto bene purchè stiamo bene!

  2. Buon anno nuovo! Quando si è ben consapevoli di quel che si fa e delle proprie motivazioni si va tranquilli. Anche quando gli amici ne dubitano un po’.

  3. Partiamo da una constatazione quasi banale: se piace scrivere, scrivere è un bene. L’importante è non caricarlo di aspettative superiori al reale.

  4. Libera: oh yes, capisco capisco. Un abbraccio e un ‘più che buon’ anno a te 🙂

    Guchi: anche questo è un impulso come un qualsiasi altro, che va gestito con la ragione. Ma questo viene dopo, il controllo ed il governo dell’atto creativo, magari incanalandolo per uno scopo preciso (scrivere qualcosa di compiuto, tradurre l’impeto in una scena pittorica riconoscibile…). Prima, l’impulso va ascoltato ed accettato, non soppresso come inopportuno.

    stravagaria: grazie: ho messo insieme quattro cose raccogliendo gli input che altri mi han dato, ed a mia volta devo ringraziare loro per avermi permesso di esprimere queste piccole idee.
    Buon anno a te!

    Ilaria: già: la vecchia, cara consapevolezza 😉
    Buon anno, ragazza.

    Diego: come sempre mi piace la tua concretezza. Anche perché io sono una disgrassiè che sinora ha tirato fuori dal cilindro un mucchio di giustificazioni per non darsi neppure l’opportunità di averne, delle motivazioni. Cioè, scrivo pochissimo (per conto mio), o viceversa troppo e male (qui).
    Il 2013, forse, qualcosa promette. Allora, di nuovo, buon anno a te ed a me.

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