Ottimismo

L’uso che mi pare più comune degli aggettivi ottimista e pessimista è quello dell’estremizzazione: un ottimista sarebbe un sognatore ingenuo, irrealisticamente teso in una dimensione in cui tutto fila, tutto torna, tutto è okay e andrà bene. Il pessimista viceversa sarebbe un più che cinico, tetro figuro che ventila il fantasma della sciagura anche laddove le cose stanno volgendo in modo discreto.
Un’accezione più moderata dei due termini li considera lo specchio di quel vedere il bicchiere mezzo pieno / vuoto, e mi sembra più umana ed accettabile per una conversazione.
Se così la vogliamo intendere anche noi, io credo – come valore aggiunto – che un sano ottimista debba necessariamente essere innanzitutto un realista: cogliere del reale l’ottimo, il positivo, il potenziale comporta aver ben chiaro di cosa consista quel reale che affrontiamo.

il bicchiere mezzo vuoto - cavez.
Vignetta di Cavez

Annunci

26 thoughts on “Ottimismo

  1. Sono abbastanza convinto, cara C.D., che l’inclinazione ottimista o pessimista abbia una base genetica. Insomma ci si nasce. Del resto l’evoluzione della specie ha premiato questa variabilità individuale: un gruppo di umani, di fronte ad un pericolo od una opportunità, avrà opinioni diverse sul da farsi, sì che in taluni casi sarà utile l’opera degli ardimentosi, in altri casi sarà utile il freno dei molto prudenti. Quindi, una certa variabilità casuale fra i soggetti del clan, è opportuna, aiuta anche a dividersi i compiti secondo le inclinazioni.
    Personalmente sono un pessimista, però un pessimista che non se la prende più di tanto. E poi credo che in parte anche la nostra volontà possa influire sugli eventi, anche se il caso giocherà comunque la sua parte. Per fare un esempio: passeggiare fa bene alla salute, quindi è un bene non stare chiusi in casa e uscire; però è anche possibile che, una volta usciti un qualche accidente stradale ti uccida; ma non per questo non è un bene uscire a fare una passeggiata.

  2. L’inclinazione genetica vi è, senza dubbio.
    Quanto incida sul piatto della bilancia, quando sull’altro troviamo l’apprendimento ed il condizionamento ambientale ed esperienziale; è forse la vera domanda.
    E la mia convinzione è che non esista risposta univoca, ma una variabilità così ampia da individuo ad individuo che non permette di trarre alcuna conclusione se non, appunto, specifica. Suppongo a causa dell’estrema complessità raggiunta dalla nostra specie.
    Ma anch’io, lo dicevo già altrove, in linea generale penso che un’attitudine di base possa essere repressa oppure espressa, ma non creata laddove manca. L’ambiente è cruciale proprio perché agisce su un dato genetico, da solo non genera condizioni forti: e si torna al punto zero, senza poter dire cosa venga prima o pesi di più.

    Detto ciò, fatico davvero a dire se personalmente io ricada nell’una o nell’altra sfera. Propendo per l’ottimismo, però. E sarei, davvero, curiosa di interrogare in proposito gli amici che mi conoscono da anni.

  3. genetico, certamente. anche se modificabile dall’ambiente, almeno in una certa misura. pensa che io, pessimista nata, per un certo periodo mi sono lasciata “caricare” all’ottimismo per via dell’influenza di una persona. conclusione: poichè le cose sono rimaste immutate e hanno dimostrato ciò che avevo sempre pensato, sono tornata al mio sereno pessimismo. poi lo sai che amo quella frase: “un ottimista non potrà mai restare piacevolmente sorpreso”. pensa che io a essere piacevolmente sorpresa ci riesco ancora! X°D

  4. Non la conoscevo 😉
    Eh, chissà.
    Forse in fin dei conti sono ottimista, anche se… non lo ammetterei mai per paura che la sfiga, avvertita dalle mie risate, venga a farmela pagare.

    Ultimamente, d’altronde, una certa persona mi ha detto che devo avere più fiducia in me stessa, e credo abbia ragione: nonostante mi stimi all’inverosimile, al momento di confrontarmi con gli altri mi rimpicciolisco.
    Può darsi sia per questo che non so dire ‘da che parte pendo’.

