Piccolo bilancio minimalista – n° 1/2013

Il mese di gennaio è trascorso con la rapidità di un fulmine, ma ha portato buoni frutti.

  • Innanzitutto, ho chiuso definitivamente il capitolo amministrazione di sostegno.
    Il 31 gennaio, giovedì, dopo l’ennesima visita di mia mamma di prima mattina sono salita in casa giusto il tempo necessario ad una pisciatina, poi sono ripartita e dopo un’oretta di viaggio sono passata in segreteria in RSA e ritirato le pezze giustificative che mancavano, nonché le relazioni sanitaria e sociale richieste, scritte e protocollate al volo (sono stata avvisata dell’udienza una sola settimana prima); subito dopo pranzo (da mia zia) ho raggiunto la città, raggiunto a piedi la ASL munita di cartina stampata da internet e sono stata tre ore all’Ufficio Protezione Giuridica per far quadrare il rendiconto, recuperando per e-mail pure un estratto mancante grazie ad un parente gentilissimo che lavora in banca.
    Serata e nottata con la zia ed il suo gattone. E Don Matteo.
    Il giorno successivo, venerdì 1° febbraio, sono uscita alle 8:00, mi son messa in coda davanti alla cancelleria della volontaria giurisdizione del tribunale (grazie al tempismo, non troppo lunga), ho consegnato il rendiconto, scoperto che per vedermi autorizzato il rimborso dovevo apporre una marca da bollo di un valore ancora diverso dal solito, sono uscita a comprarla, sono tornata e l’ho apposta; ho poi scoperto che il giudice che si occupa della pratica è cambiato (non mi è stato segnalato), che l’udienza fissata era saltata perché quest’ultimo aveva avuto un incidente (non sono stata avvisata), sono corsa a verificare che comparissimo nella lista dal suo sostituto e scoperto che non c’eravamo (panico), ho aspettato che si aprisse la porta e chiesto: grazie al cielo l’udienza, anche se non fissata, l’avrebbe data, ha detto.
    Nel frattempo sono arrivati i miei parenti, e mentre aspettavamo di entrare ho approfittato della sosta forzata per confermare che la mattina dopo sarei stata in Valtrompia a vendere arance per conto dell’ANT (un lavoretto occasionale rimediato in settimana), ho prenotato due ulteriori visite per mia mamma e ragguagliato mia cugina su compiti, scadenze, riferimenti, complicazioni da evitare…
    … una volta dentro ho illustrato la situazione, richiesto delle specifiche al decreto, insistito, rispiegato, ricapitolato, ripetuto, consegnato dietro ricevuta scritta al momento soldi in pronto cassa e bancomat – alla fine, anche ottenuto tutto quanto. Fiiiiuuu.
    Ho riconsegnato il fascicolo e mi sono fiondata in ascensore, verso l’uscita. Dopo cinque ore.
    Dal mezzogiorno del primo febbraio, sono libera, leggera, soddisfatta del mio operato come della scelta di non occuparmene più e persino rimborsata di una discreta somma (pare che, non so davvero come, abbia speso per mia zia più di quanto ho prelevato dal suo conto. E allora il disavanzo mi è stato attribuito. Mistero della fede, e della contabilità).
    In tutto ho macinato 275 chilometri. Non vi dico il piacere del successivo weekend: riposo assoluto, bagno caldo e musica ancora più calda, niente pc per quattro giorni, niente pensieri, è persino uscito un sole sfacciato. Olè.
    .
  • Sul fronte telematico, ho ridotto ulteriormente aggiornamenti automatici, iscrizioni a newsletter e soprattutto il numero di mail presenti nella casella di posta: ora sono scesa a quota 22 in arrivo e 24 in uscita (da scremare meglio). Se penso che l’anno scorso ero partita da quota 700!
    Per tutto il mese sono riuscita a non accumulare come mio solito cartelle strapiene di pagine salvate (concentrandomi ogni volta che, senza riflettere, stavo per premere il grille… il tasto del mouse); ho anche ridotto la frequenza dei post e cestinato ben 134 di quelli già pubblicati, vale a dire quasi un terzo del totale – attualità spicciola ed effimera, politica, alcune delle discussioni aspre (quelle che non portano neppure un insegnamento, o che han già fatto il loro lavoro in me e non ha senso tenere aperte), quelli in cui mi sono raccontata, incontrando il vostro meraviglioso appoggio ed affetto, ma che hanno esaurito la loro funzione (è tempo di guardare al futuro), quelli inerenti sessualità e morale, perché con il loro stile troppo denso dal quale voglio affrancarmi rispecchiavano una Cecilia che s’era già letta nei suoi blog precedenti, e ancora: quelli intessuti di poesia, cosa privata ed avulsa dagli intenti di questo blog.
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  • Ho raccolto i primi frutti del bonus luce/gas richiesto lo scorso anno durante la compilazione dell’ISEE: una trentina di euro risparmiati al primo giro.
    Più altri venti sulla bolletta Fastweb, con il 5 x sempre.
    Ho deciso che il pc nello studio sviluppava i gradi necessari per raggiungere una temperatura decente, ed abbassato la manopolina di una tacca.
    Per tutto il mese ho fatto la doccia anziché il bagno (salvo per festeggiare e distendere i muscoli dopo lo sprint di cui al primo punto), risparmiando tempo, acqua, gas ed evitando la consueta sonnolenza.
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  • Ho messo in vendita l’auto da un meccanico del paese. Magari funziona. Ho un mese di tempo per mettere anche un annuncio sul giornale e sperare.
    Ma vorrei ancora scovare un posto dove piazzarla a costo zero e ternerla ferma, per riesumarla quando non dovrò più pagare il bollo o nel caso l’auto più recente finisca per disgrazia nel paradiso dei quattro ruote.
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  • Last but not least, ho liberato tre quarti di una mensola e selezionato uno scatolone di pelouche da regalare/vendere (ho nuovi contatti con mercatini vari, prima voglio valutare se mi ispirano).
    Una scatola in meno in garage, e altro spazio liber(at)o in modo permanente nella stanza.
    I libri non calano di numero, non ho ancora trovato la giusta formula per dar loro una nuova vita, e quando ne avvio alcuni (per es. al bookcrossing) di fatto ne riporto a casa almeno altrettanti, se non di più. Però ne vale la pena, è l’unico capitolo sul quale mi concedo dei lussi. La novità e la nota positiva poi non manca: sto finalmente creando una piccola collezione a parte con i volumi irrinunciabili (una biblioteca non negoziabile, aha!), che mi aiuta un po’ alla volta a discriminare cosa davvero conta ed è bene avere, cosa no.
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6 thoughts on “Piccolo bilancio minimalista – n° 1/2013

