Senza mezze misure

Pubblico parte della mail che inviai alcuni mesi fa ad uno dei medici che seguono me e mia mamma: abbiamo passato una bella serie di traversìe ed ora le cose vanno generalmente meglio; tuttavia queste parole sono del tutto attuali, e penso possano dare sollievo ed una briciolina di determinazione a chi si trova in situazioni analoghe.

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[…] Un’ultima cosa, last but not least.
Ti reputo un’ottima persona e lo stesso penso di X.X. (e per questa ragione sono contenta che vi siate conosciute, fra l’altro). So che vi siete sentite, e che anche lei ti ha accennato al fatto che sono oggettivamente un tantinello… ‘sbattuta’, ed ho capito dal suo discorso accorato quanto si fosse preoccupata per me la sera che l’ho chiamata chiedendole di raggiungermi a casa, perché io e mia mamma eravamo ormai entrate nella fotocopia di quel litigio furioso di qualche mese fa – temevo di fare qualcosa di irrimediabile per soffocare il senso di rovina e di impotenza che mi aveva assalito.
In quell’occasione lei mi ha chiesto se non vi fosse anche solo una piccola opportunità di usufruire dell’aiuto di parenti, ma anche di servizi (vacanze o ricoveri di sollievo, cose simili). Per non parlare dell’idea di separarmi da lei uscendo di casa ecc.
E ho dovuto-voluto ribadire che – necessità di lenire il carico e/o di prendermi ripetute pause a parte – non esiste (che io sappia, ma naturalmente ne discuterò con te) alcun servizio sociale o sanitario che possa fare alcunché per mia mamma.
Preciso subito che il punto non è il numero o il tipo di servizi esistenti, che non posso certo conoscere integralmente; e che comunque sarà bene vagliare insieme, anche col centro di riferimento per le malattie rare. Il punto è che, per dirla rozzamente ma in modo comprensibile, mia mamma è al contempo abbastanza compromessa e caratterialmente, cognitivamente, culturalmente problematica da rappresentare per me una fragilità ed una criticità rilevante; e non abbastanza compromessa, o in modo abbastanza convenzionale, da poter ricevere aiuti anche minimi che non risultino infine una violenza controproducente. (Ovviamente non mi riferisco ad aiuti spicci o tecnici: l’esenzione è forse un di più, ma ci sta tutta, ci mancherebbe; e credimi, molto del fattibile già è stato fatto: visite, farmaci, ausili… al limite farebbe comodo qualche soldino… mi riferisco alla parte difficile, al tenere duro pur chiedendosi se la sfilza di sfighe terminerà mai).
Mia mamma non è intelligente, ma è sveglia quanto basta per percepire anche senza capirlo razionalmente (come l’aveva percepito mio fratello) che le manca molto, e che le sue mancanze pesano su altri. Non si tratta di voler essere martiri o di avere timori eccessivi, quelli con la pratica si superano; ma di voler preservare il nostro rapporto, il nostro essere famiglia come noi sappiamo essere giusto.
E l’unico modo giusto è esserlo senza mezze misure: non si ama a metà, o è sì o è no.
Ciò non significa, ripeto, martirizzarsi e sacrificarsi senza criterio e senza scopo: se c’è una cosa che sto imparando a fare maledettamente bene ed in fretta è aver cura di me stessa ed un po’ di salutare egoismo.
Significa però che (per fortuna o purtroppo?) attualmente e spero finché campa io sono in grado di rispondere ai bisogni di mia mamma, pur avendo a mia volta bisogno di appoggiarmi ad altri e ad altro. Che sono in grado e intendo farlo. Che c’è relativamente poco da muovere in uffici e strutture: ciò che occorre davvero è che io acquisisca gli strumentiper far fronte al peso morale e psicologico della situazione, perché solo io (solo io, ma non io da sola) posso cambiare, evolvere, superare… – lei non ne è capace.
Non dimenticare che ho conosciuto e vissuto con mio padre, in parte incastrato in tutto questo ed in parte padrone di tutto questo. Non scrivo insomma sull’onda dell’entusiasmo (se non etimologicamente): niente elucubrazioni o alte aspirazioni, solo l’esempio concreto di uno che da giovane non prometteva neppure lontanamente quel che poi ha costruito.
Non so se mi sono spiegata.
Questa pappardella per dire che le istituzioni competenti siano lodate, ma la mia stima per la loro competenza se la devono sudare. Che la tutela di una persona richiede anche aiuti più… ehm, altolocati di qualsiasi ASL o ministero. Che sono una rompipalle, ma questa è anche una delle mie fortune.
E mi fa piacere aver sbrodolato questa roba a te. Punto.

Pur sapendo che entrambe volete il mio bene e non forzarmi a fare qualcosa che magari trovo inadatto – reagisco come la leonessa i cui cuccioli vengono avvicinati da un… boh, rinoceronte?
Non avertene a male, dunque!

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2 thoughts on “Senza mezze misure

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