    Poi, ti dirò: non solo riesco a farmi sorprendere e me ne compiaccio, ma ogni tanto, un rigurgito di passione per ciò che scopro, che faccio… è una spia, credo.

  5. Hai ragione, come sempre! Un certo realismo aiuta, stare con la testa tra le nuvole non va bene, facciamo che si rimane moderatamente ottimisti con uno sguardo anche al bicchiere mezzo vuoto, non guasta!
    Un bacetto carissima!

  6. Io sono,come mi autodefinisco spesso, “quella del bicchiere mezzo pieno”, un’ottimista realista insomma. Credo di esserlo per carattere ma anche per scelta convinta: razionalmente, l’atteggiamento ottimista mi sembra quello che ti spinge più all’azione,a non subire passivamente la realtà. Io mi trovo bene così. La mia migliore amica,invece, è pessimista; lei ci definisce “nuvola bianca” (io) e “nuvola nera” (lei) e da questo è nato un gioco che facciamo spesso: di fronte alla stessa situazione,io devo argomentare (con argomentazioni concrete e pertinenti) a favore della visione ottimista e lei a favore di quella pessimista. Un gioco divertente e anche utile perché ci aiuta a mescolare le carte in tavola!

  7. Ehi, mi piace il vostro gioco!
    E mi fa venire in mente una coppia di canzoni di Einaudi, per l’appunto Nuvole bianche e Nuvole nere (adoro entrambe e sento che mi descrivono, ma la prima è impareggiabile, la preferisco perché nonostante la vena di tristezza è dolce, aperta e vola alta…).

    E’ vero, un po’ di ottimismo spinge all’azione, o almeno ad uscire dagli schemi in cui a volte ci imprigioniamo.
    C’è un piccolo grande insegnamento – credo faccia capo alla PNL – ed è questo: la nostra mente non riconosce le negazioni.
    Se mi impongo di NON reiterare un certo comportamento, di NON dare seguito ad un certo pensiero molesto, di NON cedere, piangere, andare in agitazione; posso star certo che otterrò il risultato inverso.
    Conviene allora che se ne sento il bisogno mi auto-suggerisca comportamenti positivi, indicazioni affermative su qualcosa che è bene per me fare, pensare, tenere a mo’ di post-it in testa per confortarmi come fisicamente farebbe una tavoletta di cioccolata; e l’abitudine a ‘pensare positivo’ in modo spontaneo verrà da sè.

  8. Io voto Pollyanna e il tentativo di trovare qualche aspetto positivo in ogni cosa, è un esercizio di stile ma paga. Per il resto credo che al di là dell’indole l’essere ottimisti o pessimisti abbia a che fare anche con fattori di benessere o malessere generali legati al momento.

  9. Se così la vogliamo intendere anche noi, io credo – come valore aggiunto – che un sano ottimista debba necessariamente essere innanzitutto un realista: cogliere del reale l’ottimo, il positivo, il potenziale comporta aver ben chiaro di cosa consista quel reale che affrontiamo.

    Già, ma in fondo definirsi ottimista o pessimista è un modo di rivelare come intendiamo la realtà, le sue regolarità e le sue contingenze, è un modo di declinare* il realismo secondo volontà o indole, perché essere davvero realisti implicherebbe conoscere tutta la realtà che conta, che è un’impresa ben difficile e ci vuole una buona dose di ingenuità o supponenza per ritenere di esserci riusciti.

    * Capita spesso di sentire un dialogo del genere:
    – Ma allora sei pessimista!
    – No, sono solo realista.

    E in verità è un pessimismo che ha smesso i suoi panni di punto di vista relativo per affermarsi come punto di vista oggettivo. Stranamente, non sento mai un dialogo come quello ma che abbia come interlocutore un ottimista-sedicente-realista, quasi che la tendenza naturale sia quella di pensare comunque la realtà in modo pessimistico.

  10. Ah, mi ero scordato di aggiungere che oltre alle nuvole bianche e nere di Einaudi ci sono quelle grigie di Liszt, e il colore non è indicativo di una via di mezzo!

  11. Stravagaria:
    in effetti… un po’ come sforzarsi di credere a sei cose impossibili prima di colazione.
    L’ottimismo realista, chiamiamolo così, allena la volizione, come scriveva Ilaria.

