Lumache alla riscossa!

In punto di morte quanti di noi rimpiangeranno di non aver passato sufficiente tempo in ufficio?
Stephen Covey, in The 7 habits of highly effective people

lumaca città

Come passiamo il nostro tempo?
Siamo ancora in grado di padroneggiarlo, di viverlo con intensità, di rallentare quando ne abbiamo bisogno?

Iniziamo il nostro viaggio dalle librerie, vero e proprio spaccato del nostro immaginario.
Sugli scaffali molti i manuali sull’uso del tempo, dall’economia alla psicologia al management: sezionano la materia un po’ come si fa con un cadavere, ti dicono, a seconda dei casi: “Credi di non avere tempo, in realtà non ti sai organizzare”, “Il tempo dell’orologio non corrisponde al tempo interno”, “Il buon manager capisce le priorità, vede gli obbiettivi, calcola i tempi, sa trovare spazio per le relazioni”.
E’ proprio vero che ormai devi avere una cultura anche per imparare l’arte di stare al mondo in discrete condizioni.

[…] da un po’ di tempo a questa parte tutto è speed o fast, perché la fretta pronunciata in inglese è più di moda.
Non solo il classico fast food, regno di hamburger e patatine, ma anche gli speed date, gli incontri organizzati per single dove ci si conosce in tre minuti, o lo speed yoga, dove persino la più lenta delle discipline è ridotta in pillole.
A chi giova tanto “scapicollarsi”?
Non giova al benessere.
Non giova all’apprendimento e alla memoria.
Non giova alla produttività.
Giova solo… al mercato.

Secondo un mito tutto occidentale la velocità dovrebbe spararci dritto verso la felicità e la sconfitta della morte; una vera fuga a Samarcanda, per Cristoph Baker, autore di Ozio, lentezza e nostalgia. E invece? “E invece ci inchioda al dictat più lavoro, più guadagno, più compro. Compro cosa?“.

“Organizziamo il nostro tempo libero come fosse una caserma. […]
Si ha paura di cambiare, di rivedere gli stili di vita, di mettere in crisi il mito della crescita quantitativa illimitata”.

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“Attenzione, la lentezza non va concepita come pigrizia e scarsa disponibilità.
La lentezza è la capacità di stare nel presente senza continue oscillazioni tra nostalgia del passato e ansia del futuro. Lentezza è attenzione alle persone e cura delle relazioni.
Non vuol dire sempre andare adagio ma andare adagio quando si può e correre quando si deve, dopo aver ben studiato l’obbiettivo”.
Bruno Contigiani, ex manager, che rincara: “Pensate sempre all’opportunità di fare o non fare una determinata azione. E poi godetevi le piccole cose: prendetevi un giorno di ferie in mezzo alla settimana; girate la vostra città nei weekend per scoprire i balconi fioriti o un bar in cui non siete entrati mai; cercate i parchi, i vialetti; osservate le stagioni“.
Baker continua: “Imparate a contemplare, a soffermarvi.
Recuperate il senso della festa, della celebrazione, della convivialità.
Imparate a dare e ricevere gratuitamente.
Non abbiate paura di confrontarvi con gli altri.
Disarmate il mito tutto materialistico che noi uomini dobbiamo conquistare la natura. Riconquistate piuttosto i vostri sensi, l’olfatto, il gusto, il tatto.
Siate più leggeri, meno autoriduttivi, più autoironici“.

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Nel Kohelet, il libro sapienziale della Bibbia, è scritto:
Mi sono convinto che la cosa migliore per l’uomo è stare sereno e godersi la vita. Anche mangiare e bere e godersi i frutti del proprio lavoro è un dono di Dio.
Qo 3,12-13

[estratti dall'articolo di Giulia Cananzi, MsA febbraio 2008]
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6 thoughts on “Lumache alla riscossa!

  1. stare sereno e godersi la vita: difatti.
    il problema per quanto mi riguarda è un altro: che mi tocca farlo da sola perchè tutti gli altri non hanno tempo…

  2. … appunto… sigh.
    Io anche in questo sono abbastanza fortunata, perché la persona che frequento di più e che mi conosce meglio è sulla stessa identica onda mia: per dirla in pseudo-veneto (perché non ricordo esattamente com’è scritto), la serenità ghè no schei che la paga.

  3. Guarda, doveva capitare proprio oggi che sono irrequieta ed avrei voglia di fare e disfare, di pubblicare questo post! In realtà, se non esagerata, quest’irrequietezza è un bene, significa che ho tanta vita dentro e vorrei condividerla, vorrei vederla svilupparsi. Se riesco a dominare il senso di costrizione, e quel pochino di solitudine, magari… chissà. Sento già la primavera.

  4. Credo che quando si corre molto verso qualcosa, più che altro si fugge da qualcosa d’altro.

    Sapersi fermare un po’ vuol dire non avere paura.
    Anche passar qui da te, è una piccola sosta che vale la pena.

  5. Credo che quando si corre molto verso qualcosa, più che altro si fugge da qualcosa d’altro.
    Molto vero, molto spesso.

    La mia paura più grande è quella di veder sfiorire giornate, occasioni, momenti irripetibili e non averli colti. E’ questo che può indurmi a correre.

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