Chi si ferma è perduto?

di Andrea Arvalli, dal MsA di ottobre 2007

di corsa

Riusciamo a prenderci tempo per noi?
“Caro signore, ogni giorno una bella passeggiata…” “Ha ragione, dottore, ma sa, non ho tempo…”.
A occhio non si direbbe, eppure dialoghi così non avvengono solo all’ambulatorio medico, ma un po’ ovunque: gli insegnanti consigliano ai genitori di prendersi tempo per stare con i figli, il consulente raccomanda agli sposi di concedere tempo alla loro vita di coppia, il confessore esorta il penitente a dare più tempo alla propria vita di preghiera, e via dicendo, ma spesso la risposta già la conosciamo: “Non ho tempo…”.
Viviamo tutti come all’interno di un grande acceleratore: il tempo corre, ci sfugge tra le mani, dobbiamo fare tutto sempre più in fretta, sempre con il cuore in gola per l’affanno.
L’economia c’incalza, il tempo è denaro: se non arrivi primo sei fuori, arrivare secondi non serve, la competizione non lascia tregua […].
Un simpatico anziano mi disse una volta: “Anche durante il sonno dobbiamo dormire in fretta“. E non aveva torto. La tecnologia ci dà mezzi sempre più sofisticati per fare tutto più rapidamente ma questo, paradossalmente, ci assorbe ancora di più e noi stessi paghiamo per avere strumenti che, anziché servirci, ci dominano come grandi inghiottitoi […].
Fermarsi? Chi si ferma è perduto.

[E’ diffuso] un disagio in cui la persona sente dolorosamente di non avere più tempo, di essere inchiodata al muro, senza vie di fuga.
[Può] accadere di sentirsi pressati da troppe e troppo impellenti richieste, con la sensazione di avere il tempo ‘contato’, o di non averne più a disposizione. A molti di noi accade di vivere assillati dall’ansia di non arrivare in tempo, di non farcela a rispettare scadenze e impegni e di dover vivere come in una continua ‘emergenza’.
A lungo andare si produce un cambio nella gerarchia dei valori e giudichiamo le cose a partire dalla loro data di scadenza, come gli yogurt al mercato. Di fatto, finiamo col fare solo quello che è, o ci appare, urgente. Conta ciò che è urgente, e ciò che non lo è lo rimandiamo indefinitamente: “tanto c’è tempo”. Alla fine non lo facciamo più perché squalificato e divenuto secondario. Chiodo scaccia chiodo, e noi passiamo da un’urgenza all’altra, trascurando le cose più necessarie e che potrebbero invece davvero trasformare la nostra vita.

Dovremmo sostituire all’urgenza dell’emergenza la sollecitudine per ciò che è necessario; alla fretta nevrotica la pacatezza della riflessione, all’utilitarismo fine a se stesso la gratuità dell’inutile, quello che i latini chiamavano otium.
L’otium, in senso virtuoso, è uno spazio che l’uomo saggio dona a se stesso […].
Questa apparente ‘inutilità’ ci dona ciò che è più utile: la ‘sollecitudine’ non per l’urgente, ma per ciò che è necessario, la cura di sè, degli altri, del mondo, di Dio, senza rimandare tutto all’età pensionabile.
Prendere (ora e non domani) tempo per dare al corpo ciò di cui ha bisogno (movimento, aria, luce), per i nostri affetti migliori (i nostri cari e i nostri amici), per pregare, leggere, praticare la meditazione, respirare con l’anima, contemplare il bello, tornare a desiderare.
Uscire dalla dittatura dell’urgente e della minaccia dell’emergenza, per recuperare la triade ‘desiderare-pensare-amare’ […]

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6 thoughts on “Chi si ferma è perduto?

  1. Quando sento il “motto” del titolo del tuo post, mi vengono in mente i gironi danteschi dell’inferno…
    ma, alla fin fine, dietro cosa si corre? 😉

  2. il furto del tempo è uno dei crimini più gravi della società in cui viviamo, eppure la maggioranza della gente non se ne accorge o ritiene impossibile poter cambiare le cose. ancora una volta, in questo mio vivere controcorrente, mi sento isolata e incompresa, però non tornerei mai indietro, a quando avevo fretta anch’io.

  3. mi sono preso il tempo di leggerti, con piacere anche questa volta

    simpatico il gatto blu, ma il tuo volto era più bello

  4. oh, non ho fatto che trascrivere e formattare le parole di un altro.
    il mio piacere è nel cercare di trasformare il tempo di lettura di un post (che sia di cinque minuti o venti) in un tempo che sia valso la pena spendere.
    dunque grazie.

    il micio è perché avevo voglia di cambiare, ma sono a caccia di una nuova immagine.
    prima o poi, a periodi, mi rimetterò nel quadratino… per adesso ho addosso maschera di argilla e fette di cetriolo sugli occhi, forse non è conveniente che una signora si mostri così in pubblico ^___^

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