    Sho:
    essere realisti significa sforzarsi di tendere ad una cognizione della realtà per quanto ci è possibile corretta, ma anche serena. E’ già meno realista chi si lascia travolgere dalla realtà, pur inquadrandola, di chi la ‘sbava’ un tantino ma la prende per com’è, senza sputarci sopra. Non occorre averne cognizione esatta ed integrale, ma casomai comprendere che nella realtà esistono dati fondamentali e dati secondari. Concentrarsi sui primi. Coglierne gli aspetti che li possono non alterare, ma sviluppare in senso positivo.
    Più di questo, è difficile dire.

    Quanto scrivo vale di fatto anche per un pessimismo-realismo, che però finisce per rendere, fruttare meno.
    Non basta cogliere il reale, bisogna scegliere come vogliamo modellarlo – o lo farà qualcosa d’altro in vece nostra.

    (Ceno, poi ascolto).

  12. Cecilia, sono d’accordo con te se intendi l’essere realisti come il declinare il proprio ottimismo (ma vale anche per il pessimismo) in modo tale da essere giustificato dalla realtà, e non essere solo uno specchio dell’indole, o del desiderio o del timore che qualcosa abbia un certo esito. Ovvero di essere ottimisti (o pessimisti) senza troppa ingenuità, in maniera plausibile e ragionevole. Lasciarsi travolgere dalla realtà, che la si conosca o meno, penso che non rientri in nessuno dei due casi, consiste nell’essere passivi in entrambi i sensi, e quel che accade va come va. La chiosa sul significato di essere realisti è una pignoleria (che spero vorrai perdonarmi): per poter essere realisti bisogna conoscere la realtà (come dicevo, almeno quella parte significativa per quel che interessa) e non si può connotarla con ottimismo o pessimismo, perché essa è semplicemente l’unica possibile e non c’è più spazio per una speranza o un timore che stia fuori dalle possibilità del reale. Per salvare l’ottimismo (e il pessimismo) bisogna rinunciare alla conoscenza di parte della realtà (ma di fatto noi non la conosciamo tutta anche se volessimo), in modo che questi spazi ignoti si possano riempire con ottimismo/pessimismo.

    Buona serata.

  13. Fondamentalmente stiamo dicendo cose simili, Sho, se non proprio le medesime.
    Ma proprio perché ottimismo e pessimismo, intesi come le mie brevi frasi vogliono proporre, non contrastano con il reale ma ne danno una lettura ‘di colore’, non c’è alcun bisogno di salvarli, nè di relegarli allo spazio dell’ignoto e dell’irrazionale.
    Anzi, riconoscere che non tutto della realtà è alla portata della nostra conoscenza e valutazione è già realismo, non una sua negazione.

    Altrettanto buona serata, che almeno ha il pregio di coprire il cielo grigio (qui oggi non è metafora nè canzone, ma un fatto letterale).

  14. Ma proprio perché ottimismo e pessimismo, intesi come le mie brevi frasi vogliono proporre, non contrastano con il reale ma ne danno una lettura ‘di colore’, non c’è alcun bisogno di salvarli, nè di relegarli allo spazio dell’ignoto e dell’irrazionale. Anzi, riconoscere che non tutto della realtà è alla portata della nostra conoscenza e valutazione è già realismo, non una sua negazione.

    Insomma, la non totale conoscibilità del reale giustifica la nostra lettura di colore purché non neghi i fatti. Pienamente d’accordo.

  15. Uhm. Sì. Però.
    Più che essere giustificata dalla non piena conoscibilità del reale – che pure è un fatto -, direi che una lettura di colore è legittima in sè e per sè, sempre purché non sia in netta contrapposizione con la realtà come detto; poiché è la realtà stessa per sua natura a non essere fatta – di norma – di bianchi e neri, di dati secchi e non sfumati.
    Appoggiarsi maggiormente a quanto c’è di positivo in un evento (senza negare quanto vi è di negativo) è una scelta precisa che influisce su come l’evento viene interpretato e vissuto, ma che non lo altera o fraintende.

    Have a nice evening.

  16. Un ulteriore accostamento di significato che trovo illuminante è questo:
    l’ottimista-realista sta all’ottimista-ad-oltranza, versione popolare;
    come una persona aperta alle possibilità sta al qualunquista.

Lascia un commento... vuoi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...