  1. Il ciclone Denise all’opera! Direi sei incredibilmente efficiente, sia nella tua vita quotidiana che sul blog.
    Avanti così, brava. Da te ho molto da imparare, l’ho sempre saputo.
    Bacioni carissima!

  2. Non per nulla leggevo ieri che nel N-E dell’Italia sono in aumento trombe d’aria ed affini da alcuni anni 😉
    Mi sforzo (fino ad un certo punto, perché è più che altro un piacere) di mantenere ordine, puntualità, di fare un po’ di progettazione; anche perché mi rilassa e abbassa l’ansia, quando c’è.

    Baci cioccolatosi, oggi.

  3. Che brava, io non so se sarei stata così in gamba riguardo alla questione dell’amministrazione di sostegno,anzi ne dubito fortemente. Sai che tutti dicono che con la doccia si risparmia acqua, be’ io faccio sempre la doccia anziché il bagno ma di acqua mi sembra di consumarne lo stesso tanta…

  4. Guarda, per quello ho avuto un po’ di fortuna e lo sprone della responsabile dell’U.P.G.
    Visto che l’udienza era tardi in mattinata le ho chiesto se era fattibile consegnare il rendiconto di chiusura e subito dopo procedere alla nomina (una cosetta pulita e veloce, che mi avrebbe evitato di dover tornare apposta un’altra volta).
    Lei me l’ha addirittura consigliato, così ho fatto un filino di pressing sul medico curante per avere la relazione più importante, ho incastrato l’appuntamento con lei e ce l’ho fatta.
    L’occasione era troppo ghiotta…

    … per la doccia, non so dirti cifre (sia in litri sia in euro).
    Tutto sommato però mi basta pensare che nello stesso tempo, o anche più a lungo, dal rubinetto scende un bel cilindro d’acqua (una volta ho letto che si raggiungono gli 80 litri per una vasca piena, brrr), mentre dal ‘telefono’ passano al massimo una trentina di getti, ma sottili.
    Io comunque anche se faccio la doccia volentieri appena non patisco troppo freddo (il bagno, anche se non bollente, mi fiaccia sempre) non chiudo mai l’acqua mentre mi insapono, anzi passo il sapone cento volte sotto il getto perché non s’impasti. Lavarsi è una goduria, non me la voglio rovinare con le paranoie.

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